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09.2010
Commenti: 4 fotovoltaico

Energie marziane e incompetenza. L'Italia degli sprechi e dell'ignoranza.

Attualità, energia e futuro.

Energia, chi più spreca meglio sta.

Scritto da Mauro Magri — In: Attualità

Raccolgo e pubblico una mail che ho ricevuto da un amico, Mauro Magri, esperto in questioni riguardanti le progettazioni di impianti fotovoltaici ed eolici, per fare un quadro su come, in Italia, queste cose vengano prese poco seriamente, spesso da incompetenti e menefreghisti, che amministrano i nostri soldi pubblici con cognizioni assolutamente inaccettabili, in un Paese che si definisce moderno e avanzato come il nostro.

In 50 anni non sono ancora riuscito ad incontrare una persona che conosca bene qualsiasi tipo di Energia Tradizionale o Innovativa diversa.
L’incompetenza dei nostri Cervelloni è enorme. Intendono spendere milioni di milioni per alimentare lo spreco solo elettrico a causa della “gestione non logica” dell’illuminazione publica e degli edifici. Ho degli esempi toccabili con mano, che se lo apprendono all’Estero ci tagliano fuori dall’UE.

Il fatto che non parlo di eliminare il Consumo Pubblico smodato, ma almeno gestirlo col “sistema automatico logico”.
Se un paesino come il mio richiede un “sistema logico” che costa anche € 100.-, ebbene col risparmio si ammortizza in poche ore = costo zero. PURTROPPO nessuno ci sente.

Es.: Bologna butta nel cesso ogni giorno non meno di € 3000.- Spendono milioni per Consulenza Esterna e non accettano la mia gratuita, che offro da anni.

Spendono milioni di Fotovoltaico per alimentare dello spreco. Converrebbe rimanere allacciati all’ENEL ed è vero e giusto.
- FOTOVOLTAICO: A fronte di un costo di 100 il rendimento è di circa il 5. INoltre richiede manutenzione costosissima, il suo ammortamento non è certo e poi sono ancora rari coloro che lo sanno installare e gestire. Leggi il resto dell’articolo

01
09.2010
Commenti: 14 e-commerce

Siore e siori, venghino! Qui si offrono siti internet a 150 Euro al kg. Roba fina, roba fresca. Provare per credere. Sconto famiglia, paghi 2 e porti via 3

siti web e costi

Quanto costa un sito internet?

Scritto da Andreas Voigt — In: Web

La fatidica domanda, quella che sai che arriva e alla quale non sai mai che risposta dare.  ”Senta, la chiamo perchè vorrei sapere quanto costa da voi far fare un sito internet, più o meno, non mi serve un dato preciso al centesimo”.

Quando ti fanno questa domanda, cala il silenzio. Cominci a balbettare qualcosa, poi ti lanci con le domande: “Ma a cosa le serve, qual’è lo scopo, che tipo di sito vuole, serve un sito statico o dinamico, già ottimizzato per i motori di ricerca, è per un e-commerce, tanto per citarne alcune. Tutte domande che servono per farsi un’idea più o meno vaga di colui che ti ha fatto la richiesta. Spesse volte si rimane pure delusi.

Definire un prezzo per un sito, come fosse una benna o un trattore, un kg di Parmigiano o un pacco di scatole di fagioli borlotti è quanto di più assurdo ci possa essere. Farlo poi, e prestarsi al gioco del prezziario cinese per qualcosa che per la sua natura indefinita è difficile da collocare all’interno di un listino prezzi, è prima di tutto poco etico perchè in questo modo il cliente non è in grado di percepire una volta per tutte, di che cosa stiamo parlando, ma soprattutto diventa persino umiliante, per chi come me, ma anche tanti altri, cerca di fare questo mestiere in modo serio. Provate ad andare da un avvocato e chiedergli quanto vi costa una causa. Vi risponderà per sommi capi impossibilitato, per tutta una serie di variabili indefinite, a darvi una risposta precisa ed esaurente. O sarebbe come andare da un medico e chiedergli: “Mi scusi, ma quanto mi costano 5 anni di vita?” Leggi il resto dell’articolo

31
08.2010
Commenti: 2 pec-email-certificata

Il fallimento di un progetto Web si misura anche dal livello di usabilità del progetto stesso.

I siti della PA spesso sono deficitari in fatto di usabilità

Posta certificata o dell’usabilità all’italiana

Scritto da Gabriele Romanato — In: Web

In linea teorica la pubblica amministrazione si sta semplificando tramite l’adozione delle moderne tecnologie al fine di semplificare la vita dell’utente finale. Niente più file, niente più moduli cartacei, è tutto online. Sin qui la versione ministeriale. Detto questo si passa alla pratica: oggi ho cercato invano di capire come attivare la mia casella di posta certificata sul sito ministeriale all’indirizzo www.postacertificata.gov.it. Vado sul sito ed ho la prima sorpresa: manca il famigerato link “Crea la tua casella di posta certificata” o una call-to-action equivalente. C’è una video guida, che rimanda alla guida utente. Vado sulla guida utente, che mi rimanda al video, dato che le informazioni contenute in entrambi si equivalgono (chiedo scusa: sono “equipollenti”). Un bel full-circle! Tra la miriade di informazioni burocratiche presenti, leggo che comunque per essere attivata la casella ha bisogno di una verifica in un ufficio ministeriale. Ma dove? Non viene specificato. Leggi il resto dell’articolo

31
08.2010
Commenti: 21 Lavoro e disoccupazione

Sempre di più in Italia, il lavoro sarà un privilegio da difendere ad ogni costo.

Lavoro e società

Il lavoro in Italia è un privilegio

Scritto da Andreas Voigt — In: Attualità

Le notizie che riceviamo, relative ai dati sull’occupazione, sulle aziende che hanno aperto presso il Ministro Sacconi un tavolo di crisi, sono piuttosto inquietanti. Si parla di 500 mila posti di lavoro a rischio entro la fine dell’anno. Senza contare poi tutto l’indotto. Aziende straniere che stanno letteralmente smobilitando, in fretta e furia, le proprie sedi italiane perchè non esistono più per loro, i presupposti economici per continuare a rimanere e ad investire qui; nomi e marchi illustri che decidono di abbandonare il Bel Paese per cercare fortuna altrove e spesso la trovano.

Ma anche le aziende italiane non sono da meno. La Indesit per dirne una ha deciso di chiudere i propri stabilimenti del Nord Italia. La OMSA, che ha deciso di trasferire i suoi comparti produttivi nell’est Europa. Ma sono solo gli ultimi nomi di una lunga lista di aziende che hanno deciso che in Italia, non è possibile fare impresa.

Non voglio soffermarmi sulle questioni e le motivazioni che spingono tante aziende a chiudere e a trasferirsi. Ce ne sono moltissime, giustificabili e anche non. Vorrei soffermarmi invece sul conseguente problema che ci affligge adesso, ma che diventerà sempre più pesante nei prossimi anni, dove il mondo politico dovrà dare risposte concrete, se vogliamo che l’armonia sociale rimanga ancora ben salda. Altrimenti, vedremo tempi davvero bui e violenti. A me sembra che qualche avvisaglia di malcontento e violenza, sia già palese. Leggi il resto dell’articolo

27
08.2010
Commenti: 3 accessibilità

Accessibilità e Web 2.0: problematiche e prospettive

L'accessibilità nel Web 2.0

Web 2.0 e accessibilità

Scritto da Gabriele Romanato — In: Web

Il Web 2.0 non ha una data di nascita. La convenzione vuole che con questa denominazione si indichi un certo
trend che può collocarsi cronologicamente intorno al 2005. Da allora questo fenomeno si è notevolmente
consolidato: se all’inizio si poteva parlare di alcune caratteristiche comuni a pochi siti, oggi queste
caratteristiche si sono estese ad una fetta considerevole del panorama del Web.

Le caratteristiche in comune possono essere brevemente riassunte come segue:

uso massivo di AJAX e JavaScript, con spesso alle spalle un framework solidamente orientato agli oggetti uso di feed RSS e Atom separazione tra contenuto e presentazione attraverso l’adozione dei CSS uso di stilemi comuni nell’implementazione dell’interfaccia grafica (icone, fonts, immagini) orientamento user-centric, con contenuti generati dagli utenti.

Il punto focale nei riguardi dell’accessibilità è certamente il quinto: permettere a tutti gli utenti
di usufruire di un sito, indipendentemente dal dispositivo o dalla piattaforma usata. Questa affermazione,
tuttavia, va accuratamente calata nel contesto del Web reale, al fine di evitare sterili dictat che non
farebbero altro che generare l’effetto contrario, ossia una chiusura verso questa tematica. Leggi il resto dell’articolo