Le tecnologie assistive per utenti disabili (lettori di schermo, barre braille, ecc.) hanno un costo. Quanto? Molto. Si va dai 1300 Euro per un lettore di schermo (l’aggiornamento può variare da 200 a 400 Euro) ai 7000 per una barra braille. Fortunatamente lo stato viene in aiuto di questa categoria di utenti permettendo alle ASL di fornire queste tecnologie secondo un Decreto Ministeriale del 1999. Fin qui tutto bene, sembrerebbe. Il problema è che i criteri per l’accesso a questa forma di assistenza sono, a detta di molti, non del tutto chiari. Anzi, farraginosi.
Non si può certo pensare che un genitore di un ragazzo cieco che non può permettersi un lettore di schermo lo ottenga con facilità. Di mezzo c’è la burocrazia che, come si sa, da noi pone spesso (non sempre, fortunatamente) delle barriere tra il cittadino onesto ed un servizio erogato, salvo poi chiudere più di un occhio (paradossale, ironico, grottesco ma vero) di fronte a chi fa il furbo e presenta attestazioni false. Quindi c’è un iter da seguire, su cui non mi addentro perchè sono uno sviluppatore e non un giurista. Comunque c’è. E non è semplice. Dico solo questo: non è realistico pensare che le ASL distribuiscano lettori di schermo con la facilità e la rapidità con cui scarichiamo e installiamo un nuovo software. Hanno i loro tempi e le loro regole. O mangi la minestra o salti dalla finestra. Punto.
Quindi, non si può pensare che chi è affetto da disabilità navighi sul web con l’ultima versione disponibile di un software assistivo. Come si è detto, anche gli aggiornamenti hanno un costo, quindi un utente di lettore di schermo deve pensarci su un bel pò di volte prima di aggiornare il proprio software. Questo aspetto viene molto spesso trascurato dagli sviluppatori, che non si rendono conto dell’enorme differenza esistente tra un browser comune e un lettore di schermo. Va da se che se un utente cieco non usa l’ultima versione disponibile del suo lettore di schermo, tutti i discorsi sulla scrittura di codice accessibile dovrebbero tenere conto di questo aspetto e di alcuni dati statistici sull’utilizzo di tecnologie assistive, quali per esempio le percentuali di quelli più diffusi e, tra esse, le percentuali che attestino la versione più diffusa.
Concludendo: molto realismo e piedi ben saldi a terra. Senza polemiche, senza critiche, ma con la speranza che una via migliore esista. Per il bene di chi usa le tecnologie assistive e per il futuro stesso del web.











