Seguendo le riflessioni di Andreas in questa settimana, dal lato antropologico risulta abbastanza chiaro che senza una completa autoironia ed una profonda conoscenza del nostro io digitale, non si ha mai il quadro completo della situazione del business “moderno”. Come ben sottolineato, e’ importante andare a decifrare come l’utente negli ultimi anni, soprattutto grazie a Facebook devo dire, abbia smesso di operare il suo virtual-burattino e sia sempre più “divenuto”, accrescendo la presenza “fisica” nel suo ego binario.
Questo insieme fa convergere dunque la nostra attenzione quotidiana all’immediatezza dell’informazione, e chiaramente, moltiplica la nuvola di microinteressi che giornalmente si creano e si distruggono nel limbo connesso alla rete. Ed e’ sopratutto per questo motivo che, pur facendo fatica, tendiamo a suggerire ai nostri clienti una strada nuova, piu’ efficace, anche se probabilmente incomprensibile in prima battuta.
Soffermiamoci un attimo in più sulla nuvola, analizzandola dal lato strettamente economico: non potendo parlare su larga scala di “creazione” di nuovo budget reale (a prescindere dalla crisi internazionale intendo), perché in realtà il Social come e’ inteso non genera cash al primo stadio, dobbiamo per forza scegliere una “conversione” del budget di presenza già esistente. Ora, saper indirizzare in maniera fresca e concreta quel budget nella fidelizzazione del cliente al prodotto, nel placement di mercato, e se vogliamo, nel prezzo, non e’ piu’ dipendente dalle strategie che noi tutti conosciamo da tempo e che hanno dato sostentamento a generazioni intere di imprenditori e professionisti, e perché no, divertimento e servizi a tutta la razionale fetta di popolazione che vive nel “capitale”.
Ora, questa vision, se cosi vogliamo chiamarla, dipende dalla stretta relazione uomo-macchina-rete di cui sopra con Andreas, che io chiamo “micro-immediata e che è fortemente caratterizzata dall’alta qualita’ del contenuto selezionato “democraticamente nel miscellanous della rete”.
Dalla stanza dei bottoni, oggi intendo portare un esempio lampante di quanto sia cambiato questo approccio. L’online advertising degli ultimi 18 (diciotto!) anni è stato, e per certi versi ancora è, basato su campagne di Ads online preconfigurate a pacchetti di target d’utenza, “prepagate” se vogliamo, rappresentate dal nostro caro amico, Il Banner.
E’ da un po’, e Google non me ne voglia, che ho la sensazione che questa strategy sia drop-dead, gia’ poco flessibile fin dai ’90, e tutt’altro che efficace e performante nel 2013.
Direi, con tono piuttosto sarcastico, che e’ davvero morta, in favore della nuova vision.
E adesso, guardiamoci insieme qualche numero interessante:
- Più di 5.300 miliardi annunci display sono stati serviti agli utenti degli Stati Uniti lo scorso anno. (ComScore)
- L’utente Internet medio è servito (cioè visiona) 1707 banner al mese. (Comscore)
- Chiaramente il Click-through rate sfiora al massimo lo 0,1 per cento. (DoubleClick)
- Il “capo dei capi” Banner, Il 468 x 60 ha un grandioso tasso di click dello 0,04 per cento, sempre fonte DoubleClick.
- Più del 50% dei click sui banner pubblicitari mobili sono accidentali. (Goldspot Media)
- Il 34% dell’utenza media di Internet non si fida del banner del tutto.
E, non plus ultra, vediamoci il report di Business Insider: ” è 31,25 volte più facile vincere un premio in Mega Millions che cliccare su un Banner pubblicitario. Non solo, abbiamo 87,8 volte più probabilità di applicarci ad Harvard ed entrare…. e’ 112,50 volte piu facile iscriversi e completare la formazione Navy SEAL, sono 279,64 le probabilità in più di scalare l’Everest, e per finire, abbiamo 475,28 volte più probabilità di sopravvivere a un incidente aereo rispetto al click su un Banner pubblicitario. E’ abbastanza facile capire che la gente odia i Banner”
I dati sono di per se stimolanti e fuorvianti insieme. Ma una cosa e’ chiara, il vecchio e’ “profondamente” vecchio. Detto questo, non vogliamo correre ai ripari o avere un cerotto per curare questa ferita. La nostra ferma intenzione e’ quella di rinnovare, insieme ad i clienti, e chiaramente, ai publishers, il veicolare del messaggio pubblicitario, soprattutto, quando e’ in azione. E crediamo che il tempo sia maturo.
C’e’ un trucco? Lo chiediamo ad Andreas.
Fonte dati: Business Insider



