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Condorelli: il piacere di aiutare Moreno Cedroni: il re dei mari

Ancora sulla deriva della comunicazione online.

15/01/2010 1 Comment

Che ci sia una sorta di deriva della comunicazione online, un vero e proprio overload di informazioni, molto spesso inutili, insignificanti e peggio ancora di disturbo, sembra un tema piuttosto reale. Nel mio precedente post, davvero molto seguito (ringrazio tutti) ho voluto lanciare una sorta di provocazione, ma la realtà è piuttosto complessa.

Il web, con la sa indefinita regolamentazione ha in qualche modo dato la stura al senso di libertà di ognuno di noi, che si è trovato finalmente a poter essere “manager di sé stesso”, trionfando sui vincoli che regolamentano la nostra vita sociale e le nostre relazioni nel quotidiano. é facile aprire e pubblicare un blog, anche uno come questo, e scrivere agli altri e per gli altri. E’ molto meno facile presentarsi al Corriere della Sera chidendo di essere assunti come giornalisti. E’ facile crearsi un gruppo di fan o di “amici” su Facebook e “sparare” in giro ciò che si vuole e si pensa; meno facile è andare in piazza, salire su una sedia e chiamare a raccolta il pubblico passante per fare un comizio che viene ascoltato da tutti, piuttosto che per passare come il matto del giorno. Stessa identica cosa, vale per Twitter.

Ciò detto, vale anche per il marketing aziendale: è molto più facile pubblicare un bel negozio online (e-commerce) che aprire un vero negozio in via della Spiga a Milano per vendere i propri prodotti.

La facilità e l’immediatezza degli strumenti e la mancanza di “barriere” ha portato alla totale libertà e all’anarchia dell’informazione. Sul web ormai si trova qualsiasi cosa, spesso inutile e di bassa qualità. Viene spontanea la domanda che si è posto John Brockman, anima di Edge, che durante il suo annuale dibattito online si è chiesto: “In che modo internet sta cambiando il nostro modo di pensare?”. La domanda è certamente e volutamente ambigua ma non per questo priva di spunti interessanti. Il primo spunto interessante, è il fatto che si pensi che internet sia il web. Su questo concordo totalmente con il fisico Daniel Hillis che dice:

<< Internet non è il web. Oggi si telefona con internet, si gestisce il traffico aereo su internet, si governa la logistica mondiale con internet. E anche in questo modo internet cambia il nostro modo di pensare. E lo cambierà ancora di più in futuro >>

Ecco allora che torniamo a quello che sostengo e cioè alla facilità e alla possibilità per tutti di fare ciò che prima era possibile per pochi. E’ interessante vedere il fatto che da una parte abbiamo una personalizzazione della comunicazione di marketing, sempre più diretta ai singoli piuttosto che alla massa, alla valorizzazione dell’individuo rispetto alla massa e dall’altra parte abbiamo una enorme massificazione dell’informazione.

Quindi in sostanza, non è certo colpa di Twitter, di Facebook, di Bing o di Google, se la qualità dell’informazione che troviamo sul web scende di livello. Semplicemente, bisogna guardare altrove. Ci possiamo chiedere allora se il web genera cultura o se è la conseguenza di una cultura e da qui iniziare un percorso di analisi che possa portare a capire realmente cos’è il web per trovare i giusti filtri al fine di arrivare all’informazione cercata.

Per quel che posso pensare, dal basso della mia ignoranza, è che il web è senz’altro generatore di cultura, anche di bassa qualità (mi domando poi cosa sia la cultura di qualità alta o bassa) ma è anche la conseguenza di uno sviluppo tecnologico e quindi di una cultura tecnologica in via di sviluppo. Possiamo perciò dire che il web è direttamente dipendente dallo sviluppo tecnologico di internet e contiene al suo interno lo sviluppo di una cultura specifica, che ha e avrà ripercussioni sicuramente positive anche sulla vita sociale “reale”. Gli effetti già si vedono, basti pensare alle informazioni che giravano su Twitter immediatamente dopo i disastroso terremoto di Port Au Prince ad Haiti.

Il web sarà sicuramente anche un enorme “datore di lavoro”, nuovo e con sviluppi ancora difficili da immaginare, ma anche qui si può notare che nei Paesi dove si è investito in tecnologia per internet (banda larghissima da 50/100 megabit per tutti) si sono creati centinaia  di migliaia di nuovi posti di lavoro, nuove aziende, nuova linfa vitale per lo sviluppo e il benessere sociale.

Credo alla fine, che l’overload di informazioni che troviamo su internet e nel web, siano la causa di una sbornia collettiva, di un senso di iperlibertà. E’ come quando dopo 30  anni viene scarcerato un detenuto e che si trova in mano la sua libertà: sicuramente all’inizio ci sarà un vero stato confusionale. Ecco, secondo me, noi siamo in questa fase. MA come tutti i sistemi, prima o poi, questi raggiungono uno stato di equilibrio, è solo una questione di tempo.

Mi piace molto la frase di Luca De Biase che dice: Non chiedetevi che cosa può fare il web per voi: chiedetevi che cosa voi potete fare per il web.

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One Response to Ancora sulla deriva della comunicazione online.

  1. montanaripaolo scrive:
    19/01/2010 alle 10:14

    Adoro questo genere di sbornia, è fantastico il fatto che ognuno possa esprimere il proprio pensiero, interessante o meno che sia. Esiste poi una sorta di auto-regolamentazione che screma e pulisce; ma la fertilità della Rete è impagabile.

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