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Content is king

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Content is king
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Quante volte ho ribadito questo concetto e quante volte mi sono trovato davanti al problema di un cliente che non ha contenuti da generare. Eppure sul web vince chi ha contenuto, non c’è dubbio. Senza contenuti si rischia di generare solamente “buzzing” inutile, fastidioso, tedioso e controproducente. Eppure la corsa delle aziende verso il social networking è iniziato. La domanda più frequente che mi sento fare è: “Cosa ci guadagno ad essere su Facebook?”. Oppure:”Che opportunità mi si prospettano se apro una pagina su Facebook  o un profilo su Twitter?”.

Come se le opportunità, le occasioni e i guadagni, venissero giù come la manna dal cielo. Gli operatori del settore poi, pur di vendere un contratto di “presenza” sui social networks raccontano le fandonie più colossali. Ecco, in questa cosa, in questa unica cosa sono d’accordo con l’asserzione di quel tale che ho menzionato in un articolo precedente, che dice, che sui Social Networks bisogna esserci quando si è pronti.

Ma pronti a far che? A sparare 4 scemenze? Tanto vale starsene in spiaggia … Io sono appena tornato da Castagneto Carducci … Posto bellissimo.

La questione rientra di nuovo e sempre nell’ottica dei contenuti. Essere pronti significa essere in grado di generare contenuti interessanti, esclusivi, autentici, di qualità. Una volta al giorno, una volta alla settimana o una volta al mese, questo lo si decide in sede di pianificazione, ma la questione è che tutti quanti, sia privati che imprese che Istituzioni, dobbiamo cominciare a pensare di diventare noi stessi produttori di contenuti. In fin dei conti, la blogosfera, il più grande, unico vero e autentico social network libero esistente non è questo?

Generare contenuto, far diventare il contenuto il centro delle proprie azioni di comunicazione (guarda caso comunicazione) significa porsi di fonte ai propri pubblici e mettersi in discussione. Generare contenuto significa anche generare consenso, conversazione, condivisione, compartecipazione, il tutto in un processo di sviluppo creativo che può partire dal basso. Se oggi si pensa di andare sul mercato con un nuovo servizio o prodotto senza passare dalla generazione di contenuto adattivo, o sei un multimiliardario che può permettersi colossali campagne di advertising sui media tradizionali e non, oppure sei un pazzo visionario che ha appena deciso di votarsi al suicidio finanziario. Oppure trovi un finanziatore disposto a scommettere con te e per te, ma a quel punto, lo devi convincere e per convincerlo, servono argomenti. E gli argomenti cosa sono se non contenuto?

Gira che ti rigira arrivi sempre al punto iniziale: Content is King.

Poco male, ci sarà materia da lavorare per i copy. Perchè fare impresa già è un’impresa, se poi devi diventare anche comunicatore abile e arruolato nel web 2.0 magari con una bella legge bavaglio o una tassa su ogni lettera che pubblichi su un blog, c’è poco da stare allegri.

Il salto mentale che un imprenditore deve fare, pensando che deve diventare anche produttore di contenuti non è facile. No si può nemmeno addebitare all’imprenditore una scarsa cultura che comporta poi una poco chiara visione della questione, almeno, io non me la sento. La questione sul piatto non è legata alla fenomenologia dei Social Networks ma alla ridefinizione dei valori fondanti di un’impresa. Come dico spesso, fare impresa non significa fare soldi e oggi, coi tempi che corrono, per l’imprenditore medio è purtroppo una realtà evidente. Occorre quindi individuare un percorso a ritroso, che riporti l’impresa alle origini del sistema e per fare ciò, oltre ad una notevole dose di coraggio, serve senza ombra di dubbio un alto grado di consapevolezza.

Produrre contenuti significa avere consapevolezza di sé. Chi ha le idee chiare, oltre a riuscire a spiegare e far capire perfettamente alla bisnonna in 2 minuti cosa fa nella vita, può permettersi il lusso di produrre contenuti che generino consenso e che a sua volta coaguli interesse verso una specifica tematica anche di carattere commerciale, perchè no …

Sarà un percorso evolutivo arduo e difficile che lascerà per strada molti “cadaveri”. Per il magliaio carpigiano che aspetta il cliente straniero pieno di soldi, da spennare e truffare, i tempi sono finiti esattamente come per il metalmeccanico modenese, il ceramista sassuolese, e compagnia bella. Chi invece ha il coraggio delle idee, e le porta fuori dal proprio recinto, conversando, parlando, intrattenendo relazioni con altri mondi e altre culture a prescindere, avrà la strada spianata per il futuro. Ma ricordandosi sempre che Content is King.

Unconventional Communication
Un po' di me:
Istrionico, ironico e positivo. Mi definisco così. C’è chi mi definisce colto ma io non lo penso. Credo che la vera cultura sia ben altro. Ho la fortuna di essere nato a cavallo di due culture, quella tedesca e quella italiana e sono perfettamente bilingue, questo per me è sempre stato un grande vantaggio. Sono convinto che siano le cose fatte, quelle che dimostrano ciò che davvero sei. Perciò, andiamo avanti!

21 Comments:


  • By Devil Danilo 11 lug 2011

    E’ tornato. Andreas è tornato! Abbiamo sentito la tua mancanza, porcavacca! Ma come ti permetti di stare in silenzio per più di una settimana?

  • By Giovi 11 lug 2011

    L’annosa questione dei contenuti … Andreas considera che spesso chi apre un’attività in Italia lo fa o lo ha fatto in passato, perchè uscito da una realtà di lavoratore dipendente. Non certo per via di un vero e proprio progetto di vita prima che economico-commerciale. E’ logico che non ti puoi aspettare di più. E’ triste ma è così.

  • By Carlo Pisacane (Umberto) 11 lug 2011

    E siamo di nuovo qui, sui contenuti … Ma basta che leggi i giornali e ti rendi conto che è tutto buzzing inutile, tedioso, fastidioso e aggiungo insopportabile. Figurati a ruota le imprese poverette … Che vuoi che facciano?

  • By De Giorgis 11 lug 2011

    Sono perfettamente d’accordo con te. So che è brutto, avendo letto in qualche tua riga, sentirsi dire che hai ragione ma è difficile contestarti. Io penso davvero che diventare produttore di contenuti sia la chiave per uscire dalla stasi economica nella quale stiamo entrando violentemente. Vedremo nei prossimi anni …

    Comunque bello questo blog,complimenti vivissimi!
    Carlo De Giorgis

  • By Davide 11 lug 2011

    Bene Andreas, finalmente i contenuti! Valori, qualità, idee, identità. Trovo alcune risposte a questo post un po’ spente, disilluse, come se il nostro futuro economico fosse già scritto, come se dovessimo rassegnarci a perdere o ad essere dei gregari. Io non mi voglio rassegnare!! Sono ben consapevole di quanto sia difficile produrre contenuto, pensare e plasmare idee e materiale originale, interessante, attuale, “trendy”; lo sto vivendo personalmente e posso testimoniare che lo sforzo per portare i propri pensieri ed il proprio modo di fare azienda in questa direzione “comunicativa” ed originale è fortissimo (almeno per me). E devo anche sottolineare che muovere i primi passi in questo universo della comunicazione da “neofita” sia anche “pericoloso”: trappole per inesperienza, errori grossolani, rischio di scrivere cose scontate o poco interessanti sono insidie che vanno affrontate, anche accettando di sbagliare. Tuttavia, pur partendo da una opinione personale piuttosto contraria a questo tipo di strumenti, sto cambiando idea; comincio a pensare che ci si può riuscire, che anche se non si è esperti della materia ci si può provare e che si possono raccogliere i frutti di questo impegno. Certo, bisogna cambiare pelle. E bisogna avere un po’ di coraggio (come dice Andreas), vincere la ritrosia a mettersi “in piazza” e accettare il confronto. Condividere, contaminare, discutere, confrontarsi: credo saranno i verbi più praticati dalle aziende vincenti dei prossimi anni.

  • By Fabrizio Polli Merighi 11 lug 2011

    Che piacere leggere invece un po’ di sano ottimismo, di chi ha ancora la forza, la voglia e il desiderio di non lasciarsi soccombere dal pessimismo cosmico dei vieppiù sconsiderati. Ovvio che non è una critica ad Andreas, lui è abile provocatore di folle, tanto è nel dna dei tedeschi che hanno inventato con Goebbels la propaganda di massa (scherzo Andreas).
    Ma leggere il commento di Davide lascia il segno anche nella mia triste e grigia giornata. Significa che c’è speranza!

    Avanti Savoia!

  • By Vasco da Gama 11 lug 2011

    Bentornato! E bentornato con un tema che mi è particolarmente caro, quello dei contenuti. Quando la comunicazione diventa vuoto monologo, quando la conversazione rischia di languire, il tema centrale, the king, per dirla con Andreas, sono i contenuti.
    E’ aver qualcosa da dire, da argomentare, da proporre, da sottoporre a critica e giudizio, da difendere, da sviscerare, da amare, da abbandonare se non valida. E’ avere nella testa, prima ancora che nelle corde vocali o sulle tastiere, un contenuto.
    E i contenuti non sono parole, non sono catene di parole. I contenuti sono quella cosa che rende “consistenti” le parole, sono le “cose” collegate alle parole in un’immagine fusa.
    “Le parole e le cose”, diceva una psichiatra a proposito della dissociazione schizofrenica. Spesso i siti ufficiali delle aziende, alcuni blog vicini ai media classici e tradizionali, per non parlare della tv, sono una sequenza di parole senza senso, perchè senza contenuto. Parole che hanno apparentemente contenuto ma non hanno senso. Parole che sono “staccate” dalle cose che dicono o che dovrebbero dire. Parole in quasi libertà. Nel caso degli uomini verdi, in libertà totale, anche dalla sintassi più elementare. (ma forse conosco poco la grammatica celtica….)
    Contenuti, aver cose da dire, e non dover per forza “comunicare”. Contenuti, un’idea, una proposizione, un prodotto, un marchingegno, una sfida.
    Ma per produrre contenuti validi, servono teste valide, e pensieri validi. Per avere teste valide, occorre identità. Qui mi fermo, per non citare Totò. Se mi fermo a vedere i “contenuti” più diffusi, già etichettarli come prodotto di quaqquaraqquà sarebbe alta attribuzione di valore….
    Sì, il contenuto è the king. Occorre fermarsi e chiedersi come incoronarlo.

  • By Thiking is king | Innovando 12 lug 2011

    [...] in un altro modo, penetrare nell’ignoto, scoprire per poi innovare … Se “content is king” cioè se il contenuto è il re, se il contenuto nasce dall’identificazione di valori, [...]

  • By Paola 12 lug 2011

    Sono molto daccordo con quanto letto fin qui, ma vorrei aggiungere una nota didattica (dall’alto di un c***, pardon, come la famosa rubrica di Rolling Stone, se non di un sacco di esperienza in merito) e una di ottimismo (dal basso di una quotidianità fatta anche di belle notizie..).
    “per produrre contenuti validi servono teste valide, e pensieri validi”: vero, ma serve una cosina che si chiama progetto editoriale, ai più sconosciuto. Il Progetto Editoriale comprende e contiene tutto quel che serve per capire la differenza tra “mi faccio un blog aziendale” e “faccio un blog aziendale che funzioni”, per esempio. Se ti fai guidare da un piano editoriale, e provi a compilarlo, scopri presto che ancora prima di partire devi avere un’idea di rubriche, periodicità di aggiornamento, equilibrio testi/foto…ecc ecc. Se parliamo di comunicazione digitale, poi, i menabò diventano palinsesti, acquistano una dimensione dinamica che non va mai ignorata, pena l’annullamento dello sforzo. Parole, parole vuote appunto.
    La nota di ottimismo: dooh.it si occupava di tecnologie applicate alla comunicazione esterna digitale. Ora, con i dovuti investimenti in competenze, si occupa di comunicazione esterna digitale, dove le tecnologie sono una base importante ma non l’unica. Sforniamo, come parte dei nostri interventi, piani di comunicazione e piani editoriali; sono richiesti, servono, ci vengono persino pagati! :-)
    Ultimissima: a un contest per contenuti digitali a cui abbiamo partecipato poco tempo fa è stato suggerito che la D di Digital Out Of Home sia in realtà Dialogue. E senza contenuti, senza storie, non c’è dialogo.

    L’ho fatta lunga…ma il tema mi appassiona.
    Perdonata?
    si sta bene qui….

    • By Andreas Voigt 12 lug 2011

      Se tu sapessi, cara Paola ….. Progetto Editoriale …. Pfui …… Sarebbe ?????????????????????????????
      Io sono anni che batto su questo tema, ma predico nel deserto!

    • By Andreas Voigt 12 lug 2011

      Io devo fare un sito dove, il sito è già fatto, mancano i contenuti, manca il progetto editoriale e manca persino l’architettura dell’informazione. Dimmi tu come può essere fatto questo sito. E sai che sono quasi TUTTI così?

  • By Paola 12 lug 2011

    @andreas: ma no dai…a furia di insistere ed “evangelizzare”, come ci si raccontava ai (bei) tempi in Apple, qualcosina spunta anche nel deserto. E come vedi chi ti legge e commenta è daccordo: è la strada giusta. Per quanto riguarda il sito di cui parli…compralo un tanto al chilo sul mercato, possibilmente in india e fatto di template :-)

  • By Pier Danio 12 lug 2011

    Contenuti=hai qualche cosa da dire. Dobbiamo dividere in 2 il tema, contenuti per ottenere consenso su prodotti e servizi, contenuti per animare la discussione di un’associazione o una onlus e tutto quanto non sia riferito a prodotti e servizi. Postulato: “content is king” ma prima di fare contenuti occorre avere molta chiarezza sul posizionamento del proprio prodotto, del proprio target, dei desideri dei propri consumatori. Se il prodotto non è in linea con i desideri del consumatore i contenuti non raddrizzano certamente la barca. La maggioranza delle aziende (grandi e piccole) pur avendo identificato con chiarezza il posizionamento, utilizzano contenuti autocelebrativi: è buono, lava più bianco, siamo i più venduti, ecc.. Pensate che a un consumatore interessi di più soddisfare i propri desideri o sentirsi dire quanto sono brave le aziende. C’è una regola nella sociologia dei consumi e della economia comportamentale: il consumatore vuole percepire vantaggi, percepire non vuole dire che desidera sentire dichiarazioni autocelebrative, ma identificare che la proposta può soddisfare ciò che lui desidera, non quello che desidera il target nel quale l’azienda lo ha infilato. Il consumatore dentro quello scatolone non ci vuole stare, lui vuole essere una persona, unica e da tenere in considerazione. Quanto sopra vale per tutti i mezzi tradizionali dalla TV a tutto ciò che è off line. Ma visto che qui parliamo di contenuti sul WEB, 2.0, blog, forum, ecc., allora la personalizzazione della comunicazione si moltiplica geometricamente, a causa della molteplicità delle informazioni e dei contenuti che con la massima velocità posso ottenere. La maggioranza dei siti che conosco, sono dei cataloghi su carta riportati sul WEB, ma non quelli che vendono sul web, quelli che vendono nei supermercati. Perché dovrei permanere più di 5″ su la loro home page? Un cliente mi chiese di cambiare un contenuto perché era importante far sapere che il suo prodotto era il primo in Italia ad avere quelle caratteristiche. Io risposi che la frase si poteva aggiungere, ma come rafforzativo a quanto il prodotto poteva soddisfare i desideri del suo consumatore. John Frazer (un grande del marketing USA disse: “le aziende sono più preoccupate di vendere che di soddisfare i desideri dei loro clienti”. Teniamolo presente quando creiamo dei contenuti, oltre alle meccaniche di indicizzazione, e metodologie varie per “farsi trovare” cerchiamo di essere interessanti per chi deve ricevere la nostra comunicazione. Cosa gli diamo? Quello che gli diamo lo può coinvolgere? Può esprimere il suo parere? Può dare dei consigli? L’argomento lo interessa perché associa il prodotto ai suoi desideri non perché ha certe caratteristiche; la differenza può sembrare sottile, ma è enorme. Il contenuto deve contenere dei vantaggi, senza vantaggi c’è solo bla bla. I contenuti non sono solo il lavoro di u copy, prima occorre individuare delle strategie di comunicazione diversificate e sovrapponibili perché possano effettivamente fare brand bulding e aumentare il valore del prodotto oltre che produrre dialogo quindi fidelizzazione, al sito e al prodotto, poi occorre “inventare” dei servizi, tools, cose utili al consumatore, dove il prodotto entra più in punta di piedi e in modo coerente, solo così può essere credibile. Ovviamente la creatività non sta solo nella scrittura, ma nella strategia e tattica di come i contenuti costituiscono lo “strumento” di comunicazione. Nel WEB si sono affacciati molti “tecnici” informatici, ma pochi veri comunicatori, un vero comunicatore è colui che non abbandona mai l’obiettivo strategico e usa la tattica al fine di affermare la strategia. In comunicazione 1+1 non fa sempre 2.

  • By Piero Tagliapietra 14 lug 2011

    Content is the king, but context is the queen. Un contenuto di valore inserito in un contesto di fruizione errato perde il suo valore: è necessario che i due aspetti vadano di pari passo, altrimenti si corre il rischio di non raggiungere gli obiettivi stabiliti. Il contesto influisce fortemente la percezione del prodotto ed è quindi necessario pensare in maniera coordinata questi due elementi: inoltre un prodotto valido senza comunicazione sopravvive, mentre un prodotto scarso, sul quale si costruiscono contenuti anche eccellenti e in contesti ottimi, ha vita breve, anzi, essendo aumentata la portata della comunicazione interpersonale grazie ai social media, la vita di un prodotto che non funziona ma con un’ottima comunicazione è brevissima.

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