Facebook e la comunicazione on web che non esiste
Andreas Voigt | mercoledì, marzo 18th, 2009 | 9 Comments »
E’ da tempo che osservo l’evoluzione di questo grande fenomeno che posso definire di costume, che è FACEBOOK e confesso che mi sono anche un po’ divertito a “giocarci”.
Ma appunto, di gioco si è trattato. FACEBOOK è un grande catino di valore aggiunto, ma di fondo, non c’è nulla. Il vuoto assoluto. Molto “buzz”, rumore, e niente più di questo. Ogni giorno vieni tampinato con messaggi che in altre situazione verrebbero definiti come spam, del tipo: “vieni a baciare anatrocccolo perchè è triste” oppure vieni aggiunto sui calendari 10 mila volta affinchè ci si ricordi del tuo compleanno. Io sto arrivando ad una età che del compleanno quasi quasi, sarebbe meglio dimenticarsene. Per non parlare dei gruppi che si formano, con motivazioni delle più insulse e insignificanti.
Al di là della critica sul sistema e sulla piattaforma, sarebbe interessante analizzare la cosa dal punto di vista sociale. Il boom di FACEBOOK sembra andare di pari passo con il boom dei format televisivi privi di contenuto, come se si sentisse l’esigenza di spegnere il cervello e di allontanarsi dalla vita reale e dai problemi che ci circondano. Su FACEBOOK non si parla di nulla. Non si comunica nulla e peggio ancora non si impara nulla, come se il nulla fosse un bisogno necessario.
Tutto sommato, è comprensibile e interessante. Sembra quasi una controreazione al troppo. Eccessivo bombardamento mediatico, eccessive esposizioni pubblicitarie, comunicazione ovunque e comunque, televisione in ogni angolo della casa che spara notiziari a rotazione continua. E’ chiaro che si sente il desiderio di spegnere il cervello un momento e “cazzeggiare” un po’ in giro per il web.
Una volta si usava il sabato pomeriggio per “cazzeggiare” in giro con gli amici. In tedesco si usa la parola “gammeln”, termine purtroppo desueto che indica l’azione di andare in giro a far nulla e incontrare così, tanto per far qualcosa, qualche amico per bersi una birra o farsi una partita a carte.
Direi che FACEBOOK è diventato il modo moderno di “cazzeggiare”. (Mi perdonino i lettori acculturati, per il termine un po’ volgare, ma ormai di uso comune). E la cosa interessante è che se prima, andare a zonzo a far nulla era una prerogativa molto maschile in quanto le donne erano a casa ad accudire ai figli e alla casa stessa, qui su FACEBOOK questa distinzione non esiste più. E’ un aspetto assai interessante.
Il problema però è che se andare a zonzo comunque costa energie e tempo, fare “buzz” su FACEBOOK costa poco e si rischiano gli eccessi. Io penso che la gente a poco a poco inizierà a stufarsi e qualche regola interna, qualche “paletto” che limiti gli eccessi di comunicazione vuota e inutile, prima o poi dovrà pur essere applicata. E’ assolutamente pazzesco che per una persona che magari non entra nel suo account per due giorni, si debba trovare 200 messaggi, inviti e puttanate varie (mi scuso anche qua per il termine) che poi si finisce per ignorare. Un quarto d’ora per ripulire tutto dalle manie “cazzeggianti” di chi ha spento per un attimo il cervello e rischia di spegnere anche quelli altrui.
Penso che per chi ha bisogno di comunicazione sul web, FACEBOOK sia assolutamente da evitare. Esistono altre piattaforme, altri luoghi e altri modi per accendere il cervello e condividere il sapere, poco o tanto che sia.
Noi crediamo nella Rete e nella condivisione della conoscenza
Fare rete, condividere esperienze, progetti, soluzioni e conoscenza, significa entrare in una nuova dimensione, dove la professione di ognuno è la massima espressione di un senso comune di appartenenza e di valori.
Fare rete significa oggi, non solo non essere più soli ma avere il massimo vantaggio competitivo in termini di qualità e di opportunità affinché il cliente finale possa vincere in un mercato globalizzato, sempre più aggressivo.







Per indole, tendo sempre ad evitare valutazioni radical chick sui fenomeni sociali.
Facebook è proprio questo, un fenomeno sociale. E’ uno strumnento di cazzeggio, ed infatti è proprio per questo che è nato. Quando Mark Zuckerberg creò la piattaforma lo fece solo con quell’obiettivo, non per altro.
Poi il “buzz” ha fatto crescere il numero di utenti e ha iniziato ad interessare le persone, le aziende, i media e poi i fashion addicted (persone, consulenti e agenzie).
Si è iniziato a vedere una posibilità di business sulla piattaforma e si è alla ricerca di un modello economico per poterla sfruttare ai fini di business. Prima o poi lo si troverà ma solo se si tiene bene presente una cosa: Facebook è e resterà un modo per cazzeggiare, pur in modi diversi (inviti, test, networking, ecc.), ma pur sempre cazzeggio è.
Il punto forte di facebook, ma non della piattaforma in sè, quanto piuttosto del concetto di social networking, è che permette di entrare in contatto con chiunque in modo immediato. Come trasformare questi contatti “virtuali” (come piaceva definirli negli anni 90) in opportunità reali non dipende dalla piattaforma, che ad un certo punto deve essere esclusa come canale di comunicazione, ma dalla singola persona.
Concludendo. Sono d’accordo che Facebook sia una piattaforma per il cazzeggio: non l’ha mai nascosto. Non sono d’accordo quando la si critica partendo dal presupposto che dovrebbe essere altro. Perchè non lo è. Poi sta al libero arbitrio di ognuno di noi accettare le regole, e partecipare, o non accettarle e decidere di impiegare il tempo in altro modo.
IMHO
Infatti la mia critica non è rivolta sostanzialmente a FACEBOOK, anche se non condivido con te quello che dici a riguardo delle “occasioni commerciali”. Non trovo che FACEBOOK sia un valido strumento di comunicazione persuasiva. Tant’è che il modello di business comincia a scricchiolare. Centinaia di milioni di euro per mantenere la struttura sono costi che cominciano a farsi sentire e lo spazio per la vendita tipo “adsense” per intenderci, è decisamente limitato. Aumenti la parte commerciale? Perdi visitatori. Aumenti le visite? Non riesci a mantenere stabile il sistema. E di questo i giornali hanno dato ampia diffusione.
La mia critica in effetti un po’ radical chick, lo riconosco, è rivolta non tanto allo strumento, che non ha e non può avere colpe, ma è una critica rivolta alle persone che lo usano spesso a sproposito creando fastidio. La spiegazione di questo è nel mio post. Nessuno ad esempio può incolpare la Endemol per aver creato il format televisivo del “Grande Fratello”. Anzi, direi che è la classica genialata. Ma è l’uso che si fa delle cose che può essere sicuramente criticabile e anzi, mi permetto di insistere, è da criticare.
E’ sicuramente una questione culturale. La bassa consapevolezza di ciò che si sta facendo e perchè lo si sta facendo.
Concordo. Facebook non è un canale di comunicazione persuasiva. E’ questo il punto. Noi tutti continuiamo a pensare che la comunicazione debba essere sempre persuasiva, nel senso che deve convincere il tuo target a comprare il tuo prodotto.
Mantenendo fermo il fatto che l’obiettivo è sempre la vendita ed il generare fatturato (ci mancherebbe, dobbiamo tutti vivere!), sono dell’idea che ci venga chiesto di cambiare approccio e modo di fare comunicazione. Credo non siano nemmeno più applicabili modelli come la comunicazione a due stadi o la bullet theory. Il ciclo della seduzione, per dirla alla Umberto Eco, sta cambiando. Non esiste più un unico emittente che comunica a N destinatari ma, in termini informatici, esiste una relazione molti-a-molti, dove chi comunica è fonte/destinatario della sua stessa comunicazione. Ma è un discorso molto lungo, non affrontabile in poche righe.
Sul modello di Business Facebook. E’ un problema che hanno tutti gli strumenti on-line. Il “problema” è che il target evolve e sviluppa filtri cognitivi sull’advertising. I click through calano spaventosamente e, dall’altro, i costi di advertising non variano. Ergo il ROI va ai minimi storici. Come fare allora? Un modello che a mio avviso può funzionare, specie muovendosi su grandi numeri, è quello della donazione. Quanti utenti ha facebook? supponiamo 150 milioni? se solo il 50% di questi donasse 1 euro all’anno, facebook ricaverebbe 75.000.000 di euro. Direi che iniziamo a parlare di cifre interessanti. A questo punto, tutto quello che viene dopo è “grasso che cola”.
Sull’utilizzo. Ahimè, purtroppo, fa parte di una questione culturale ma soprattutto formativa. In realtà Facebook permette di gestire le politiche di privacy per ogni applicazione e, addirittura, per ogni utente. Ma quanti di noi investono del tempo per andarsi a configurare queste politiche? E poi, come accade nelle real life, più grande è la comunità maggiore è la probabilità di “maleducazione”. Purtroppo anche questo fa parte delle regole del gioco e, benchè ci possa dare fastidio (lo da anche a me, credimi!), se vogliamo esserci dobbiamo accettarlo e tutelarci magari non accettando richieste di amicizia da chiunque.
Già. Il vero punto è che si vuole ricondurre tutto alla comunicazione o meglio all’adv del 20° secolo. Come ho detto in altri post magari con un linguaggio un po’ naif forse, ma per essere comprensibile a tutti, la cosa interessante è che fenomeni o sistemi “massificanti” stanno portando invece ad una più radicata consapevolezza individuale ed in tal senso, se si vuole fare business, è necessario muoversi. La interdisciplinarietà dei singoli individui porta ad una consapevolezza maggiore come consumatore e l’organizzazione sociale verso una sorta di rete neuronale è un fatto ormai acquisito anche dall’OMS che ne ha fatto un cavallo di battaglia. In tal senso la comunicazione persuasiva ha minore incidenza e minore effetto e lo vediamo appunto dai dati da te citati. Seth Godin, di cui consiglio la lettura, ma penso che avrai già avuto modo di leggerlo, ha una sua strategia molto interessante e che condivido in pieno. La bella storia, gli starnutatori e il passa parola virale online. Non ci vuole Umberto Eco per capire che di fatto già adesso le cose sono in totale evoluzione.
Vero però è che viviamo in un momento di passaggio da un vecchio sistema ormai decotto e assolutamente incapace di autoevolversi, e il nuovo che avanza.
Ma a mia inquietudine è nel capire se anche per noi operatori del settore, c’è lo spazio per portare avanti le nostre idee. Io onestamente, spesso mi trovo a fare molta fatica.
Ma non demordo e vado avanti.
Grazie per avermi suggerito invece, la possibilità di filtrare i cazzeggiatori di mestiere. Giuro che la mia cultura tecnica relativa all’uso del “mezzo” è un po’ farraginosa. Sarà mia cura approfondire.
E grazie anche per i tuoi post, sempre ben accetti e che meritano SEMPRE una degna risposta.
Great blog, keep up the work. I have just started my own blog and I love checking out others to see what can be done.
Di Facebook sono interessanti i modi per tenere i contatti, sicuramente non investirei soldi in esso (anche se, grazie ai vari banner, ho scoperto un’agenzia che recupera i dati da qualunque tipo di supporto, anche nei casi più disperati).
É comodo per chattare con un’amica, per guardarsi un album di foto, per lasciare commenti divertenti. Un gigantesco parco giochi, nulla più
.
Marco
Ehm, ma non avevo detto la stessa identica cosa tempo fa?
Sai cosa mi spaventa di più? Che Facebook sta proponendo un sistema chiamato Facebook Connect, per permettere alla gente di loggarsi in vari siti usando le credenziali di facebook. Una alternativa proprietaria all’OpenID.
Come se Fabebook non avesse abbastanza dati per vendere pubblicità mirata o dati per studi di mercato.
Facebook insiste su un tipo di contatto content-less, e la legge numero 1 ovunque è “content is king”. Twitter nella sua semplicità è un veicolo di messaggi MOLTO più densi (ed anche altri messaggi piuttosto banali).
Vorrei comunicare con alcune persone di Vigevano,
come si fa.
Ciao Angela
prego spiegare meglio.