Lo studio della storia del pensiero è un preliminare necessario per raggiungere la libertà di pensiero. Non so, infatti, cosa renda un uomo più conservatore: non sapere nulla del presente oppure nulla del passato.
— John Maynard Keynes

E’ di questi giorni la notizia relativa al ricevimento da parte di molte aziende di una richiesta di versamento con bollettino allegato del canone RAI o meglio l’abbonamento speciale alla televisione.

In base alle normative vigenti, (Ar. 27 del Regio Decreto Legge swl 21.2.1938 n. 246 e Art. 16 della Legge 23.12.1999 n 488) si impone l’obbligo di provvedere al pagamento dell’abbonamento speciale a chiunque detenga apparecchi atti e ADATTABILI (sottolineo adattabili) alla ricezione di trasmissioni radiotelevisive al di fuori dell’ambito familiare, compresi computers collegati in rete (internet) e, udite udite, anzi leggete, leggete, indipendentemente dall’uso al quale gli stessi vengano adibiti come ad esempio la visione di filmati, dvd, televideo, filmati di aggiornamento ecc…

Tradotto, se siete nel vostro bell’ufficio e state guardando un video-tutorial su youtube per imparare a usare photoshop e non avete pagato il canone di abbonamento speciale alla RAI, siete in mora, dovrete pagare la multa fino ad arrivare alla riscossione coatta. Se siete su una panchina del parco e state guardando il filmato del vostro bimbo che gioca in spiaggia sul vostro iPad e lo state pure mostrando agli amici, mollate tutto e correte in posta a pagare il canone di abbonamento speciale che non è quello solito che pagano le famiglie ma quello per le aziende e gli esercizi commerciali, pari a 200,91 Euro a salire!

Mi immagino gli ispettori dell’Agenzia delle Entrate a rincorrere e a controllare tutti quelli che hanno uno smartphone! Interessante anche l’osservazione del mio amico Marco Chan di TEL&CO che mi dice: “Scusa Andreas ma se così stanno le cose, allora dovremmo pagare anche il canone alla BBC o alla ZDF o alla ARD. Che colpa ne ho io se la RAI di sua libera sponte non ha decrittato i suoi canali facendo sì che possano essere visti, registrati, in diretta o in differita anche su internet? Saranno ben caxxi loro? Per quale motivo devo pagare?”

Vai a dare torto a Marco Chan.

Sostanzialmente quindi, qualsiasi apparecchio elettronico in grado di captare un segnale TV oppure contenete un browser per navigare su internet, se posseduto per fini commerciali diretti o indiretti al di fuori dell’ambito familiare, rientra nella casistica per la quale, l’Agenzia delle Entrate per conto di RAI TV ha il diritto di richiedere il pagamento dell’abbonamento speciale.

Mi piace la definizione di Nicola Fabbri: estorsione. Perchè questa è una vera e propria estorsione legalizzata. Dal punto di vista formale, il legislatore si è messo dalla parte di chi può far leva comodamente sull’interpretabilità della normativa vigente senza dover considerare che questo comporta un vero atto indiscriminato di sopruso nei confronti dei cittadini. E’ proprio vero quando dico che non siamo cittadini ma sudditi.

Parliamo di una cifra di circa 960 milioni di Euro per la RAI Radio Televisione Italiana. Parliamo di una società in perdita che presenta palinsesti e programmi inguardabili e ingiustificabili per un’azienda come quella. Un’azienda che dovrebbe essere al servizio di noi cittadini, dove invece la commistione tra interessi privati, intrallazzi politici, giochi di potere e impostazioni ideologiche di regime ci impedisce di avere un supporto mediatico di cultura e formazione e non solo di bislacco entertainment commerciale.

Già è difficile giustificare la riscossione dell’abbonamento normale, figuriamoci quello speciale. Già oggi le famiglie davanti al bollettino da pagare, si chiedono perchè. Perchè regalare 100 euro all’anno a chi si permette di investire denaro pubblico in una trasmissione come l’Isola dei Famosi o le sparate di Celentano al Festival di Sanremo. Mentre Direttori di Rete, General Managers, Direttori dei TG e altri dirigenti, vengono scelti per appartenenza politica e non per vera capacità manageriale. Quello è un carrozzone che andrebbe davvero privatizzato definitivamente. Se i canali Mediaset fanni schifo, quelli RAI fanno schifo con la tassa!

Le associazioni dei consumatori con le varie sigle, da tempo si battono sulla questione interpretativa della norma vigente segnalando ai cittadini che i giuristi ritengono che il canone RAI non dovrebbe essere pagato qualora gli apparecchi posseduti non siano dotati di schede specifiche in grado di decodificare il segnale trasmesso via etere e, dunque, non adattabili. Posizione deboluccia in quanto, basterebbe un semplice software in rete e il gioco è fatto.

Personalmente penso che “cincischiare” sull’interpretazione della norma sia tempo perso. La norma deve essere cancellata e si dovrebbe rendere non obbligatorio il pagamento dell’abbonamento rendendo la RAI di fatto una società per azioni come tutte le altre, visto che come tutte le altre concorre sul mercato nella raccolta pubblicitaria e nelle proposte di programmi televisivi. Vuoi guardare i canali RAI? Comprati un decoder. Oppure che facciano come i canali Mediaset e inizino a produrre bilanci in attivo. Sarà poi il consumatore a essere LIBERO di decidere del gradimento delle proposte televisive dell’azienda. Comanda il telecomando, non il potere coercitivo di chi si trincera dietro un decreto regio del 1938 e sue rivisitazioni. E’ ora di piantarla di considerare i cittadini solo come sudditi da mungere come vacche all’occorrenza per tappare le falle della cattiva gestione della cosa pubblica. Per quale motivo dobbiamo essere noi a pagare lo stipendio di Vladimir Luxuria o di Minzolini? O di tutti quelli che credono che Viale Mazzini sia il posto giusto per garantirsi la pensione?

Perché gli italiano amano così tanto farsi rapinare? Guardate che dopo la cura Monti & Tremonti, nella cassa non c’è più niente! E’ inutile puntare la pistola alla tempia ad un morto di fame!

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32 Responses to Fermi tutti! Questa è una rapina!

  1. Riccardo scrive:

    non mi piace questo passaggio “facciano come i canali Mediaset e inizino a produrre bilanci in attivo. Sarà poi il consumatore a essere LIBERO di decidere del gradimento delle proposte televisive dell’azienda. Comanda il telecomando…” . mi ha fatto venire in mente, anche se probabilmente non era nelle intenzioni di andreas, la vecchia storia del pubblico che deve essere educato, ovvero dello stato che in un certo senso deve fornire programmi utili e intelligenti (cosa che purtroppo la rai fa sempre più raramente). il modello mediaset purtroppo non mi pare un buon esempio : una rete televisiva che non deve fornire programmi ai cittadini ma pubblico per gli investitori pubblicitari si porrà il solo obiettivo dell’audience. e come diceva celentano, audience vuol dire odio. o più semplicemente una televisione di merda.

    • Andreas Voigt scrive:

      La questione è semplice ed è da vedere dal punti di vista economico, il resto sono discussioni poco rilevanti. La RAI obbliga i cittadini a pagare una imposta per alimentare il proprio conto economico e per giustificare un palinsesto più “pubblico” e più consono all’immagine dello Stato che la RAI rappresenta e cioè noi. Allora è corretto pretendere da essa un certo tipo di comportamento, corretto, trasparente, non politico ecc…
      Se questo non è, e sappiamo che così non è, allora la RAI deve essere considerata come ogni altra società di entertainment televisivo che guarda al proprio conto economico senza obbligare il cittadino a pagare balzelli e tasse fuori luogo. Che poi questo significa che la RAI si trasformerà in una sorta di mediaset 2, è pacifico. Ma io sono sempre libero di spegnere la tv o di cambiare canale oppure anche di leggermi un bel libro. Ma lo decido io!

      • Riccardo scrive:

        va bhé, niente, come non detto. se la questione è solo economica e la mia posizione è poco rilevante scagliatevi contro questa tassa non voluta. speravo di virare il dibattito anche verso altri argomenti. piove governo ladro!

        • Andreas Voigt scrive:

          Non mi sono spiegato. Scusami. Intendo dire che SE vuoi far pagare il canone, hai il dovere di dare un servizio che sia pubblico e di pubblica utilità. E per fare questo devi essere eticamente irreprensibile. Se invece non sei eticamente corretto, se il tuo servizio non si discosta da quello della concorrenza che il canone non lo chiede, se tra le altre cose hai anche i bilanci in rosso a causa della cattiva gestione economica, patrimoniale e finanziaria dell’azienda, allora non puoi chiedere soldi ai cittadini ma devi prenderti le responsabilità del fallimento. Questo con tutto ciò che ne consegue.

  2. Giuliano Palmanova scrive:

    Non ho parole ….. Paese di merda!

  3. pimpa scrive:

    Caro Andreas, difficile dare risposte. C’è però come al solito chi lavora onestamente e paga per tutti gli altri. Sembriamo anestetizzati davanti alle palesi ingiustizie di un sistema che ci ha ucciso la speranza. Non so mai cosa dire, caro Andreas, quando scrivi di queste cose. Sono solo e sempre molto triste.

  4. matteo torretta scrive:

    Condivido le considerazioni di Andreas per quanto riguarda le esose e spesso ingiustificate richieste della RAI/ERAR/…
    La questione RAI TV è indissolubilmente legata,nel bene e nel male,alla storia d’Italia degli ultimi 50 anni.D’altra parte è piuttosto evidente che “non se ne esce”,purtroppo.
    Negli anni anche l’abitudine allo sperpero è andata crescendo,sia in coloro che si mostrano “in video” sia in coloro che fanno parte delle strutture produttive.Per non farci troppo male non scendiamo nel dettaglio limitiamoci a ricordare le migliaia di oggetti/strumenti acquistati dall’azienda di stato e finiti in case private.
    Altri invece “fanno fruttare” il ruolo che ricoprono.C’è un “basettone”,ad esempio,che molto spesso appare in qualita di “inviato” nei luoghi di vacanza piu “in”,ne abbiamo bisogno ?
    Altri invece ci presentano prodotti o servizi che per evidenti motivi mai saranno alla portata della quasi totalita degli spettatori;se lo scopo è “informare”,che senso ha presentare quasi esclusivamente auto che costano quanto un appartamento oppure servizi “esclusivi” che pochissimi potranno permettersi ?

    • francy scrive:

      Concordo pienamente con te. Vogliamo parlare delle redazioni dei telegiornali di rai1rai2 e rai3 che i nostri partiti politici si spartiscono senza pensare alla qualità dell’informazione?

  5. Iuri scrive:

    Estorsione è la parola più adeguata. Vergogna, vergogna.
    E poi un bel regalo a chi odia la RAI, un danno d’immagine che pagheremo tutti carissimo, noi che amiamo (amavamo?) il servizio pubblico.
    Un paese alla deriva. Da appoggiare ogni iniziativa che tenda a rimuovere questa follia.

  6. darwin scrive:

    Ma sono impazziti? Ma questi sono da rinchiudere in galera tutti! Ma non ne hanno abbastanza? Sono senza parole!

  7. paolacinti scrive:

    Non solo siamo di fronte ad un’estorsione, ma è una politica vecchia e obsoleta che continua a privilegiare vecchi modi di comunicare, e anche scadenti nella maggior parte dei casi, quando ormai la Rete sperimenta da un pezzo nuove strade. Io non ho il televisore da anni e, sapete una cosa? Si vive benissimo!
    Continuerò a rifiutarmi di pagare il canone… sotto qualsiasi forma. Bisogna cominciare a fare un po’ di scelte anche drastiche altrimenti i nostri interlocutori, qualunque essi siano, ci ridurranno in miseria!

  8. Mariella scrive:

    Penso da sempre che il canone rai sia un’estorsione bella e buona. Figurarsi questa bella novità del canone speciale per i possessori di p.c.e similari.L’unica cosa che NON SO é come fare per evitarlo. Per il canone rai so per certo che si può dare la disdetta e smettere di pagarlo ma per quest’altra bella pensata non ho ancora notizie. M’informerò da un’amica molto battagliera in questo senso! Comunque di mia iniziativa io non farò un bel niente. Che mi becchino e poi ci penserò.

  9. Riccardo Marinelli_ copy in evoluzione scrive:

    Insopportabile pensare che lo facciano in malafede, sapendo di rubare ancora usando i mezzucci dell’interpretazione. Intollerabile pensare che sia il frutto di una diffusa incompetenza tecnologica e di una burocrazia macchinosa. Non so cos’altro dire.

  10. La RAI ha tutte le tecnologie e le possibilità di proteggere le proprie trasmissioni. Ha scelto di non farlo perché le fa comodo.

    Mettere una password a rai.tv e legarla al regolare pagamento del canone non è fantascienza ed è drammaticamente più semplice che criptare le trasmissioni, tuttavia anche qui assistiamo ad un atteggiamento becero e miope.

    E’ necessaria una protesta a livello nazionale e cogliere l’occasione per fare chiarezza su chi e perché deve pagare il canone.

  11. Il promo che la RAI trasmette per ricordare a tutti di pagare il canone esordisce dicendo che quest’ultimo è un “tributo” e come tale va pagato. Se faccio ancora un passettino nella direzione che tale incipit suggerisce, arrivo alla conclusione che il canone andrà pagato da tutti, cittadini italiani e stranieri residenti, indipendentemente dalla possibilità e/o volontà di fruire del prodotto RAI. Me la meno troppo? Mah, mi sembra che la notizia che riporta Andreas autorizzi anche interpretazioni di questo tipo. Discuto spesso sul fatto che noi si sia sudditi piuttosto che cittadini, ebbene in questo caso mi sembra che non ci venga lasciata alcuna opzione. Veniamo trattati come sudditi e tale considerazione viene molto prima di qualunque altra circa la qualità del prodotto offerto o la remunerazione dell’azionista. E’ interessante e pertinente l’osservazione di Riccardo circa la qualità del prodotto televisivo e degli interessi perseguiti da chi fa televisione, ma in questo caso il blitz fiscale possiede una sua autonomia. Secondo me non si parla di televisione ma d’imposizioni praticate da posizione di potere, con arroganza e senza preventive spiegazioni. Paga suddito, appunto.

  12. Riccardo Marinelli_ copy in evoluzione scrive:

    PRESADIRETTA, REPORT e RADIO RAI; questo è tutto quello che sarei disposto a pagare in un sistema libero, tutto il resto è “imposto” per legge. E’ giusto un servizio pubblico che mi impone di pagare per “L’isola dei famosi” per garantirmi quale libertà, quali servizi veramente pubblici?

  13. Daniele scrive:

    Io non ho nessun problema a riguardo.

    Che mi tassino pure per l’accesso a qualsiasi risorsa tramite qualsiasi media.

    Tanto l’accesso al digitale terrestre, alle stazioni radio, ad internet, è gratis.

    Dico bene?

      • Per niente. E’ gratis, cari miei, se decidete di evadere il “tributo” canone. L’accesso al digitale terrestre ed alle stazioni radio ti costa, appunto, il canone perché anche se guardi La7, con il mezzo tecnico potresti comunque accedere anche alla RAI e, per quanto riguarda internet (anche senza contare il costo del contratto telefonico) eccovi sistemati con il provvedimento di cui stiamo dibattendo.

        • Daniele scrive:

          Premesso che per gratis intendevo “è altresì gratis”, era ironia sul fatto che io già pago parecchie tasse sulla fornitura del servizio internet, che TRA LE ALTRE COSE non è nemmeno gratuito.

          Non costringetemi a spiegare tutte le volte le battute.

          Non possiamo mica fare tutti della comicità da ottenebrati stile Colorado Cafè.

          • Perdonami sono, evidentemente, tardo di comprendonio. Comunque ho riletto il tuo commento e, se era una battuta, allora posso solo prenderti in parola. Il tuo umorismo è un po’ troppo rarefatto per me. Non è un giudizio di merito, non mi permetterei. E’ una mera constatazione.

  14. Luca scrive:

    ci sarebbe da firmare questa petizione:
    http://www.aduc.it/petizioni/firma/id/6

  15. Nico scrive:

    Personalmente non contesto il canone per i privati e nemmeno per quelle realtà aziendali che effettivamente utilizzano il televisore per qualsivoglia scopo. A casa guardo la tv e pago il canone RAI. Potrei avere tantissime cose da dire sull’uso che viene fatto dei miei soldi, ma questa è un’altra storia.
    Quello di cui stiamo dibattendo è la violenza di chi pretende di impormi il pagamento di un “canone” per qualcosa di cui non fruisco. Il che, se permettete, è tutt’altra cosa.
    Mi si dice che in ufficio devo pagare il canone RAI “perchè ho Internet”. E allora? E’ vero che su Internet potrei trovare tutti i programmi RAI… ma sono loro che hanno deciso di sbatterli online in modalità non protetta, no? Perchè non hanno ristretto l’accesso ai portali RAI solo agli abbonati che pagano il canone? Tecnicamente non era mica difficile.
    Però non l’hanno fatto.
    Siamo di fronte a qualcuno che ha deciso liberamente di mettere i suoi contenuti a disposizione di tutti e che, ora, ne pretende in cambio il pagamento. Anche se non ne fruiamo, anche se non ce ne frega nulla. “Sono lì anche se non lo abbiamo chiesto e, quindi potremmo fruirne… quindi dobbiamo pagare”.

    Beh! Allora, io domani potrei serenamente mandare alla RAI una mia consulenza, anche se non me l’hanno chiesta, anche se non gli interessa, anche se non la leggeranno mai… e pretenderne il pagamento, in quanto “potrebbero fruirne”.
    E’ esattamente la stessa cosa.
    Ed è roba da matti.

    • Assolutamente ed entusiasticamente d’accordo. Non saprei proprio come dirlo meglio di quanto tu abbia fatto.

    • Daniele scrive:

      Posso suggerire il perché non hanno messo i contenuti a pagamento nel web: semplice, devono vendere pubblicità.

      Cioè per farsi pagare dagli insersionisti hanno messo i contenuti fruibili gratuitamente, ma siccome sono fruibili gratuitamente devi pagare la tassa.

      Chiaro? siccume è gratuito devi pagare

  16. Giorgio scrive:

    Non capisco.
    Mi sono andato al eggere i due articoli citati nel testo. Questo e’ l’articolo 27 del regio decreto:

    Articolo 27

    Art. 27.
    Il canone di abbonamento dovuto per audizioni date in locali pubblici od aperti al pubblico, è stabilito in ragione di anno solare ed è determinato mediante speciali convenzioni di abbonamento con la Società concessionaria.
    Tali abbonamenti si intendono tacitamente rinnovati di anno in anno e l’utente è tenuto senza alcun preavviso al pagamento del canone, salvo che abbia provveduto a dare disdetta con lettera raccomandata con ricevuta di ritorno alla Società concessionaria non oltre il mese di novembre di ciascun anno.
    Chiunque effettua audizioni in locali pubblici od aperti al pubblico senza aver concordato il canone d’abbonamento di cui al presente articolo, è passibile delle penalità previste dall’art. 19, ancorché abbia corrisposto il canone di abbonamento stabilito per l’uso privato di cui all’art. 2.
    Con decreto del Presidente della Repubblica ai sensi dell’art. 1, n. 3, della legge 31 gennaio 1926, n. 100, su proposta del Ministro per le finanze, d’intesa coi Ministri delle comunicazioni e per i beni e le attività culturali, la riscossione dei canoni speciali di cui al presente articolo potrà essere affidata agli Uffici del Registro con le modalità e secondo le tariffe da stabilirsi con lo stesso decreto.
    Sono applicabili inoltre agli apparecchi in uso in locali pubblici o aperti al pubblico anche le disposizioni dei precedenti artt. 9 a 13, e 16, 21 a 26.

    E questo e’ l’articolo 16 della legge 488:

    Art. 16 (Disposizioni in materia di canone di abbonamento al servizio pubblico radiotelevisivo)
    1. A decorrere dal 1o gennaio 2000, per i soggetti sottoindicati gli importi dei canoni, ivi compresi gli importi dovuti con canoni supplementari, sono stabiliti nelle seguenti misure:
    Categorie: canone televisione:
    a) alberghi con 5 stelle e 5 stelle lusso con un numero di camere pari o superiore a 100: 10.000.000;
    b) alberghi con 5 stelle e 5 stelle lusso con un numero di stanze inferiore a 100 e superiore a 25; residence turistico-alberghieri con 4 stelle; villaggi turistici e campeggi con 4 stelle; esercizi pubblici di lusso e navi di lusso: 3.000.000;
    c) alberghi con 5 stelle lusso e 5 stelle con un numero di stanze pari o inferiore a 25; alberghi con 4 e 3 stelle e pensioni a 3 stelle con un numero di televisori superiore a 10; residence turistico-alberghieri con 3 stelle; villaggi turistici e campeggi con 3 stelle; esercizi pubblici di 1a e 2acategoria, sportelli bancari: 1.500.000;
    d) alberghi con 4 e 3 stelle e pensioni con 3 stelle con un numero di televisori pari o inferiore a 10; pensioni e locande con 2 o 1 stella; campeggi con 2 o 1 stella; affittacamere; esercizi pubblici di 3a e 4a categoria; altre navi; aerei in servizio pubblico; ospedali; cliniche e case di cura; uffici: 600.000;
    e) soggetti di cui alle lettere a), b), c) e d) del presente comma con un numero di televisori non superiore ad uno; circoli; associazioni; sedi di partiti politici; istituti religiosi; studi professionali; botteghe; negozi ed assimilati; mense aziendali; scuole istituti scolastici non esenti dal canone in virtù della legge del 2 dicembre 1951, n. 1571, come modificato dalla legge del 28 gennaio 1989, n. 421: 300.000.

    Di cosa stiamo parlando?

    Forse dell’articolo 1 del Regio Decreto ?:

    Articolo 1

    Dell’abbonamento alle radioaudizioni.

    Chiunque detenga uno o più apparecchi atti od adattabili alla ricezione delle radioaudizioni è obbligato al pagamento del canone di abbonamento, giusta le norme di cui al presente decreto.
    La presenza di un impianto aereo atto alla captazione o trasmissione di onde elettriche o di un dispositivo idoneo a sostituire l’impianto aereo, ovvero di linee interne per il funzionamento di apparecchi radioelettrici, fa presumere la detenzione o l’utenza di un apparecchio radioricevente.

    scritto quando non esisteva non solo internet, ma neanche la televisione?
    Questo articolo prevederebbe di chiedere il canone a QUALSIASI dispositivo che abbia la possibilita’ di vedere i canali RAI anche su internet?. QUALSIASI nel mondo???

    Mah….

    Giorgio

    • Andreas Voigt scrive:

      Giorgio, le tue ultime riflessioni sono anche quelle che stiamo facendo tutti. Nel frattempo però sono partiti i bollettini alle aziende che hanno tempo fino a fine emse di febbraio per pagare con una piccola sovrattassa… Vedi tu…

  17. Sandro Stallone scrive:

    Condivido pienamente quanto scritto da Andreas, aggiungo un altro dato incredibile. Le strutture alberghiere che hanno apertura stagionale non possono pagare più il canone speciale stagionale riferito esclusivamente al periodo di apertura. In pratica lo Stato ci costringe a pagare questa tassa anche nei mesi in cui la struttura turistica, nel ns caso una Residenza Turistico Alberghiera sul Gargano, è chiusa!

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