Google e le penalizzazioni di molti siti web
Andreas Voigt | martedì, luglio 28th, 2009 | 12 Comments »
Ormai manca poco alla chiusura estiva e prima di partire volevo dare qualche consiglio relativamente a ciò che sta accadendo nel mondo GOOGLE e più precisamente per quanto concerne le penalizzazioni di molti siti web.
Penalizzazioni da backlinks.
Sappiamo che i backlinks cioè quei links esterni “piazzati” su siti web di terzi e che rimandano al proprio sito sono un elemento importante per il calcolo del PageRank e che danno un’idea della sua popolarità (link popularity).
Sappiamo però anche che esistono metodi, tecniche e mezzi, per aumentare la propria link polularity aggiungendo magari pacchetti da 100-200 links che, grazie ad offerte apparentemente vantaggiose (economicamente parlando), vengono “sparati” in giro per il web. L’effetto iniziale è quello di vedersi magari nelle primissime posizioni su chiavi di ricerca importanti grazie all’aumentata popolarità del proprio sito.
Matt Cutts in una recente intervista, ha chiuso le porte a questo sistema poco democratico e molto al limite della fraudolenza.
I backlinks devono essere naturali, arrivare nel tempo, man mano grazie magari anche alla qualità dei contenuti del sito. Sistemi come “linklift” o altri vanno usati con molta attenzione e circospezione, altrimenti si rischia di vedere il proprio sito scendere di centinaia di posizioni se non sparire proprio dalle SERP di Google.
Penalizzazione da poca freschezza dei contenuti.
La freschezza dei contenuti è in effetti il mio cavallo di battaglia, ma non a caso. Google ama i contenuti originali prima di tutto. Scopiazzamenti anche parziali, vengono rintracciati in pochissimo tempo e comportano penalizzazioni pesanti. Ma di più: Mountain View predilige siti che si “rinfrescano” con una certa frequenza, magari una volta alla settimana o anche una volta al mese affinchè i risultati delle ricerche sul proprio motore, da parte dei visitatori, siano sempre più interessanti. Siti internet che rimangono “al palo” per anni, tenderanno a scomparire pian piano dalle serp di Google.
Ma come rinfrescare il proprio sito?
Non è facile, soprattutto per chi ha una tipologia di azienda che non produce beni o servizi che cambiano spesso nel tempo. Bisogna ripensare il proprio sito internet (e in quel caso sarebbe ora!!!) e provare strade diverse.
Penalizzazione da disordine e poca razionalizzazione dei contenuti.
ebbene sì, anche la razionalizzazione dei contenuti all’interno di un sito, ha la sa notevole importanza. Francesco Tinti, nel suo blog, la chiama penalizzazione da megamenu.
In sostanza, molti siti propongono, per necessità di strutturazione dei contenuti, menù verticali spesso enormi, con una sterminata fila di links a pagine interne. Gran brutta faccenda; purtroppo, in questo caso non esiste una soluzione certa, se non quella di razionalizzare al meglio il menù, cercando di “orizzontarlo” o meglio di diminuire nel limite del possibile l’eccessiva verticalizzazione. Soprattutto nei casi in cui vengono introdotti menù magari espandibili in Ajax o Javascript che diventano quasi ingestibili e mortificano l’usabilità del sito, è sicuramente meglio modificare la struttura dei contenuti, ove possibile.




















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In tanti sono convinti che riempire il sito significhi avere più contenuti, più pagine, più dati da fornire a google e infine maggiore visibilità sui motori di ricerca.
In tanti sono anche convinti di sapere come funziona la comunicazione online. C’è anche chi magari si avventura in una disquisizione sul principio di indeterminazione di Heisenberg ma non sa nulla di fisica, di chimica molecolare o di matematica… purtroppo. Ma non farmi dire altro, potrei rimepire pagine e pagine di questo blog …
[...] Google e le penalizzazioni di molti siti web Chiaro, semplice e decisamente ben scritto…. [...]
E aggiungo, caro Barra, che conosco uno, che conosci pure tu, che vende siti un tanto al metro e che non distingue un contenuto ben fatto da una cotoletta alla milanese.
Già mi sto rendendo conto con il passare del tempo del REALE VALORE di un sito realizzato con dietro un VERO progetto e un’attenta analisi di questi concetti. Peccato che per tanti realizzare un sito significhi passare qualche ora davanti al pc!
Ciao intanto ti ringrazio per la citazione
E’ tedster di webmasterworld.com ad aver battezzato la penalty “megamenu” mentre studiava i diversi casi di -950 OOP.
La megamenu è diventata una penalizzazione effettiva dopo l’estate scorsa.
Ma ti posso dire che nel tempo abbiamo distinto due diverse penalizzazioni.
La prima come giustamente hai scritto è di struttura di navigazione del sito web poco utile all’utente. E se ci pensi è giusto così: presentare all’utente 300 link in una lunga lista verticale vuol dire metterlo nella condizione di non scegliere. Perché?
Perché non lo stai aiutando. Gli stai facendo perdere più tempo a selezionare una risorsa che invece tu (webmaster) avresti dovuto organizzare in maniera più razionale.
Abbiamo poi traccia di una seconda penalty, che inizialmente credevo fosse una megamenu perché l’ho sempre osservata in blog che riproponevano tutte le caratteristiche della megamenu: algoritmica, naturalmente, con rientro abbastanza rapido in SERP.
Più difficile da individuare perché come ti dicevo ho sempre pensato fosse una megamenu. In realtà credo nei pochi casi che ho seguito (6, 7 al massimo) che fosse una penalizzazione algoritmica da AdSense, con effetti fino a -80 circa.
Come e quando si verifica ? Quando gli ads sono troppo messi in evidenza rispetto al sito web e quando il webmaster “calca un pò troppo la mano” su questa cosa.. come se invitasse i visitatori a cliccarci.
Ripeto non ho visto tante case history da dire che questa penalty esiste e al 100% fa cosa suppongo. Però la sensazione, visti i rientri rapidi in SERP e le operazioni eseguite, è quella.
@ Francesco Tinti
Ho un po’ gironzolato sul tuo blog e l’ho trovato parecchio interessante. Io personalmente non sono un seo vero e proprio, anche se osservo e raccolgo informazioni utili per dare un buon servizio ai miei clienti. Noto però che quando dico che CONTENT IS KING, non lo dico con poca avvedutezza e che i fatti mi danno spesso e volentieri ragione. La “naturalezza” con la quale si costruisce un sito e con la quale si manipolano i contenuti è alla fin della fiera la chiave di volta di ogni buon sito. Il buon senso, se lo vogliamo chiamare così. Buon senso, abbinato ovviamente a capacità professionale. Quello che ho apprezzato leggendo il tuo blog. E credimi, è cosa rara soprattutto nel mondo SEO.
Il discorso di Adsense lo avevo notato. Non sapevo darmi una spiegazione valida e anzi, in realtà era un sospetto, non una certezza.
Ora tu dicendomi così, dai il via ad un argomento decisamente interessante.
Diciamo che in un certo modo, Google gioca contro sè stessa nel voler comunque privilegiare il contenuto rispetto all’advertising. In effetti ha senso in quanto la miglior rispondenza possibile da una query di ricerca, con contenuti interessanti, freschi e ORIGINALI è la company policy del principale motore di ricerca mondiale. Questo lo sostieni anche tu quando affermi, mi pare nel post dedicato alla freschezza dei contenuti, che proprio la ricerca di contenuti validi, originali e freschi, porta alla fidelizzazione degli utenti che usano il motore di ricerca. Guarda caso, una cosa che affermo da tempo immemorabile ormai!
Intanto sappiamo bene che inserire più moduli ADsense in una determinata pagina, peggio ancora nella home page, è operazione pericolosa e penalizzante (non più di 3 moduli). E questo credo che lo sappiano anche i sassi e i non seo come me.
Diverso invece il discorso sul PESO dell’advertising all’interno di un contesto, in senso “contenutistico”. Non credevo che anche sotto questo aspetto, ci fossero delle problematiche da analizzare. Credo però che giocando appunto con il buon senso, con un po’ di senso “etico” si possa certamente portare un sito ad avere una buona performace in termini di visibilità.
Perchè il vero problema, a mio avviso, non è la “quantizzazione” delle pagine portate in prima pagina nelle serp di Big G, ma nella qualificazione delle visite. Meglio 10 visite veramente interessate piuttosto che 10 mila che arrivano sul mio sito per caso. Ma per qualificare le visite devo qualificare i contenuti, devo qualificare la mia comunicazione. E qui si aprono tantissime strade spesso inesplorate (soprattutto sul web). Siamo ancora solo alla ricerca del “tante pagine=tanto contenuto=tante serp”. A volte ne basta una.
Continuerò comunque a seguirti con la certezza di imparare molte cose nuove.
Grazie per il tuo interessantissimo commento
Guarda i 3 moduli di AdSense stanno adesso generando i primi problemi reali. Fino a qualche mese fa mettevi 4 gruppi e il 4° replicava ads presenti negli altri 3.
Non è che Google gioca contro se stessa… Big G sa benissimo che ci sono siti Made For AdSense.
Guarda caso spesso fatti da SEO con la finalità di posizionare altri siti. E sai cosa faccio nel frattempo ? Ci metto AdSense.
Così, male che vada, mi ci ripago l’hosting. E se invece gli utenti cliccano di più gli ads ? Tanto meglio, perché ci guadagno seriamente
Perché questo è il ragionamento di fondo che viene fatto per una certa tipologia di siti ed è questa tipologia di siti dove ho visto abbattersi, in certe condizioni, la penalty di AdSense.
Google secondo me si accorge, incrociando dati diversi che “qualcosa non quadra” e allora scatta la penalizzazione.
Quali sono i dati che Google può controllare ?
1) la tematicità del sito;
2) la posizione occupata in SERP;
3) il CTR% della SERP (oppure i dati di accesso al sito se è installato Google Analytics);
4) il CTR% medio degli ads per il settore tematico del sito
5) il CTR% effettivo del sito in oggetto.
6) Google ha prodotto un browser come Chrome e sta per rilasciare sulla base di questo un intero sistema operativo web-oriented.
Chi ci dice che Chrome non venga usato non solo per segnalare le URL a Google (come faceva la Google Toolbar che Matt Cutts lo negasse).
Ma anche per analizzare visualmente le pagine web e trovare incongruenze com e, ad esempio, un troppo “calcare la mano” per invogliare l’utente al click sui banner di AdSense ?
Chi meglio di Google oggi ha così tanti dati da sapere abitudini, tendenze da poter fare previsioni sul presente (c’è un apposito paper su Google Analytics al riguardo) ? Non è un discorso di ‘grande fratello’ o paure simili: è un dato di fatto che Google acquisisce minuto dopo minuto informazioni preziose. E sa come usarle al meglio, questo è indubbio.
Faccio fatica a contestare….
A dire il vero è tutto molto sensato. Quindi tutto sommato, per un’azienda, avere un sito con contenuti freschi, interessanti, una struttura ottimizzata al meglio, è già di per sè un punto di partenza invidiabile.
Tornando agli Adsense, io da quando li ho tolti dal mio blog, pur misero che è anche se non proprio tanto, in fatto di numero di visite al giorno, è come se fossi ritornato nel mondo dei vivi. In fin dei conti, un po’ di sano buon senso, è la politica migliore e con quello, tutto o quasi, è permesso.
Rileggendo i commenti scritti qui http://bit.ly/iKuWN
segnala questi commenti su SEO e AdSense di qualche giorno fa http://bit.ly/3DPSJ7