Interessante articolo apparso oggi sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung sulla questione della ricchezza accumulata e che in qualche modo non contribuisce a definire nuova ricchezza e benessere. Gli Stati europei hanno bisogno di soldi e i grandi patrimoni, devono in qualche modo contribuire ai risanamenti dei bilanci, ma come?

In Germania è chiaro che anche i ricchi devono contribuire massicciamente al fabbisogno dello Stato. Si parla di patrimoniale, di aumento delle tasse di successione e di tassa sui grandi patrimoni. Toccherà a chiunque superi un reddito annuale di 68 mila Euro. Di riffa o di raffa, questo sarà.

In America si discute di patrimoniale, la Francia la sta pianificando, il Portogallo è pronto a trasformarla in legge dello Stato. Ovunque in Europa è emersa la discussione su come far pagare ai ricchi una tassa aggiuntiva per rimpinguare le casse esangui dello Stato. Ovunque si cercano metodi, strade o idee per far pagare ai benestanti una tassa sui loro patrimoni. Dopo la crisi finanziaria, gli Stati sono senza soldi, ne hanno bisogno per rimanere in piedi e sostenere la pax sociale. In USA come in Francia, il multimiliardario Warren Buffett e la francese Bettencourt hanno firmato un richiamo alla classe più ricca a sostenere la pace sociale con il proprio patrimonio proponendo un vero e proprio emolumento aggiuntivo per chi ha possibilità di sostenerlo senza dover per questo spostare il proprio stile di vita.

Ora anche in Germania, culla del capitalismo renano si comincia a discutere. Occorrono 6,5 miliardi di Euro in più (noi 45 ma questo è un altro discorso). Michael Otto, proprietario dell’azienda omonima di vendita a catalogo “Otto Versand” propone lui stesso un emolumento a percentuale sul patrimonio per rimettere in sesto le finanze dello Stato. Da non intendersi però come una patrimoniale che invece viene vista in modo sgradito. 

In tutta Europa quindi il problema è diventato evidente. I ricchi devono pagare, ma come? Proposte e idee se ne sono viste a bizzeffe ma niente ha portato a sostanziali progressi o a strade percorribili interessanti. Il sociologo Jens Beckert, Direttore al  Max-Planck-Institut di Colonia per “l’innovazione sociale” (che bel termine, come sarebbe interessante parlarne anche in Italia) spiega come un aumento dell’imposta progressiva sul reddito sia più che una mera boutade politica e avrebbe sicuramente effetti benefici. Ci sarebbe però da discutere, in quanto già adesso, chi ha redditi elevati, in Germania, contribuisce in modo molto pesante. Ma proprio qui, negli ultimi 10 anni sono state “elargite” le maggiori agevolazioni.

In Germania si sta discutendo su un aumento dell’aliquota massima sul reddito (l’IRPEF per intenderci) che già nel 2006 durante il governo della Grande Coalizione fu portata dal 42 al 45% ma solo per i redditi oltre i 250 mila all’anno (che non riguardano solo 3 mila e passa contribuenti come in Italia ma sono qualche milione). Portando l’aliquota al 49% come si sta discutendo in questi giorni in Germania, si recupererebbero i 6,2 miliardi di Euro mancanti.

I Verdi vorrebbero allargare la base controbutiva abbassando a 68 mila Euro l’imponibile sul quale applicare l’aliquota massima. La SPD dice 100 mila e questo porterebbe circa 3.2 miliardi in più. In questo modo si colpirebbero non solo i manager ben pagati ma anche gli ingegneri e i medici.

Il problema alla fine è che tutti questi sistemi, pur socialmente giusti, portano pochi soldi nelle casse dello Stato per scaricare o alleggerire il carico fiscale del ceto medio e dei meno abbienti. Ma il numero dei controbuienti in questi segmenti è ben maggiore e sufficiente per ricavare quei 10-20 miliardi all’anno in più di cui necessita lo Stato per far fronte alla spesa corrente e ai debiti contratti in passato al fine di diminuire se non azzerare in tempi rapidi i deficit pubblici. Addirittura succede come in Italia così in Germania che contribuenti come Susanne Klatte, proprietaria di BMW o i fratelli ALDI non 

vengono neppure sfiorati dal problema. I super-ricchi riescono a nascondersi dalle maglie del fisco grazie al sistema delle fiduciarie alle quali affidano le loro proprietà mobiliari e immobiliari e finiscono per pagare le imposte solamente sui beni material i immateriali prelevati dalle fiduciarie stesse. In Italia è lo stesso oppure addirittura non si paga e basta.

Ecco quindi la possibilità di considerare altre forme di tassazione. Una di queste è la ridefinizione della tassa di successione. Una ridefinizione e ristrutturazione di questa imposta porterebbe ad un introito molto interessante di quasi 100 miliardi di Euro. Ma la strada non è affatto semplice. Sempre il sociologo Beckert spiega che per gli eredi si tratta di importi derivanti da azioni non produttive e aumentare l’aliquota a quella massima dell’imposta del reddito, porterebbe una raccolta di più di 10 miliardi di euro all’anno.

Attualmente, gli introiti della tassa di successione sono piuttosto esigui per via di tutta una serie di agevolazioni. Per gli eredi diretti, l’aliquota massima è del 30% per importi superiori ai 26 milioni di euro. Per patrimoni più consistenti, questi non vengono toccati quando, nel caso di passaggio di proprietà di un’azienda da genitore a figli, vengono mantenuti inalterati i posti di lavoro dei dipendenti. Questo per agevolare le piccole imprese che potrebbero soffrire pesantemente, dal punto di vista finanziario con una imposta consistente sul diritto di successione.

Quindi, il potenziale più importante in termini di raccolta fiscale si ha prendendo in considerazione la ristrutturazione e riattivazione della tassa patrimoniale. La Corte Costituzionale Federale Tedesca si è espressa contraria definendo questa imposta come anticostituzionale nel 1996 in quanto i giudici alla fine non trovarono accordo sul tema della differenziazione tra patrimonio finanziario e patrimonio immobiliare. Ma ora, avendo le idee più chiare su questo punto, sarebbe possibile una nuova proposta di legge che non troverebbe opposizione alla Corte Costituzionale Federale.

La patrimoniale avrebbe il vantaggio di poter essere applicata anche a patrimoni che non producono o producono pochissimo gettito fiscale. Questo farebbe sì che si possano colpire in modo mirato i super-ricchi. Siccome però il numero di coloro che verrebbero colpiti dalla patrimoniale non è alto, per garantire un gettito fiscale interessante è necessario calcolare una imposta in percentuale piuttosto elevata. Se però l’imposta risulta essere eccessiva o troppo elevata, possono configurarsi conseguenze anche spiacevoli che vanificherebbero l’imposta stessa: i super-ricchi possono emigrare all’estero. Questo comporterebbe una diminuzione dell’interesse di investitori stranieri a investire in Germania a discapito anche dei posti di lavoro.

Il sociologo Beckert ritiene la “patrimoniale” come uno strumento di leva fiscale come inopportuna o poco interessante. Proprio in questo caso si può dire che il patrimonio è stato guadagnato grazie all’intraprendenza del proprietario, diversamente dai patrimoni ereditati. Dovesse essere presa egualmente in considerazione la patrimoniale, questa dovrebbe comunque rimanere sotto una percentuale che garantisca un prelievo fiscale complessivo di non più di 10 massimo 15 miliardi di Euro come spiega l’esperto Stefan Bach dell’Istituto Tedesco di Economia di Berlino (DIW), per evitare quelle conseguenze economiche negative di cui sopra. Perciò, raccolte fiscali di questa grandezza sarebbero possibili mantenendo le percentuali basse e aumentando i limiti di esenzione, altrimenti anche un normale proprietario di casa si troverebbe imbrigliato nelle maglie del fisco facendo aumentare i costi della burocrazia necessaria per organizzare il prelievo.

Quindi alla fine, la proposta di alzare le aliquote sui redditi alti sembra essere la via più praticabile. Anche una patrimoniale secca, per solo un periodo di tempo, non è di fatto una via alternativa praticabile in quanto contribuirebbe sì ad un gettito di 100 miliardi di euro in 10 anni, ma non avrebbe effetti benefici duraturi sul fabbisogno dello Stato.

Tradotto dalla Frankfurter Allgemeine Zeitung. Articolo originale di Ralph Bollmann und Dyrk Scherff

Spero che sia stato di vostro gradimento :-)