Lo studio della storia del pensiero è un preliminare necessario per raggiungere la libertà di pensiero. Non so, infatti, cosa renda un uomo più conservatore: non sapere nulla del presente oppure nulla del passato.
— John Maynard Keynes

Prima di incontrare Wamboo ho cercato di intraprendere in qualche modo la via dello sviluppatore freelance. Mi sono subito imbattuto in quello che considero il problema principale per chi voglia intraprendere questa carriera: il prezzo di un sito web, o meglio, spiegare al cliente che un sito web ha un prezzo. Sembra strano, ma molto spesso i clienti hanno una concezione di questo aspetto del tutto sbagliata. In genere per loro un sito web e la sua realizzazione hanno un costo medio che oscilla ben al di sotto di quanto mediamente viene considerato un prezzo ragionevole per permettere allo sviluppatore di vivere dignitosamente. Sarò più realistico: diciamo di sopravvivere.

In genere, la stragrande maggioranza dei clienti che si può incontrare ha scarsa dimestichezza col mondo del Web. Di più: molti di loro non considerano il lavoro dello sviluppatore come un lavoro. Esagero? Diciamo che molto spesso chi ragiona così ha una concezione del lavoro orientata al modello PPC. PPC sta per “Pala, Piccone e Carriola”, ossia, secondo questo modello, solo il lavoro fisico è vero lavoro, mentre tutto il resto è ozio (volendo rimanere nell’àmbito di un linguaggio forbito). Questo modello è più diffuso di quanto non si creda, Basti pensare che è una tale concezione del lavoro che non permette ai lavoratori di riconoscersi in un’unica categoria, ma di dividersi in diversi sindacati, sigle e sottosigle. Divide et impera.

Ma torniamo al cliente. A volte uno sviluppatore si vergogna di dire quanto costerà un sito. Premetto che spesso il cliente fa discorsi del tipo “I soldi non sono un problema” o “Quello che costa costa” salvo poi cambiare completamente tono di voce ed espressione quando si arriva a pronunciare il fatidico tot. Mi è capitato di chiedere cifre ben al di sotto della media e in alcuni casi di sentirmi dire “Così tanto?”… per fortuna non sempre. Altre volte il potenziale cliente chiede quanto costerebbe il sito X. Dalla sua reazione spesso ci capisce che lui vorrebbe il sito, ma non è disposto a pagare. Gratis et amore Dei.

Insomma, ci vuole molto tatto e soprattutto sesto senso. Bisogna capire se il cliente è effettivamente disposto a vedere realizzato il sito e se è disposto a pagare. Non dico pagare tanto, ma solo pagare. Esagero? No purtroppo. In questo caso consiglio sempre di leggere manuali di psicologia cognitiva per cercare di interpretare alcuni messaggi mandati dal cliente. Spesso non serve, ma a volte evita di collezionare bidoni. Il che non è poco.

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5 Responses to Il costo di un sito web: il punto di vista del cliente

  1. Gadget Newz scrive:

    [...] Il costo di un sito web: il punto di vista del cliente [...]

  2. fabrizio scrive:

    il costo ? = quanto potrebbe rendere? = fatturato ? i clienti attuali e futuri dell’azienda sanno cosa sia internet? cercano nuovi prodotti su internet? molto spesso produttori vogliono un sito, un dominio e non si sono mai fatti queste domande…

  3. roul highbonus scrive:

    I clienti peggiori sono quelli che ti chiedono di lavorare a ore.
    Se ti tiro su un sito in pochissime ore di lavoro perché ho esperienza guadagnata con grossi sacrifici, non è detto che io debba essere pagato una miseria.

  4. usemywallet scrive:

    Verissimo, infatti non accetto mai di essere pagato a ore.
    Faccio un preventivo e mi trovo benissimo così. Lavoro da libero professionista, perciò decido io le regole… almeno questo è uno dei pochi lati positivi di questo lavoro.

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