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Web 2.0 e accessibilità Posta certificata o dell’usabilità all’italiana

Il lavoro in Italia è un privilegio

31/08/2010 22 Comments

Lavoro e disoccupazioneLe notizie che riceviamo, relative ai dati sull’occupazione, sulle aziende che hanno aperto presso il Ministro Sacconi un tavolo di crisi, sono piuttosto inquietanti. Si parla di 500 mila posti di lavoro a rischio entro la fine dell’anno. Senza contare poi tutto l’indotto. Aziende straniere che stanno letteralmente smobilitando, in fretta e furia, le proprie sedi italiane perchè non esistono più per loro, i presupposti economici per continuare a rimanere e ad investire qui; nomi e marchi illustri che decidono di abbandonare il Bel Paese per cercare fortuna altrove e spesso la trovano.

Ma anche le aziende italiane non sono da meno. La Indesit per dirne una ha deciso di chiudere i propri stabilimenti del Nord Italia. La OMSA, che ha deciso di trasferire i suoi comparti produttivi nell’est Europa. Ma sono solo gli ultimi nomi di una lunga lista di aziende che hanno deciso che in Italia, non è possibile fare impresa.

Non voglio soffermarmi sulle questioni e le motivazioni che spingono tante aziende a chiudere e a trasferirsi. Ce ne sono moltissime, giustificabili e anche non. Vorrei soffermarmi invece sul conseguente problema che ci affligge adesso, ma che diventerà sempre più pesante nei prossimi anni, dove il mondo politico dovrà dare risposte concrete, se vogliamo che l’armonia sociale rimanga ancora ben salda. Altrimenti, vedremo tempi davvero bui e violenti. A me sembra che qualche avvisaglia di malcontento e violenza, sia già palese.

Possiamo dire, che la disoccupazione è un fenomeno sociale che ogni Paese deve affrontare. Non è un fenomeno tipico solo italiano, anzi. La Spagna ha una situazione ancora più disastrosa, da questo punto di vista. Esistono 6 tipi di disoccupazione:

  • Disoccupazione normale: è quella derivante dai flussi di lavoratori che cambiando impiego o lavoro, producono un momentaneo periodo di disoccuapzione più o meno lungo. E’ quel tipo di disoccupazione “regolare” e più o meno regolato, a seconda del tipo di welfare che un Paese ha, e che non è considerato come un problema sociale.
  • La Disoccupazione tecnologica, è quella che viene determinata dai cambiamenti tecnologici delle aziende. L’introduzione di processi produttivi meccanizzati e automatizzati, la robotica, sistemi automatici regolati da software ecc… Limitano l’impiego dell’uomo e quindi ne riducono il suo impiego. E’ un tipo di disoccupazione che è possibile combattere nel momento in cui, con l’impiego di nuove tecnologie, si creano nuove opportunità di lavoro e di business legate proprio alle tecnologie da applicare. Questo è un fenomeno abbastanza normale in Europa, indice di un cambiamento delle proprie strutture industriali in senso macroeconomico del termine.
  • Poi abbiamo la Disoccupazione Perenne o Cronica, che non è estinguibile, che ogni Paese ha e che risulta elevata nei Paesei sottosviluppati o del Terzo Mondo. E’ una forma di disoccupazione terribile.
  • La Depressione Ciclica invece, è quella tipica dei periodi di depressione ciclica come potrebbe essere questo che stiamo vivendo in questi ultimi anni. Crisi cicliche derivanti da situazioni depressive macroeconimiche, crisi finanziarie globali che producono periodi di stagnazione economica e che possono essere combattuti con politiche di incentivazione e agevolazione alle imprese per le assunzioni e per investimenti in Ricerca e Sviluppo, di investimenti pubblici e di politiche lungimiranti di investimenti in settori economici definiti strategici (energia, ICT, elettronica, meccanica di precisione, robotica, nuovi materiali, nanotecnologie, chimica, farmaceutica, ecc…).
  • Abbiamo la Disoccupazione Strutturale, che a causa della sua naturale configurazione di carattere geografico e la basso tasso di sviluppo economico (ecco perchè si parla spesso di crescita del PIL) produce una compressione sistemica dei posti di lavoro e purtroppo una riduzione graduale del numero di aziende disposte ad assumere.
  • Infine abbiamo la Disoccupazione Stagionale, che è tipica di particolari settori industriali quali quello edile e agricolo, strattamente dipendenti dalle stagioni, appunto, e quindi facilmente controllabile. Il problema si verifica quando a causa di una compressione dei settori “stagionali” la disoccupazione diventa strutturale.

La gravità di una situazione occupazionale la si può inquadrare, nel momento in cui si può identificare in quale e quanti di questi tipi di disoccupazione un Paese rientri. Il caso dell’Italia è appunto un caso piuttosto grave. L’Italia rientra certamente in tutti i casi che ho esposto qui sopra.

Particolarmente grave, anche per via dell’enorme competitività a livello globale, necessaria per vincere oggi sui mercati, è la Disoccupazione Tecnologica e Strutturale. Siamo certamente in un periodo di stagnazione legata alle conseguenze della crisi finanziaria del 2008, ma questa purtroppo è amplificata da una situazione economica di bassissimo sviluppo che l’Italia si porta dietro ormai da un ventennio. Un Paese che ha poca crescita (aumento in percentuale del PIL) rispetto ai competitors stranieri, rimane al palo e non potrà mai produrre nuove opportunità di lavoro. Un Paese che per ragioni di bilancio non si può permettere investimenti strutturali, politiche sociali, incentivazione delle imprese alla ricerca, non avrà mai prospettive future.

Succede quindi che il tessuto economico industriale esistente, rimane plurifrazionato, non cresce e nel tempo vede erodersi la propria quota di mercato a favore di competitors molto più aggressivi e in pieno slancio economico vedi il caso della Korea, della Cina, dell’India, del Brasile e oggi anche di nuovo della Germania (che per l’Europa è un bene ma sarà anche un problema).

La Disoccupazione Tecnologica poi, può derivare anche dall’inadeguatezza del sistema scolastico, dal basso livello di scolarizzazione o anche da scelte politiche di formazione professionale sia secondaria che universitaria, totalmente fuori da ogni realtà economica. E qui, la politica italiana degli ultimi 20-30 anni ha parecchie colpe gravi. Ricordiamoci bene che le conseguenze che oggi cominciamo ad intravvedere, sono frutto di scelte o peggio di “non scelte” e di “non decisioni” che sono state prese nell’arco di 20 anni. Se poi consideriamo che dal periodo di “Mani Pulite” ad oggi, vere e proprie riforme strutturali di politica economica e scolastica non ne sono state fatte (e quelle fatte sono terribilmente sbagliate), è chiaro che il quadro economico ed occupazionale che ne può venir fuori è assolutamente drammatico.

Sì, ok, ma cosa c’entra con i privilegi? Perchè quel titolo? E’ presto detto.

L’Italia è un Paese che, a parte alcuni poli di eccellenza e di tecnologia davvero avanzata, riconosciuti a livello mondiale, ha un tessuto industriale tipicamente manifatturiero. Poca tecnologia, poca scolarizzazione, poca formazione professionale (l’Italia produce pochi ingegneri ma molti medici, insegnanti e avvocati). Ma sappiamo bene che il settore manifatturiero è il secondo gradino dell’evoluzione industriale di un Paese e noi oggi dovremmo non solo essere al 3° (meccanica e meccanica di precisione avanzata) ma al 4° (nuove tecnologie, elettronica, chimica, nuovi materiali, ricerca, ITC). Saremo e anzi già quasi lo siamo, sopraffatti dall’India, dal Pakistan, dal Vietnam, dalla Cina, dalle Filippine, dal Brasile, dal Messico e da qualche Paese Africano. Il livello culturale imprenditoriale italiano è bassissimo e legato ancora alla terra e al territorio. Con questo intendo dire che spesso, gli imprenditori oggi sono ancora quelli di 30 anni fa, invecchiati, ex contadini, che hanno fatto fortuna durante il boom economico durato dalla fine degli anni 50 fino all’inizio degli anni ’80. Ma lo slancio di questo boom economico ha perso ormai tutti i suoi effetti benefici.

Non è stato fatto niente per il dopo. Chi oggi riprende l’attività dei padri per portare avanti l’attività, si ritrova un mondo cambiato, terribilmente più competitivo, senza avere gli strumenti culturali e conoscitivi per affrontare la realtà incombente. Oppure, chi si è evoluto, anche culturalmente, ha capito che in un Paese che non cambia, che non riesce a cambiare, dove la classe dirigente e le necessità di casta superano quelle dei cittadini tutti, non è possibile fare impresa e comincia disperatamente a delocalizzare, lasciano a casa centinaia e migliaia di persone. Ma mica sono finite qui le problematiche italiane. Abbiamo anche un mondo imprenditoriale piuttosto circoscritto, immobile, che cambia poco. Le “famiglie che contano” sono quelle che c’erano anche agli inizi del ‘900. Il “salotto buono” di Mediobanca, regola da decenni, in modo incontrastato, gli “affari di famiglia” del mondo industriale, finanziario ed economico italiano, non permettendo cambiamenti, nuovi ingressi o altri competitors, se non con il contagocce.

Chi vuole essere leader in Italia deve passare da “Piazzetta Cuccia” e avere una partecipazione societaria minima in RCS. Altrimenti sei un signor nessuno. L’equazione diventa semplice: politica economica sbagliata + politica di formazione inesistente + investimenti strutturali inesistenti + imprenditoria inadeguata = disastro economico + disoccupazione. Ma in questa tragedia, che non so come si riuscirà a risolvere, ce n’è una ancora più grave ed è la disoccupazione giovanile. Proprio quell’età che è quella della crescita, della costruzione, dell’innovazione, delle idee, viene mortificata in modo devastante. Al giovane viene di fatto negato l’inserimento in società con l’impossibilità di costruirsi una famiglia, un futuro, di fare impresa, di creare ricchezza e di lavorare per il proprio futuro e il nostro mantenimento in tarda età. Abbiamo letteralmente massacrato il patto generazionale.

Chi ha un lavoro, per sopravvivere come può, se lo terrà stretto difendendolo con le armi e con i denti senza guardare in faccia nessuno, perchè non ha altre prospettive che quelle, perchè magari ha dei figli da mantenere, o dei genitori malati a casa, che il Servizio Sanitario Nazionale non è in grado di assistere. E’ un quadro di macelleria sociale talmente desolante, quello che ci si prospetta davanti, da far pensare davvero che l’unica soluzione possibile è quella di emigrare. Credo che i nostri giovani lo faranno, perchè per loro qui, spazio non ce n’è. Il mondo politico non ha soluzioni, non le ha proprio. Si sta arrampicando sugli specchi per giustificare la propria presenza, ma è totalmente inadeguata e inutile. Anche il politico difende a modo suo la propria poltrona e il proprio lavoro con le unghie e con i denti perchè non ha nient’altro che quello. Se rimane a casa, non sa cosa fare per sopravvivere. Guardiamo al sud. Le truffe all’INPS dei falsi invalidi sono solo lo specchio di una situazione ormai incancrenita da decenni.

La gente non sa a che santo votarsi per poter dar da mangiare ai propri figli e se le inventa tutte. In un contesto socio-economico da terzo mondo, perchè di questo si tratta, la disoccupazione giovanile tocca punte appunto da terzo mondo con percentuali che hanno dell’incredibile (oltre il 60-70%). Ok, sono percentuali che non riconoscono il lavoro nero e siamo d’accordo. Ma anche se fossimo al 40/50 è una vera catastrofe. E proprio in questi contesti di povertà e di mancanza di prospettive per il futuro, può prosperare molto bene la malavita organizzata.

Ricette e soluzioni non ne ho. E’ una situazione talmente complessa, complicata e insanabile, che non si sa davvero cosa dire. rimane solo un termine: resistere. Ma fino a che punto e con quali conseguenze?

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22 Responses to Il lavoro in Italia è un privilegio

  1. wousfan scrive:
    31/08/2010 alle 11:12

    La soluzione a questo quadro drammatico, magari un po’ forzato ma tutto sommato realistico, in cui versa il Paese, è quello di resistere, certo: di resistere nel fare il proprio dovere individuale e civico, come i nostri padri hanno fatto nel passato (indifferentemente a Nord e a Sud, senza alcuna distinzione territoriale o “razziale”, al contrario di quello che oggi i post-risorgimentalisti – unitaristi e anti-unitaristi – vorrebbero velenosamente farci credere), vivendo e oserei dire incarnando gli insegnamenti morali (e, perché no?, spirituali) della Chiesa di Gesù Cristo, che l’Italia indegnamente ospita sul proprio territorio.
    Con questa predisposizione al dovere e al servizio, caro Voigt, la Nazione italiana si salva e risorge più forte di prima.

    Replica
    • Andreas Voigt scrive:
      31/08/2010 alle 11:16

      Fosse così semplice. Non dipende più da noi, ho paura. Gli attori sono troppi ormai, per poter intravvedere, in una situazione così incancrenita, una soluzione accettabile per tutti. Ho paura che saranno dolori per molti. E non so fino a quanto questi “molti” siano in grado di supportare i dolori.

      Replica
  2. Donald Mucci scrive:
    31/08/2010 alle 11:15

    Purtroppo hai ragione Andreas, la situazione è catastrofica.
    Quando ad un Paese così vecchio (demograficamente e culturalmente), così indebitato, con crescita zero-virgola da un “ventennio” a questa parte, gli affianchi una disoccupazione giovanile così insensata, ti vengono in mente solo 2 parole: Game Over.

    Replica
  3. Donald Mucci scrive:
    31/08/2010 alle 11:17

    @wousfan: ci sarà certamente un risorgimento, tra cinquant’anni però. Noi non lo vedremo (o comunque saremo vecchi e la nostra vita l’avremo già vissuta -in questo presente-).

    Replica
  4. wousfan scrive:
    31/08/2010 alle 11:44

    @Andreas & Donald: anch’io ho paura e so che sta arrivando una catastrofe epocale. Credo però che si tratti di un bagno di sangue che, in un modo o nell’altro, riguarderà tutta la popolazione della Terra e non solo noi Italiani (non escluse quindi le “nazioni virtuose” da te elencate). E sì, credo proprio che molti non riusciranno a sopportare i dolori… sarà straziante!
    Per questo motivo, nonostante le miserie mie personali e della collettività nazionale a cui appartengo, mi affido a Chi può e vuole salvarci.
    Il mio riferimento alla Chiesa di Roma non è manieristico: la realtà visibile è solo un pallido riflesso della realtà invisibile, la quale per farsi conoscere si è rivelata, e dalla nostra capitale italiana effonde la sua Luce piena. Se non cedo alla disperazione è solo per la certezza di un intervento di Giustizia divina. Per questo, continuo a concentrarmi fiducioso sul mio dovere, cercando per quanto posso di resistere alle tentazioni (che non solo quelle di scopare in giro… ma anche di adeguarsi all’illegalità e immoralità diffuse e di abbandonare famiglia e patria per cercare fortuna altrove).

    Replica
    • Andreas Voigt scrive:
      31/08/2010 alle 11:54

      Beato colui che ha fede. Io non ne ho purtroppo.

      Replica
    • Mkee scrive:
      03/09/2010 alle 17:33

      Non voglio assolutamente mancare di rispetto alla tua fede wousfan, ma non condivido per niente il concetto di “Fatalita’” che si intuisce dietro il tuo commento. Il concetto di immobilismo e solo speranza a mio parere non porta da nessuna parte. Credo piu’ che in questo momento ci servirebbe una Volonta’ Collettiva che ci permetta di pensare agli interessi del paese e dei nostri futuri figli piuttosto che ai soli interessi personali.

      Replica
  5. Mauro Magri scrive:
    31/08/2010 alle 12:46

    Andreas. A suo tempo quando mi serviva un’informazione stradale in Svizzera o in Germania, chiedevo in Italiano su qualche cantiere di lavori stradali e non mi sbagliavo. C’erano i nostri ad eseguire i
    lavori più umili e pesanti. E’ successo anche quì da un paio di decenni.
    Questi lavori li eseguono degli Stranieri, che per loro è un privilegio
    poter condurre questo tipo di vita e con una retribuzione, che a casa loro non se la immaginerebbero neanche nel corso do un anno.
    –
    In Austria e in Germania, tutte le attività orientate a innovazioni, come:
    riduzione degli sprechi energetici, miglioramento delle condizioni climatiche, contribuiscono ad aumentare tante migliaia di Posti di Lavoro. Purtroppo a noi non interessa. MANCA COMPETENZA E PROFESSIONALITA’, che condite con tanto MENEFREGHISMO, creano
    spese esagerate ai contribuenti.
    Quando scrivo alle Prov. di MO e RE che con € 1000.- si possono
    evitare i € 30 Milioni di danno da frane, che riparate si ripetono
    sempre nello stesso posto, con disagio per gli abitanti e soprattutto
    per il Turismo, unico provento di quelle zone.
    –
    Andreas. Lo sai che in Emilia Romagna hanno verificato 1000 siti
    a rischio smottamenti e frane. SCRIVO e ti dicono: ma non è ancora successo niente. LO SAI PERCHE’ IN GERMANIA frane o smottamenti
    sono eventi accidentali, imprevisti e rarissimi??
    In Germania imbrigliano e ingabbiano il sito con delle Piante con
    radici particolari che si insinuano anche per parecchi metri in tutti
    i sensi nel terreno. EBBENE. Queste piante si chiamano VETIVER e
    i Tedeschi le trovano e importanto soltanto dall’Italia. (siamo furbi!)
    € € 1000.- per 1000 piante e puoi imbrigliare Kilometri di siti.
    –
    Con tutti i soldi che invece i contribuenti sborsano per i danni da frane e per gli altri tanti sprechi, potrebbero sostenere altre attività produttive ed evitare la chiusura di esercizi.
    . Ti scrivo in seguito sul Vero Fotovoltaico Tedesco e quanti posti
    di lavoro ha creato e crea. Ma noi siamo più furbi: “e chi se ne frega”.
    A dopo. Ciao.

    Replica
  6. tiziano scrive:
    31/08/2010 alle 15:14

    Sì il lavoro in Italia è ANCORA un privilegio. Perchè di fatto, nonostante la Costituzione, non è ancora un diritto individuale ma uno SCAMBIO fra diseguali.
    Il che significa in primo luogo l’assenza di un “sistema di meccanismi legislativi ” che promuove il diritto al lavoro individuale.

    In modo semplice cercando di non banalizzare

    Il sistema paese Italia non ha una propria “visione” nel mondo
    ciò significa che i pilastri fondanti di una possibile visione di sostenibilità (GOVERNO, PA, IMPRENDITORI, BANCHE e perchè no SINDACATI storici)non giocano come squadra ma continuano ad agire in base alle note categorie dell’agire italico

    AVIDITA’

    FAMILISMO AMORALE

    (e per il buon cuore) VOLONTARIATO

    una parvenza di gioco positivo si è avuta nel dopoguerra
    ma assolutamente sfalsata dal semplice fatto che LA DOMANDA
    di beni e servizi superava di gran lunga l’OFFERTA

    oggi è esattamente il contrario: L’OFFERTA supera di gran lunga la domanda

    Ancora, dai dati 2009 UnionCamere InfoCamere, Movimprese sappiamo che in Italia ci sono oltre 6.104.000 imprese
    di cui 723,099 svolgono attivià manifatturiere
    e ben 3.432.916 sono ditte individuali

    Insomma, abbiamo, milioni di ditte individuali
    e per farla breve solo 240.000 imprese con più di 10 dipendenti
    di cui qualche decina grande impresa
    un centinaio di Piccole multinazionali tascabili leader nel proprio settore
    e qualche migliaio di Medie imprese

    Sappiamo inoltre che i soldi li hanno in tasca i soliti noti
    incestuosi della galassia ‘bianca’ e della galassia ‘liberal’ (?) che tu ricordavi. Non per niente Confindustria è ormai in mano dei Capitani Coraggiosi Grandi Concessionari dello Stato che si allattano ai capezzoli della lupa italica. E i piccoli imprenditori zitti sennò neanche le briciole.

    E qui le parole magiche della RICERCA e della INNOVAZIONE si sprecano ai convegni e si perdono nella realtà fattuale delle mille baronie e soprattutto si annullano nell’assenza da 119 giorni del RESPONSABILE DELLO SVILUPPO ECONOMICO!!! (sic)

    Anche la Germania è fondata sulle PMI
    ma lì l’operaio medio guadagna 3500 euro
    il nostro forse 1100
    anche la Germania è un paese esportatore
    sì ma del 3 e 4 gradino dell’evoluzione indutriale come dici tu Andreas

    Anche la Germania muove missioni commerciali nel mondo
    ma come sistema
    non per la vanità di questo o quel politico locale o nazionale

    Queste “differenze” secondo me spiegano nei fatti la tua equazione caro ANdreas: politica economica sbagliata + politica di formazione inesistente + investimenti strutturali inesistenti + imprenditoria inadeguata = disastro economico + disoccupazione.

    Ma è anche in questa stessa equazione che alberga la soluzione.

    Ma è una soluzione di lungo periodo
    E intanto oggi “io che faccio”?
    Mi arrangio come posso.
    Smetto di alimentare quel 38% che da più di 15 anni sostiene
    IL GOVERNO DEGLI AMICI DEGLI AMICI con scambio di veline
    DEL POPOLO SOVRANO CHE STA AD AMMIRAR?
    (NdR: non sto parlando di me!)

    In conclusione spero che dal rimanente 62% esca (nel 2011???) qualche galletto con una VISIONE credibile che prospetti nuovo senso etico al vivere quotidiano e crei finalmente i meccanismi operativi del lavoro come diritto individuale.
    MA PRIMA CHE LA VIOLENZA DELLA MOLTITUDINE DEI NUOVI POVERI ITALICI ESPLODA (perchè i risparmi delle famiglie son finiti).

    P.S. io non so non posso non voglio ritornare in Germania da dove forse i miei antenati CENOMANI son venuti. Voglio stare qui e cambiare le cose.

    Replica
    • Andreas Voigt scrive:
      31/08/2010 alle 15:24

      Sarebbe da pubblicare su linkedin …

      Replica
      • Simone Favaro scrive:
        31/08/2010 alle 18:46

        Andreas, se Tiziano è d’accordo lo pubblichiamo.

        Io credo sia giunta l’ora di riprenderci in mano il nostro paese e riformarlo veramente, mentre chi deve farlo pensa ad appartamenti, escort e alleanzi piglia-voti…

        Stasera apro quel sotto-gruppo di cui si Parlava su linkedin in Italian Business Network. Continuo a leggere spunti, idee che non devono rimanere sogni e speranze

        Ciao,
        Simone

        Replica
        • Andreas Voigt scrive:
          31/08/2010 alle 18:48

          Simone, come tu sai, perchè “ci seguamo” da tempo, io sono pronto! Cominciamo a rompere le scatole sulserio, cavolina!

          Replica
  7. Maurizio scrive:
    01/09/2010 alle 09:44

    Condivido in buona parte la tua analisi anche se la trovo troppo “senza speranza”.
    Molto si potrebbe fare. Tanto si potrebbe migliorare.
    Basterebbe la volontà per farlo. Purtroppo l’attuale governo è lontano anni luce dalla comprensione dei fenomeni in atto, non solo da soluzioni o altro di utile, oltre ad essere totalmente avvitato sui problemi personali del suo leader.
    Un futuro governo diverso potrebbe anche fare qualcosa di meglio. Intanto potremmo impegnarci a cambiare quello alle prossime (prossime) elezioni…
    In ogni caso la speranza non ci deve mai abbandonare e l’impegno per continuare a migliorare le cose non deve mai venire meno. Cominci ognuno di noi (come anche tu fai col tuo blog) ad “illuminare l’angolo che gli è dato”, e mano a mano, di individuo in individuo, le cose potranno migliorare ed il mondo stesso cambiare. Ci vuole solo tempo, e molta pazienza.
    Anche io nel mio piccolo (mio blog) ho trattato l’argomento della “preziosità” del posto di lavoro:
    http://lospecchiodimausabba.blogspot.com/2010/05/avere-un-impiego-un-tesoro-che-rende.html
    avendo provato sulla mia pelle (mio posto di lavoro intendo) cosa significa.
    Ho poi trattato anche il tema del “periodo oscuro” in cui ci troviamo:
    http://lospecchiodimausabba.blogspot.com/2010_07_16_archive.html
    In generale il tema occupazionale e le sue implicazioni sono state trattate più volte da quando ho iniziato il blog (http://lospecchiodimausabba.blogspot.com/) e quando avessi tempo potresti darci un occhiata. Le assonanze sono molte.
    Cari saluti
    Maurizio
    PS
    Sono anche io iscritto a ModenaIn

    Replica
    • Andreas Voigt scrive:
      01/09/2010 alle 10:03

      Io non credo, a differenza di te, che le soluzioni siano da cercarsi nelle proposte politiche degli opposti schieramenti di oggi. Ieri guardando l’intervista a Ciriaco De Mita, contrapposto alla Serracchiani, ho preso coscienza del fatto che oggi mancano gli strumenti intellettuali e la visione di insieme. Ho quasi avuto nostalgia di De Mita e della prima repubblica.
      E’ una questione di paradigmi sociali, che si sono modificati ma non di pari passo con la nostra capacità culturale di capirli, di seguirli e armonizzarli con il nostro processo evolutivo. Non abbiamo una dirigenza politica, di qualsiasi fede, colore o posizione nell’arco costituzionale parlamentare, che abbia soluzioni accettabili. E’ una lotta di potere e di autoaffermazione a discapito di chi la pensa diversamente.
      Noi siamo di fatto andati oltre la possibilità di trovare soluzioni alternative al default, perchè di fatto siamo già in una situazione di default, solo che siamo tenuti in vita con l’ossigeno che l’Unione Europea ci permette ancora di avere. Quando un sindaco ti dice che non ci sono alternative all’amministrazione ordinaria di quel poco che c’è e che sarà sempre meno, potrai constatare anche tu, che siamo arrivati ben oltre alla frutta e all’ammazzacaffè.

      Qui si tratta di prendere coscienza di un fallimento di 30 anni di politca e amministrazione della cosa pubblica con metodi sbagliati. La speranza è che si fallisca con meno dolore possibile e che dopo un fallimento si ricominci un processo di ricostruzione con paradigmi diversi e basi diverse rispetto a quelle che ci vengono imboccati con forza ancora in questi giorni.

      Chi ancora crede che il problema stia nella contrapposizione PDL/PD non ha ben capito l’enorme dimensione del problema reale. Sognare, è giusto, illudersi è sbagliato.

      Replica
      • Paolo Morellini scrive:
        01/09/2010 alle 18:29

        Andreas
        sottoscrivo al 100% il tuo post di questa mattina (quello delle 10:03).

        Ti invito ora a commentare su LinkedIN – ModenaIN la discussione:
        “ModenaIN e il Territorio – Una possibilità concreta per migliorare la società in cui viviamo”

        Dopo ciò che hai scritto, non puoi esimerti dal lasciare un contributo – almeno il tuo parere dettagliato – sull’iniziativa che stiamo tentando di far “decollare”.

        Paolo

        Replica
        • Andreas Voigt scrive:
          01/09/2010 alle 18:38

          Sarà un onore!

          Replica
  8. Andrea Rui scrive:
    01/09/2010 alle 15:45

    La ricetta (almeno quella iniziale) a parere mio c’è.
    Gli elementi fondamentali sono quelli della semplificazione, del controllo e della Giustizia:

    1) La semplificazione rimuove quei muri di gomma contro chiunque abbia voglia di fare qualcosa va a sbattere; inoltre, semplificazione significa maggior semplicità di controllo;

    2) Il controllo, che associo a misurazione e conseguente incentivazione (non basta punire!), è ciò che garantisce che le regole (semplificate) siano applicate e vengano rispettate;

    3) la Giustizia: è l’elemento fondamentale per garantire che i diritti e i doveri siano rispettati; senza Giustizia e certezza della pena non ci sono investimenti, ma soltanto guerre legali tra chi ha di più e chi ha di meno, che è inesorabilmente destinato a soccombere non potendo sopravvivere quanto la controparte.

    Replica
  9. Andreas Voigt scrive:
    01/09/2010 alle 16:08

    Come dico da sempre, caro Andrea, lo Stato non deve PUNIRE, ma EDUCARE. Solo quando il processo educativo risulta impossibile, allora deve iniziare quello punitivo.
    Ma per fare ciò, occorrono regole certe, chiare e condivise.

    Replica
  10. Maurizio Sabbadini scrive:
    02/09/2010 alle 13:19

    Credo che tu non abbia avuto tempo di leggere i post e quanto scrivo sul blog.
    E’ ovvio che non si possono fare considerazioni generalmente positive sulla classe politica italiana, ma non solo degli ultimi 30 anni (anche la DC di cui parli degli anni 50-80 non era granchè, posso garantirtelo, e lo dimostra tangentopoli se non altro, ma le politiche erano veramente di basso livello e volte al mantenimento del potere).
    Occorre però fare dei distinguo, perchè eccezioni ve ne sono, e poi soprattutto quello su cui non sono d’accordo del tuo intervento è che non si risolvono le cose certo emigrando o dicendo che tutto va male.
    I cambiamenti si possono fare solo dall’interno e occorre avere il coraggio e la pazienza per fare sempre il proprio meglio nel proprio ambito e, quando è possibile, scegliere il male minore nell’ambito della struttura sociale in cui si è inseriti.
    Noi siamo in Italia, e questa Italia è, per quanto non ci piaccia, anche figlia nostra, pure nei suoi aspetti meno piacevoli. Nessuno può trarsi fuori perchè, per quanto poco, ognuno ha le sue responsabilità se le cose non stanno come dovrebbero. Chiudo qui ma il discorso sarebbe molto ampio.
    Ci scrissi anche sopra un saggio (se mai ti interessasse: http://sites.google.com/site/mausabba/lo-stato-sono-io—l-etat-c-est-moi)

    Replica
    • Andreas Voigt scrive:
      02/09/2010 alle 13:25

      Ho letto eccome. Ed è vero che criticare senza indicare soluzioni, non è bene. Intanto però, cominciamo a criticare e a prendere coscienza dello stato delle cose. Poi arriveranno anche le soluzioni.
      Ho provato a seguire il link che mi hai dato ma mi segnala “Pagina non trovata”. Forse il link è sbagliato?
      Per quanto riguarda la DC, son d’accordo. Ma ti confesso, che nel sentir parlare De Mita oggi e confrontandolo, per qualità dell’eloquio, sagacia, profondità di pensiero e cultura, rispetto ai politici di oggi, caro mio, pur disprezzando De Mita come figura politica, non posso che deprimermi anche per la qualità veramente bassa dei politici di oggi.

      Replica
  11. Maurizio Sabbadini scrive:
    02/09/2010 alle 15:14

    Grazie per aver letto. Sono anche io il primo a dire sempre che criticare, ovvero analizzare e conoscere le situazioni e i contenuti che ci circondano, sia il primo e basilare passo per cambiare le cose. Siamo allineati. E condivido praticamente tutte le tue analisi. Ci diversifica solo il passo finale conseguente.
    Questo è il link al mio testo:
    http://sites.google.com/site/mausabba/lo-stato-sono-io—l-etat-c-est-moi
    Eventualmente c’è anche il PDF dato che è piuttosto lungo:
    http://sites.google.com/site/mausabba/lo-stato-sono-io—l-etat-c-est-moi/LoStatoSonoIo.pdf?attredirects=0
    Li ho controllati e funzionano.

    Replica
    • Andreas Voigt scrive:
      02/09/2010 alle 21:47

      Me lo sono letto tutto ….. Ci ho messo un po’ ma sono arrivato in fondo. Molto interessante!

      Replica

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