Lo studio della storia del pensiero è un preliminare necessario per raggiungere la libertà di pensiero. Non so, infatti, cosa renda un uomo più conservatore: non sapere nulla del presente oppure nulla del passato.
— John Maynard Keynes

Mi sto accorgendo sempre di più che qualcosa comincia a cambiare. Segnali di risveglio se ne vedono. Qualcuno comincia ad alzare la voce, a dire la sua. La “terra dei cachi” si sta svegliano da un sonno profondo o è solo una pia illusione?

Su LinkedIn, quando si parla di “hamburger-marketing” come lo definisco io, cioè quell’insieme di scomposte azioni promozionali che le web agencies propinano all’ignaro cliente si nota un certo fastidio. Ci si guarda intorno in effetti e si rimane strabiliati dalla quantità di esperti pubblicitari che abbiamo. Sembriamo una nazione dove il numero dei pubblicitari ha superato il numero degli operai (questi ultimi in netto calo). Eppure, appena ti avvicini, a guardare meglio, ti accorgi che il sedicente pubblicitario è poco meno di un apprendista stregone. Ma quando finirà questa farsa? Forse mai …

Hai voglia qui, di evangelizzare, di informare, di risvegliare le coscienze. In un mondo dove veline, tette & culi e Grande Fratello dominano la cultura di massa e dei singoli, diventa complicato anche solo spiegare a qualcuno che senza contenuto, senza basi, senza brand, fare “comunicazione” è come suonare la tromba con una ciabatta. Gente che si presenta come Art Director e non sa nemmeno cos’è una pianificazione media. Gente che ti saluta dall’alto dei suoi mille siti web prodotti, tutti graficamente ineccepibili, salvo poi verificare che, appunto, c’è solo la grafica, il resto “mancia” o manca. Gente che ti grida, ti promette, ti imbonisce come lo strillone del circo, che sarai primo sul golgota di Google, pronto alla resurrezione, per poi accorgerti che tra pagliacci di scarso valore, equilibristi della truffa legalizzata e domatori di clienti, di circo appunto si tratta. Gente, che non distingue una headline, da un pay-off, gente che nemmeno sa cos’è una headline o un pay-off. Gente che ti infiocchetta una bellissima scatola che contiene la polpetta avvelenata. Gente che si abbarbica a 4 cose in croce imparate per caso, che non legge, non approfondisce e non ha nemmeno il coraggio delle proprie insulse azioni. Gente che non distingue il bello dall’utile, l’utile dall’inutile, il serio dal faceto.

Per fortuna però, non c’è solo questo “merdaio” professionale. C’è chi lavora seriamente. Non mi stancherò mai di dirlo e non mi stancherò mai di scrivere questi post. Giuliano Pellizzari, membro del gruppo Friuli-IN Business Network, le cose le dice chiare e tonde e io non posso non essere che d’accordo e quindi qui lo cito testualmente.

Marketing=Fumo+Comunicazione?

Vi capita mai di sentire le agenzie pubblicitarie parlare di “posizionamento”? Non parlo di grandi nomi del marketing, mi riferisco a piccole realtà di provincia che malapena si fanno notare perché sanno mettere insieme grafica, web e un po’ di foto. Parlano di “posizionamento dell’azienda”. Come se l’immagine di una azienda fosse tutto. Come se a determinare le altre variabili fosse l’immagine stessa. Il marketing letto come comunicazione pura, nella forma magari più primitiva, basica. Come se i primi studi di comunicazione fossero sufficienti a far non solo percepire un brand, ma a determinare politiche di pricing, di distribuzione di opportunità commerciale, di scelte strategiche.
A volte l’ingenuità strappa il sorriso per certe frasi enunciate con vigore “ci occupiamo Noooi di posizionare la tua azienda” senza magari partire dal fatto che bisognerebbe conoscere almeno un mercato (rionale?), un po’ di concorrenza (due nomi?), qualche fattoruccio di riferimento (KPI) che permettano di stabilire i parametri da utilizzare per valutazioni vagamente attendibili. E già quando le cose sono svolte come si deve, si rischia comunque di sbagliare. Eppure tutti parlano di posizionamento dell’azienda sul mercato. Di solito “IN ALTO”. Così in alto che Messner non ci sarebbe arrivato nemmeno sommando tutti i suoi ottomila!
Il problema non sta in quello che raccontano. Tutti possono raccontare tutto di tutto. Spesso è pura fantasia.
Sta nel fatto di creare ulteriore fumo. Già. La maggior parte delle aziende è convinta dell’equazione Marketing= Fumo+Comunicazione.
E morta lì.
Per portare a sviluppo una nazione come la Nostra, con aree “dove non passa lo straniero figurati il consulente”, forse dovremmo iniziare a mettere un po’ di ordine nella testa di chi lavora e vuole crescere e non sa bene di chi si deve fidare. Forse.
Dovremmo spiegare in modo chiaro e definitivo come funzionano certi processi, quali sono le logiche dei mercati, quali sono le opportunità.
Forse.
Magari qualcuno ci guadagnerà qualcosa di meno (Sicuro!) ma, al meno, avremo portato ad un gradino più alto di consapevolezza diversi imprenditori dalle potenzialità inattese.

E voi cosa ne pensate? Non oso pensare. :-)

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14 Responses to Il marketing di casa nostra

  1. Massimo Domenici scrive:

    ..penso che hai ragione!
    Non mi sono mai occupato di Mktng ma in passato ho avuto per ragioni professionali, contatti con molti cosiddetti “markettari”. Ho purtroppo potuto constatare, che in larga maggioranza non teneva mai conto della necessità di conoscere il mercato di riferimento, perchè? Forse perchè sarebbe stato troppo difficile impararlo e successivamente proporre un prodotto di vendita ad hoc. Credo tu abbia centrato il problema quando vedi nella cultura di massa solo veline, tette e culi..è la cultura del pressapochismo che grazie a ..prende sempre più piede in questo Paese ormai alla deriva.

  2. Andreas Voigt scrive:

    Grazie al Gran Maestro di tutti gli imbonitori …

  3. [...] Il marketing di casa nostra Mi sto accorgendo sempre di più che qualcosa comincia a cambiare. Segnali di risveglio se ne vedono. Qualcuno comincia ad alzare la voce, a dire la sua. La “terra dei cachi” si sta svegliano da un sonno profondo o è solo una pia illusione? [...]

  4. Francesca scrive:

    “…piccole realtà di provincia che malapena si fanno notare perché sanno mettere insieme grafica, web e un po’ di foto…”

    ….mai definizione fu più azzeccata! soprattutto il punto della “foto”…ahaha!!
    E’ vero: l’immagine fa da invito talvolta a farmarsi, ma se dientro ad essa non c’è un contenuto o c’è un contenuto incoerente…quanti danni!

    Non parliamo poi del tema del “posizionamento”: prima di essere un tema legato al mondo web, è un aspetto del marketing che andrebbe analizzato a prescindere per ogni clientee. Vi racconto un piccolo aneddoto: una fanta-agenzia a cui ho prestato opera, alla richiesta di definirmi il posizionamento dell’azienda del loro cliente, mi rispose che l’azienda in questione non aveva un sito internet e quindi non era posizionata … ahahaha… e in che mercato stava???)

    Cito nuovamente ciò che avete scritto “….Gente che si abbarbica a 4 cose in croce imparate per caso, che non legge, non approfondisce e non ha nemmeno il coraggio delle proprie insulse azioni….” condivido pienamente!

    Non si informano.
    Non leggono.
    Non osservano.
    Non ascoltano.
    Sono intorno a noi…
    …E fanno comunicazione…oh yeah!

    ciao a tutti :-)

  5. [...] This post was mentioned on Twitter by Medifocus, Marketing Filter. Marketing Filter said: RT @wambo67 Il marketing di casa nostra | Innovando http://is.gd/dxLAu [...]

  6. che palle scrive:

    eddagli con sta tiritera SONO TUTTI MERDA SONO BRAVO SOLO IO
    abbello, hai rotto

  7. Fabrizio scrive:

    Kevin Kelly, da vero innovatore, anticipava molti anni fa alcuni fenomeni sociali che hanno poi caratterizzato il nostro mondo interconnesso. Egli delineava nei suoi libri una società ed una economia dominate dalla logica delle reti introducendo la metafora dello sciame per spiegare come una miriade di elementi ‘stupidi’, collegati tra loro, possa dare forma ad una ragnatela complessa dotata di un potere molto più grande della somma delle parti che la compongono.
    Internet e le nuove tecnologie hanno permesso alle persone di agire insieme con modalità inedite e in situazioni in cui l’azione collettiva era stata fino ad allora impossibile .La convergenza tecnologica ha consentito di dare nuove risposte a domande antiche sul come permettere a individui in concorrenza tra loro di lavorare insieme e di apprendere come farlo. L’incontro tra le nuove tecnologie e la tendenza umana a socializzare fornisce oggi agli individui l’opportunità di fare cose nuove insieme collaborando su una scala e in modi fino ad oggi impensabili ed impossibili.
    E’ evidente che tale configurazione offra infinite nuove applicazioni nel Management e nella gestione dell’impresa.
    Aggiornando la nostra prospettiva, possiamo vedere le imprese come un insieme di organizzazioni caratterizzate da reti di relazioni complesse e paritarie fondate sullo scambio e la condivisione e che assumono forme estese ed integrate di veri e propri ecosistemi. In queste reti molti attori, siano essi dipendenti, clienti, consumatori ecc. assumono un ruolo sempre più interattivo e proattivo dando forma a nuovi modelli e realtà che si autoproducono e che generano cambiamenti profondi nelle tecniche di comunicazione.
    L’evoluzione del marketing diviene a questo punto inevitabile, i social media(Blog e social network in primis) diventano un nuovo e delicato veicolo comunicativo e gli internauti (tecnicamente più preparati dei classici consumatori) acquisiscono un ruolo sempre più proattivo (il consumer si evolve in prosumer) ed influenzano costantemente le rispettive decisioni. Il buzz marketing si sta lentamente imponendo(in termini di efficacia) sulle più “classiche” tecniche di comunicazione e la risonanza del processo sulla rete sta aprendo forti(a volte pilotati), ma costruttivi, dibattiti…Si sfiora il tema etico spesso senza cognizione di causa e ci si abbandona troppo facilmente a critiche di sfondo qualunquista(raramente di carattere propositivo), ma questo è il bello delle rivoluzioni e chi propone qualcosa di nuovo lo sa….la diversità (anche quella di opinione) è un valore che voglio, da 23 enne neo laureato, fortemente incentivare nella comunità.
    “Stay foolish, stay Hungry” suggeriva un sognante Steve Jobs qualche anno fa eripeto io ad una pachidermica e involutiva Italia
    Fabrizio

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