Argomento di discussione difficilissimo ed estremamente spinoso. Molti SEO anche in gamba non hanno sempre bene in mente che tra traffico + visibilità e consenso c’è una enorme differenza. Sarebbe interessante approfondire questo argomento anche alla luce delle nuove metodologie di marketing che pian piano si stanno sviluppando.
Per traffico web (per specificare meglio) possiamo intendere il numero di relazioni e interazioni o meglio visite, che un sito, un blog o anche una specifica pagina di uno di essi, genera in un dato momento. Per essere ancora più precisi, quanti visitatori passano in un dato momento su una data pagina di un dato sito o un dato blog o portale ecc… Mi suggerisce qua un mio collega che il traffico è quello generato dai semafori … Vabbè, ci sta la battuta!
Per visibilità (sempre di un sito, di un blog o di una singola pagina di essi) si può, in modo un po’ rudimentale, dire che è l’esposizione al pubblico in termini di quantità di contenuti, che possono essere usufruibili e consultabili (e qui entrerebbe in gioco anche la usabilità) dal pubblico stesso attraverso vari strumenti tra cui i motori di ricerca.
Il consenso è invece il grado di approvazione che un dato sito internet, un blog, un portale o una singola pagina di essi, suscita nel pubblico.
Per fare un esempio pratico, in politica, il traffico è il numero di persone che guardano lo spot elettorale, la visibilità e l’esposizione dello spot ad un dato numero di elettori possibili e il consenso è il risultato finale e cioè il numero di persone che ha eletto il politico. Ergo, trasportando tutto in termini di internet e di SEO, più traffico ho, più visibilità ho, più consenso genero.
Assolutamente sbagliato!
Il consenso viene generato con altre variabili che non dipendono nè dal traffico nè dalla visibilità soprattutto oggi. Il consenso viene generato prima di tutto dalla qualità del contenuto, dall’idea generata, dalla storia raccontata. Il politico che vuole farsi eleggere e generare perciò una base elettorale (il consenso) ha bisogno di un programma politico (contenuti) che possano essere condivisi con più persone. Quindi possiamo senz’altro dire che il consenso ANCHE su internet è generato dai contenuti del blog o del sito o della singola pagina di uno di essi e oggi anche dal grado di condivisibilità. Più la storia che racconti suscita interesse più viene condivisa, più generi consenso, più generi traffico più hai visibilità.
Oggi si gioca al contrario. Si forza il sistema con tecniche SEO per generare traffico e visibilità al di là dell’idea e del progetto di base (o storia, come la chiama Seth Godin) nella speranza di generare consenso. A lungo andare questo metodo comincerà a scricchiolare e già scricchiola.
Ma allora, quello che dico è in controtendenza rispetto a quando affermo che per un progetto web valido è necessario anche un SEO?
No affatto. E’ una questione di metodo. Un sito internet ha bisogno di SEO ma non alla fine! All’inizio! Il SEO deve essere coinvolto immediatamente. Oppure la webagency è in grado per sua buona formazione professionale di sopperire alla mancanza iniziale di un SEO perchè ha già all’interno gli strumenti di analisi e fattibilità per fare un buon progetto da sottoporre anche alla fine al SEO di turno.
Quindi è importante, per chi vuole una presenza sul web (non in senso di fantasma, anche se la stragrande maggioranza dei siti pubblicati sono molto simili ad un ectoplasma povero di idee e di contenuti oltre che di tecnologia) non solo valutare con cura il SEO con il quale si vuole lavorare (vedi alcuni miei articoli precedenti tra cui “scegliere un SEO” e “un SEO può servire?“) ma valutare ancora più attentamente l’agenzia con la quale si vuole lavorare.
Al di là ora delle singole valutazioni che ognuno deve fare, è importante che sia chiara la posizione relativa alla generazione del consenso in un progetto di comunicazione. Parlando con Andrea Serravezza di questo argomento mi viene contrapposto il fatto che misurare il consenso, per un SEO diventa un’operazione complessa in quanto “si dovrebbe giustificarlo, misurarlo e generare dei reports e dare atto del risultato”. Ma, aggiunge: “ciò che preoccupa è il processo culturale che dovranno affrontare le aziende, ancora alle prese con ritorni sugli investimenti misurabili, poco avvezze al rischio ed alla sperimentazione di nuove forme di comunicazione e soprattutto guidate molto spesso da matusalemme. Evangelizzare è l’unica arma a disposizione.”









Finalmente mi sta diventando tutto un pò più chiaro grazie proprio alla lettura del tuo post. Ho fatto sempre un pò di confusione e ragionavo un pò come fa il politico, adesso capisco che la differenza la fanno i contenuti. Il politico del programma spesso se ne infischia, prima lo fa e poi lo straccia davanti ai suoi stessi elettori mettendo in pratica il contrario.
Quella è la mancanza di ETICA. E anche questa sul web esiste e ha una sua importante funzione. Purtroppo sconosciuta ai vieppiù!
Evangelizzare è sì un ottimo strumento. E la qualità dei contenuti è “paramount” per ottenere risultati. Purtroppo allo stesso modo in cui è possibile fare politica senza contenuti, è anche possibile fare dialogo senza dire nulla.
Restano davvero solo due punti di riflessione:
1. Speriamo di tornare ad una civiltà in cui la cultura ha un peso rilevante (propongo di viaggiare nel tempo e chiedere agli ateniesi classici di reinstaurare una dittatura illuminata, per poi diventare un filosofo protoanarchico perché alle mie libertà ci tengo, comunque sarebbe meglio di quello che viviamo al momento.)
2. Oggigiorno senza un piano, una strategia, un impulso a rischiare, le ditte chiudono. Chi osa, con una buona visione della strada innanzi a sè invece sopravvive e prospera oltremodo. Il punto è che convincere una persona creativamente sterile a mettersi in gioco adducendo come giustificazione “dai, che poi diventi ricchissimissimissimo” è come concimare verdure con acqua salata sperando di raccogliere un insalatone già condito…
P.S.: Ieri ho avuto la conferma definitiva: “Geek is the new Black”. Non solo la moda si sta spostando verso le cose da “secchioni” con magliette di videogiochi, cartoni anni ’80, citazioni scientifiche pazzesche, anche la politica statunitense viene valutata con questo metro. Obama è stato chiamato “a guy who’s totally geek about policies”, traducibile in “(quello abbronzato è) un secchione fissatissimo con le politiche pubbliche”.
D’altro canto noi geeks siamo dotati di problem solving skills mica da poco, citando xkcd “Stand back, I know Regular Expressions!“. Torno a vedermi The I.T. Crowd.
Giustissimo, mai prescindere da contenuti di qualità.
Marco