
Domenica scorsa mi sono imbattuto in una trasmissione su RAI1, quella condotta da Massimo Giletti prima di Domenica In. Si parlava di internet, della sua pericolosità e della necessità di regolamentarne l’accesso in funzione di un metodo educativo sano, razionale e soprattutto tutelante nei confronti dei figli. Ne è nata una discussione talmente aberrante da lasciarmi di sasso. E’ come se volessimo vietare o regolamentare l’accesso alle biblioteche. Ma teoricamente, non dovrei rimanere così perplesso e stupito. Le cose fanno paura, quando non le si conoscono. La non conoscenza provoca e alimenta i falsi pregiudizi, le dicerie e quindi la paura.
Avere paura di internet o del web, significa aver paura di portare i figli a scuola, perchè durante le ore scolastiche “chissà cosa può succedere”. Avere paura di internet significa aver paura di tutto ciò che sta fuori di casa e allora si tengono i figli inchiodati a casa davanti alla TV, che invece non è pericolosa ed è solo sano intrattenimento. Ecco allora che i figli vengono spediti ad ogni sorta di corso e disciplina sportiva, dal corso di chitarra alla danza del ventre, dalla pallavolo al ciclismo su pista, non tanto per inculcare la cultura dello sport (che è una cultura sanissima invece e andrebbe alimentata per quello che realmente è) ma per tenere i figli impegnati, sotto sorveglianza continua di un adulto, pur di non applicarsi a quello che ogni giovane ragazzino dovrebbe fare: giocare, oziare, sognare, divertirsi e soprattutto STARE CON GLI ALTRI.
E così, si educano i figli alla non educazione, all’incapacità di relazionarsi umanamente e civilmente con gli altri (vedi il problema del bullismo nelle scuole), alla disistima verso sé stessi, alla mancanza di autocontrollo, all’incapacità di analisi, di giudizio, di curiosità. Ma quello che è peggio, c’è una sorta di sfiducia malcelata verso le giovani generazioni perchè si presuppone che non sappiano autogestirsi, precludendo o regolamentando ogni cosa che possa provocare situazioni di disagio giovanile. Ma porca miseria! Ma ogni ragazzino adolescente, è cresciuto nel proprio disagio giovanile, autogestendoselo e risolvendo autonomamente i propri piccoli problemi quotidiani. Ovvio che si parla di situazioni normali e non di carattere patologico.
Con il divieto non si educa, semplicemente si nega. Se internet può essere considerata la più grande rivoluzione tecnologica di tutti i tempi, negare internet vuol dire negare il futuro. Se si nega l’accesso a internet, si dovrebbe negare il telefonino, la televisione fino a tarda sera, i giochi violenti, i libri sconci, le riviste pornografiche o i dvd pornografici e ogni cosa che non è in linea con i dettami di una cultura imposta dall’alto. Si dovrebbero per esempio eliminare tutti gli alcolici in ogni casa dove abita un minorenne !!! Più si vieta e più si creano i presupposti alla ribellione violenta.
Vietare o limitare ai ragazzini l’uso di internet e la socializzazione sul web, non è la soluzione. Occorre invece educare i giovani ad usare gli strumenti secondo la propria coscienza e in modo “maturo”. Ma per farlo, gli educatori devono conoscere ciò di cui parlano e qui casca l’asino. Durante la trasmissione di cui sopra, ho sentito una tale sequela di castronerie, da farmi intendere che la strada è ancora piuttosto lunga.
Educare un giovane a “usare” internet invece, è come educarlo alla vita. Le cose sono esattamente le stesse. Le persone che un ragazzino su internet può incontrare, sono esattamente quelle che può incontrare durante le uscite di casa. Non ci sono differenze.
Invece no, è più facile negare, limitare, censurare. Già che io, appena sento il termine censura, limitazione o regolamentazione, mi viene in mente il nazismo, sarebbe invece ora di affrontare la questione in modo meno parossistico e più adulto. Si potrebbe cominciare ad esempio a prendere coscienza del fatto che il web è un fatto assodato, talmente naturalizzato nella crescita delle giovani generazione, che è come per noi a suo tempo con la televisione: non per questo però siamo cresciuti tutti assassini, pedofili e delinquenti. Gli assassini, i pedofili e i delinquenti c’erano prima dell’avvento della TV e ci sono ora con l’avvento di internet nelle case.
E allora, cominciamo ad affrontare il “fenomeno” con curiosità e con la giusta coscienza di chi sa e riconosce che la libertà, qualunque essa sia, è un bene da difendere a qualunque costo e in qualunque modo. Anche attraverso il web. Educare i giovani alla libertà è il regalo più grande che possiamo lasciare alle future generazioni.












Viviamo in un mondo dove nessuno vuole prendersi la responsabilità di educare i propri figli e il risultato è questo. Censuriamo qui così non possono vedere questo, censuriamo quello così sono protetti DALLA NOSTRA IGNORANZA.
I miei genitori per crescermi hanno fatto MOLTI SACRIFICI. Hanno scelto un lavoro che permettesse loro di potermi educare come volevano, pur con i limiti che questo ha comportato (economici ma non solo).
Oggi ci sono paparini che parcheggiano i figli in fumetteria tutto il pomeriggio così possono scoparsi la segretaria (potrei fare nomi e cognomi). Ragazzini viziati, non controllati e pieni di soldi che passano dalle carte di Magic al fumo e chissà cos’altro nel giro di pochi anni, il tutto mentre i genitori si scannano per le corna che si sono fatti reciprocamente e per chi deve tenersi cane e la villa al mare.
Giletti è un uomo fortunato, si sarà portato a letto un numero incredibile di belle donne (così almeno dice la mia compagna) ma non capisce un cazzo di comunicazione e di internet, altrimenti non avrebbe certo un posto di lavoro come GIORNALISTA NELLA TV PUBBLICA!!!
Se mai avrò la fortuna di crescere dei figli lavorerò di notte se necessario, ripeterò i sacrifici che i miei genitori hanno fatto per me ma NON DEMANDERÒ AD ALTRI LA LORO EDUCAZIONE, nella speranza di riuscire ad eguagliare il risultato raggiunto dai miei genitori (perchè tutto sommato proprio male non sono riuscito
).
Scusami per la lunghezza ma queste cose mi fanno davvero imbestialire!
Sei scusato!
Giletti… il solo pronunciarne il nome mi stimola l’orticaria ad un livello paragonabile a quella che verrebbe se il nostro premier entrasse in un circolo Arci.
Giletti che parla di Internet è come un prete che parla di contaccezione: si parte da presupposti mai verificati e alla fine si fa un gran ciarlare per nulla.
Visioni di Internet, dei siti di aste online e dei social network che ricordano cartoline stereotipate (il problema è che vengono vendute e spiatellate sulla tv pubblica come verità inconfutabili): gente che pensa che Steve Jobs sia un cantante americano, giusto per chiarire il livello.
E poi dicono che alcuni figli si drogano, per forza, a vedere certi programmi… date il microfono a gente che lavora su internet e sulle sue tecnologie, chiamate un responsabile di Google o Facebook anzichè starnazzare come oche allo stagno.
Marco