Che l’Italia sia divisa è chiaro e lo è da quando esiste la “questione Meridionale” ai tempi della destra e della sinistra storica del Regno d’Italia. Si parla e si discute ormai da 150 anni ma in sostanza non è cambiato nulla. La differenza tra settentrione e meridione, invece di diminuire, nonostante le politiche economiche di “sussuidio” degli ultimi 60 anni, nonostante la ex “Cassa del Mezzogiorno” ora resuscitata grazie al Ministro Tremonti con la “Banca del Mezzogiorno” (chissà dove saranno mai le differenze dico io) nonostante le vagonate di aiuti di Stato, ecco, la differenza aumenta. Non c’è soluzione di continuità.
La presenza delle istituzioni è sempre più delegata alle autorità politiche influenzate dal voto di scambio e dalle infiltrazioni mafiose e le infrastrutture, quelle poche, messe in piedi non si sa come negli anni 60-70 stanno crollando sotto il peso della globalizzazione e della competitività internazionale, lasciando un mucchio di macerie e di senza lavoro. Non è una scena apocalittica, è reale. Ecco perchè nascono le economie parallele, fondate sul potere e l’influenza mafiosa e delinquenziale. Droga, appalti, rifiuti, su questo ormai molte zone dell’Italia meridionale si reggono economicamente (cosa che sempre di più accade anche nel settentrione).
La cosa incredibile, ma dovevamo aspettarcelo, è che questo quadro desolante e terribile, si riflette anche sul web. Abbiamo condotto ricerche nel comparto enogatronomico, sulla diffusione di siti internet in Italia e le densità di localizzazione. Non si può dire che non manchino aziende agricole o aziende che commercializzano e vendono prodotti enogastronomici anche al sud. Il sud ha un patrimonio immenso di prodotti enogastronomici di eccellenza, che non hanno eguali in tutto il mondo.
Ebbene, devo constatare, con enorme stupore che di tutto questo enorme patrimonio, non v’è traccia sul web. Il digital divide non è relativo solo al difficile accesso alla rete internet e al web in genere, ma c’è una grave mancanza di cultura di marketing da parte degli operatori del settore (webagencies in testa) che non sono in grado di dare visibilità concreta all’eccellenza meridionale del comparto. Probabilmente, manca una cultura imprenditoriale moderna e diffusa e spesso quando questa c’è, mancano comunque risorse e infrastrutture.
In una nostra ancora un po’ superficiale ricerca, sul comparto caseario, notiamo come la densità in termini di presenza sul web è rilevante (in termini nazionali) nel settentrione, e scarsissimo in meridione. Eppure, tra scamorze, pecorini, mozzarelle, burrate, e chi più ne ha più ne metta, di produttori interessanti ve ne sono parecchi proprio al sud. Ma anche quel poco che c’è di presenza online, è decisamente scarsa, addirittura naif, come qualità in termini di comunicazione web.
Dobbiamo dire, considerando la questione qualità della comunicazione online, che il livello, nel settore enogastronomico, è terribilmente scarso in tutta Italia. Ma tornando alla questione meridionale, ci si può rendere conto come anche sul web, l’Italia sia spezzata in due tronconi distinti e la parte meridionale, a parte qualche zona di eccellenza, è terribilmente indietro.
All’orizzonte, con la classe politica che ci ritroviamo, poverissima di contenuti e di visione futura, non vedo molte soluzioni. Solo i cittadini italiani che abitano al sud, hanno la soluzione in mano: ribellarsi e ricostruire. Ma a quali costi? Questo è l’altro problema: web significa investire, investire in marketing e comunicazione. Le risorse al sud sono pochissime, l’accesso al credito è difficilissimo e la morale nei pagamenti è inesistente. Al sud si paga a babbo morto per cultura. Si dice che per pagare e morire c’è sempre tempo.
Così ancora di più al sud rispetto al nord fioriscono i fai da te e i risultati alla fine sono scadenti e di pessimo gusto.
Non si può però dire che al sud manchino persone, cultura imprenditoriale, eccellenze, anche realtà tecnologiche interessanti. Esistono aziendine del comparto ICT niente male, ma si disperdono nel nulla. Alla fine comunque il sud Italia rimane tagliato fuori dalla comunità online. Per il sud, il web è come se non esistesse. Niente autostrade, niente web.









Nel 1970 in una magnifica serata estiva sul lungomare di Reggio Calabria cercavo di dire ad alcuni conoscenti locali che anche noi al Nord eravamo usciti dalla guerra con le pezze sul sedere, ma che con il forte impegno e lavoro, senza aspettare che le cose cadessero dal cielo, ci eravamo rimessi in sesto.Non era possibile, dicevo, che verso le 12,30 e le 13 tutto si fermasse e fin verso le 16,30 non si muovesse foglia, poi un poco di attività, negozi sopratutto, poi dalle 19 tutti a passeggiare. Il famoso “struscio” sulle strade del centro.
Ero a Reggio per un lavoro commerciale. Mi risposero, e questo è tipico, che noi del Nord non potevamo capire…, che il clima è diverso, fa troppo caldo…, che i Piemontesi dopo Garibaldi si erano presi tutto…ecc, che ‘ndrangheta, mafia e camorra non esistevano ed erano invenzioni della polizia, CC e dei governanti!
Dirgli che Palermo, Reggio e Napoli sono più o meno sul parallelo di Tokyo, hanno un clima migliore ma che Tokyo ha un’attività produttiva, commerciale ed economica neppure lontanamente paragonabile, che dai tempi di Garibaldi già allora erano trascorsi più di 100 anni e che nel dopoguerra lo stato italiano aveva finanziato , stava ancora finanziando (purtroppo continuerà ancora per oltre 30 anni da allora ) ingenti programmi di sviluppo, come la Cassa del.. magna, magna, e che credo la cosa più importante, senza la loro volontà ed impegno non potevano, come non possono tuttora, migliorare, anche perchè i più intraprendenti, in tutti i sensi, se ne vanno. Purtroppo fiato sprecato, anche successivamente, noi del Nord “non possiamo capire”
ma abbiamo pagato e dovremmo continuare a pagare.
Questa purtroppo è in estrema sintesi “la questione meridionale” che si riflette sul web, come sull’agroalimentare, sul turismo. Il turismo che è tipicamente un attività medio piccola anche individuale è uno sfacelo. Frutta e verdura arrivano in Italia ed in tutta Europa , in poche ore in aereo da Cile, Sud Africa, ecc. Dalla Sicilia i prodotti vanno in Germania, come da noi, su migliaia di Tir impiegando oltre 30 ore. Certo se spedisci con i cargo devi fare Aziende, Consorzi e sopratutto devi fatturare !
Purtroppo tanta demagogia e tante chiacchere! Guai parlare di fatti numeri e dati macroeconomici.
Buona notte.
Pier
WOW. Che sfogo!
Guarda, io sono per metà siciliano e per metà tedesco, quindi so esattamente quello che stai dicendo. Basta guardare la differenza tra terremoto in Friuli e terremoto in Irpinia. I motivi di questa differenza, sono tanti. Comprendono in parte ma solo in minima parte anche le giustificazioni che molta gentedel sud porta sul tavolo della discussione, e tanti altri motivi. Una cosa però è vera, e cioè che il sud è un bacino di voti politici e alla politica tutto sommato torna comodo che la situazione al sud rimanga quella che è, altrimenti avrebbe fatto qualcosa di positivo già da decenni.
Al sud, la mafia, la camorra, la ‘ndrangheta e la sacracorona unita o come diavolo si chiamano tutte le organizzazioni mafiose, hanno preso di fatto il posto dello stato, che piaccia non piaccia dirlo. Lo Stato non c’è. Hai bisogno? ci pensa la mafia. La gente per bene del sud, che avrebbe voglia di cambiare, è impotente, lo sai il perchè? Perchè c’è il nulla assoluto. Non c’è lavoro. Da noi al nord inizia a scarseggiare, al sud non c’è proprio e non c’è da decenni. E non è facile oggi, in un mondo globalizzato ed estremamente competitivo inventarsi un’economia dal nulla; per farlo occorre anche la presenza dello Stato, che almeno vigili sulla correttezza degli operatori e la tranquillità della vita civile. Ma lo Stato non può farlo, non ha nè la forza economica nè le risorse umane e materiali.
Oggi, se non esistesse l’Euro, l’Italia sarebbe in default. L’Italia ha pagato un prezzo altissimo in termini di prelievo fiscale per entrare nell’area Euro, perchè già allora era alle prese con una ipersvalutazione, senza controllo, che aavrebbe portato l’intero sistema Stato, al collasso. Ti ricordi quel periodo vero? La famosa tassa per l’Euro. Ma poi, da allora ad oggi cosa è cambiato?
Nulla
Anzi, il debito pubblico è aumentato, il ceto medio è più povero, abbiamo avto la crisi finanziaria e continua a non esserci lavoro. Il problema del lavoro però, attenzione, si sta estendendo anche al nord a macchia d’olio. Le aziende straniere che operano in Italia stanno chiudendo i battenti. Se ne vanno, perchè investire qui, è un suicidio. Quando in un Paese apparentemente democratico non esiste la certezza del diritto, hai chiuso. Quando in un Paese hai un prelievo fiscale superiore al 30% ma non hai un ritorno di servizi adeguati, il sistema Paese ha fallito. Quando in un Paese vince il contro-Stato (le mafie) in molte parti del territorio nazionale, il sistema Paese ha fallito. Quando la generazione fuura sta peggio di quella precedente, il sistema Paese ha fallito.
Quando sei costretto a fare la spesa negli hard-discount perchè non hai un euro in più per comprare una genuina mozzarella di bufala campana, il sistema Paese ha fallito. Quando in titolo di Stato ti rende interessi negativi e piuttosto che comprare BOT, compri Bund tedeschi, ciao ciao.
Vogliamo renderci conto che di fatto l’Italia è un’zienda FALLITA? E dal fallimento si può rinascere? Si può migliorare e ricostruire? Come? Cominciamo a mandare a casa tutti quelli che fino ad ora hanno governicchiato. Tutti però, senza distinzione di fede e di colore!
Infatti da almeno trentanni dico che la nostra unica speranza è una Europa veramente unita con un Governo veramente sovranazionale, ma ci vorranno almeno altri vent’anni e non potrò vederla realizzata.
Comunque ce la faremo perchè noi Italiani dobbiamo essere messi alle corde per reagire.
Piero Muzio
Concordo, dobbiamo toccare quello che viene spesso chiamato “rock bottom” prima di reagiore davvero.
Per quanto riguarda l’europa concordo, ma c’è da tener conto che il sentimento antieuropeo sta radicandosi, e molto, in parte per le pulsioni protettive dei poteri radicati, in parte perché l’Europa non è perfetta, il trattato di Lisbona ad esempio è stato un golpettino silenzioso. Almeno secondo Paolo Barnard.
Che dire di più? Sono d’accordo su tutto quanto così chiaramente espresso da Andreas. Ma con un “ma”…..
Non sono più del tutto convinto della rappresentazione quasi idilliaca delle risorse agropastorali del sud che Andreas propone. Se è vero, ed è vero, che esistono singoli produttori d’eccellenza nei diversi comparti, va comunque detto che è “l’ambiente” nella sua interezza ad essere degradato, a comiciare dall’ambiente fisico. Non faccio l’ecologista ideologico, ma propongo qualche esempio.
La genuina mozzarella di bufala campana? E’ un’ invenzione o un desiderio nostalgico: le bufale pascolano su terreni su cui si sono sversati per decenni i veleni industriali portati dal nord dalla camorra (per ridurre i costi delle aziende della parte sana del Paese….. ), e su questi terreni c’è una concentrazione di veleni e tossine da far impallidire qualsiasi ricercatore. La percentuale di animali nati deformi è quintupla rispetto ad altre zone…
Siete mai passati nella zona d’origine del Greco di Tufo, della Falanghina (vini diventati di moda negli ultimi 10 anni, grazie a strategie di mercato fondate sulla penetrazione e diffusione dei locali “in” della Milano da bere…)? Bene, in quelle zone passano fiuniciattoli, torrenti e rigagnoli che si portano alleghramente dentro i liquami, rigorosamente non trattati, delle concerie intorno a Solofra. Se ci passate, basta sentire l’odore dell’aria…..
Le mitiche cozze di Taranto, altro ricordo nostalgico. E’ più sano mangiarsi un filtro dell’olio usato di un auto con 100.000 km…c’è comunque meno diossina!
E che dire degli agnelli nati morti in certe zone a tardiva vocazione industriale della Basilicata?
Tutto questo per dire che pur riconoscendo ottime individualità produttive, non possiamo fare a meno di vedere gli schizzi di fango dell’ambiente sulla loro eccellenza.
Il web….per ora i sistemi “consueti” di distribuzione, la “moral suasion” della criminalità, inducono a scegliere la “tradizione”…..
Con amarezza, arrivo a pensare che la mozzarella chimica fatta con latte condensato rischia di essere migliore…salvo scoprire che il latte condensato arriva da paesi dell’est ove le mucche sono “pompate” con estrogeni e antibiotici a dosi da paura….e quii il film dell’orrore continua…..
Con una sottolineatura in più (che mi renderà antipatico e “fuori tempo”): l’assoluta e indisppensabile necessità della presenza di uno Stato controllore. Di uno Stato centrale che regole e controllla.
Caro Vasco, ti re-invito a leggere qui: http://www.innovando.it/la-shit-generation-2920.html
Letto ora, per la prima volta…
No comment. Hai detto già tutto
C’è poco da comentare, c’è da chiudere il frigo alle schifezze invece!
Tra l’altro, mi spiegavano anni fa gli esperti del settore, mentre i formaggi del Nord Italia subiscono la concorrenza dei formaggi francesi o svizzeri, chi piu’ (la Toma piemontese vs. quella savoiarda) chi meno (il Parmigiano vs. il Cantal, ma il confronto non regge granche’), i formaggi meridionali a pasta filata non hanno concorrenti NEL MONDO!
[...] This post was mentioned on Twitter by Alessandro Giammaria, Marketing Filter. Marketing Filter said: RT @wambo67 Il web meridionale e il web settentrionale. Anche sul web, l'Italia é divisa. | Innovando http://bit.ly/h0EASf [...]