Che tutti noi siamo di fronte ad una crisi sistemica non è cosa che mi invento io. Basta leggere i giornali anche esteri, per capire che la situazione europea è piuttosto grave. La crisi greca ha solo dato uno scossone ad un quadro incrostato ma che sotto mostra un’immagine assai poco edificante.
Siamo come davanti al prete confessore, che ci invita al buio del confessionale, per lavare i nostri peccati, e i peccati questa volta sono moltissimi. Ma di che vado farneticando? Parlo della nostra cara vecchia Europa. Il grande sogno partito da Schuman e infranto sulle strade di Atene.
Viviamo in una economia pompata di debiti e sorretta dal leggendario PIL. Non esiste Paese europeo che non abbia debiti praticamente inestinguibili.Nemmeno la tanto consacrata Locomotiva d’Europa, la mia cara Germania, mio Paese natale, può stare allegra: oltre l’80% del PIL che è il terzo mondiale, è debito. E che debito! L’Italia con il suo 115% in confronto è Paperon de’ Paperoni! Ma se la locomotiva d’Europa ha un debito così elevato, ci sarà da stare sicuramente preoccupati. Se la Germania non inizia una politica di estremo rigore, come sembra che sia, quel debito se lo “succhieranno” i partners europei. Avere un debito del 115% su 10 non è come avere un debito dell’80% su 30. C’è una grande differenza, in termini assoluti! Ma non è nemmeno qui il problema!
Come letto oggi sul Sole 24Ore, ci stiamo rimpallando i debiti come fossimo al Monopoli. Tu dammi 30 miliardi di Bund che io ti do 25 dei miei Titoli di Stato. Giochiamo al “Celo-Manca” con la spazzatura finanziaria in nome di un’Europa che di fatto, non è mai esistita s non nella visione dei nostri padri fondatori. Viviamo in una Europa a due velocità, quella del Nord, manufatturiera avanzata e quella del Sud, manufatturiera sì ma non avanzata e tanto sole e turismo. Due Europe diversissime.
Cosa volete che importi al finlandese, tutto sommato benestante, se la città di Taranto ha dichiarato bancarotta. Che importa all’austriaco di Graz, se l’Irlanda è sul limite del default esattamente come la Spagna. L’importante è che non si tocchi il livello di benessere raggiunto dall’austriaco o dal finlandese. Dell’Europa, tanto non frega nulla a nessuno, nè del cassintegrato di Termini Imerese, nè tantomeno del dipendente pubblico ateniese. In tutta franchezza, siamo al “non rompete i coglioni con l’Europa, datemi ciò che mi spetta e salvaguardate i miei diritti”. Ed ecco che sull’altare dei diritti di ciascuno, del cittadino tedesco del Nord-Reno-Vestfalia che manda “a quel paese” la Merkel, o di quello greco, portoghese, francese o inglese, l’Europa viene ghigliottinata. Nemmeno Robespierre avrebbe fatto meglio!
Siamo di fatto nella condizione che se vogliamo salvare il sogno europeo, se davvero ci interessa, dobbiamo tutti fare un passo indietro e rinunciare ad un piccolo pezzo della nostra libertà e dei nostri diritti. Ma fino a quando persisteranno resistenze in tal senso, non ci sarà futuro. Certo che, il primo passo, non potranno farlo quei Paesi sull’orlo del disastro finanziario. Default o bancarotta non è solo una questione finanziaria, ma anche un disastro sociale. La Grecia pagherà pesantemente in termini sociali, il suo dissesto finanziario e nonostante gli aiuti, dubito, e non solo io, che possa salvarsi, anzi. La cosa è semplice, se il prestito che l’Europa sta per dare alla Grecia, ha tassi di interesse più elevati rispetto al tasso di crescita (che sarà a zero se non negativo, visto il giro di vite per l’equilibrio dei conti pubblici), la Grecia si indebiterà ancora di più per onorare il debito. E allora buona notte ai suonatori!
Duemila anni di guerre, di odi e di dispetti, non sono pochi. Paradossalmente, l’Europa era più unita nel feudalesimo che in questo periodo di prosperità democratica! Qui, se i Paesi “motore” dell’Europa, non si sganciano dalle loro resistenze sociali di chi non vuol rinunciare a un po’ delle proprie ricchezze, ci sarà poco da stare allegri. Se i tedeschi non si renderanno conto, una volta per tutte, che l’Euro ha portato giovamento soprattutto a loro, che l’Europa è l’ultimo treno che abbiamo tutti, per avere un futuro non cinesizzato o americanizzato, poco ci sarà da stare allegri anche loro. E lo dico da tedesco. Dove le vendono allora le automobili? In Africa???? In Cina? Forse, ma i cinesi prima o poi se le costruiranno da soli comprandosi a pochi spiccioli la Volvo, la Saab e tutte le altre case automobilistiche in crisi. Tanta tecnologia, tanto brand a poco prezzo. Quante BMW verranno vendute in Grecia se il sistema collassa?
Ma questo discorso vale anche per gli inglesi, per i francesi, gli olandesi, ecc…
Siamo quindi nella situazione in cui, non è che i politici parlano poco di Europa perchè non interessa. Parlano poco di Europa perchè Europa è il risultato di una espressione matematica che ha come variabili il sacrificio, la limitazione di diritti, l’aumento di doveri e soprattutto la perdita di privilegi. E noi “cittadini” soprattutto quelli benestanti, siam poco propensi a rinunciare al nostro status sociale. Per un politico oggi, parlare di Europa in modo serio, significa suicidio politico. Perdita di consenso elettorale. Le elezioni in Germania, nel Nord-Reno-Vestfalia sono certamente un segnale in questo senso. La CDU non ha perso solo per la questione Grecia ovviamente, ma qualche componente, qualche percentuale c’è.
Quando il sindaco della mia città mi rimbrotta dicendo che non sempre “è tutta colpa dei politici”, ha ragione. E’ colpa di una cultura sociale immobilista, costruita sui diritti trascurando i doveri, che l’Europa si affosserà e morirà nel mare magna dei suoi debiti. Provare a togliere qualche euro al contribuente tedesco della Vestfalia per aiutare il greco senza lavoro, non è un regalo o un gesto magnanimo, ma un dovere! Altrimenti il tedesco le sue ferie, le vada a fare sulla Wasserkuppe, collina di 910 mt nella Roehn, dove non li caga nessuno! E poi, il debito pubblico tedesco, chi lo sta finanziando? Oltre agli USA, ci sono i partners europei.
La vogliamo quest’Europa? Se sì, facciamola e non aspettiamo che D’Alema o Bondi parlino di Bruxelles. Pensiamoci noi!








Bravo..eccellente analisi! La sposo semplicemente perché è una vita che vado dicendo che questa politica becera che ci viene ormai “normalmente” somministrata, non è altro che il motore per raggiungere obiettivi economici che sono il vero scopo di coloro che hanno voluto questa Europa unita. Non sono gli obiettivi sociali i veri scopi, ma soltanto l’incremento della ricchezza di coloro che già ce l’hanno..e questo vale anche per gli stati. Le classi meno abbienti lo erano prima e continuano a d esserlo adesso. Ma hai ragione quando dici che le responsabilità sono dell’elettorato, quest’elettorato a cui è stato dato l’abbaglio del benessere anche se poi è risultato essere soltanto fittizio. Quest’elettorato che ancora non si sveglia dal torpore in cui si trova e muore senza nemmeno rendersene conto. Che tristezza!
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[...] Immobilismo politico e immobilismo sociale Che tutti noi siamo di fronte ad una crisi sistemica non è cosa che mi invento io. Basta leggere i giornali anche esteri, per capire che la situazione europea è piuttosto grave. La crisi greca ha solo dato uno scossone ad un quadro incrostato ma che sotto mostra un’immagine assai poco edificante. [...]
Gaber diceva che la “libertà è partecipazione”