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Vivo in un posto dove...

Era il 29 maggio 2012 quando, seduto in auto, ho visto l’asfalto della strada fare le onde, ho sentito i muri delle case cigolare, la terra letteralmente ruggire. Il davanti della mia macchia alzarsi in un salto e in quel momento, ho chiuso gli occhi. All’una del pomeriggio l’ultima scossa ha dato la mazzata finale al mio naturale aplomb. La scossa del 20 maggio alle 4 del mattino non mi ha spaventato. Nemmeno quella delle 9 del mattino del 29 maggio, forse perchè incosciente e ignaro di quanto davvero stava accadendo. Quando sei in casa non ti accorgi davvero della potenza devastante di un terremoto. Devi ascoltarlo da fuori, in mezzo ad una strada e lì ti accorgi quanto tutto quello che ti circonda è in prestito, è lì e basta un niente per distruggerlo.

Ancora oggi a distanza di tempo sono scioccato e penso che non mi passerà più. Rumori e tremori mi fanno sobbalzare, il cuore mi sale in gola e mi metto in attesa della scossa. Ma ora le scosse non sono più della Terra. Per me che ho perso poco o nulla se non la serenità dell’incoscienza, è difficile capire. Per chi ha perso molto invece, il terremoto non è mai finito.

Il mio amico carissimo, Stefano Epfani, il 27 al pre-incontro con pizza fatto in CNA a Modena dice che è allibito dalla mancanza di comunicazione e di informazioni che c’è sul cratere emiliano. Non solo emiliano tra l’altro: vorrei ricordare anche parte del Veneto e la “bassa” mantovana. Di Mirandola, Cavezzo, Novi di Modena, Medolla, Rovereto s/Secchia, S. Antonio in Mercadello, S. Felice, Finale Emilia ecc… i giornali hanno smesso di parlarne. La Gabanelli di noi si è dimenticata. E dire che qui il giornalismo investigativo, visto quello che sta succedendo, avrebbe materiale in abbondanza. Ma meglio tacere!

Sapete, in un contesto territoriale ad alta densità imprenditoriale, dove i danni si calcolano in circa 14 miliardi di Euro, sapendo che non esistono risorse sufficienti per aiutare, meglio mettere un bel coperchio sopra al dramma e far passare tutto sotto silenzio. Meglio riempire i giornali con i battibecchi da Mulino Bianco talmente son patinati, tra Bersani e Renzi e far spendere due Euro ai caproni che si mettono in fila per il voto. Come se il partito non avesse già abbondanti risorse derivate dal finanziamento pubblico e dalle sue innumerevoli fondazioni proprietarie di immobili ovunque.

Bersani, quando scende qui ne cratere, spara due promesse, sta qui 20 minuti e poi scappa. Il Governo? Assente ingiustificato. Però arrivano circa 5 miliardi di Euro per la ricostruzione di L’Aquila (giustamente) e qui sono finiti i Contributi per l’Autonoma Sistemazione senza che siano mai nemmeno arrivati. Qualcuno, di fortunato ha visto un paio di centinaia di euro, tanto per fare l’elemosina ma il grosso che ha rimesso a Madre Natura la propria casa, sta aspettando ancora. E continuerà ad aspettare. Se qualcosa si sta facendo, e si sta facendo, non è certo grazie al Governo Monti. Eppure la generosità degli italiani si è fatta sentire e vedere! Ma i soldi dell’euro attraverso l’sms o le accise sulla benzina, sono finiti in tasca al “padrone”.

Ed ecco che, mentre i soldi per gli aiuti non sono ancora nemmeno in odore, lo Stato arriva con le tasse. il 16 dicembre, nessuna proroga per i terremotati. Per coloro che hanno perso tutto, per coloro che hanno vuotato i propri conti in banca per rimettersi in piedi, per coloro che hanno rimesso in funzione capannoni e macchinari per continuare a lavorare e garantire i posti di lavoro ai propri dipendenti, arriverà la mazzata. Il 16 dicembre si pagheranno le imposte di giungno 2012 e l’anticipo sul 2013. L’anticipo sul 2013 !!!! Oltre al danno anche la beffa. E’ una situazione talmente kafkiana… Ma la cosa bella è che se tu cittadino terremotato non hai i soldi per pagare le imposte, puoi chiedere un prestito alla tua banca, garantito dalla Cassa Depositi e Prestiti (sembra un fondo inesauribile che garantisce tutto) a tasso “zero”. Ma hai tempo entro domani 30 novembre. Altrimenti ciccia. La circolare è uscita il 27 novembre !!!!!

A dimostrazione di quanto siamo in mano ad una manica di criminali. Come dico sempre, se lo Stato perde il senso della solidarietà, significa che si è passati al regime e questo è di fatto un vero e proprio regime. Una dittatura partitocratica nemmeno più tanto soft. Come al solito, Marco Pannella aveva ragione.

Lo Stato non può permettersi i 6 miliardi di euro che verrebbero a mancare dal pagamento delle imposte. Non c’è copertura finanziaria, dicono. Può darsi! E così, per coprire un buco ne apre mille perchè le aziende che non pagheranno e si faranno mandare la cartella esattoriale a casa, saranno tantissime. Ma non per questioni di principio, non pagheranno perchè non li hanno. E così, un territorio ad alta densità imprenditoriale tornerà a diventare quello che era fino a 60-70 anni fa: una palude. Cavezzo, comune di 7.500 abitanti prima del terremoto, ora ne ha persi 1.500 cancellatisi dalle liste anagrafiche. E così vale per Mirandola e tutti gli altri comuni terremotati. La disoccupazione è balzata in doppia cifra, in un territorio sì in sofferenza da qualche anno (ma tutta l’Italia lo è) ma non in questi termini. E se non trovi lavoro oppure lo Stato non ti permette di lavorare, crescere, produrre e assumere personale, che fare se hai anche il capannone o la casa distrutti? O tutte e due le cose? Te ne vai e buona notte al secchio!

E se vogliamo parlare dei contributi per la ricostruzione, quei soldi grattati via a fatica dai mille rivoli dell’Amministrazione Pubblica, beh, quei 6 miliardi di Euro giacciono da qualche parte e verranno distribuiti a partire da “gennaio”. Termine quanto mai indefinito visto come vanno le cose in Italia. Gennaio di quale anno? 2013? Staremo a vedere. Intanto in gennaio 2013 avremo il Fiscal Compact da pagare e non abbiamo una lira, vediamo dove andranno a finire i “nostri” amati soldi.

Ma quei 6 miliardi (9 in tutto in verità) come verranno distribuiti? Con l’elastico. Se uno si legge il decreto legge emanato dal Governo si renderà conto che hanno lavorato per scriverlo, Kafka, Machiavelli, Boldi e Ridolini insieme. Perchè nulla di così allucinante, complicato, distruttivo e delirante è mai stato scritto in passato. Questa marmaglia di incompetenti, inetti, e forse pure figli di una donna di facili costumi, si è inventato un sistema che di fatto sposta il finanziamento sulle banche e alla fine, sui cittadini. Cittadini che cornuti e mazziati dalle imposte del 16 dicembre, dovranno prenderlo lì, proprio lì, dove non batte mai il sole e piangere lacrime amare. Dopo essersi messi in fila, di nuovo, fiduciosi, alle primarie del PD con due euro di democrazia in mano, si troveranno a fare i conti con coloro che questo Governo lo hanno sorretto e gli han permesso di architettare questa vera menzogna che è il Decreto Legge sulla ricostruzione dell’Emilia.

Praticamente, la cosa funziona in questo modo. Prendiamo il caso di un cittadino che ha avuto 100 mila euro di danni. Intanto già il primo punto: chi valuta i danni? Ebbene, la valutazione del danno dipende molto dal prezzo che paghi per ripararlo. Ma il costo dipende anche da un prezziario incluso nel Decreto che è stato redatto da un vero criminale! Prezzi normalmente più bassi di un 30/35% rispetto ai normali prezzi di mercato.

Ma andiamo oltre. 100 mila euro di danni secondo il prezziario ufficiale. Lo Stato finanzia però FINO ALL’80% badate bene, FINO ALL’80% della somma totale. Cioè tu che già sei sotto del 30% del prezzo di mercato (e quindi la differenza ce la metti tu) non copri tutto il danno con i soldi che ti vengono erogati ma solo l’80% se lo Stato ti da tutto. Il restante 20% ce lo metti tu. Se poi lo Stato di da solo il 70% ? Eh behhhh. E chi decide la percentuale del finanziamento nella pratica dei fatti? Da chi dipende? Mah!

Ma facciamo finta che il cittadino terremotato ottenga il massimo e cioè l’80%. Quindi il 20% e la differenza sui prezzi di mercato di manodopera e materiali fanno almeno un 35-40%. Di fatto il Cittadino prende sì 80 mila euro per coprire i 100 mila euro usciti dal prezziario ma dovrà pagare al costruttore non meno di 120-130 mila euro per via appunto della differenza di prezzi tra prezziario del Decreto e prezzi di mercato. Quindi su 130 mila euro  il cittadino ne prende 80 mila. Gli altri 50 mila euro li deve mettere di tasca propria.

Ma come funziona ancora il meccanismo diabolico? Che il finanziamento viene erogato a ricevimento della fattura. Quindi il cittadino prefinanzia 130 mila euro per averne poi 80 mila e anche tutti gli avanzamenti lavori, sono a carico suo. Che bellezza! Allora tanto vale non chiedere nulla. Una volta terminati i lavori, pagato il costruttore e sistemate le adempienze burocratiche (innumerevoli) finalmente arrivano i soldi? NO! Il cittadino quei soldi non li vedrà mai se non attraverso un finanziamento della sua banca attraverso un mutuo garantito dalla Cassa Depositi e Prestiti. Come? Un mutuo ???? E perché? Perchè la banca ti eroga quei famosi 80 mila euro a parziale copertura dei danni subiti e riparati di tasca propria ma quei soldi il cittadino li deve restituire.

E come li restituisce?

Qui arriva l’abominio totale. Il cittadino avrà un credito di imposta ogni anno pari alla somma delle rate del mutuo che deve pagare. Cioè il cittadino, ogni mese paga le rate, se riesce (e se non riesce sono “cazzi amari) e il 30 giungo ha un credito di imposta pari alle somme delle rate dell’anno soggetto a dichiarazione. Che bellezza! E se la somma delle rate che ha pagato è inferiore al totale delle imposte IRPEF che deve pagare? Ciccia! Quindi, lavoratori autonomi con redditi bassi, lavoratori dipendenti, pensionati eccetera, saranno trombati. Solo chi ha redditi elevati avrà la fortuna di poter detrarre dalle imposte tutta la somma pagata (dedotti ovviamente gli interessi bancari, quelli, il cittadino se li succhia tutti).

Ma allora questi soldi dove sono? Sono soldi finti! Come sempre. La finanza creativa non è finita anzi, sta scrivendo nuovi capitoli di storia e per gli emiliani terremotati, il terremoto non è affatto finito. Il peggio deve ancora arrivare.

Ho voglia di togliermi un po’ di sassolini. Pochi al di fuori di coloro che abitano nei 108 comuni terremotati sanno cosa sta succedendo davvero. Nemmeno io so tutto, ma qualcosa vorrei raccontarla. Credo sia ora di parlare!  Perchè se non parliamo, se le cose non vengono fuori, anche se magari non sono corrette, non c’è discussione e senza discussione non c’è condivisione e senza condivisione ci sono solo le mutande!

Intanto voglio premettere una cosa: parliamo di 108 comuni colpiti. Non parliamo di un ettaro di terra! Parliamo di una zona ad altissima densità d’impresa, non del deserto del Sahara. Parliamo di 3 regioni colpite, l’Emilia Romagna, la Lombardia e il Veneto. Quindi, pensiamo bene alla dimensione della questione. E’ chiaro, la parte peggiore, più colpita è quella Emiliana, ma non dimentichiamoci anche degli altri!

Dovrebbe ripartire la ricostruzione. Lo Stato Italiano ha istituito dei fondi. Le Regioni, Vasco Errani in testa, si stanno mobilitando e organizzando. Già … E il tempo passa. Passa …. Passa …. Nel frattempo il mondo và avanti inesorabile.

Il blocco degli adempimenti fiscali? Un boiata! Dichiarazioni dei redditi, studi di settore, dichiarazioni mensili o trimestrali IVA con relativi versamenti, vanno trasmessi regolarmente all’ufficio delle entrate. OK! è stata prorogato il pagamento dell’IRPEF, dell’IRAP e dell’IMU (solo la prima tranche), ma che te ne fai della proroga se hai perso tutto e il lavoro è fermo? Ti ci pulisci il …. Voglio vedere l’anno prossimo che Studi di Settore presenti …

Per un’azienda, due mesi di fermo sono una infinità. Non sono bruscolini. E non è solo un fermo, è una ricostruzione. Chi ha perso i magazzini, li deve riempire con nuove materie! E come li paga se il giro finanziario si è interrotto? Chiede un prestito alle banche? Vogliamo ridere? Le commesse perse valgono milioni e ripartire costa il doppio! Arriva il mese di agosto e si ferma l’Italia. Significa che la ripartenza vera se mai dovesse arrivare, è prevista per l’ultimo trimestre ma devi avere la possibilità di rimetterti in gioco, altrimenti hai perso il treno per sempre.

Ripeto quello che ho scritto più sopra, questa è una zona ad altissima densità d’impresa e gestire una impresa oggi, con lo Stato che abbiamo è una questione di equilibri delicatissimi. Provate a pensare alle migliaia di dipendenti a casa in CIG … Questi, se han la fortuna di tornare al lavoro tutti, sarà un miracolo. La realtà invece prevede che un 50% rimarranno a rimpinguare le file dei disoccupati. Le aziende più strutturate stanno già delocalizzando sulla promessa di altre amministrazioni locali che gli verrà scontato il pagamento dell’IMU per diversi anni. O chi ancora, per vocazione più internazionale, porta davvero tutto all’estero e arrivederci Italia!

E vogliamo parlare dell’indotto? Catastrofe. Chi vanta crediti verso le aziende terremotate che fa? Decreti ingiuntivi? Poi di corsa dal notaio a farsi certificare le scritture contabili incriminate a botte di 200-500 euro alla volta per poter chiedere il rimborso IVA? E semmai qualche pazzo scatenato dovesse scegliere questa strada, il rimborso come glielo danno? In kg di patate? Che meraviglia! E poi, come fa un professionista ad esempio a fatturare ad una azienda che praticamente la sede legale ce l’ha solo su internet, se ha un sito? E così non fatturi, lavori nella speranza che tutto si sistemerà e fra 20 anni forse vedrai qualche spicciolo.

E’ tutto concatenato. Più il tessuto industriale è articolato più tutto è concatenato. E lo Stato che fa? Gioca a nascondino con la Minetti!

Beh, tanto, l’Emiliano è forte, è industrioso, si arrangia come può! Certo! In un Paese normale ci può stare, ma con un record di tassazione, secondo i dati di Confindustria che sfiora il 55% e il Fiscal Compact che ci martellerà sui coglioni per i prossimi 20 anni a botte di 45 miliardi all’anno per rientrare del debito, sarà già bello se potremo permetterci una pizza da asporto una volta al mese.

Stiamo parlando di 2 punti di percentuale di PIL, Signore e Signori. Non stiamo parlando di 4 palanche! Abbiamo già un PIL negativo nel 2012 e nel 2013 si prevede una timidissima ripresa dello 0.3% secondo l’FMI. Ma vadan a dar via i ciàp!

Qui la situazione è pesante. L’aria è pesante e si appesantisce ogni giorno che passa. Quando arriverà l’inverno, se le cose non cambiano, ne vedremo delle belle. Altro che far pagare ai cittadini lo sgombero delle macerie. Ma noi il Genio Civile e il Genio Militare per quale cavolo di motivo lo paghiamo? Qualcuno può spiegarmelo? Scuole, ospedali, uffici da ricostruire …. Domanda, a settembre gli alunni, a scuola dove vanno? I comuni sono senza una lira in cassa a tal punto da avere enormi difficoltà a pagare gli stipendi dei dipendenti, l’azienda ex municipalizzata che eroga GAS e si occupa della raccolta e smaltimento dei rifiuti non può inviare le bollette (e quindi di che vive il numerosissimo consiglio di amministrazione?).

Se poi avessimo tempo bisognerebbe elencare  le piccole storie di chi si è visto abbattere per errore la casa, o chi aspetta da settimane e settimane il controllo di un tecnico strutturista per capire cosa fare, o chi è lì che prega Dio di farlo morire, o di chi ha i figli rimandati e non sa dove farli studiare, o di chi sta pagando fior di migliaia di Euro per mettere in sicurezza il 60% dell’immobile aziendale secondo le nuove norme sismiche (ma che roba è il 60% ?????) e per essere preso per i fondelli ancor di più paga migliaia di euro un ingegnere strutturista che certifica ma non certifica e non si prende responsabilità. Nei campi nati some funghi, non quelli gestiti dalla Protezione Civile (ce ne sarebbe da scrivere anche qui) hanno portato l’energia elettrica, finalmente … 1 KVh … Non ci accendi nemmeno un microonde per farti da mangiare e così giù a sudare come un maiale, nella tenda a quasi 40° all’ombra con il sindaco che ti dice che non ha soldi per darti un pasto caldo.

Mi viene solo da dire una cosa, applaudo i cittadini dell’Aquila …. La dignità con la quale han sopportato tutto questo è incredibile.

E’ davvero questa l’Italia? E’ per questo che abbiamo lavorato e pagato?  Volete sapere cosa penso? …. Lo potete immaginare! …

Su richiesta di un amico su Facebook, Gianfranco Personè, raccolgo qui le mie “freddure” sull’Italia e la sua democrazia sgangherata, sperando di fare cosa gradita. Potete aggiunrene, o criticarle, come sempre! :-)

[ba-column size="one-half" last="0"]

  • L’Italia è una democrazia a basso impatto emotivo.
  • L’Italia è un paese a democrazia pestilenziale.
  • L’Italia è una democrazia patonziale
  • L’Italia è un Paese a democrazia esausta
  • L’Italia è una Repubblica Democratica fondata sul non sapevo
  • L’Italia è una Repubblica fondata sullo Statuto Umbertino (urge riforma)
  • L’Italia è una democrazia sussurrata
  • L’Italia è un Paese democratico alla -1
  • L’Italia è una Paese a democrazia stragista
  • L’Italia è un Paese fondato sulla mafiocrazia parlamentare
  • L’Italia è una democrazia a braccia incrociate
  • L’Italia è una democrazia a speranza vana
  • L’Italia è una democrazia fondata sul cabaret
  • L’Italia è un Paese a democrazia pedatoria
  • L’Italia è una democrazia che viaggia in corsia d’emergenza
  • L’Italia è una democrazia a multi-level marketing
  • L’Italia è una democrazia onanista
  • L’Italia è una democrazia ad associazione a delinquere
  • L’Italia è una democrazia a culo scoperto
  • L’Italia è una democrazia possibilista
  • L’Italia è una democrazia terremotata

[/ba-column]

[ba-column size="one-half" last="1"]

  • L’Italia è una democrazia biodegradabile
  • L’Italia è una democrazia ad alto tasso alcolico
  • L’Italia è una democrazia palazzinara
  • L’Italia è un Paese a democrazia anemica
  • L’Italia è una democrazia fondata sul grugnito
  • L’Italia è una democrazia parzialmente scremata (occorre mani pulite 2)
  • L’Italia è una democrazia parlamentare a kilometraggio infinito
  • L’Italia è una democrazia fondata sulla seggiola
  • L’Italia è un Paese a democrazia geriatrica
  • L’Italia è una democrazia vescovile
  • L’Italia è una democrazia fondata sul voto da asporto
  • L’Italia è una psicodemocrazia clinica (privata)
  • L’Italia è una democrazia parentale ad ampio raggio
  • L’Italia è una democrazia ad ambiente controllato
  • L’Italia è un Paese che vende la democrazia a Porta a Porta
  • L’Italia è una democrazia esodata
  • L’Italia è una democrazia a mano morta
  • L’Italia è una democrazia a dissolvenza
  • L’Italia è una democrazia napoletana
  • L’Italia è una democrazia a Herbalife

[/ba-column]

In questi giorni si discute, si litiga e ci si interroga sull’IMU, la nuova tassa sulla casa che ha sostituito l’ICI. Ma vediamo nel dettaglio di cosa stiamo parlando.

IMU è l’acronimo di Imposta Municipale Unica. L’IMU sostanzialmente raggruppa l’IRPEF sui redditi fondiari delle seconde case e l’ICI, l’Imposta Comunale sugli Immobili, istituita nel 1992 diventata poi in breve tempo una delle voci di entrata più importanti nei bilanci dei comuni, prima di venire abolita definitivamente dal Governo Berlusconi, sulle prime case. L’IMU rappresenterebbe, nelle aspettative del legislatore, la vera base di partenza per il federalismo fiscale e l’autonomia finanziaria dei comuni. Dal punto di vista formale, lo scopo dell’IMU ha risvolti assolutamente positivi. Il fatto che un comune possa attingere ad una forma di imposizione per finanziare opere e servizi che sono percepibili direttamente dal cittadino è sicuramente un punto di forza di questa imposta.

Purtroppo però le cose stanno diversamente e il Presidente dell’ANCI Graziano Delrio (ASSOCIAZIONE NAZIONALE DEI COMUNI ITALIANI) nonché sindaco di Reggio Emilia, in varie interviste rilasciate agli organi di stampa lo dice molto chiaramente. Sostanzialmente, il comune funge da sostituto di imposta. I proventi dell’imposta non entrano direttamente nelle casse dei comuni ma entrano nelle casse dello Stato il quale riconosce ad ogni comune la sua parte nei trasferimenti Stato-Comune.

Per spiegarmi meglio, il cittadino in realtà non paga l’imposta al comune ma allo Stato. Ogni anno, lo Stato riconosce ad ogni comune una quota di denaro pubblico proveniente dall’intera raccolta fiscale trasferendo risorse finanziarie al comune stesso secondo calcoli e metodologie ben definite. Nel caso dell’IMU, lo Stato riconosce quindi una sorta di “bonus” pari alla parte di imposta spettante al comune stesso, oltre al normale trasferimento. Leggere sulla riforma del titolo V della Costituzione relativamente ai trasferimenti di risorse finanziarie dallo Stato agli Enti Locali. http://finanzalocale.interno.it/docum/studi/varie/formez03.html

Peccato però che i trasferimenti dipendano anche da fattori diversi. Più un comune è “ricco” o virtuoso e meno trasferimenti arrivano. La questione del Patto di Stabilità è ancora aperta e discussa, che provoca veri terremoti nei bilanci dei comuni e nei rapporti tra amministrazioni locali e cittadinanza. A proposito del Patto di Stabilità Interno, vi invito a leggere questo interessante articolo che spiega in modo semplice e reale che cosa sia e quali sono le conseguenze della sua applicazione: http://viadeisalici.blog.tiscali.it/2010/11/05/patto-di-stabilita-ecco-spiegato-cose/?doing_wp_cron . Ecco che ai comuni non è dato sapere con precisione, quanto di questa imposta venga trasferito agli enti locali e comunque, con un certo grado di sicurezza sarà almeno il 30% in meno rispetto a quanto i comuni incassavano con la normativa precedente sull’ICI sulle seconde case e sugli immobili commerciali. Di fatto, parliamo di miliardi, molti miliardi in meno.

Quindi?

Quindi ha ragione il Sindaco di Carpi Enrico Campedelli che già da mesi mi spiegava che l’IMU è di fatto una patrimoniale, ben nascosta, di cui i comuni godranno ben poco ma che servirà a rimpinguare le esangui casse dello Stato che non ha più il controllo della Spesa Pubblica. Purtroppo però, questa patrimoniale non grava sui redditi o meglio sui patrimoni più cospicui ma colpisce indistintamente chiunque abbia una proprietà immobiliare o più. Peccato però che chi ha una proprietà immobiliare non sia necessariamente “ricco”. Peccato che esistono milioni di famiglie che hanno sudato sangue per costruirsi il proprio nido familiare. Peccato poi che esistano altrettanti milioni di famiglie sulle quali grava un pesante mutuo ipotecario iperpluriennale, acceso per comprare la casa della propria vita e non sono di certo felici di dover pagare un’imposta ad uno Stato famelico incurante o peggio incapace di amministrare il denaro dei cittadini.

Questa è l’Italia delle pezze e delle toppe, degli interventi all’ultimo minuto, delle cose fatte senza senso, senza visione e senza cervello. Questo è un Paese dove per recuperare 4 miliardi e mezzo di spesa pubblica si deve chiamare dalla quasi tomba un vecchio babbione di 80 anni e nominarlo Commissario, senza nulla togliere alla qualità e all’intelligenza di Enrico Bondi, risanatore di Parmalat. Questa è l’Italia delle bugie, dei sotterfugi, degli espedienti, del ladrocinio e del fancazzismo. E’ l’Italia di chi non paga le tasse, di chi non ha controllato, di chi porta a casa gli alimenti dalla Bouvette di Palazzo Madama. E’ il Paese che intasca decine di miliardi dalle lotterie, dal gioco d’azzardo e dalle slot machines dimenticandosi di chi cade nel vizio del gioco.

E mentre Penati, Lusi, Belsito e compagnia cantante fanno la bella vita coi soldi pubblici, la povera casalinga di Voghera deve raschiare il fondo del suo conto corrente per pagare l’IMU allo Stato sulla casa che ha ereditato tanti anni fa dai suoi genitori non sapendo che tra poco avrà da pagare la certificazione energetica. Cornuta e mazziata!

 

Siamo nell’anno 2012 d.c. cioè Dopo Cristo eppure si potrebbe dire a.i. cioè Avanti Internet. Si vedono cose tremebonde, ahimè. La faciloneria, il pressapochismo e la cialtroneria del profeSCIOnista incombe su di noi e l’ignaro malcapitato si sbraccia e arranca in mezzo al guano.

Ormai c’è di tutto. Di recente sono incappato in un nuovo cliente che si è trovato improvvisamente con un sito di e-commerce in mano completamente illegale a causa delle negligenze dell’agenzia ignorante.  Ho visto web agencies vendere dalle noci di cocco, ai panetti di burro fino ai sistemi di rilevamento satellitari delle migrazioni delle oche selvatiche.

Ultimamente stiamo facendo una bella esplorazione su com’è la situazione del web nei Paesi dell’Europa dell’Est, soprattutto Polonia. Quasi quasi possiamo chiudere. Se la concorrenza è questa, abbiamo perso in partenza. Siti ben fatti, ottimizzati, immagini ricercate e pertinenti e via discorrendo. Non mi soffermo sui testi perchè col polacco non c’azzecco, ma il resto è tutto in ordine.

Qua invece mi trovo con gente che non sa NULLA! E’ talmente tutto NULLA che questi sono inermi di fronte allo sciacallo. Un cliente che non conosce la differenza tra una fanpage e un sana presenza su un social network, che non ha mai preso in esame di rivedere il proprio brand in vista di un riposizionamento del suo profilo sul web, se gli dici che il dominio su Aruba costa 15 euro e su un server dedicato fatto come Dio comanda 500, è chiaro che sceglie Aruba. E dopo due mesi gli defacciano il sito ed è tutta colpa tua!

Nel 2012 a.i. la promessa di valore è una coltellata alla schiena. Provate a chiedervi, voi tutti: “Qual’è la mia promessa di valore?” e controllate il vostro sito internet, se è tutto a posto. Ah già! Dimenticavo, cos’è la “promessa di valore”? Eh vabbè allora ditelo però!

Avete presente quella cosa che si chiede un cliente visitando un sito? “Perchè devo scegliere costui e non quell’altro?”

La cosa spietata è che da aziende strutturate, che hanno una idea precisa su cosa sia un progetto di comunicazione, ti aspetti di avere terreno fertile! Macchè! Buio pesto. Sembrano balene circondate da orche assassine pronte a spolparle, a strappare via un lembo sanguinolento e succoso di carne per il bene del conto in banca.

Gente che presenta un progetto di un nuovo logo ad un’azienda copiandolo anche male da uno già esistente … Sarà che io di loghi non ne faccio … Forse è meglio così! Altri che si presentano come esperti di comunicazione online e hanno un sito inguardabile, illeggibile tipico del 2012 avanti internet, a.i. appunto. Ho visto oggi, non ieri, oggi, un contratto di fornitura di servizi SEO che recita così:

“Indicizzazione di 20 keyword scelte da un elenco di 150 (vedi allegato C) nei principali motori di ricerca tra cui Bing, Altervista, Yahoo, Excite e in differita su Google.”

Indicizzazione ??????? Indicizzazione di 20 Keywords ??????? In differita su Google ?????? EH ???????????? Nico! Questa ti mancava vero? E poi, Altervista ???? Excite ?????

Poi il mio sguardo cade sul costo annuale e ho chiesto i sali! 23 mila euro annui! Non faccio nomi e cognomi ma sarei così tentato …. Un bel libro nero di bad practice non sarebbe male! Ma il cliente ignaro, ha firmato il contratto capestro e ora si trova a dover pagare una penale per risolvere. Tra clausole e clausoline ce n’è una da galera:

Il fornitore non assume responsabilità di fronte alla mancata indicizzazione causa frequenti modifiche degli algoritmi di ricerca dei motori di ricerca.

WHAT ??????????

Sento che sto per stappare una bottiglia di champagne! Ma tant’è! Di che mi stupisco? C’è chi vuole fare campagne di recruiting online sui social networks chiudendo però la possibilità agli utenti di commentare. C’è chi mi chiede di mettere Google nel suo sito o di fare un clone di Facebook per 500 euro! Maramao perchè sei morto …. Pane e vin non ti bastava … L’insalata era nell’orto e un brutto sito avevi tuuuuuuuu ….

Facciamo ridere! La FIAT va a produrre in Polonia e questa ci farà il mazzo sul web. Voglio provare a contattare una web agency polacca e chiedere se mi mettono Google nel mio sito. Come minimo mi denunciano alla Corte Suprema dell’Aia per i Diritti delle Giovani Marmotte.

Ho conosciuto un imprenditore che ha un sito internet ma da anni, siccome la rete interna è installata da schifo non riesce ad accedere al proprio sito e non può fare modifiche. Il sito ha le ultime news del 2007. Dal 2007 sta cercando un responsabile amministrativo. Direi che non è male. Ne ho conosciuto un altro che non ha tempo e soldi per il sito in multilingua però paga 80 mila euro un consulente per farsi spiegare cosa deve fare per internazionalizzarsi e aprirsi al mercato tedesco. Poi è venuto da me per chiedere se gli traducevo una pagina del suo sito, in tedesco, da “mettere su facebook”.

Ormai c’è una confusione incredibile. Tutti fanno tutto e se non fanno tutto se lo inventano. A Carpi abbiamo l’assessore al Tutto, vuoi che non ci sia la everything-agency che ti ripara una sedia o ti costruisce un razzo interplanetario? Però in questo marasma di tuttologi tuttofare, non funziona un kaiser! E’ tutto fatto così come viene, alla “volemose bene”, tanto comunque sei autorizzato a non pagare la fattura.

E poi ci definiamo il centro mondiale della cultura. Sarà ….

 


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