cultura italiana, tecnologia, innovazione e internet
Innovando, a passo di lumaca.
L'innovazione oggi passa necessariamente dalla rete web. Chi è rimasto indietro sarà scartato dal mercato.
Andreas Voigt | giovedì, novembre 12th, 2009 | 8 Comments »
Leggevo ieri un interessante articolo apparso sul Sole 24 Ore, relativo agli studi professionistici, tra cui quelli notarili e legali, che non brillano, almeno in Italia, per innovazione e propensione alla tecnologia.
Qui non è solo un problema di “digital divide” di cui tutti parlano (e nessuno porta soluzioni), che lascia più di un terzo della popolazione italiana senza accesso alla banda larga, ma anche di cultura.
Le rendite di posizione delle “corporazioni” di cui fanno parte tutti i professionisti legati ad albi professionali, quali commercialisti, notai, avvocati, consulenti del lavoro, architetti, geometri ecc… fanno sì che per anni e anni, anzi decenni (o secoli), essi hanno vissuto senza una reale e sana competizione commerciale. L’Italia tutela le corporazioni e lascia il cittadino nell’arretratezza, costringendolo a sobbarcarsi costi spesso inutili o nel minore dei casi assolutamente esosi.
Questa situazione “stalagmitica”, fossilizzatasi nei secoli, comincia a scricchiolare di fronte all’eventualità che chi ha bisogno di uno studio di commercialisti, via web possa anche rivolgersi altrove e cioè all’estero. E qualcuno sta già correndo in quella direzione.
In Italia abbiamo la più alta concentrazione mondiale di avvocati, in rapporto alla popolazione. Avvocati che per la stragrande maggioranza delle volte fanno i passacarte e vivono grazie anche alle inefficienze del sistema. Basti pensare al percorso ad ostacoli che bisogna intraprendere se si vogliono recuperare pagamenti insoluti, attraverso le vie legali. Poi ti trovi che l’avvocato ha l’ufficio in una via centralissima dove non si trova mai parcheggio.
Sarebbe così semplice adottarsi di un’area protetta sul web dove scaricare documenti o pratiche. E perchè no skype, per le consulenze online? Figuriamoci. E quando mai uno studio legale normalmente formato da una persona, ha le risorse da investire sul web? Meglio rimanere arroccati entro i confini della propria rendita di posizione e strappare via clienti altrui, a suon di precetti e raccomandate a mano, che hanno il sapore di un’era antica.
Oppure, vogliamo parlare dei commercialisti? Ditemi, qualcuno conosce uno studio di commercialisti che fa consulenza online usando skype ad esempio? Magari evitando così al cliente ad inutili e dispendiosi spostamenti, con rischio di multe per divieto di sosta? E la possibilità di inviare i documenti in formato “telematico”? Tipo, scansionare i propri documenti fiscali (fatture fatte ed emesse, bolle, ecc…) ed inviarli via web in http o meglio ancora via ftp su server sicuro per garantire la privacy ????
Fantascienza? Secondo me no. Anzi, c’è già chi lo fa e ha aperto uno studio in Lituania, lavorando da là, si è associato ad uno studio che ha sede in Italia e lavora alla grande!
Il problema dell’innovazione in Italia, non è solo infrastrutturale e sistemica, ma culturale. Bisogna cominciare a capire che il Rinascimento è finito, siamo nel 2009 quasi 2010 e non nel 1500. L’Italia non è più il centro dell’universo geopolitico e ha perso da secoli il monopolio della cultura. E’ bellissimo ad esempio assistere ad un processo in Italia o uno in un Paese nord-europeo: i nostri avvocati parlano per ore e ore, in avvocatese, come fossero tribuni romani che parlano alla plebe; sembrano usciti da un film di Luchino Visconti.
Ma non è solo un problema di corporazioni e di studi professionistici rimasti a 200 anni fa. E’ un problema generale. Io ad esempio, a casa ho un piano cottura elettrico di quelli a induzione con piano in vetro-ceramica. Tutti mi guardano come fossi un pazzo scatenato. Le critiche non si contano e tutti a dire che è dispendioso ed antieconomico. Eppure, spendo mediamente meno di 50 euro a bimestre di bolletta elettrica.
Oggi sentiamo tanto parlare del problema dell’accesso alla “banda larga”, il cosiddetto “digital divide”. Come ho scritto poc’anzi, un terzo della popolazione italiana non ha accesso alla banda larga, ma ancora solo una copertura ISDN o peggio ancora in DIAL-UP. All’estero si stanno attrezzando per avere nei prossimi 4-5 anni la copertura totale per la “banda larghissima”. In Finlandia addirittura l’accesso a internet è diventato un diritto inalienabile del cittadino, sancito dalla loro vigente costituzione.
In Italia, sui treni ad Alta Velocità, il famoso Freccia-Rossa, quando parli al cellulare, cade la comunicazione in una galleria !!! Figurarsi poi avere un accesso wi-fi sul treno, ma quando mai!
Ed è così che “innovando” alla fine è solo un gerundio di un concetto futuristico molto lontano, o il nome di una Agenzia Pubblicitaria, fuori sintonia con la realtà. Ed è ancora così, che ci telefonano chiedendoci come si fa a “mettere guughel nel proprio sito”.
Mala tempora currunt!
Noi crediamo nella Rete e nella condivisione della conoscenza
Fare rete, condividere esperienze, progetti, soluzioni e conoscenza, significa entrare in una nuova dimensione, dove la professione di ognuno è la massima espressione di un senso comune di appartenenza e di valori.
Fare rete significa oggi, non solo non essere più soli ma avere il massimo vantaggio competitivo in termini di qualità e di opportunità affinché il cliente finale possa vincere in un mercato globalizzato, sempre più aggressivo.







Hai espresso in una frase il concetto fondamentale: il Rinascimento è finito, non abbiamo più il monopolio della cultura. Bisogna prenderne atto, non atteggiarsi.
Bel post.
Paolo
Nel 1967 a Salerno mi diedero in pagamento un assegno scoperto e rubato.Feci la denuncia.
Fui convocato come teste nel ’70 tramite CC, come credo usi ancora adesso e da Milano andai a Salerno. Il processo però non si tenne per lo sciopero dei cancellieri.Tribunale chiuso! Grazie!
Dopo un anno nuova convocazione, per le ore 10,00, come d’uso, aula gremita con altri 3 processi in programma sempre per le ore 10,00 e un caos indescrivibile, in aula.Uscita per caffè macchiato e pastarella, passeggiata e rientro.
Verso le 11,00 arrivò un imputato dei tre processi precedenti con i “ferri ai polsi” casacca a righe e due guardie, una impressione sconvolgente.
Alle 12,30 mi sedetti su una panca in fondo all’aula,leggendo il quotidiano che avevo acquistato.Improvvisamente si fece silenzio e mi piombò addosso un uscere mentre il “giudice togato” tuonava che mi avrebbe espulso dall’aula “per oltraggio alla corte”.Uscii.
Alle 13,30, fui ri-chiamato come teste, per ascoltare: “l’imputato a noi risultante nelle carceri di Desio per……risulta essere stato trasferito a ROMA Regina Celi.il… per altro processo e successivamente a Salerno (circa un mese prima, appunto per quel processo), il carcere di Salerno però comunica di non avere tale ….. in detenzione, essendo stato scarcerato il….(2 anni prima)
Tutto vero e non è un film di Totò e/o Peppino ! Due giorni persi, viaggio A/R in aereo, albergo, auto Hertz per Capodichino/Salerno Certo non c’erano cellulari e PC, ma visto che la convocazione era di un mese prima, un telegramma per non farti partire inutilmente forse si poteva fare ?
Berlusconi e C. erano di la da venire, ma gli “Ermellini” e le vestali della Giustizia imperavano, governavano e governano sempre a loro modo.
Potrei raccontarne un altro paio del 2000 , tribunali di Milano e Monza, che sarebbero all’avanguardia, ma non voglio abusare.
Però il problema non è solo culturale, ma torno sui miei fondati convincimenti, politico-sindacal-corporativi ! Infatti ad esempio in Giappone e Cina accanto a tutta l’ipertecnologia, usano ancora anche il pallottoliere/abaco, per i loro conti velocissimi, anche in posti dove mai penseresti di trovarli ! Quindi cultura, tradizione e tecnologia possono convivere ma in un contesto che abbia un senso.
Merito, responsabilità individuale, verifica del lavoro svolto, licenziamenti in tronco anche dalla pubblica amministrazione per giusta causa (non solo teorica), rilivellamento anche contributivo fra dipendenti, precari e partite IVA, eliminazione degli ordini professionali come caste chiuse riportandoli a sole libere scelte associative.
Qualcosa Brunetta stà facendo ma le resistenze di magistrati, statali, sindacati, ordini professiomali di tutti i tipi con i loro agganci politici è enorme! Sopratutto circa 20 o 25 milioni di Italiani che ne fanno parte “mangiante” non vogliono mollare i loro previlegi.
Piero Muzio
Ciao Piero.
Ho letto con attenzione. E non ti posso che dare ragione, la penso allo stesso modo. L’italia è fatta di parenti, non di cittadini. La riforma della “gestione” della giustizia è un dovere morale di ogni cittadini, comresi gli operatori del settore. Ma evidentemente tenere sotto scacco la popolazione, con misure e pratiche bizantine ed arcaiche è molto più interessante dell’arretratezza tecnologica e civile nella quale loro stessi operano, lamentandosi.
Non si può certo fare a meno del proprio retaggio culturale e anzi, da noi sta diventando una palla al piede. Ti ricordo Piero, scusandomi per il “tu”, che se nella Mitteleruopa o meglio nell’Europa anglosassone è esistita la Riforma, noi abbiamo avuto la Controriforma, tra l’altro in un contesto dove la Riforma non ha mai attecchito o non si è mai vista.
Questo è un Paese meraviglioso fatto di persone straordinarie. Si parla tanto ad esempio degli italiani, poco propensi alla battaglia e voltagabbana. Mi sono riletto tutta la storia degli italiani in Africa e persino Rommel, ha dovuto togliersi il cappello davanti all’eroismo di molti soldati italiani. Questo non è un paese che merita tutto questo schifo. Questo è un Paese fatto anche di onesti lavoratori che pagano le tasse regolarmente e si fanno “il culo” da mane a sera.
Ma è ora di prendere atto del fatto che è finita. E’ finita la cuccagna di quei 25 milioni di cui parli tu, che pensano ee sperano ancora di vivere come parassiti di un sistema che sta affondando. Ma fino a quando l’interesse privato avrà il sopravvento su quello pubblico, non cambierà mai nulla.
Salvate il soldato Rossi! Perchè oggi, fare il cittadino in Italia, significa essere un eroe. Altro che Brunetta. Brunetta, non può nulla.
Ciao Andrea,
riscrivo il mio commento senza errori, cancella il precedente se vuoi
Caro Andrea e’ piaciuto il tuo post. Certo a volte non sarebbe male ricordare che l’ Italia e’ stata il centro della cultura ( molti nostri connazionali non lo sanno…se non altro e’ un fatto di orgoglio nazionale nonche’ di migliore conoscenza delle nostre radici), ma al di la di questo, pensa a quanto vantaggio porterebbe l’ abilitizaione delle tecnologie informatiche e telematice nell’ inclusione lavorativa dei disabili o degli invalidi.
In Italai c’e un vero e proprio esercito di “emarginati dal mondo del lavoro” , le ultime stime parlavano di 758.000 disoccupati tra i lavoratori apparteneti alle categorie protette. Un vero e proprio esercito nonche’ un dramma sociale di cui ( nessuno ) parla che, con un briciolo di lungimiranza,capacita’ imprenditoriale, investimento da parte delle istituzioni potrebbero essere impiegate da casa semplicemente fornendole di un pc ed un accesso ad internet…ma appunto siamo nel medio evo…..ma vedi il medio evo italiano ha almeno prodotto l’ Umanesimo, mente l’ Italia post industriale che cosa ha prodotto ????
Non per fare discorsi politici ma mi sa che da dopo il ‘68 cioe’ terminato il boom economico non stiamo facendo altro che regredire mentre ci crediamo una grande nazione…e questo non c’ entra con il medio evo ma c’ entra con certe ideologie malsane che hanno incominciato a girare per l’ Italia da 40 anni a questa parte….
PS
Se viceversa riscoprissimo il nostro Rinascimento e ne utilizzassimo tutto il retaggio per generare benessere, penso ad un piano intelligente per il nostro turismo, si che diventeremmo la nazione piu’ ricca del mondo : i nostri beni culturali architettonici etc etc sarebbe il nostro petrolio….
No problem
@Piero Muzio: i tribunani non fanno le leggi, nemmeno le leggi sul come funzionano i tribunali, ed i cancellieri scioperano proprio perché i tribunali funzionano male. La giustizia ha bisogno di una riforma per diminuire la durata dei processi e per arrivare a CONDANNE più rapide (condanne, o assoluzioni, NON prescrizioni).
Ma prova ad immaginare quanti della nostra classe politica sarebbero interessati ad agevolare una situazione simile!
Dal canto mio l’altro giorno pensavo che se un domani dovessi aver un figlio maschio Leonardo potrebbe essere un bel nome (varie ragioni, incluse le ovvie)
In Italia siamo subissati di leggi (che non vengono applicate ma ignorate tramite scorciatoie o prescritte)e come tecnologia rasentiamo Malindi: se vai in alcuni uffici fanno i calcoli di excel con la calcolatrice…
Viene assunta gente tecnologicamente analfabeta e ci stupiamo se poi dobbiamo girare tra mille orpelli e balzellare come i cortigiani dei Medici.
Ci troviamo a danzare con pifferi magici e a riempire carte e cartacce di timbri e bolli (provate a laurearvi.. 1 mese di giri solo per le carte)!
Certificati digitali? Servono solo per autenticarsi al sito.. per il resto devi consegnare la tesi su CD e stamparla come vogliono loro (anche se dopo la tieni tu). Ma d’altronde questa è la logica italiana…
[...] pienamente con Andreas Voigt quando in un brillante post sostiene che “Il problema dell’innovazione in Italia, non è solo infrastrutturale e sistemica, [...]