E’ di qualche giorno fa la notizia dell’accordo commerciale tra mamma Google e Seat Pagine Gialle che dovrebbe in qualche modo rivoluzionare il mondo digitale e dare una risposta interessante a tutte quelle piccole e medie aziende che ancora non si sono affacciate al web con un sito aziendale. Un accordo strategico che dovrebbe infastidire pesantemente il mercato e soprattutto la concorrenza delle web agencies.
Persino ASSODIGITALE si è mossa definendo questo accordo come una sorta di cartello monopolistico che finirebbe per togliere aria alle agenzie stesse che non avrebbero nessuna possibilità di concorrere. L’accordo porterebbe ad offrire alle PMI siti web per pochi spiccioli, si parla di gratis, ma gratis non è (non meno di 1.000 Euro all’anno per un sito normale e diverse migliaia per un sito di e-commerce con molti items o prodotti in vendita). Il cliente fruirebbe sostanzialmente di un sistema di facile accesso che gli permetterebbe, attraverso una serie di sistemi a template, di costruirsi un sito per affacciarsi al web e fruire di tutta una serie di servizi dedicati alla visibilità (bonus di 10 Euro per Adwords) che SEAT PAGINE GIALE e GOOGLE possono mettere in campo.
Posso dire la mia opinione in merito? Beh, molti la conoscono. In linea di principio questa cosa non si allontana di molto da ciò che vado predicando da tempo e cioè che il sito web inteso come struttura software e grafica costerà sempre meno, anche meno di mille Euro. Oggi, volendo, con JOOMLA e WORDPRESS e un buon template te la cavi, aggiungendo un discreto hosting anche con 500 Euro scialacquando molto. Non hai nemmeno bisogno di attendere gli sviluppi operativi e commerciali dell’accordo SEAT-GOOGLE se è per questo. Da questo punto di vista, le webagencies dovranno mettersi il cuore in pace perchè saranno dolori a prescindere. Questa è la conseguenza di tutta una serie di comportamenti anche eticamente scorretti, che le webagencies hanno messo in atto nei confronti dei clienti per anni vendendo fumo o servizi e prodotti scadenti per decine di migliaia di Euro. Prima o poi il mercato si ribella e tenta di equilibrarsi.
E’ indubbio e lo dico ormai da anni che l’asse di competenza delle webagencies debba spostarsi più sulla capacità di produzione di contenuti. C’è ben poco da fare e da dire. Drogare il mercato, limitarlo ad ingressi “fastidiosi” da parte di chi ha capacità economiche rilevanti, difendere interessi particolari, non è la soluzione. Non possiamo predicare la meritocrazia se poi abbiamo paura di metterci in gioco anche nei confronti di chi è molto più forte di noi. SEAT PAGINE GIALLE si dichiara essere la più grande webagency d’Italia e per certi versi lo è. Ma è un gigante dai piedi d’argilla se spostiamo il campo di battaglia sulla produzione di contenuti e sulla qualità. Se continuiamo a pensare al sito web come ad uno strumento da vendere come fosse un prodotto da banco degli insaccati e non usciamo dalla logica del sito web al metro quadro, difficilmente potremo farcela. SEAT produce i famosi “visual site” per chi è a conoscenza della cosa e si può rendere conto facilmente di come anche da parte di GOOGLE diventa pressochè impossibile fornire servizi ad hoc per clienti un po’ più smaliziati e pretenziosi.
In fin dei conti, il sito web sarà la parte meno importante di una campagna di comunicazione online di un’azienda. E per sito web intendo quelli che l’accordo economico tra SEAT PAGINE GIALLE e GOOGLE intende partorire. Alla fine, il contenuto, che è la parte più difficile e importante da produrre, dovrà sciropparsela comunque il cliente. A meno che non inventano anche il copywriting e il creativo al metro quadro e mi pare piuttosto difficile. Se poi consideriamo che persino GOOGLE stessa dice ormai da anni (e finalmente i SEO si sono allineati) che per dare lustro e visibilità ad un sito è necessario lavorare sulla qualità e l’originalità dei contenuti.
Quindi, che paura c’è? Se sei una webagency “con le palle” che sa fare bene il suo mestiere e lo fai con cognizione di causa e senso etico, non ci saranno problemi di sorta. Se sei uno smanettone “che ci capisce di computer” come dicono dalle mie parti, preparati a cambiare aria e mestiere. Selezione naturale, finalmente!
Io invece devo dire che nelle dichiarazioni e intenzioni roboanti dei due colossi ci vedo del marcio. SEAT è un pozzo di debiti per via del fatto che è stata acquistata con il leverage finanziario. SEAT ha bisogno non solo di produrre profitti ma di rifinanziare il debito perchè prima o poi le banche chiederanno di rientrare. Uno dei punti interessanti di SEAT è quello del flusso di cassa, quel contante fresco che entra ogni giorno grazie al certosino lavoro dei venditori e alla pazienza (evito un termine più forte) dei clienti che pagano regolarmente ogni anno la propria quota per i servizi resi. Servizi tra l’altro che cominciano a essere pure obsoleti. Tanti micropagamenti che entrano ogni giorno rendono la polpetta SEAT meno amara. Si riducono i costi, si riduce il personale, si riducono le provvigioni per i venditori, si restringono le aree di vendita e il numero dei venditori stessi per risparmiare all’osso dove si può. Ma meno venditori, meno vendite. Allora che fare? Semplice, si calano le braghe e ci si “affilia” a chi è finanziariamente forte, come GOOGLE per fare CO-Branding con un marchio che ispira fiducia e si prova a picchiare duro là dove nemmeno le webagencies sono riuscite ad entrare e cioè nelle PMI che ancora oggi non hanno un sito web. Così si aumenta il cash-flow e si prova a risalire la china.
Che SEAT possa riuscire in questa operazione è un dilemma. Secondo me no, visto appunto che il focus si sta spostando sulla produzione e DIFFUSIONE anche viralizzata (con i social networks) di contenuti fatti come Dio comanda.
Quindi care webagencies, fuori le palle e non abbiate paura. Pensate alle migliaia di dipendenti SEAT invece che vedono il proprio futuro molto incerto.








Messaggio ricevuto forte e chiaro
1. Alle web agency: datevi da fare, lavorate onestamente e non vendete lucciole per lanterne.
2. Ai clienti: attenzione che non è tutto oro ciò che luccica e gratis spesso costa carissimo
3. A tutti: il business non è più sul sito internet e ci vogliono contenuti sempre freschi.
Hai praticamente detto tutto in un post.
Il “tanto al Kg.” esisterà sempre e tranne alcuni brand e settori che ne sono al riparo per loro strategia ( Apple, Ducati, Ferrari, Tod’s ) influenza all’inizio in modo significativo le scelte d’acquisto.
Soprattutto le Pmi che non sanno “pesare” bene le offerte e come fattore decisionale mettono al primo posto il prezzo e il brand che si propone, senza approfondire effettivamente quanto alla fine sarà il costo totale effettivo e i ritorni dell’investimento.
A maggior ragione vale per la comunicazione integrata ( e qua cadono gli asini in materia ), la convinzione che sia solo un “servizio” necessario “per vendere” ma che sia fatto al minimo costo.
Non invece parte di quel 5% valore che puoi dare al Cliente per differenziarti dagli altri ( il lean cosa ci stà a fare solo per eliminare muda in acquisti, produzione e logistica ).
Anch’io sono rimasta piuttosto impaurita inizialmente, ma poi ci ho pensato: chi se ne importa? La creatività come dice Andreas non si compra al metro. Nemmeno il talento di un bravo copy. Quindi, gambe in spalla come diceva mia mamma e a lavorare!
e se mi offrissi come copy un tanto al chilo? A Bologna un anno fa circa si era provato di far passare un progetto fondato proprio sul” tanto al chilo” . Ho assistito a 2 /3 riunioni inorridendo ogni volta di più quando si parlava di “abbonamenti” al cliente…..consulenza? servizio tailor made? contenuti? state scherzando vero!!! Il fine era fare numero…tanti clienti da 1500 portavano euro in tasca dei titolari che avrebbero fatto fare il lavoro a “chi conoscevano loro”…..Un logo? conosco un giovane grafico che me lo fa per 350 euro……un invito….conosco il tipografo “tizio” che lo stampa a poco….e così via! Sono scappata a gambe levate come gli altri coinvolti nella discussione del progetto. Complimenti alla professionalità, il banchetto dei servizi di comunicazione integrata è il III a destra.
Io non mi intendo molto di web, ma molto di comunicazione e quel che vedo è disastroso. Se poi SEAT vuole fare la voce grossa, la faccia ma farà un bel buco nell’acqua come tutti quelli che ha fatto fino ad ora.
Io ho seguito la vicenda e debbo dire che l’ho trovata ridicola. Che tornino a vendere i loro elenchi del menga!
Bell’articolo come sempre. Io mi occupo di web design e devo dire che mi trovo perfettamente in sintonia con quanto viene scritto in questo articolo. Complimenti e fuori le palle!
Sera, scusate se intervengo su un tema che non mi compete.( Charlie, allora fatti un paio di pacchetti tuoi direte )
2 secoli fa , fui contattato dalla SEAT a Bologna, per la vendita di spazi pubblicitari e superai in corsa il test , però rifiutai perchè credevo di più in quello che stavo facendo, nonostante i ” ricavi” proposti fossero di gran lunga superiori a quelli che di fatto maturavo come libero professionista.
Ora, alla luce di quanto leggo, mi sorge un dubbio.
Se dietro a SEAT c’è GOOGLE, ho idea che nonostante i debiti e quant’altro, la strada delle PMI sia già delineata.
Vorrei sbagliarmi, ma se ad Andreas, a Dora, Paola, o a chiunque altro (perchè Google ha una memoria e conosce le capacità/qualità delle WEB Agency ) lavori in questo campo facessero una proposta del tipo …” che non puoi rifiutare”… voi che fareste?
Non credete che i cosidetti ” cacciatori di teste” stiano già muovendosi per trovare il meglio che c’è sul mercato? Si tratta sempre di business…che vi piaccia o no.
Pisacane/ Umberto…scusa sai ma il cartaceo sta diventando obsoleto non trovi?
Ciao
Molto d’accordo.A ben guardare l’iniziativa non è solo italiana, ma europea, ed i partner principali sono Google e Register. Poi in ogni paese si sono declinazioni locali. In Francia ad esempio c’è Oxatis, che non è per niente male.
Il mio giudizio è complessivamente positivo, non fosse altro perché si allarga il mercato. Io credo nel paradigma dell’abbondanza e nella legge dei rendimenti crescenti. Se questa iniziativa aumenta la base delle PMI collegate alla rete, ce n’è per tutti. E’ stucchevole che si lamenti la scarsa propensione alla rete della PMI, per poi invocare una sorta di protezione corporativa. Forse anche un po’ ridicolo.
Sono perfettamente d’accordo con te. E poi, voglio dire, se sei in gamba emergi comunque, altrimenti stai solo difendendo la tua pusillanime ignoranza.
Continuo a pensare che la concorrenza sia un bene e non un male. Continuo a pensare come Andreas, che la meritocrazia sia un bene e non un male. Poi continuo a pensare che più abbiamo persone e/o aziende connesse a internet, più c’è spazio per tutti di arricchire le proprie relazioni. Se poi queste relazioni si tramutano anche in occasioni per fare business, tanto meglio.
Concordo in pieno con questo post e con il commento di Giovanni Cappellotto. Devo dire che Andreas e Giovanni hanno due blog davvero efficaci, complimenti.
Comunque sia vorrei dire che l’accordo tra Mountain View e Seat Pagine “Ingiallite” non sposterà di un centimetro lo stato delle cose. Consideriamo solo i costi: circa mille euro all’anno (un po’ di più di mille), tanto verrà a costare il sito per l’incauta PMI che si troverà ogni anno a pagare il suo obolo per avere poco più di una schifezza. Ma devo dire, non ha nemmeno importanza, non sono cose che devono spaventare noi professionisti del settore, anzi, dobbiamo essere felici del fatto che probabilmente avremo invece più occasioni di prima per far valere le nostre capacità.
Credo che questo servizio non creerà grandi problemi a ch fa un lavoro serio: sono stato il primo cliente di questo servizio ed il risultato e a dir poco immondo, nessuno ti segue nessuno risponde , e chicca fra le chicche il. “report” settimanale. ……. E arrivato ieri , con 5 ripeto CINQUE MESI di ritardo …. Non solo non sono soddisfatto ma non ho nessuna intenzione di pagare un servizio e mi sono rivolto ad un avvocato saluti a tutti
Non ho parole!