Chi dice che il web debba essere appannaggio solo di quei web designers che sono più “modaioli” e “fricchettoni” (nell’accezione positiva cioè “non comune”)? Il fatto che si usino le sovrapposizioni di sfumatura con Photoshop per fare sfondi e bottoncini, in modo moderno, gli angolini arrotondati in modo corretto, stili inconfondibilmente “web 2.0″ come spesso sento dire (che c’entra poi lo stile con il web 2.0 ancora non mi è chiaro), non significa poi necessariamente che l’intero progetto di un sito web, sia così “moderno” o vincente, anzi.
Li vedi subito. Son lì che girano con i loro iPad sotto il braccio, ultimo ritrovato della tecnologia di Apple, come gli yuppies degli anni ’80 che avevano l’orologio sul polsino. E immancabilmente l’iPhone bello in esposizione, tanto per mettere in chiaro che loro sono “avanti”. I nuovi Dolce & Gabbana del web! E appena Steve Jobs annuncia la prossima uscita di un nuovo miracolo tecnologico, ecco che li vedi in fibrillazione, come le formiche che accorrono in aiuto alla regina: “Oh! Hai visto questo? Hai visto quello?”. Iniziano a tambureggiare i loro blog e le loro pagine su Facebook a “rompere i maroni” in massa con i loro urletti da “fighettini” del web.
Stringi stringi, cerchi di andare al nocciolo della questione e ti accorgi poi, che non c’è null’altro che un simpatico conformismo appunto “modaiolo” costruito sul niente. Niente idee, niente contenuto, niente di niente.
Ovviamente, il movimento beat, nato e sviluppatosi dalla fine del 2° dopoguerra fino alla fine degli anni ’50 negli States aveva ben altre caratteristiche e non si poteva certo definirlo vuoto o inconcludente o ancora privo di idee, anzi.
l’hipster caldo è il folle dagli occhi scintillanti (innocente e dal cuore aperto), chiacchierone, che corre da un bar all’altro, da una casa all’altra, alla ricerca di tutti, gridando irrequieto [...] la maggior parte degli artisti della Beat Generation appartiene alla scuola hot
(Jack Kerouac)
La nuova web-beat generation però non ha il fuoco dentro. C’è solo un gran vuoto, una enorme arroganza e soprattutto una incredibile ignoranza.
Li senti declamare con frasi del tipo “Noi siamo il meglio, siamo le idee, siamo il nuovo, il futuro, dietro di noi c’è solo deserto”. Ma appena scalfisci la superficie di questo atteggiamento arrogante, al contrario di ciò che avveniva con la gente della beat generation, ti trovi solo la nebbia culturale. Non sanno scrivere e non sanno parlare, semplicemente perchè non hanno nulla di interessante da dire.
Però, l’IPhone ce l’ho anch’io. sapete una cosa? Lo uso per telefonare!








Come in tutte le cose bisognerebbe sempre andare a scavare un po’ dietro all’apparenza. Nel senso che l’estetica ha un suo valore e un suo perché però deve esserci qualcosa da comunicare.
Altrimenti parliamo di esteriorità e nulla più.
Tutto andrebbe ricondotto al vero significato del termine “design” in inglese: non si riferisce alla sola estetica, anzi!
Design = progetto. Ormai siamo abituati a dire, per esempio, “prodotti di design” intendendo implicitamente “prodotti con un’estetica moderna, curata, accattivante”. Ma il design vero è anche e soprattutto altro!
A me piace molto la definizione inglese “communication designer”: progettista della/per la comunicazione.
Indipendetemente dal mezzo (online, offline) e dall’esteriorità, chi vuole comunicare bene deve avere costruito un progetto serio.
La definizione “Communication designer” mi piace e la conoscevo. Sono anche d’accordo su quanto affermi. Come vorrei che fosse così per tutti. Ma come ho detto in un post precedente, siamo nell’era di “Quanto basta”. Tutto viene fatto secondo criteri mediocri, senza arte né parte …
Quante volte ho visto “fricchettoni” (nel senso positivo del termine, come usato da Andreas) presentarsi con il MacBook Pro di ordinanza, il vestito extra lusso ma con atteggiamento rigorosamente understatement, la MontBlanc nel taschino (pronta alla firma del contratto)? Ma soprattutto, quante volte ho sentito spiegazioni tecniche aberranti e stupidaggini da acronimo alla moda uscire da codeste bocche? Questa e’ un’arte. La vendita dell’ aria fritta, anzi no, meglio, della FUFFA. Con il cliente che magari ci cade pure, poi dopo 6 mesi ci chiama disperato perche’ del figuro di cui sopra si sono perse le tracce…oppure, ancora peggio, perche’ il Patrick Bateman (cit.) di turno accende il tassametro subito dopo la firma del contratto, e massacra di fatture inesitenti il malcapitato. Risultati concreti zero. Soldi incassati tanti. Servizio al cliente men che meno. Ma si sa, l’Apple costa, e bisogna pur trovare un modo per averlo.
[...] La beat generation del web Chi dice che il web debba essere appannaggio solo di quei web designers che sono più “modaioli” e “fricchettoni” (nell’accezione positiva cioè “non comune”)? Il fatto che si usino le sovrapposizioni di sfumatura con Photoshop per fare sfondi e bottoncini, in modo moderno, gli angolini arrotondati in modo corretto, stili inconfondibilmente “web 2.0? come spesso sento dire (che c’entra poi lo stile con il web 2.0 ancora non mi è chiaro), non significa poi necessariamente che l’intero progetto di un sito web, sia così “moderno” o vincente, anzi. Segnala presso: [...]
La tecnologia è prassi, sicuramente oggi molto potente, ma il problema rimane il pensiero. Ad oggi abbiamo a disposizione una grande “potenza di fuoco” che, però, necessita di un pensiero nuovo che le dia una direzione, altrimenti ci troviamo di fronte a ciò che la saggezza popolare chiama “tanto fumo e poco arrosto”.
Grazie Paola per il tuo commento. Concordo con te sulla questione “tanto fumo e poco arrosto”. A questo riguardo ho scritto tempo addietro un articolo: La società del quanto basta. Buona lettura! Attendo un tuo commento in merito.
il web come specchio della realtà in tutti i sensi e forse questo è l’aspetto reale delle cose, in questi quindici anni ho vissuto l’avvento di internet come una rivoluzione culturale incredibile,una mezzo di diffusione di cultura per tutti, illuso proprio come un bambino; oggi dopo un po di anni mia figlia chatta con la sua parrucchiera, mia moglie dal pc della cucina fa la spesa ed io dal mio continuo a leggere di opensource di Stallman, di nuovi media o qualcosa d’altro……[potere alla fantasia]
Sono d’accordo con te Gigi, infatti lo dico da anni ormai!