+41 71 794 15 00 - CONTATTACI (dalle 9,30 - 12,30 e dalle 14,30 alle 18,30)

La competitività per una web agency

Home
Comunicazione
La competitività per una web agency

La competitività per una web agency

Pinterest

Una web agency non è più solamente una software house. Una web agency, per essere competitiva sul mercato rispetto alla concorrenza straniera, deve cominciare ad identificarsi davvero una agenzia di pubblicità che sia in grado di produrre e generare contenuti di qualità e politiche di branding.

Ho spesso dibattuto sulla mancanza di qualità che contraddistingue la nostra categoria professionale. Non è una novità quando dico che per un cliente, la scelta di una web agency diventa piuttosto ardua e una mera questione economica, quando non è possibile o è dannatamente difficile discernere tra questa e quella realtà.

Vorrei portare però il discorso su un piano diverso e cioè sulla competitività, quella strana parola, in Italia desueta o sconosciuta, irrisa e mistificata che definisce la capacità di un’impresa di competere sul mercato.

Se mediamente la qualità delle web agency non è eccelsa, e ripeto, mediamente, ciò si ripercuote sicuramente anche sulla capacità di competere. In un mercato fortemente competitivo, per emergere devi essere il migliore, o almeno tentare di esserlo. In un mercato che si livella su standards bassi o medio bassi, l’effetto “sogliola” come lo chiamo io si amplifica. La sogliola è un pesce che si “appiattisce, non nasce piatta.

Succede così anche sul mercato: meno competitività, meno qualità e di conseguenza ancora meno competitività. La questione è se dobbiamo definire una web agency come una pura struttura produttiva di “software” e gestione sistemistica, o se dobbiamo definirla come un’agenzia di pubblicità vera e propria fortemente verticalizzata sulla comunicazine on line. O addirittura tutte e due le cose.

Le web agency vendono o fanno siti? Sì! Non c’è dubbio e per questo devono essere organizzate o preparate a farlo, con una struttura interna o esterna che sia. Perchè di tecnici in gamba ve ne sono, ma di pubblicitari in gamba non si può dire che ci sia la folla! Le web agency italiane, diciamo la quasi totalità, hanno una connotazione molto provinciale. Parliamo di piccole o anche medie realtà che producono spesso foffa, siti al metro quadrato, per clientela che non supera un raggio di 200 km mediamente.

Questo non è bene anzi! Vediamo agenzie che si scannano tra di loro per un cliente o qualche cliente per pura sopravvivenza, quando fuori, varcati i confini, ci sarebbe ben altro da conquistare. Ma quando esci dal territorio, italiano soprattutto, ti confronti con un livello di competitività decisamente superiore.

[one_half_last]

Non dico che in Germania siano messi meglio, se devo parlare di una realtà che conosco. Ma se tu, web agency vuoi lavorare in Germania, e puoi farlo, non dico il tedesco ma l’inglese devi conoscerlo. Devi essere predisposto ad accettare e capire una cultura diversa, una legislazione diversa e usi diversi. I processi di internazionalizzazione purtroppo, anche nelle web agency, sono piuttosto scarni o inesistenti. E sì che parliamo di web, cioè di un mondo che non dovrebbe ormai conoscere confini. Se possiamo competere culturalmente, grazie ad una predisposizione al bello e al buon gusto, di carattere ereditario, abbiamo molte difficoltà a predisporci a tutto il resto e a ragionare in termini di competizione. 

Il web design parla poco italiano. Ci sono altre lingue tra cui il portoghese (del Brasile), l’olandese, il tedesco (svizzero), l’inglese, il coreano, il giapponese … E per web design non intendo un template decentemente fatto; il web design parte dalla strategia di comunicazione, alla definizione della struttura e architettura dell’informazione, comprende i concetti di usabilità e accessibilità. C’è ben di più quindi. Ma aggiungo anche e questo sta diventando sempre più importante, che il web design non può più prescindere dalla comunicazione. Non è importante avere un bel sito, è importante avere delle cose efficaci da comunicare. Forse in questo, possiamo ancora riempire il gap rispetto ai competitors oltre confine. Ma per quanto tempo?

Però a questo punto diventa interessante la domanda? Quanto può essere in grado una web agency di produrre un sito web se non è skillata anche sulla comunicazione di marketing? Quanto può essere interessata un’azienda ad avere un sito web, artisticamente anche piacevole, con un look & feel piacente, se però il brand viene sminuito e massacrato con contenuti assolutamente incompatibili con le più elementari regole della comunicazione? Se noi riusciamo a capire questo e a strutturarci in modo da diventare produttori di contenuti di qualità, allora competitivamente parlando abbiamo ancora tantissimo da dire anche a livello internazionale; potremmo uscire a testa alta e affrontare qualsiasi problema. Altrimenti temo che l’invasione straniera ci costringerà, come categoria, ad un impressionante ridimensionamento che, in termini di PIL e posti di lavoro, sarà drammatico.

[/one_half_last]

Unconventional Communication
Un po' di me:
Istrionico, ironico e positivo. Mi definisco così. C’è chi mi definisce colto ma io non lo penso. Credo che la vera cultura sia ben altro. Ho la fortuna di essere nato a cavallo di due culture, quella tedesca e quella italiana e sono perfettamente bilingue, questo per me è sempre stato un grande vantaggio. Sono convinto che siano le cose fatte, quelle che dimostrano ciò che davvero sei. Perciò, andiamo avanti!

13 Comments:


  • By Federico Zonca 06 ott 2011

    Ho trovato l’articolo molto interessante e ritengo che tu abbia ragione. Sono resp. comm. in una Software House “pura” e per quanto riguarda la pubblicità e la comunicazione ci affidiamo a partners molto competenti e, viceversa, loro si affidano a noi perchè è giusto che ognuno nel suo campo si specializzi e aggiorni sempre di più. Se vendi carne e vuoi vendere anche pesce e non sai come si fa NON IMPROVVISARE, chiedi e collabora! Ho due massime che mi aiutano a lavorare serenamente: 1. Amo il mio paese ma odio il suo governo! (mi riferisco alla nostra cultura, luoghi, storia, arte da un lato e non competitività, lassismo, tradizioni più come ostacolo all’innovazione che vera opportunità di crescita e il governo vero e proprio destra, sinistra, su, giù, davanti, dietro…Ormai nessuno sa più chi se l’è preso dietro…Rischio Default?) e 2. Pensare e vivere da italiano rispettando le regole europee (per essere unici in un mondo dove il senso civico e la meritocrazia esistono davvero). Chiedo scusa ma ho trovato finalmente qualcuno che, credo, la pensi un po’ come me.

  • By Federico 06 ott 2011

    Caro Andreas,
    come sempre hai centrato il punto. Mi chiedo, però, se i clienti con cui ci confrontiamo, seppur in settori diversi, capiscano l’importanza di ciò che affermi oppure guardino solo al loro portafoglio. In questo secondo caso cercheranno sempre la web agency più economica. Questo perché hanno una visione miope e di breve periodo sul web 2.0. Tu che ne pensi?

  • By Paolo Palermo 06 ott 2011

    Salve,
    Concordo pienamente con tutti, consentitemimi pero di fare una riflessione sul mercato al quale dovremmo rivolgerci, quello italiano.
    Da un lato abbiamo i Brand, poche aziende prevalentemente di grandi dimensioni che da qualche anno a questa parte hanno compreso e messo in pratica vere politiche di Branding (es. Barilla, Peroni e di recente anche Fiat) inteso non solo come diffusione del proprio marchio, ma come diffusione, attraverso ogni singola azione dell’azienda, di un preciso sistema valoriale che fa del marchio lo strumento (simbolo) in cui il target si identifica e con cui le persone si riconoscono quali membri di uno stesso gruppo, con gli stessi valori, lo stesso stile di vita, lo stesso status e che, per realizzare ciò, hanno investito ed investono milioni di euro ogni anno (solo per mantenere il proprio posizionamento o, in certi casi cambiarlo, nella mente dei consumatori).
    Dall’altro lato abbiamo le PMI, il vero cuore dell’economia italiana, se non altro per quantità, dove (generalizzo, ma per fortuna non è sempre così) se siamo fortunati troviamo ex responsabili commerciali innalzati a rango di direttori marketing completamente ignari di cosa siano le 4P e che solo di recente hanno compreso il significato del termine ADV (advertising).
    Spesso mi sono trovato a parlare di posizionamento, di mission, vision, valori, di brand identity o di mercato penetrato e potenziale, di competitors ecc. ecc. ecc.
    Nel migliore dei casi fingono di aver compreso e annuiscono anche quando sentono la parola reputazione, ma poi, mi cascano le braccia quando invece di dire “il budget da investire per quest’anno è x”, con un sorriso nervoso e a denti stretti esordiscono dicendo “si, ma quanto mi costa?”.
    Il problema italiano, purtroppo, non riguarda solo quelli del nostro mestiere dove si, c’è tanta approssimazione e mencanza di professionalità e conoscenza, ma che di fatto sono solo il normale riflesso della mancanza di una domanda qualificata, consapevole e fortemente esigente.
    Allora mi chiedo, visto che l’obiettivo di un’azienda profit (web agency o agenzia pubblicitaria che sia) è appunto quello di fare profitto e visto che la maggior parte della domanda in Italia non è qualificata, se sia meglio assecondarli (prendi e porta a casa) o continuare nel tentativo di “redimerli”?

    • By Andreas Voigt 06 ott 2011

      Credo che il vero cuore dell’Italia, cioè le PMI, sia tutto da ricostruire.
      Concordo per quanto riguarda il marchio ma quello che manca non è tanto un processo di “diffusione” del brand bensì un suo reale processo identificativo. Quello che Sandro Romagnoli, mio partner, chiama “processo di antropomorfizzazione di un brand”. Per arrivare a ciò, occorre ripensare al ruolo dell’impresa e ricostruirne i principi valoriali. Purtroppo questo processo ricostruttivo ha un vero e proprio blocco culturale ma sta a noi insistere per annullarlo.
      Non possiamo pensare di poter continuare a mungere una vacca ormai morta.

  • By Marco Tosti 14 ott 2011

    Articolo interessantissimo, come sempre. Io credo che il pressapochismo di molti sedicenti web master abbia abbattuto il livello di competenza degli utenti, che semplicemente non hanno idea di quello che può offrire il mercato e non sanno cogliere la differenza tra prodotti di qualità e prodotti artigianali, improvvisati.
    Bisogna diventare mentori dei clienti, mostrarsi preparati (ed esserlo, naturalmente) per poter dire, anche con fermezza: “questa cosa si fa con questi standard e seguendo questi criteri”.
    Credo che a brevissimo risponderò alla domanda che poni nella parte finale del tuo post, sul mio blog.
    Grande Andreas.

  • By Web Co Agency, competitività e ruolo. | EverMind 14 ott 2011

    [...] da questo post di Andreas Voigt su Innovando, mi sono pemesso di ipotizzare una risposta alla domanda posta sul [...]

  • By Web Co Agency, competitività e ruolo. | Evermind coagency 17 ott 2012

    [...] da questo post di Andreas Voigt su Innovando, mi sono pemesso di ipotizzare una risposta alla domanda posta sul [...]

  • By Web Co Agency, competitività e ruolo. 11 feb 2014

    […] da questo post di Andreas Voigt su Innovando, mi sono pemesso di ipotizzare una risposta alla domanda posta sul […]

  • By Web Co Agency, competitività e ruolo. | Evermind coagency 11 feb 2014

    […] da questo post di Andreas Voigt su Innovando, mi sono pemesso di ipotizzare una risposta alla domanda posta sul […]

Leave a Reply



Twitter Feed

Seguici anche su Twitter


Copyright 2012 Innovando GmbH. Design by Innovando.ch