Una web agency non è più solamente una software house. Una web agency, per essere competitiva sul mercato rispetto alla concorrenza straniera, deve cominciare ad identificarsi davvero una agenzia di pubblicità che sia in grado di produrre e generare contenuti di qualità e politiche di branding.

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Ho spesso dibattuto sulla mancanza di qualità che contraddistingue la nostra categoria professionale. Non è una novità quando dico che per un cliente, la scelta di una web agency diventa piuttosto ardua e una mera questione economica, quando non è possibile o è dannatamente difficile discernere tra questa e quella realtà.

Vorrei portare però il discorso su un piano diverso e cioè sulla competitività, quella strana parola, in Italia desueta o sconosciuta, irrisa e mistificata che definisce la capacità di un’impresa di competere sul mercato.

Se mediamente la qualità delle web agency non è eccelsa, e ripeto, mediamente, ciò si ripercuote sicuramente anche sulla capacità di competere. In un mercato fortemente competitivo, per emergere devi essere il migliore, o almeno tentare di esserlo. In un mercato che si livella su standards bassi o medio bassi, l’effetto “sogliola” come lo chiamo io si amplifica. La sogliola è un pesce che si “appiattisce, non nasce piatta.

Succede così anche sul mercato: meno competitività, meno qualità e di conseguenza ancora meno competitività. La questione è se dobbiamo definire una web agency come una pura struttura produttiva di “software” e gestione sistemistica, o se dobbiamo definirla come un’agenzia di pubblicità vera e propria fortemente verticalizzata sulla comunicazine on line. O addirittura tutte e due le cose.

Le web agency vendono o fanno siti? Sì! Non c’è dubbio e per questo devono essere organizzate o preparate a farlo, con una struttura interna o esterna che sia. Perchè di tecnici in gamba ve ne sono, ma di pubblicitari in gamba non si può dire che ci sia la folla! Le web agency italiane, diciamo la quasi totalità, hanno una connotazione molto provinciale. Parliamo di piccole o anche medie realtà che producono spesso foffa, siti al metro quadrato, per clientela che non supera un raggio di 200 km mediamente.

Questo non è bene anzi! Vediamo agenzie che si scannano tra di loro per un cliente o qualche cliente per pura sopravvivenza, quando fuori, varcati i confini, ci sarebbe ben altro da conquistare. Ma quando esci dal territorio, italiano soprattutto, ti confronti con un livello di competitività decisamente superiore.

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Non dico che in Germania siano messi meglio, se devo parlare di una realtà che conosco. Ma se tu, web agency vuoi lavorare in Germania, e puoi farlo, non dico il tedesco ma l’inglese devi conoscerlo. Devi essere predisposto ad accettare e capire una cultura diversa, una legislazione diversa e usi diversi. I processi di internazionalizzazione purtroppo, anche nelle web agency, sono piuttosto scarni o inesistenti. E sì che parliamo di web, cioè di un mondo che non dovrebbe ormai conoscere confini. Se possiamo competere culturalmente, grazie ad una predisposizione al bello e al buon gusto, di carattere ereditario, abbiamo molte difficoltà a predisporci a tutto il resto e a ragionare in termini di competizione. 

Il web design parla poco italiano. Ci sono altre lingue tra cui il portoghese (del Brasile), l’olandese, il tedesco (svizzero), l’inglese, il coreano, il giapponese … E per web design non intendo un template decentemente fatto; il web design parte dalla strategia di comunicazione, alla definizione della struttura e architettura dell’informazione, comprende i concetti di usabilità e accessibilità. C’è ben di più quindi. Ma aggiungo anche e questo sta diventando sempre più importante, che il web design non può più prescindere dalla comunicazione. Non è importante avere un bel sito, è importante avere delle cose efficaci da comunicare. Forse in questo, possiamo ancora riempire il gap rispetto ai competitors oltre confine. Ma per quanto tempo?

Però a questo punto diventa interessante la domanda? Quanto può essere in grado una web agency di produrre un sito web se non è skillata anche sulla comunicazione di marketing? Quanto può essere interessata un’azienda ad avere un sito web, artisticamente anche piacevole, con un look & feel piacente, se però il brand viene sminuito e massacrato con contenuti assolutamente incompatibili con le più elementari regole della comunicazione? Se noi riusciamo a capire questo e a strutturarci in modo da diventare produttori di contenuti di qualità, allora competitivamente parlando abbiamo ancora tantissimo da dire anche a livello internazionale; potremmo uscire a testa alta e affrontare qualsiasi problema. Altrimenti temo che l’invasione straniera ci costringerà, come categoria, ad un impressionante ridimensionamento che, in termini di PIL e posti di lavoro, sarà drammatico.

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