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La Fiat smobilita dall’Italia. Cosa c’è dietro?

24/11/2009 8 Comments

logo innovando, nuove idee per comunicareTra le notizie, anche purtroppo molto tragiche, passate in queste ore sui giornali, è comparsa anche quella relativa all’annuncio di Sergio Marchionne, amministratore delegato di FIAT di prevedere una ristrutturazione e conseguentemente una riduzione del numero degli impianti produttivi in Italia. Non è una notizia di poco conto.

Non sappiamo ancora se sia una boutade per generare interesse e discussioni che possano influire le sulle relazioni pubbliche tra governo e Azienda per ragioni diverse (eventuali concessioni da parte del Governo per gli incentivi ecc…) oppure se è davvero intenzione del gruppo torinese, mettere mano ad un piano di ristrutturazione strategica degli impianti produttivi a scapito di quelli italiani. Penso che qualcosa di vero ci sia.
Marchionne adduce come giustificazione il fatto che produrre in Italia ha costi altissimi. Ecco che comincia il tira e molla tra Governo che per salvare la sa leadership deve difendere con i denti ogni singolo posto di lavoro, e azienda privata che deve difendere i propri bilanci e i propri soci azionisti, in barba ai rapporti umani e alla solidarietà.La crisi del lavoro comincia ad essere un tema piuttosto scottante, anche se ancora nessuno lo ammette. Non è solo un problema italiano ma anche estero, globalizzato. Ma l’Italia ha una situazione piuttosto anomala rispetto agli altri Paesi Europei: lo scarso appeal verso gli investitori stranieri, che stanno letteralmente smobilitando, e una incertezza politico-sociale che investe tutta il sistema paese, creando motivi di diffidenza e di sconforto, nonché rifiuto non più solo tra gli investors stranieri ma pure quelli istituzionali italiani tra cui Fiat appunto. Aggiungiamo poi il fatto che il settore auto è in crisi di per sé, e il quadro diventa piuttosto sconfortante. La chiusura di stabilimenti in Italia da parte di FIAT non comporterà solo una riduzione di personale alle dirette dipendenze del gruppo, ma anche la messa in crisi di tutti i fornitori e subfornitori con ripercussioni sul piano occupazionale, piuttosto pesante da sopportare.

Ancora una volta quindi si evidenzia la mancanza di vision futura dei nostri rappresentanti politici. Manca un progetto, un’idea di futuro da dare alle nuove generazioni, che si troveranno probabilmente ad affrontar un mercato del lavoro asfittico, ingessato dai veti sindacali e dal sistema di assunzioni, fatto di passaparola, conoscenze, clientelismi e nepotismi che nel 2009 non avrebbero più ragione d’esistere.

E gli investitori stranieri scappano. Le grandi aziende italiane smobilitano e vanno all’estero. Perché? Perché nessuno si preoccupa?
E soprattutto perché le aziende scappano?

Perché in Italia non esiste la certezza del diritto. Un processo civile dura decenni, perchè se sei creditore, non hai certezza mai di recuperare il credito, perché i pagamenti sono a babbo morto e nessuno protesta, perchè le infrastrutture sono ferme agli anni ’60, perché il livello di imposizione fiscale ha di fatto superato il 50%, perché il mercato del lavoro è allucinante. Per uno straniero poi, confrontarsi con le Pubbliche Amministrazioni è frustrante, non se ne viene a capo. Qui si farà la fine del Burkina Faso, altro che storie!
Il mercato del lavoro richiede nuove conoscenze, nuove professionalità, perché il mondo sta cambiando e lo sta facendo in fretta. E noi che facciamo qui? Investimenti in scuola ed istruzione zero! Investimenti in ricerca e sviluppo? Quasi a zero (siamo il fanalino di conda in Europa). Investimenti in strutture moderne (vedi il digital divide) a livello di terzo mondo.
Siamo un Paese di avvocati, insegnanti, medici (che comunque se possono scappano all’estero, quelli bravi), notai, filosofi e psicologi. In futuro, questa gente, che cosa farà? Torneranno in campagna a produrre caciotte e coltivare barbabietole ????
A noi servono ingegneri, tecnici ambientali, chimici, fisici … Abbiamo uno di livelli più bassi in Europa, di conoscenza e di accesso alle nuove tecnologie (internet ad esempio). Una persona su 50 sa cos’è un blog. Se ad un italiano medio chiedi di accendere un computer, non è capace o peggio ancora se gli chiedi di aprire un browser, ti dice di parlare come mangi. Anche se avessimo tutte le più avanzate tecnologie del mondo, mancano le persone che poi sanno applicarle, che poi saranno quelle che dovrebbero creare i nuovi posti di lavoro.

Se il problema dell’occupazione, nel mondo occidentale sarà un problema primario originato da una modifica sostanziale del sistema economico e sociale, da noi sarà sicuramente una bomba sociale difficile da controllare. Siamo un Paese di motociclisti e veline. I professionisti scappano, come le aziende e a gambe levate!

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8 Responses to La Fiat smobilita dall’Italia. Cosa c’è dietro?

  1. Daniele scrive:
    24/11/2009 alle 14:27

    Marchionne adduce come giustificazione il fatto che produrre in Italia ha costi altissimi.

    Che mi vien da ridere a vedere cosa combina il governo dato che le tasse così elevate servono a pagare il popolo dei portaborse e a comperare i voti della mafia.

    Più del 50% di pressione fiscale e servizi peggiori dei paesi con il 30%…

    Replica
  2. paolo martelli scrive:
    25/11/2009 alle 16:38

    Emigrazione unica soluzione sensata per chi abbia qualcosa da mettere sul piatto della professionalità. ..sorry.

    Replica
    • Andreas Voigt scrive:
      25/11/2009 alle 17:25

      Ho già fatto la valigia. Sto partendo!

      Replica
  3. Piero Muzio scrive:
    25/11/2009 alle 18:32

    Questo è un titolo errato. Non è vero che stia smobilitando.Ha detto Marchionne che chiude definitivamente Arese, ma erano 15 anni che si sapeva e che stava avvenedo e solo 110 o 130 i cosidetti rimasti “irriducibili” e pagati da noi per far nulla con il sostegno della solita triplice. E poi la trasformazione di Termini Imerese che così come è non può più produrre automobili. Io mi auguro che in Fiat resti a lungo al comando Marchionne che ha saputo trasformare un quasi relitto in una azienda di nuovo competitiva, aggressiva e con una strategia semplice ma efficace.

    So di colloquiare quì con giovani che di solito non amano guardare indietro e vorrebbero che tutto si risolvesse domani. Purtroppo non è così. Istruzione, leggere molto, pensare, aggio5rnarsi, guardare le cose ed il mondo per quello che è e non per come vorremmo che fosse, sono tutti concetti semplici ma difficili da applicare.

    Noi Italiani poi dobbiamo essere messi alle strette per dare il meglio di ciò che sappiamo fare. Questa crisi e l’accelerazione delle trasformazioni in corso in tutto il mondo non faranno sconti a nessuno e tantomeno ad una Europa presuntuosa che pensa di essere superiore e che tutti debbano rispettarla e riverirla ed ad una Italia, il suo ventre molle, che nella sua visione Romano/Vatican/Politica/Burocratica/Sindacal-Confindustriale che purtroppo esprime tutti i nostri difetti.

    Infatti mi pare, e qui termino, che Marchionne, del quale il ns. Montezemolo molto furbo sfrutta la scia come con Todt, si stia comportando esattamente come i migliori medio piccoli industriali od imprenditori Italiani sono abituati a fare. Fronteggiare i problemi e risolverli ! Semplice, o no ?

    Piero Muzio

    Replica
    • Andreas Voigt scrive:
      25/11/2009 alle 19:05

      EVVOVE caro Piero.
      Marchionne, persona che stimo molto, ha detto testualmente e chiramente che 6 stabilimenti produttivi (Arese a parte che sta per essere parzialmente chiusa o trasferita a Torino) sono troppi e che è necessaria una destrutturazione in Italia. Di Termini Imerese o di altri stabilimenti, non ha parlato chiaramente, ma è stato chiaro sulla riduzione del numero.

      Io penso che possa anche essere una boutade per ottenere qualcosa (incentivi statali o altro) e per mettere il “pepe al culo” ai nostri governucoli. Non sarebbe una mossa sbagliata. Ma anche se ciò fosse così, non cambia la sostanza del mio post e cioè la smobilitazione generale. E pian piano vedo che anche negli altri Paesi Europei, le cose non stanno andando nella direzione opposta, anzi !!!! E’ senz’altro un problema europeo, ma in Italia è più pressante che in altri Paesi.

      Montezemolo è un marpione ma anche una persona estremamente pratica e realista. Lui ha sempre detto questo: “Ragazzi, io non so fare un ca… Però sono capace di contornarmi di persone giuste al posto giusto nel momento giusto”.
      E dici niente!!!!

      Replica
  4. Daniele scrive:
    25/11/2009 alle 23:39

    Piero: non so se conto come giovane (classe ’83) ma sinceramente sono dell’opinione che il vecchio (modo di produrre) debba morire con funerale per rito breve, e che i vecchi lavoratori vadano convertiti e ri-formati (nel senso di formazione, educazione), con le buone o le cattive.

    Replica
  5. Piero Muzio scrive:
    19/12/2009 alle 17:11

    Mi era sfuggito questo commento di Daniele. Sono perfettamente d’accordo che i “vecchi modi” di produrre debbano morire, ma questo l’industria lo fa da sempre, deve farlo, per sopravivere,, solo che proprio chi dovrebbe difendere l’interesse dei lavoratori, i Sindacati, sono i più conservatori sempre contrari ad ogni cambio.
    Per la ri-formazione anche d’accordo, ma non con le cattive, occorre convincere tutti i cervelli anche quelli politico-sindacali però.
    Per Montezemolo è certo capace, ma: 1° è nato bene – 2° avere sempre l’appoggio di Sua Maestà Gianni ed anche e sopratutto quello della sorella di Sua Maestà, Susanna, cosa dite, serve ? oppure meglio è servito ? 3° non per fare paragoni, ma fu condannato per una non bella storia di “estorsione” ai danni della Cinzano, 75 milioni di vecchie lire mi pare ! Però bastò che sempre S.M. Gianni gli perdonasse ” l’errore di gioventù ” e tutto fù velocemnte e completamente dimenticato !
    Leggendo bene tutta la storia di Marchionne mi pare molto più meritevole, credibile e capace.
    Piero Muzio
    Buon Natale e spero Felice 2010 a tutti Voi.

    Replica
  6. Giovi scrive:
    20/12/2009 alle 12:15

    Non posso che essere d’accordo con Piero!

    Replica

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