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La fine del ceto medio

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La fine del ceto medio

La fine del ceto medio

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Un mio articolo  dal titolo “L’economia della conoscenza e il pericolo di un nuovo medioevo“ ha recentemente provocato una discussione su LinkedIn all’interno del gruppo di Generation21 e il mio messaggio tra le righe non è stato del tutto compreso. Io semplicemente ho voluto rilevare il fatto che c’è una ferrea volontà da parte di una elite di potere di mantenere inalterato il proprio status privilegiato non permettendo la libera e gratuita circolazione di informazioni e di cultura/conoscenza. Se il denaro molto probabilmente in un prossimo futuro cesserà di esistere, sostituito dalla conoscenza e dall’informazione, esiste il rischio che questi ultimi vengano trattati e manipolati allo stesso modo con cui oggi si tratta e si manipola il denaro. Ecco perchè parlavo di un nuovo medio-evo. Affinché ciò non succeda, occorrerà un radicale e profondo cambiamento economico e sociale che onestamente, ancora vedo molto al di à dal divenire. Ho paura poi che questo cambiamento arriverà con la forza e la violenza distruttiva di una vera rivolta culural-popolare di cui sento già diversi segnali piuttosto sgradevoli.

Uno di questi segnali è la totale immobilità sociale. Una delle basi del capitalismo è la possibilità di emancipazione, cioè l’idea o la speranza di una persona di poter modificare il proprio stato sociale senza che qualche lacciuolo culturale/legale/istituzionale gli imponga di vivere per tutta la vita come sono vissuti i suoi genitori. Se sei in gamba, se hai capacità, idee e creatività, anche nascendo da una famiglia di operai, hai la possibilità di emanciparti e fare “fortuna”. L’idea del Grande West la conquista di un posto al sole, la possibilità di cambiare il proprio stile di vita in meglio nel simbolo del benessere sociale. La libertà insomma di poter decidere della propria vita senza che qualcuno decida per te.

Questo è un argomento delicatissimo che tocca i nervi scoperti della comunicazione politica. E’ un argomento di cui, la casta preferisce non parlare perchè fastidioso, porta poco consenso e finisce per diventare autodistruttivo. Eppure dovremmo cominciarne a parlare, in tutta serenità di giudizio, prima che la violenza esploda come già è successo nei paesi maghrebini.

Oggi, l’emancipazione diventa sempre più difficile. Stiamo tornando al periodo pre-borghese dove se nasci servo rimarrai servo e non ci sarà verso di cambiare il tuo status. Chi è farmacista farà il farmacista, per privilegio e non per capacità e le barriere di ingresso ai mestieri che “contano” diventano sempre più alte. Non per niente, la discussione in seno al Parlamento Europeo di abolire gli Albi professionali, è un segnale che va anche e sottolineo anche, in questa direzione. Stiamo tornando all’ereditarietà dello status sociale, a quel sistema di caste più o meno conclamate che ha retto tutto il medio-evo fino alla Rivoluzione Francese (e oltre). I ricchi si arricchiscono sempre di più a dispetto del ceto medio che è stato letteralmente compresso verso il basso mentre i poveri erano già poveri prima e soffrono nel loro status anche oggi. In Italia questa situazione è più drammatica che in altri Paesi Europei: le famiglie che contano in Italia sono le stesse più o meno che contavano nel 1860, non è mica cambiato molto. La possibilità per un “parvenue” di costruire un impero economico oggi, è talmente difficile da essere praticamente impossibile. E se ci riesci lo fai utilizzando sistemi illegali e criminogeni che noi tutti ben conosciamo.

Quello che importa, è vivere di rendite di posizione, perchè di questo si tratta. Ecco perchè soprattutto da noi, si vive di connessioni clientelari, di aderenze politiche, di favori, di intrallazzi e “conoscenze” come nel più antico Stato della Chiesa. Si dice che l’Italia 2 cose non ha avuto: La Rivoluzione Francese e la Riforma Luterana. Il problema però è che questa tendenza all’immobilismo sociale, affinchè l’arraffo sia privilegio di pochi a danno di tanti, è piuttosto universale. Solo che questo arraffo sta diventando plateale e ingiustificabile. I ricchi di oggi sono così immensamente ricchi che nemmeno gli aristocratici sgozzati da Robespierre lo erano così. E qui ci sarebbe da aprire un altro fronte di discussione perchè gli effetti di questo arraffo lo stiamo pagando noi tutti, ormai poveri, con la salute e con l’infelicità. Una volta almeno, il feudatario di turno ti proteggeva in quanto eri una sorta di proprietà, oggi nemmeno quello.

A qualcuno potrà sembrare che finalmente ho rivelato la mia indole di “sinistra”. Non sono di sinistra, non voto a sinistra (sono dichiaratamente Merkeliano) e la mia cultura non è di sinistra. Qui, il problema sinistra o destra non c’entra. E’ un problema di potere e questo non ha colore ma profuma di violette. Ma quello che dico non lo dico solo io, bensì è un pensiero che comincia a strisciare trasversalmente.

Si dice che in Italia il 40% della ricchezza nazionale è detenuto dal 10% della popolazione. E’ una mostruosità ingiustificabile e dovremo arrivare a pensare ad una redistribuzione del reddito come si fece una volta con le terre. Se questo un giorno succederà poi con la cultura e l’informazione perché il denaro non esisterà più, sarà ancora più facile mantenerci tutti in uno stato medievale.

La politica oggi non ha più contenuti e il ceto medio non è più in grado di esprimere posizioni e progetti futuri. Al ceto medio non è stato tolta solo la speranza ma anche la conoscenza. Basta vedere cosa stanno “sfornando” le nostre scuole: una pletora informe di ignoranti incoscienti, costruiti per soffrire e consumare perchè la gleba oggi è il consumo. Se non consumi non alimenti il sistema, che crolla e il crollo del sistema lo paghi tu poveraccio, che così non avrai più nemmeno un tetto sulla testa o la possibilità di pagare la bolletta della luce per drogarti con la TV. Tanto il ricco ha le sue ville alle Antille e vive molto bene lo stesso.

I politici questo lo sanno ma per evitare di perdere loro stessi i loro privilegi, giustificano la loro presenza con le guerre psicologiche di posizione, aizzando gli ignari cittadini l’uno contro l’altro con false ideologie e contenuti farlocchi.

Noi viviamo con la carotina davanti al naso e fin che c’è ci illudiamo di raggiungerla e quando qualcuno si mangerà anche quella forse cominceremo a prendere atto di ciò che sta accadendo. Proviamo a pensarci, quando qualche amministratore locale dice la famosa frase: “Non ci sono più i soldi” o “Siamo pieni di debiti”. Chiediamoci il perchè si è arrivati a tanto e chi deve davvero pagare questa situazione? Alla fine pagheremo comunque noi diventando sempre più poveri e sempre più schiavi del nostro consumo.

Unconventional Communication
Un po' di me:
Istrionico, ironico e positivo. Mi definisco così. C’è chi mi definisce colto ma io non lo penso. Credo che la vera cultura sia ben altro. Ho la fortuna di essere nato a cavallo di due culture, quella tedesca e quella italiana e sono perfettamente bilingue, questo per me è sempre stato un grande vantaggio. Sono convinto che siano le cose fatte, quelle che dimostrano ciò che davvero sei. Perciò, andiamo avanti!

11 Comments:


  • By Giovi 14 mag 2011

    Ragazzo mio … non posso che darti ragione. E’ tutto drammaticamente vero quello che dici e i segnali ci sono tutti.

  • By Carlo Pisacane (Umberto) 14 mag 2011

    Vado a vedere dov’è la mia carota. Secondo me la mia se la sono già magnata da un bel po’. Oh! Giovi, controlla anche tu perchè mi sa che anche la tua …. Non c’è più!
    Concordo con Giovi. Non saprei nemmeno come controbattere …. E’ un pensiero molto semplice e lineare.

  • By Franco Palumbo 14 mag 2011

    Siamo alla frutta e nemmeno lo sappiamo.

  • By Oversea 14 mag 2011

    Andreas, il medio evo è stato molto meglio di oggi. Un periodo ricco di contaminazioni culturali, ri scoperte, di crescita e di futuribilità. Questo di oggi non è nemmeno medio evo ma oscurantismo illiberale, partitocratico.

  • By francy 14 mag 2011

    Andreas! Torna a riposarti! Altrimenti ci mandi in tilt tutti noi! Sciò!

  • By Sandro Romagnoli 14 mag 2011

    Bentornato!
    Se la carota ce la tenessero realmente davanti al naso andrebbe ancora bene!
    Temo che le abbiano cambiato di posto già da tempo.
    Il problema serio è che oggi la speranza di emancipazione è stata sostituita con l’illusione della stessa e, mancando gli strumenti culturali, non c’è più la percezione di questa, neanche troppo, sottile differenza.
    Rispetto, però, alla scandalosa situazione che hai così correttamente descritto mi/ ti / vi domando: basta una analisi corretta del problema o coloro che “riescono a discernere la differenza tra le cose che possono e quelle che non possono essere cambiate” hanno una sorta di dovere sociale di fare concretamente qualcosa?

  • By francy 14 mag 2011

    Dobbiamo fare qualcosa, Sandro!

  • By Riccardo 15 mag 2011

    Il problema non è che stiamo diventando tutti più poveri. Il problema è che stiamo diventando tutti più poveri ma continuiamo a crederci più ricchi. Abbiamo 2 telefoni cellulari a testa, almeno un computer, 2/3 macchine per famiglia… E il sogno di un’ascensione sociale facile e rapida che ci risplende sempre davanti agli occhi: basta accendere la televisione.

  • By Vasco da Gama 16 mag 2011

    Un bell’articolo…..di sinistra, anche se non sei di sinistra e non voti a sinistra, etc etc!!! Perchè sinistra oggi, dopo il crollo del Muro, vuol dire non agganciarsi al marxismo come nuova fede e nuova speranza, ma riappropriarsi dei grandi temi che hanno portato alla rivoluzione francese – libertè-egalitè-fraternitè- e oggi ancor di più “sinistra” significa possibilità del superamento sia dell’illuminismo che del marxismo.
    La fine del ceto medio era un fatto già rilevato e analizzato a fondo nelle ricerche di sociologia del lavoro degli anni ’70: allora si parlava di proletarizzazione del ceto medio. In realtà il risultato, cinicamente e abilmente perseguito dalle elite, è stato ben più devastante: un apparente imborghesimento delle classi più deboli (la “classe operaia”) attraverso la conquista di una maggiore capacità di consumo, attraverso il perverso meccanismo delle rateizzazioni, e l’indubitabile calo del “benessere economico” della ormai “ex classe media”, con un potere d’acquisto ormai ridotto al livello del 1970. In pratica abbiamo elites che hanno incamerato quasi tutta la ricchezza del paese, e un blob sociale indistinto dove all’interno di una certa gamma di spesa, ci si illude di essere classe media. Tranne poi scoprire che tutto ciò che ti serve lo devi pagare, che la scuola pubblica è sotto attacco per essere definitivamente ridotta a parcheggio, che ogni tanto qualcuno ne vuole decretare la morte definitva attraverso il meccanismo dell’abolizione del valore legale dei titoli di studio, che la sanità pubblica è un lusso o che te la puoi permettere se non hai urgenze e hai tempo per aspettare (a Roma 9 mesi di lista d’attesa per esami poco più che di routine, o al contrario, due-tre giorni al massimo in visita privata prenotata sempre attraverso lo stesso numero di call center….), che ….e via e via e via….
    E’ chiaro dal mio punto di vista che il problema non è solo un fatto socio-economico, e non è un fatto solo politico. E’ certo il risultato di quello che profeticamente diceva in tempi assolutamente non sospetti Pasolini, sul ruolo omogeneizzante della TV, e sul suo potere di imbarbarimento intellettuale e sociale.
    E’ oggi in gioco un qualcosa di molto più potente e profondo, tra le forze che vogliono anestesia sociale e individuale, e forze, rare ma presenti, di individui e movimenti che ripartono proprio dalla riconquista di una capacità di pensiero, senza cadere nell’ipnosi dell’iperconsumo, nelle trappole del buonismo sociale, del conformismo intellettuale, del “politically correct”. Non amo la Castellina, ma mi piace quello che ha detto in occasione del lancio del suo ultimo libro: indignarsi non basta, occorre ribellione. Come farlo, questo è una bella strada di ricerca….

  • By Sandro Romagnoli 18 mag 2011

    Potremmo iniziare dalla condivisione del linguaggio…
    Può sembrare una banalità ma è un passo indispensabile vivendo in un posto dove (…) dei parlamentari venduti si chiamano “responsabili”, i peggiori reazionari si autodefiniscono “moderati”, quelli che parlano di una società meno ingiusta vengono definiti “di sinistra” e quelli che provano a realizzarla (provano è, ovviamente, un termine ridondante) vengono chiamati di “sinistra estrema” o dei “centri sociali”.
    Quindi, volando bassi, potremmo iniziare dal tornare ad utilizzare le parole per quello che sono, spogliandole di un valore emozionale arbitrario che oggi, invece, risulta predominante.
    Una piccola cosa, ma fondamentale, credo, per definire quale sia la prima tappa da raggiungere. Anche perchè penso che vetero-marxisti, liberali illuminati o semplici uomini di buona volontà, per modificare in meglio questo straccio di Paese, abbiamo davanti a noi un solo percorso.
    Alcuni di noi hanno un traguardo un po’ più distante; ma la strada è la stessa.

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