Lo studio della storia del pensiero è un preliminare necessario per raggiungere la libertà di pensiero. Non so, infatti, cosa renda un uomo più conservatore: non sapere nulla del presente oppure nulla del passato.
— John Maynard Keynes

E’ da tempo ormai, che parlo della fine del marketing inteso come oggi ancora viene inteso. Spesso si parla di social-media o social-marketing ma gli si attribuiscono le stesse caratteristiche e la stessa vision del vecchio marketing. E allora non serve a nulla.

Ho avuto modo di leggere e scaricare l’e-book di Gianluca Diegoli, trovando molte definizioni nelle sue 91 (mini)tesi sul marketing che già fanno parte del mio patrimonio culturale e professionale.

 

L’Autore 

Gianluca Diegoli, dopo la laurea in marketing alla Bocconi ed esperienze come product manager, marketing manager, communications manager, web manager ed e-commerce manager, nel 2004 ha iniziato a scrivere un blog, che è diventato il marketing blog – forse – più letto d’Italia. Probabilmente perché non scrive di cose serie, cioè esattamente di marketing. 

Ne ripropongo qui alcune ma per chi fosse intressato potrà scaricarsi l’intero e-book dal blog dell’autore.

Il marketing è morto in quanto sono esaurite le due 

condizioni che lo nutrivano: primo, che le persone non potessero parlare facilmente e direttamente tra loro, secondo, che il canale di trasmissione fosse concentrato, semplice e direttamente controllabile. 

 

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Le persone si relazionano prima di tutto con altre persone, non con aziende anonime. Incentivate le persone in azienda a partecipare liberamente alla conversazione, come singoli, senza divise e loghi. La conversazione aziendale passa solo attraverso le persone.

 

 

Nell’iniziare una conversazione, gli obiettivi aziendali devono essere in ordine di importanza per la comunità: ricevere un feedback per migliorare il prodotto e incentivare lo scambio diretto di informazioni tra gli utenti. Passaparola e posizionamento sui motori di ricerca verranno di conseguenza al raggiungimento di quegli obiettivi, ma non “sono” gli obiettivi. 

 

La pubblicità costerà progressivamente sempre di più di quanto renderà, in quanto normalmente produce solo esposizione, non conversazione. 

 

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Al saturarsi dello spazio “ricettivo” delle persone, il valore attribuibile all’esposizione tende a zero. Invece di aggiungere ulteriore rumore, è più conveniente insegnare alle persone a filtrarlo, o fornire loro strumenti per farlo – aumenterà la vostra reputazione nella conversazione. 

 

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Se la pubblicità viene ancora comprata è solo perché per il direttore marketing è più facile spendere e confondere, che cercare di cambiare la cultura aziendale al proprio interno. 

 

15 

Rinunciare a ospitare e incentivare la conversazione sul proprio sito significa spingerla a chiedere asilo in territori in cui non avete accesso o influenza.

24 

Sì, certo, i blog non contano quanto credono i blogger, ma la conversazione nel suo insieme conta molto di più di quanto possa apparire a prima vista. Cominciate ad aprire un dialogo con le persone appassionate, preparate e interessate, non con quelle che le agenzie di PR considerano influenti. 

 

29 

Non esistono più clienti “top”: ognuno di loro potrebbe avere un blog e domani essere al numero 1 di Google con un racconto di come l’avete considerato insignificante. Se aveste aperto una conversazione in precedenza, avreste avuto una possibilità in più di conoscere in modo diverso il vostro interlocutore, e renderlo partecipe anziché antagonista.

 

30 

La media delle idee dei vostri clienti che possono nascere dalla conversazione è ovviamente mediocre, ma contiene sicuramente più di una idea che il vostro dipartimento ricerca e sviluppo non avrebbe mai pensato.

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Nella vostra comunità troverete persone disposte a usare il proprio tempo libero anche per il vostro brand. Ma non per i soldi, né per qualche concorso a premi. Qual è il vostro progetto per migliorare la loro vita, in modo che possano in cambio darvi una mano? 

 

32 

La media dei vostri clienti pensa a voi un centesimo di quanto voi crediate. Fatevene una ragione, l’atto di acquisto non è la loro sola attività, né la più emozionante.

 

38 

La cultura della condivisione non ha nessuna possibile correlazione con il rischio che il vostro concorrente 

copi le vostre conoscenze. Ha ben altri metodi per farlo. 

 

41 

Il danno provocato dal venditore incapace sarà più alto del risparmio che avete ottenuto con il suo contratto a basso costo – chi avrà avuto contatti deludenti, non lo terrà per sé. Se vendete al telefono, ogni trucco vi si ritorcerà contro come passaparola negativo. E no, i report di vendita non tengono conto di questo. 

 

43 

Se pensate che vendere su internet non fa per voi, perché l’esperienza fisica della vendita per il cliente è ineguagliabile, avete ragione. Altri lo faranno volentieri al vostro posto. 

 

 

Potete scaricare l’e-book dal blog di Gianluca Diegoli

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2 Responses to La fine del marketing

  1. Sfumatureviola scrive:

    Complimenti per il blog e per come sono scritti gli articoli che coinvolgono i lettore e sono anche divertenti. Sempre sul marketing una settimana fa ho visto (e comprato) in libreria un libro che si intitolava Murketing è di Rob Walker. Il libro parla proprio di questa trasformazione e di come l’acquisto di prodotto non è più solo una scelta di consumo ma si trasfoma in un’espressione della propria identità.
    A questo proposito mi è venuto in mente che quando ero piccola sentivo dire che se quel prodotto era pubblicizzato allora era di buona qualità. A questo punto mi sono sorti degli interrogativi, ma oggi:
    - è crollata l’illusione che tutto quello che ci passa la pubblicità è buono?
    - tutti i prodotti ormai si differenziano per poche caratteristiche e quindi la pubblicità è inutile?
    - oppure il bacino di utenti dell’azienda produttrice è così esigente che è meglio impegnare maggiori risorse per i vecchi clienti rispetto che impegnarle per conquistarne di nuovi?

    Un caro saluto,
    Sfumatureviola

    • Andreas Voigt scrive:

      Grazie per i complimenti!

      Ti rispondo:
      1. E’ crollata l’illusione, sì, ma anche l’attentività sui messaggi promozionali. Stanno diventando solo rumore.
      2. E’ aumentata in senso esponenziale l’esigenza dei singoli clienti. Aggiungendo il fatto che i clienti diventano sempre più insensibili al battage pubblicitario, è necessario fare ancora più rumore. Prima o poi il sistema crollerà.

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