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La guerra a Wikileaks non è finita. Ora tocca a Twitter

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La guerra a Wikileaks non è finita. Ora tocca a Twitter

La guerra a Wikileaks non è finita. Ora tocca a Twitter

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Quando a fine dicembre scrissi l’articolo dal titolo: “Il web non ha proprietà e padroni, o no?” parlai della questione Assange. Dissi che Assange, con il suo progetto Wikileaks, per certi versi folle e visionario, aveva colpito duramente l’establishment condividendo in modo pubblico e aperto, documenti e informazioni che sarebbero rimaste invece nell’alveo della segretezza e degli archivi degli enti governativi dei Paesi coinvolti.

Molti non capirono il mio articolo, soprattutto su LinkedIn, commentando più sulla figura di Assange che non sul fatto in sè. Cioè, sulla guerra in atto tra giovani generazioni che attraverso la rete, mettono in discussione elementi fondamentali che reggono la nostra struttura socio-economica e l’establishement che tenta ad ogni costo di mantenere i propri privilegi, cementati ormai in decenni di oculata gestione delle informazioni attraverso il concetto della paternità e della proprietà delle stesse. La questione è proprio questa: l’informazione ha una paternità e una proprietà? E se è così, è corretto che possa avere un valore economico sul quale lucrare?

Un esempio mi è capitato oggi su Facebook. Il sindaco della mia città, condivide sul proprio profilo e quindi anche sul mio perchè siamo “amici” un articolo preso da L’Unità. Cliccando sul link si viene indirizzati sulla pagina del sito de L’Unità dove appare il titolo per intero, una riga di testo e una call to action che ti invita a proseguire nella lettura (un “bottone” del tipo “maggiori dettagli”). Al click vieni indirizzato su una pagina pubblicitaria che ti invita ad acquistare per 100 Euro l’abbonamento al giornale online altrimenti non puoi proseguire nella lettura dell’articolo.

In parole povere, l’informazione che la persona ha condiviso con me su Facebook non è né tua né mia ma del giornale e quindi è giusto che tu la debba pagare. Capite bene che in questo piccolo ma significativo fatto, si nascondono in modo malcelato i concetti che regolano i nostri rapporti sociali ed economici. Dobbiamo domandarci: l’informazione può avere un padrone e una proprietà? E se è così, allora l’informazione è potere, il potere è gestibile ed è gestibile da chi “se lo può permettere” economicamente. Se quindi l’establishment si regge anche sulla gestione dell’informazione secondo propri privilegi e propri traguardi od obiettivi, la questione comincia a far tremare i polsi.

Guardate che questa, è una cosa seria! Le guerre tra titani che sono in atto, a colpi di offerte commerciali (guarda caso) tra i vari gruppi mediatici, tra cui ad esempio il gruppo Murdoch (Sky) e Mediaset in Italia, è parte di una fenomenologia piuttosto concreta e diffusa nel mondo. Tra i carrier che gestiscono l’informazione in senso tecnologico e i gatekeeper che gestiscono le informazioni in senso contenutistico esiste un’alleanza tacita piuttosto stretta. Pensate solo a Telecom Italia SPA ad esempio che è carrier (telefonia, accesso a rete internet con adsl ecc…) e gatekeeper (La7), e pensiamo a Mediaset che, prima dell’arrivo di Telefonica, avrebbe volentieri messo le mani su Telecom Italia SPA per diventare carrier e gatekeeper …

Significa che chi gestisce, produce e diffonde informazioni ha potere e il potere è denaro.

Nell’articolo di fine dicembre scrissi:

Ma al di là della cattura di Julian Assange, ciò che deve far riflettere davvero, è quello che noi non vediamo direttamente e che viene addirittura censurato: esiste un vero e proprio “movimento” pro Assange e una “Santa Alleanza” stile 1815 contro Assange. L’establishment ha fatto terra bruciata intorno a Wikileaks tanto che Amazon ha spento il server su cui risiedeva Wikileaks e Paypal, Visa, Mastercard hanno chiuso le campagne di donazione che Wikileaks aveva lanciato per sovvenzionarsi e finanziare la propria struttura. Anche la Apple ha bloccato l’applicativo di Wikileaks per evitare guai. Tra mandati di cattura internazionali e chiusura dei servers e dei fondi, il cappio al collo per Assange e Wikileaks era pronto. Poi è arrivata la polizia britannica a fare il resto. Guerra finita? No! Appena cominciata! Assange non è solo, anzi! Si porta appresso qualche milioncino di utenti, spesso cybernauti tecnicamente preparati, tutti giovani, che sulle ali della libertà di parola e di pensiero, e facendo proprio, il diritto di conoscere e di sapere,  rimbalzano letteralmente da un server all’altro, attraverso forums, blogs, twittate (su twitter c’è un vero movimento con un flusso informativo pazzesco, pro Assange) le informazioni che ad Assange e a Wikileaks sono state tolte con la forza. Orami quei documenti prima segreti, oggi sono pubblici e non è più possibile segretarli se non con azioni di forza totalmente liberticide e illiberali.

Sostanzialmente, il fatto ci ha dimostrato  che il diritto di mantenere una presenza su internet è in contrasto con i gatekeeper della rete che sono motivati solo dal profitto.

Quindi oggi a che punto siamo con questa guerra non più sottoerranea ma dichiarata tra establishment e “carbonari ” moderni? Siamo al punto in cui lo STATO americano cioè l’establishment istituzionale per eccellenza ha apertamente dichiarato guerra. E come? Intimando Twitter a fornire tutti i documenti che circolano sul social-network per farli “rientrare alla base”. Non più Wikileaks e Assange, ma un intero social network con le sue centinaia di migliaia di utenze che stanno facendo rimbalzare da un server all’altro i documenti che l’establishment vuole togliere dalla circolazione, perchè compromettenti. E dopo? Quando scopriranno che i documenti non sono più nemmeno lì ma circolano ormai indisturbati su milioni di servers? Vincerà il padrone con i suoi schiavi o vincerà il gladiatore libero? La storia ci insegna che vince il padrone. Ma in passato, non esisteva internet.

Da leggere questo articolo please! http://www.repubblica.it/esteri/2011/01/08/news/twitter_assange-10986592/?ref=HRER2-1

Aggiornamento dell’ultima ora!

Per dimostrare ciò che dico e cioè che i documenti che Assange ha sparso per il mondo  stanno rimbalzando da server in server, ecco un esempio sia del fatto in sè, cioè del perchè l’establishment cerca disperatamente di “chiudere le falle” sia del fatto che sarà un’operazione “sporca” e inutile in quanto i buoi ormai sono scappati dalla stalla.

La Repubblica pubblica oggi un documento sul gioco al rialzo dei prezzi del Gas in Europa con le sue azioni monopolistiche. Guardare per credere!

http://racconta.repubblica.it/wikileaks-cablegate/dettaglio.php?id=08MOSCOW2816&ref=HREC1-4 Chissà per quanto questo documento rimarrà accessibile …

Unconventional Communication
Un po' di me:
Istrionico, ironico e positivo. Mi definisco così. C’è chi mi definisce colto ma io non lo penso. Credo che la vera cultura sia ben altro. Ho la fortuna di essere nato a cavallo di due culture, quella tedesca e quella italiana e sono perfettamente bilingue, questo per me è sempre stato un grande vantaggio. Sono convinto che siano le cose fatte, quelle che dimostrano ciò che davvero sei. Perciò, andiamo avanti!

6 Comments:


  • By Rita Lojacono 09 gen 2011

    Della serie: Ve l’avevo detto!
    Ricordo molto bene l’articolo che avevi scritto a questo proposito. Articolo molto interessante che lasciava adito a diverse speculazioni. Ora hai aggiunto sale. Chissà cosa succederà ancora.

    • By Andreas Voigt 09 gen 2011

      Non succederà nulla, perchè quello che doveva succedere è già successo: è nata internet.

  • By Tweets that mention La guerra a Wikileaks non è finita. Ora c'è Twitter | Innovando -- Topsy.com 09 gen 2011

    [...] This post was mentioned on Twitter by WikileaksNewsIT. WikileaksNewsIT said: #wikileaks La guerra a Wikileaks non è finita. Ora tocca a Twitter (Innovando, nuove idee per comunicar): Quando… http://bit.ly/gS80mQ [...]

  • By Paola Cinti 09 gen 2011

    Direi che è una guerra già persa per il semplice fatto di essere stata dichiarata. Al di là di come andranno materialmente i fatti, ovvero se e come l’establishment riuscirà a impedire la divulgazione (temporanea) delle informazioni, è evidente che il problema siamo proprio noi… intendo ognuno di noi: chi ha un blog, chi commenta, chi legge, chi condivide.
    I due articoli che hai scritto (bellissimi!) individuano in modo chiaro il punto della questione: il controllo, che è poi alla base di ogni rapporto di forza.

  • By demetrix 10 gen 2011

    @Andreas
    Il signoraggio non è solo economico ma informativo. L’economia dell’informazione e della conoscenza sarà il prossimo passaggio al processo di schiavizzazione. Niente di più e niente di meno. Se internet potrà o non potrà essere libera dipende anche da quanto siamo disposti a rinunciare alla nostra libertà per un tozzo di pane. Oggi siamo disposti a rinunciare moltissimo.

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