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La questione morale

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La questione morale

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La questione morale, quella definita da Berlinguer nella sua famosa intervista su “La Repubblica” nel lontano 1981, ben 29 anni or sono, è ancora una questione aperta.

«I partiti non fanno più politica», dice Enrico Berlinguer. I partiti hanno degenerato e questa è l’origine dei malanni d’Italia».

Parole ancora attualissime, anzi, forse più che mai attuali, perchè rispetto al 1981 non solo non è cambiato nulla, ma la situazione forse è pure degenerata. Oggi, non c’è più nemmeno quel contegno, quel senso di pudore che allora forse c’era. Oggi, pare che tutto sia diventato un bordello, dei peggiori. Tra puttane, massaggiatrici, trans, festini, droga-party e strafottenza, già, proprio la strafottenza, il quadro che ne vien fuori non è più solo scandaloso, ma triste.

E aggiungo, citando la famosa intervista:

I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai TV, alcuni grandi giornali. Per esempio, oggi c’è il pericolo che il maggior quotidiano italiano, il Corriere della Sera, cada in mano di questo o quel partito o di una sua corrente, ma noi impediremo che un grande organo di stampa come il Corriere faccia una così brutta fine. Insomma, tutto è già lottizzato e spartito o si vorrebbe lottizzare e spartire. E il risultato è drammatico. Tutte le “operazioni” che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste prevalentemente in funzione dell’interesse del partito o della corrente o del clan cui si deve la carica. Un credito bancario viene concesso se è utile a questo fine, se procura vantaggi e rapporti di clientela; un’autorizzazione amministrativa viene data, un appalto viene aggiudicato, una cattedra viene assegnata, un’attrezzatura di laboratorio viene finanziata, se i beneficiari fanno atto di fedeltà al partito che procura quei vantaggi, anche quando si tratta soltanto di riconoscimenti dovuti.

La differenza, rispetto al 1981 è il sistema elettorale. Oggi il cittadino elettore non può più nemmeno scegliere e indicare la persona per cui votare. Anche il candidato è scelto dalle segreterie dei partiti, dai giochi di potere all’interno della casta e da chi ha più “presa” sul territorio grazie al mercimonio del voto di scambio. Fato inequivocabile, a dimostrazione di ciò che sto dicendo, è la vera e propria tramvata di Nichi Vendola, data in faccia al PD per eleggere il candidato a Presidente della Regione Puglia alle prossime elezioni regionali. E non si può nascondere la frase del Segretario del PD Bersani, che dice che forse, il sistema delle primarie “non è mica una cosa così fatta bene”.

Sempre Berlinguer alla domanda di Eugenio Scalfari: “Debbo riconoscere, signor Segretario, che in gran parte è un quadro realistico. Ma vorrei chiederle: se gli italiani sopportano questo stato di cose è segno che lo accettano o che non se ne accorgono. Altrimenti voi avreste conquistato la guida del paese da un pezzo.”

La domanda è complessa. Mi consentirà di risponderle ordinatamente. Anzitutto: molti italiani, secondo me, si accorgono benissimo del mercimonio che si fa dello Stato, delle sopraffazioni, dei favoritismi, delle discriminazioni. Ma gran parte di loro è sotto ricatto. Hanno ricevuto vantaggi (magari dovuti, ma ottenuti solo attraverso i canali dei partiti e delle loro correnti) o sperano di riceverne, o temono di non riceverne più.

Vuole una conferma di quanto dico? Confronti il voto che gli italiani hanno dato in occasione dei referendum e quello delle normali elezioni politiche e amministrative. Il voto ai referendum non comporta favori, non coinvolge rapporti clientelari, non mette in gioco e non mobilita candidati e interessi privati o di un gruppo o di parte. È un voto assolutamente libero da questo genere di condizionamenti. Ebbene, sia nel ’74 per il divorzio, sia, ancor di più, nell’81 per l’aborto, gli italiani hanno fornito l’immagine di un paese liberissimo e moderno, hanno dato un voto di progresso.

Al nord come al sud, nelle città come nelle campagne, nei quartieri borghesi come in quelli operai e proletari. Nelle elezioni politiche e amministrative il quadro cambia, anche a distanza di poche settimane.

Ecco la vera questione. Il punto è, come dico spesso, che l’eletto spesso è la parte migliore dei cittadini che lo hanno eletto. Fare politica non è facile, vuol dire spesso sporcarsi le mani e confrontarsi problemi che ogni giorno diventano sempre più complessi e difficili da risolvere. Sono convinto che la questione morale sia trasversale e non di casta. Sono convinto che più cultura civica, più rispetto e consapevolezza istituzionale possano aiutare moltissimo a migliorare il quadro triste della situazione attuale.

Ci troviamo, oggi, a dover affrontare sfide terribili: la globalizzazione, la crescita economica piatta, la modernizzazione delle nostre ormai scassate infrastrutture, il sistema scolastico-educativo da terzo mondo, la gravissima situazione occupazionale, l’emergenza delle piccole e medie imprese che sono in guerra ormai anche contro lo Stato, l’enorme debito pubblico ecc…

Altro che ripresa! Ma come affrontare questi problemi se poi ognuno di noi si fa i “cazzi suoi” in barba al senso comune i appartenenza, ridendosela e fregandosi le mani perchè subito dopo il terremoto dell’Aquila, ecco arrivare soldi e appalti!

Ho come l’impressione che ci sia un momento di confusione generale. Non c’è un’idea, non c’è un progetto, non c’è una vision futura e siamo ormai al “si salvi chi può”. Siamo al “rubare per sopravvivere”. E la cosa che mi sconcerta di più è la totale mancanza di vision futura per le giovani generazioni. E’ facile dire “Saranno poi problemi loro”. Ma quando noi saremo gli anziani, quelli che avranno bisogno di assistenza, di cure, di amore e di non essere abbandonati, che succederà? Che faremo? Andremo tutti sull’Isola dei Famosi? O saremo protagonisti al Reality Show dell’ospizio di turno?

Siamo seduti su una bomba sociale di cui ancora poco ci rendiamo conto. C’è uno sbrandellamento vero e proprio di tutti i nostri valori, dalla famiglia, che è ancora l’unica istituzione che sta reggendo, alla condivisione e alla partecipazione sociale. Il problema è che ricominciare da capo, smantellando la politica come “azienda” datrice di posti di lavoro, significa lasciare non centinaia, non migliaia, ma milioni di persona a spasso. Onestamente, una soluzione non ce l’ho nemmeno io. Credo che siamo ormai arrivati oltre il problema, al punto di non ritorno. Ma una soluzione DEVE esserci, perbacco!

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Un po' di me:
Istrionico, ironico e positivo. Mi definisco così. C’è chi mi definisce colto ma io non lo penso. Credo che la vera cultura sia ben altro. Ho la fortuna di essere nato a cavallo di due culture, quella tedesca e quella italiana e sono perfettamente bilingue, questo per me è sempre stato un grande vantaggio. Sono convinto che siano le cose fatte, quelle che dimostrano ciò che davvero sei. Perciò, andiamo avanti!

2 Comments:


  • By Massimo Domenici 11 mar 2010

    Notevole questa disanima, notevole perché abbraccia ad ampio respiro il vero “problema” di questo Paese. Berlinguer e il suo pensiero: immenso!
    Le sue parole senza fronzoli sono attualissime e purtroppo foriere di una realtà che ha superato di gran lunga quanto da lui immaginato e denunciato.
    La soluzione che cerchi Andreas, è secondo me proprio in seno alla famiglia, all’indirizzo che questa deve dare alle giovani generazioni. Non posso e non voglio pensare che siamo in un punto di non ritorno, questo Paese deve reagire!

  • By Andreas Voigt 11 mar 2010

    Io infatti, voglio ancora crederci!

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