La SEO Economy, e la democrazia sul web basata su usabilità, contenuti e buon senso.

Andreas Voigt | giovedì, ottobre 1st, 2009 | 6 Comments »

seo-economyDa un po’ di tempo, sta prendendo piede un fenomeno sempre più prorompente, sul web, soprattutto qui da noi in Italia, che arriviamo sempre “dopo”, ed è il fenomeno del SEO. Non si parla quasi d’altro. SEO di qui, SEO di là. Un sito senza strategia SEO non ha storia, non ha futuro. Se non hai un buon pagerank, posizionamenti su GOOGLE con keywords strategiche posizionate dai SEO a mazzi di banconote da 500 euro, sarai relegato nell’oblio cybernetico e il tuo diventa un sito spazzatura.

Credo che si stia perdeondo il senso della misura e questo delirante fenomeno prima o poi si sgonfierà, come si sgonfiano tutte le bolle speculative. Perchè di questo si tratta, una vera e propria bolla speculativa ai danni delle imprese che per ignoranza, credono che il SEO sia la panacea di tutti i mali, dimenticando altri valori fondamentali che fanno di una campagna di marketing online qualcosa di possibilmente vincente anche a lungo termine.

E’ da molto tempo che analizzo questo fenomeno e lo critico anche aspramente, come adesso. Ho analizzato il SEO dall’esterno e dall’interno. Ho fatto corsi, ho letto libri, ho ascoltato esperti, ho partecipato a convegni e tutte le volte ne sono uscito con dubbi sempre più forti, tra cui la domanda principe: ma a cosa serve un SEO?
Sono mesi che provo a rispondermi, a giustificare, a spiegare eppure ho sempre la stessa fatale risposta: boh!

La cosa che trovo stupefacente è che ad avere questi dubbi, non sono solo io ma GOOGLE stessa. GOOGLE propone alcune regole semplici semplici per le quali non ci vuole certo un SEO:

  1. Crea titoli unici ed accurati -Il tag title deve comunicare in maniera efficace il contenuto della pagina. Nella home page inserisci il nome del tuo blog con le keyword più importanti, per quelle interne sii più specifico. Evita titoli eccessivamente lunghi e pieni di parole-chiave;
  2. Usa la description – Questo meta tag deve essere descrittivo (!) e può contenere un breve periodo da mostrare come snipped della pagina web nella serp. Non usare una sola description per ogni pagina, testi slegati dalla pagina e, dato che Google non la indicizza, una description composta di sole keyword;
  3. La struttura delle url – Creare url friendly ha due vantaggi: facilita l’indicizzazione e le rende più usabili dagli utenti. Fornisci un indirizzo unico per arrivare a una determinata pagina, non usare nomi generici (tipo pagina1.html) e, anche in questo caso, un numero eccessivo di parole-chiave;
  4. Navigazione del sito – La semplicità e il buon senso la fanno da padrone: organizza i contenuti dal generale al particolare, non creare pagine inutili e reti di link troppo complicate (1 o 2 click per raggiungere ogni risorsa), inserisci una sitemap in Google Webmaster Center e usa una pagina 404 personalizzata;
  5. Ottimizzazione del testo – Abbiamo già speso molto su questo argomento ma vale la pena riassumere cosa ne pensa Google: curate i testi nella forma e nella grammatica, dividerli per argomenti, evitare blocchi di keyword (soprattutto se nascoste) e testi duplicati. Tranquilli… non mi sono dimenticato di come ottimizzare in 7 passi le immagini del tuo blog;
  6. Anchor text – Elemento fondamentale per l’ottimizzazione dei link, sia interni che esterni: utilizza keyword realmente indicative della risorsa a cui punta il link, non usare termini vuoti (lo dice anche Jakob Nielsen) e blocchi di testo eccessivamente lunghi;
  7. Organizza gli Header – Una buona suddivisione dei contenuti passa automaticamente attraverso un uso corretto degli head: rispettatene l’ordine (titolo in <h1>, sottotitolo in <h2> ecc.) ma utilizzali solo quando necessario, e cioè per introdurre un nuovo argomento.

Ma al di là di questo, è tutto così dannatamente logico e semplice, qual’è il core business dei motori di ricerca, GOOGLE in primis? Il motore di ricerca! Far sì che più utenti possibili utilizzino il motore di ricerca per cercare contenuti. Significa quindi che più i risultati di ricerca sono attinenti con ciò che davvero l’utente sta cerando, più l’utente si fidelizza al sistema. Ma per far sì che i risultati siano attinenti è necessario che il motore di ricerca faccia una scrematura su tutto ciò che “circola” sul web, considerando canoni e misure, nonchè algoritmi di analisi dei contenuti, che mettono appunto il contenuto al centro rispetto a tutto il resto. Tant’è vero che GOOGLE non considera da sempre, non da ieri, le keywords e nemmeno le description (quelle sono utili solo per le serp, cioè per dare un testo “ammiccante” o interessante, nei risultati di ricerca, sotto al titolo, tanto per intenderci).

Persino il pagerank, quel dato da tutti rincorso come fosse il Walhalla del web, non serve ad una beata cippola. Il fatto che io possa avere un buon pagerank mica è indice del fatto che il mio sito e i prodotti o i servizi che lì espongo, si vendano come il pane dal fornaio alle 8 del mattino. Anzi, succede pure il contrario. Spesse volte mi son trovato a dover analizzare siti, con discreti posizionamenti, ottimo pagerank, tutte le keywords al posto giusto, grazie all’opera del SEO, ma di richieste di preventivi o contatti anche solo per richieste di informazioni, zero. Per scoprire poi dalle statistiche di accesso, che il coefficiente di rimbalzo (quel dato che stabilisce quanti utenti, in termini percentuali, rimbalzano dal mio sito verso un altro) indicava purtroppo una scarsa rilevanza di contenuti e quindi la fuga immediata verso altri siti. Ma il cliente ha speso ben 20 mila euro di SEO.

Fantastico! Per il cliente, molto meno fantastico. Lo stesso cliente poi, non ancora sazio di “inchiappettate” si lancia, grazie ad un altro SEO, in una mastodontica campagna di posizionamento a pagamento ADWORDS, avendo poi alla fine un ritorno, in termini di redemption al di sotto del 3% (che tra l’altro sappiamo essere una buona media). Il totale della spesa non voglio nemmeno dirlo, mi vergogno ma parliamo di 5 cifre, appena al di sotto delle 6.

Eppure, si può avere successo. Anche senza SEO. Si può essere ben posizionati, si può avere visibilità, semplicemente si può. Basta lavorare sodo, con logica, con le idee chiare e con buoni argomenti alla mano. Sul web vige una sorta di democrazia del contenuto: se non sei interessante, il web ti scarta, anche se sei in prima pagina so GOOGLE. Perchè alla fine, è la persona che sceglie e basta un click del suo mouse perchè tu sparisca per sempre dal suo schermo. E se non sei interessante, la domanda da porsi è: perchè? Cosa ho fatto o non fatto per essere poco attraente? Che così ha il mio progetto imprenditoriale che non va? Tutto questo PRIMA di chiamare il SEO X SEO = TRENTASEO milioni di euro che vai a spendere se non fai attenzione.

Usabilità ad esempio. Questo termine sconosciuto ai vieppiù. Un sito deve essere usabile e fruibile dal massimo numero di persone. Spesso, la selva di menù è così fitta che non ci si capisce nulla. Menù nidificati dentro altri menù (infatti poi arriva la penalizzazione da “megamenu” di GOOGLE).

Anche la collocazione degli oggetti (immagini, testi, video ecc…) deve avere un senso logico e soprattutto rispettare quella che si può definire “l’usanza comune”; un esempio è il logo in alto a sinistra, dove tutto ormai ci aspettiamo di trovarlo e soprattutto funga da grande bottone per tornare alla pagina principale. Non per niente i portali hanno quasi tutti la stessa struttura e non è per noia o mancanza di idee ma perchè si segue una tendenza ad usare le cose tutti allo stesso modo.
Ma usabilità vuol dire anche capire immediatamente, con un solo colpo d’occhio, in che sito siamo entrati. Quante volte capita di vedere siti dove ci si domanda: “ma che roba è? Dov’è il contenuto che sto cercando?”
Anche questo blog sul quale scrivo, che comincia ad avere un discreto successo e una discreta visibilità sul web, non ha SEO. Niente di niente. Le semplici regole, che ho sempre spiegto, idee chiare, buoni contenuti e una struttura html accettabile grazie al CMS WOrdpress. Niente campagne di scambi link, se non un blogroll assolutamente naturale e un footer dedicato agli sponsor e a siti che ritengo importanti. Un pagerank medio basso, un alexa rank medio basso, eppure funziona, la gente chiama e si interessa. Scrive e telefona! E non c’è bisogno di correre dal SEOpata, basta scrivere buoni testi. Meglio andare da un copywriter se si vogliono investire soldi e spenderli bene. Il contenuto di un sito è la cosa più importante ed è l’unica cosa che davvero funziona.

Per oggi basta. Altrimenti sembra che io abbia mangiato un leone.

6 Comments

  1. Francesco scrive:

    Ciao Andreas,

    Ho letto con molto piacere il tuo articolo perché finalmente qualcuno (cioè tu) hai resuscitato il termine ‘usabilità’ che negli ultimi anni dopo un boom incredibile mi è sembrato sempre più andare in declino.

    Grazie anche per la citazione :-) Al momento il megamenu nei casi più gravi provoca la discesa di qualche decina di posizioni in SERP.

    Usabilità e buon senso sono imprescindibili da qualsiasi azione SEO o web marketing vuoi proporre. Infatti la SEO da sola e il web marketing non bastano da soli.

    Pensa che proprio in questi giorni sto analizzando un sito che è primo per le chiavi di interesse del cliente. Peccato che i tassi di conversione siano bassissimi per problemi proprio di usabilità!

    Ti chiedi perché ?
    Perché in homepage ha oltre 10 call-to-action :-)

    • Andreas Voigt scrive:

      Ho visto qualcosa di più di qualche decina di posizioni. Forse perchè nel complesso c’erano altri problemi oltre al megaenu. Interessante ciò che dici sulle chiavi di interesse del cliente. Sono keywords date dal ciente stesso o sono frutto di analisi di mercato ben precise e profonde? Perchè sai bene che c’è un grosso problema pure lì.
      Io ho coniato un nuovo termine: keyword-pusher, cioè colui che vende keywords drogando la gente con montagne di panzane.

      Per l’usabilità: lavoro con una persona che tra l’altro sta maciullando il css del mio blog tirando moccoli a più non posso (guarda che schifo lì, bisogna aggiusare di là) che come me pensa che l’usabilità sia fondamentale. Ma andiamo, persino nell’industrial design si usa questo principio (ergonomia e usabilità del prodotto). Come può essere relegato sempre in fondo alla lista delle cose da fare per un sito?

      10 call to action in homepage? Buonanotte!

  2. Francesco scrive:

    Ciao Andrea, la megamenu prima era un ‘effetto sgradito’ poi è diventata a mio avviso penalizzazione. E ho scritto qualche decina di posizioni (quindi non 10, ma anche 50 60 70 80, tanto se qualcuno offre di più va comunque male :D )

    Anche se ultimamente non ci faccio più caso, perché una megamenu di solito la trovi associata a cose più gravi per cui le posizioni di discesa sono tante.

    Come in tutte le cose anche nella usability KISS è uno dei principi che preferisco.

    • Andreas Voigt scrive:

      HEHE HEEHEHEHEHEEHE HH
      Sai qual’è la cosa davvero “grave”? La pochezza dei contenuti. Oggi ho ricevuto una mail interessante da “Fai Informazione” un aggregatore di notizie.
      Dice in sostanza che modificheranno il modo con cui “premiano” i publisher e cioè verranno premiati i links e quindi i contenuti originali e non quelli derivanti da altri links o da contenuti non di proprietà del publisher. Guarda caso, mamma GOOGLE insegna?
      Perchè alla fine, torno a ripetere, quello che conta è la forza delle idee. Se hai qualcosa da dire di interessante, parla. Altrimenti taci. Dico bene?

  3. Andreas Voigt scrive:

    comunque sul mio blog, di call to action ce ne sono parecchie di più di 10 … eppure ….

  4. [...] La SEO Economy, e la democrazia sul web basata su usabilità, contenuti e buon senso. Da un po’ di tempo, sta prendendo piede un fenomeno sempre più prorompente, sul web, soprattutto qui da noi in Italia, che arriviamo sempre “dopo”, ed è il fenomeno del SEO. Non si parla quasi d’altro. SEO di qui, SEO di là. Un sito senza strategia SEO non ha storia, non ha futuro. Se non blog: Innovando | leggi l'articolo [...]

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