Lo studio della storia del pensiero è un preliminare necessario per raggiungere la libertà di pensiero. Non so, infatti, cosa renda un uomo più conservatore: non sapere nulla del presente oppure nulla del passato.
— John Maynard Keynes

Oggi ho  avuto un incontro con un cliente, decisamente molto formativo sotto tantissimi punti di vista. Un incontro faticoso per certi versi, quasi “fiume” per le tantissime cose che mi sono state trasmesse, ma un punto mi è rimasto particolarmente impresso (tra tanti altri) che mi hanno in qualche modo “messo in fila i birilli”: cioè ho preso piena consapevolezza di ciò che da tempo mi girava tra i neuroni (pochi) e che ora posso esprimere in modo preciso.

Siamo passati dalla società del dovere, a quello del diritto. Due modi contrapposti di vedere le cose e due modi completamente differenti di affrontare il futuro.

Fino a qualche anno fa, il nostro comportamento sociale e la nostra visione del mondo, era filtrata da quel senso del dovere, che la famiglia ci aveva quasi imposto, nel nostro processo educativo, il dovere per la famiglia, il dovere (e ovviamente il rispetto) per il lavoro e per l’azienda per la quale si collaborava, il dovere per la Patria, per lo stare insieme, per i figli, per gli amici ecc…

In sostanza, un sistema sociale basato su una precisa collocazione e una precisa missione individuale, sorretta da un rispetto e da un senso del dovere che certamente se da una parte dava un senso preciso alla propria vita, dall’altra aveva certamente lacci e lacciuoli forse anche un po’ schiavizzanti.

Dopo i moti sessantottiani, siamo passati pian piano alla società del diritto: la prospettiva cambia profondamente. Il diritto di avere una famiglia, il diritto di avere un lavoro, il diritto di avere un futuro, di avere dei figli, un “welfare”, una Patria, un’azienda, il diritto di poter consumare.

Ma per definire un diritto, occorre un impianto normativo, occorre una condivisione di doveri, occorre una coesione sociale, perchè dove finisce un mio diritto, inizia il diritto del mio vicino. Ecco che qui iniziano a comparire le smagliature di un sistema che scricchiola dalle fondamenta, ecco che cominciano i famosi luoghi comuni del “non è più come una volta”, “non ci sono più i ragazzi di una volta”, “il mondo è cambiato in peggio”, “si sono persi i valori di una volta”. Quei famosi valori, tra le altre cose, che prima della comparsa della società del diritto, erano semplicemente doveri, doveri condivisi e accettati da tutti.

Ho visto questa cosa anche nelle piccole cose: anni fa, quando da noi arrivavano le nevicate che sono arrivate qui nelle scorse settimane, tutti indistintamente, eravamo nei cortili a spalare la nostra neve, per agevolare il passaggio dei pedoni, di chi doveva mettere l’auto in garage ecc…, senza chiederci se “dovevamo” farlo e per chi o che cosa. Il comune si occupava delle strade e i cittadini delle proprie aree di proprietà e competenza. Andavi in banca e la Cassa di Risparmio di Pincopallo, si prendeva cura della propria area di parcheggio agevolando i clienti all’ingresso. Oggi il comune continua a ripulire le strade spargendo il sale o passando con i mezzi, ma vediamo marciapiedi, aree condominiali, piazzali e quant’altro, assolutamente stracolmi di neve, e nessuno se ne preoccupa perchè non è un dovere. E’ diritto del cittadino avere le strade sgombre, perchè paga le tasse, ma non è dovere del cittadino agevolare il passaggio di tutti nelle proprie aree di proprietà e competenza perchè, “chi se ne frega”. A nessuno importa che la nonnina che si reca in banca, scivola sul lastrone di ghiaccio e si rompe un femore, tanto poi è diritto della nonnina fare regolare denuncia e gonfiare così i portafogli di inutili professionisti del diritto.

E così inizia la guerra dei diritti, chi ne accumula di più vince il piatto. E così, paradossalmente, si calpestano i veri diritti di tutti. Un cliente non ti paga perchè ha il diritto di non pagarti nonostante che hai lavorato, ma il tuo diritto di farti valere finisce nel secchio. Ma gli esempi sono ormai infiniti, tanto che colpiscono negativamente anche l’educazione dei propri figli. Il figlio se non ha mezzi di sostentamento, ha diritto di farsi mantenere vita natural durante dai genitori. Forte di questo diritto il sistema sociale si adegua, implode e permette o quasi costringe i figli a rimanere a casa oltre i 40 anni. Non parliamo poi dell’educazione scolastica, dove la devastante allenaza figli-mamme contro gli insegnanti ha finito per prevaricare sulla necessità di formare i ragazzi al nuovo che avanza.

Certamente, questo che sto dicendo qui, non è una spiegazione tout-court di ciò che sta accadendo intorno a noi, ma sicuramente ne è un aspetto, che lascia piuttosto pensierosi. A mio avviso, al futuro i nostri ragazzi, le nostre giovani generazioni, sono più che mai impreparate e qualcosa comincia a trapelare. Io spero di sbagliarmi, ma fino ad adesso i segnali mi danno ragione.

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9 Responses to La società del dovere contro quella del diritto

  1. Massimo Domenici scrive:

    Sono perfettamente d’accordo con quanto hai scritto, anche se ritengo che in una società normale il diritto e il dovere dovrebbero essere degli elementi insiti in ognuno di noi. Questo è un fenomeno che ci interessa soprattutto da giovani, da molto giovani, cioè quando riteniamo essere immortali e capaci di passare sopra tutto e tutti. Spesso ho sentito ragazzi che confondevano e scambiavano il significato delle due parole. In questa fase entra in gioco l’educazione familiare che ritengo essere fondamentale, ma purtroppo questa, vuoi per il tipo di vita che ognuno porta avanti, vuoi per incompetenza, spesso non viene considerata. Come d’altro canto l’educazione civica che una volta veniva insegnata nelle scuole, di cui oggi, purtroppo, non ce n’è più traccia.
    Avere la capacità di riconoscersi dei doveri in un contesto in cui la competitività sociale ha importanza vitale è molto difficile, bisogna avere dietro dei valori incrollabili e questo…non è da tutti.

  2. Omar scrive:

    Sono daccordo sul principio che hai esposto ed ho letto questo tuo articolo proprio perchè volevo approfondire questo principio. Tuttavia devo dire che per sostenere la società del dovere si debba scavare molto in profondità, scavare e scavare finchè non si trova la roccia, questa roccia è Gesù Cristo. Con questo voglio dire che ogni uomo ha il suo Signore: il proprio orgoglio, i propri vizi, ecc…, soltanto pochi seguono Gesù Cristo il Signore, chiunque lo fa veramente, però, è come se avesse costruito la sua casa sulla roccia e quando arriveranno le tempeste la sua casa non crollerà. In altre parole gli autentici Cristiani cioè i seguaci di Cristo il Signore, vivono una vita caratterizzata dal senso del dovere in ogni aspetto della propria vita, sul lavoro, a casa ecc… perchè tutto quello che fanno lo fanno per il Signore. Questo non toglie che gli stessi abbiano i diritti, grandi diritti: 1)essere figli di Dio; 2)avere la vita eterna per grazia mediante la fede in Gesù Cristo; 3)la cura e protezione particolare di Dio ecc…
    Se vogliamo che la nostra società postmodernista si riprenda dobbiamo tornare per forza alla parola di Gesù Cristo, la bibbia che insegna tra le altre cose a pregare per le autorità che ci governano anzichè parlarne male dalla mattina alla sera. Il problema è che la gente confonde il cristianesimo autentico con il cristianesimo nominale, istituzionale che è distante anni luce da quello vero, anzi direi che è in contrapposizione ad esso avendo sostituito o aggiunto la parola degli uomini a quella di Gesù Cristo.
    e tu come la pensi?

  3. [...] This post was mentioned on Twitter by Andreas Voigt. Andreas Voigt said: La società del dovere contro quella del diritto | Innovando http://ff.im/-iCiD2 [...]

  4. [...] scolastiche diventa pesante. E qui si passa appunto sul discorso fatto a suo tempo relativo alla società del dovere contro quella del diritto. Andare a scuola non è più un dovere sociale, oltre che un diritto, ma diventa esclusivamente un [...]

  5. Paola Pisani scrive:

    Per molti aspetti quello che scrivi è purtroppo “drammaticamente” vero…è una società dove per andare bene devi essere borderline…e non è facile neanche questo…un saluto!!

  6. Vinicio Civinini scrive:

    Mi è piaciuto molto, anche se forse si sfaglia un po’ verso la fine. Poi mi aspettavo che a un certo punto venisse rivelato cosa aveva detto questo “cliente”, invece è rimasto un mistero! Mi piace molto ascoltare gli esempi quando dietro le parole si nascondono le ideologie.

    • Andreas Voigt scrive:

      Il cliente parlava del fatto che anche all’interno ella sua Azienda, i rapporti professionali spesso si misuravano in un do ut des piuttosto squallido e anafettivo. Il senso di appartenenza all’azienda non alla giapponese ma nel senso di stima, di affetto e di orgoglio era totalmente assente.

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