Già da un po’ volevo scrivere su questo argomento che investe un po’ anche l’etica della comunicazione, dato che la TV è anche e soprattutto comunicazione.
Sulla becera mercificazione del corpo femminile nelle trasmissioni TV si è già detto, però vorrei soffermarmi ancora su questo argomento, per vedere la questione anche sotto altre lenti e altre sfumature.
Guardando le trasmissioni televisive ormai di ogni genere e di ogni cultura, ovunque c’è una donna seminuda che ancheggia e ammicca senza pudore. Per carità, per il mio gusto, preferisco un bel corpo femminile a quel simpaticone di Ferrara, se questo girasse per gli studi televisivi in mutande e reggitette. Ma così non è. Bionde, more, rosse, tutte carine, ben truccate, telegeniche e soprattutto giovanissime, media 20 anni o poco più. Potrebbero essere tutte mie figlie, data la differenza d’età, meno per quel che hanno in testa per la verità, ma non facciamo di tutta l’erba un fascio.
Ci sarebbe da analizzare l’opportunità di utilizzare il corpo femminile come mezzo attrattivo per le trasmissioni televisive. Se non c’è una bella “gnocca” la trasmissione è vecchia e incolore. Ma la cosa interessante è che si sono rovesciati i format con gli orari. Una volta le trasmissioni erotiche o anche solo vagamente tali erano trasmesse in fondo ai palinsesti, nella notte più fonda, quando i bambini andavano a dormire. Certo che oggi, definire i film con Edwige Fenech “film erotici”, con quel che si vede oggi, è tutto dire. Oggi è il contrario. Vedi trasmissioni televisive, dai quiz agli show, trasmissioni da prime time o preserali, dove la coscia nuda femminile abbonda in ogni stacchetto, mentre la seconda serata è relegata quasi esclusivamente a trasmissioni quasi di cultura e da giacca e cravatta. I giovani erotomani, dalle 16 alle 22,30 e dalle 22,30 i vecchi babbioni che preferiscono la pipa alla gnocca. Scusate il linguaggio un po’ poco di alto livello espressivo.
Praticamente, il sesso, in tutte le sue maliziose forme, è passato dal tabù alla norma. Non stupiamoci poi se qualche giovanotto adolescente, più di qualche, ha degli scompensi di crescita e di approccio con l’altro sesso, soprattutto femminile. Bisognerà spiegare che no, la gnocca “da asporto” non esiste, che non è un “bene di consumo” usa e getta, ma dietro a quella volgare espressione, c’è una donna, in carne e ossa, con i suoi problemi, le sue inquietudini e la sua voglia di essere protagonista nel mondo. La vedo piuttosto dura !!! Se poi pensiamo alla diffusione dell’educazione sessuale, stiamo freschi… Ancora un po’ e i preservativi verranno usati come raccoglitori per l’acqua piovana, da usare anche come gavettoni quando occorre. La cultura sessuale dei ragazzini è rimasta tale e quale alla nostra (o forse addirittura meno , solo che tutto inizia e 12-13 anni).
Ma al di là delle varie considerazioni che si possono fare su questo argomento e al di là della spazzatura mediatica che ci viene propinata tra le nostre private mura domestiche, quello che mi lascia molto amareggiato è la posizione della TV di Stato e cioè mamma RAI. TV di stato perchè è di proprietà dello Stato, è un’espressione statale e per questo addirittura luogo di conquista dei lobbisti politici che cercano di occupare ogni poltrona possibile. Ma se è TV di Stato ed è espressione della volontà statale, cioè di tutti noi cittadini che paghiamo regolarmente le tasse e ci facciamo il paiolo da mane a sera, mi chiedo per quale motivo essa debba strizzare l’occhiolino alle reti commerciali, farne il verso e comportarsi allo stesso modo. Le responsabilità civili e culturali della TV di Stato, sono immensamente più grandi di quelle commerciali tant’è che il privato cittadino paga il canone Rai che è stato equiparato ad una imposta.
Credo che guardare programmi e comportamenti estremamente diseducativi sui canali RAI sia immensamente più grave che sui canali commerciali, Mediaset in testa. Eppure vedo che c’è una rincorsa a chi produce più spazzatura. Il livello culturale dei palinsesti RAI è esattamente basso quanto quello MEDIASET. Non vedo nessuna differenza, né di forma né di sostanza. La gnocca seminuda della RAI è tanto volgare e disprezzante quanto quella su MEDIASET. E nessuno protesta. Ci sarebbero tutti i presupposti per fare lo sciopero del canone RAI. Ma se lo facessimo, 11 mila dipendenti sarebbero a spasso, e qualcuna, a sculettare per le strade.
La totale perdita del senso dello Stato si vede anche in questo. Eppure lo Stato, che piaccia o non piaccia, è l’editore. Le cose sono due, o si privatizza la RAI offrendola al privato che ha voglia di cimentarsi con un’azienda che ha dissesti di bilancio spaventosi, e allora certi comportamenti possono per lo meno essere accettati (ma non compresi) oppure sarebbe ora di cambiare registro.
Purtroppo però il senso dello Stato lo si sta perdendo anche altrove. E orami non è più nemmeno senso dello Stato ma senso delle misure. Quelle misure di seno e di fianchi che tanto fanno audience alla TV, quelle misure ristrette di bikini e tanga, che tanto piacciono a chi non ha nulla da dire. Ancora una volta parliamo di mancanza di idee e contenuti e così mandiamo avanti la gnocca, tanto quella “tira” sempre.








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Son curioso di vedere Videocracy appena riesco.