Ho volutamente aspettato qualche giorno, prima di scrivere questo articolo, perché ancora adesso, non credo alle mie orecchie. Quello che è successo ad Annozero, probabilmente è passato quasi sotto silenzio ma io ho veramente visto e sentito benissimo. Ho sempre creduto ed evidentemente mi sbaglio, che i nostri rappresentanti politici, soprattutto quelli più in vista o meglio mediaticamente esposti, fossero “esperti” comunicatori. Anzi non solo ho creduto ciò ma a mio avviso dovrebbe essere una caratteristica necessaria di ogni bravo politico, proprio per le funzioni che un rappresentante della Repubblica interpreta nel quadro costituzionale.
Il Viceministro Roberto Castelli, Senatore della Repubblica, mi ha smentito.
Premetto che l’onorevole Roberto Castelli è a mio parere una degnissima persona, una di quelle che han preso il proprio impegno con estrema serietà, convinzione e senso dello Stato, al di là di ogni fede e/o militanza politica. Per chi volesse documentarsi di più, può consultare Wikipedia qui: http://it.wikipedia.org/wiki/Roberto_Castelli
L’episodio incriminato, relativo all’ultima puntata di Annozero (la 14esima puntata, del 7.01.2010 dal titolo “CHE SARA’”) però, mi ha fatto riflettere moltissimo su due aspetti importanti: il primo, il totale distacco della nostra rappresentanza politica dalla realtà di tutti i giorni nella quale vivono i cittadini elettori, e l’altro, altrettanto importante, l’importanza che un rappresentante dei cittadini abbia anche le caratteristiche di “bravo politico” soprattutto nelle sue capacità comunicative.
Vediamo innanzitutto il fatto che ha alimentato le mie riflessioni:
La puntata, intitolata “CHE SARA’” spinge sulle difficoltà del mondo dei lavoratori, il precariato e le difficoltà di tutti coloro che vivono ormai ai margini sociali, quelli appunto del precariato, dei mestieri “border-line”, gli esternalizzati, i sottopagati, i lavoratori in nero e quelli magari assunti regolarmente ma che lavorano in aziende che sono destinate alla chiusura o invischiate in giochi di scatole cinesi e che, tramutate in bad-companies di dubbia costituzione.
Un mondo fatto di milioni di lavoratori in difficoltà con i mutui da pagare, i figli da mantenere e un futuro da difendere con le unghie e con i denti. Da mesi dico ormai che il tema principale dei prossimi anni sarà il lavoro e ne sono convinto sempre di più.
Una puntata, quella di Annozero, che “scivola via” abbastanza docilmente, senza grosse polemiche tra gli invitati e il pubblico in sala. Io personalmente, proprio in questo caso, avrei gradito un po’ più di “cattiveria” bipartisan. Qualche discorso fiume, molto di pancia ma ben confezionato sintatticamente parlando, da parte del Governatore uscente della Regione Puglia Nichi Vendola (che comincio anche ad apprezzare) ma niente di più. Evidentemente, il tema del lavoro è meno “telegenico” rispetto alle vicende private ed istituzionali del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Ma ecco, tra uno sbadiglio e un colpo di zapping, che ti arriva il momento di suspance. Michele Santoro, dà voce ad una signorina in sala, la quale, devo dire con estrema lucidità e ottime argomentazioni, comincia il suo pianto di insegnante precaria, in una città difficile come Palermo.
Si potrebbe disquisire a lungo sulla condizione degli insegnanti in Italia e ognuno avrebbe una parte di ragioni. Ma non era quello il succo del discorso della signorina. La ragazza, ha posto nel suo discorso la questione del futuro e della speranza. Io da tempo ormai sottolineo il fatto che alle giovani generazioni si sta togliendo non tanto il futuro, ma la vera e propria speranza per un futuro migliore o comunque diverso. La difficoltà dei giovani di trovare un lavoro coincide purtroppo con la difficoltà a ritagliarsi uno spazio nel proprio contesto sociale che a sua volta coincide con la difficoltà a formare una famiglia, che, anche qui, a sua volta, coincide con la difficoltà a crescere e a “futurizzare” la propria esistenza.
Tutto ciò provoca un disagio sociale pericolosissimo che se non capito, analizzato e risolto, potrebbe causare danni enormi nei prossimi decenni.
La ragazza del pubblico in studio, in modo estremamente lucido e intelligente, senza alcuna vena polemica, ha posto questi argomenti. E la risposta del’ Ing. Roberto Castelli, direttamente interpellato dalla signorina, è stata a dir poco agghiacciante!
“Signorina, io per arrivare dove sono ora, ho lavorato anche 14 ore al giorno! Mi sono tirato su le maniche! Mi son dato da fare!. Vada a lavorare con più ottimismo, si dia da fare e provi a lamentarsi meno” Ecc…
Della serie, “io mi son fatto un mazzo così e tu invece di lamentarti e fare nulla, vai, lavora!”. Mi risuonava la frase del tipico “cummenda” milanese: “Va a laurà barbùn”. In altre circostanze, in altri momenti storici e anche con altre parole, forse il viceministro Castelli avrebbe potuto avere anche una certa dose di ragione. Ma oggi? Con la situazione di oggi?
Certo, lui lavorava 14 ore al giorno. Leggendo di lui su Wikipedia, si evidenzia che il personaggio politico, prima di essere diventato tale, è stata una persona che ha lavorato e anche molto. Ma a quei tempi, non c’erano i problemi di adesso. Era un mondo in costruzione dopo i dissesti della guerra. C’era lavoro per tutti e soprattutto per quelli che avevano voglia di fare. Il confronto è assolutamente impossibile. Oggi, chi ha voglia di fare, sbatte il muso contro una tale montagna di problematiche, che anche solo 15-20 anni fa non esistevano. Ignorare questi problemi è terrificante!
Ed ecco allora le mie riflessioni. Mi chiedo, caro senatore Roberto Castelli: ma ci sei o ci fai? Un politico esperto e in gamba, un discorso come il tuo, in contrapposizione all’appello accorato della signorina del pubblico, non avrebbe MAI dovuto farlo. E’ stata una clamorosa scivolata sulla buccia di banana, dal punto di vista della comunicazione. Da un personaggio come il viceministro, ci si DEVE aspettare di più. Non è affatto vero che un rappresentante del popolo (perdonatemi il termine, se odora un po’ di “soviet”) è sufficiente e apprezzato quando è “uno di noi”, uno che “parla come mangia” o che è “pane al pane e vino al vino”, schietto, ruspante e sincero. NO! Se la si pensa davvero così, allora il presidente degli Stati Uniti d’America, Obama, non esisterebbe. Capacità di comunicare le cose giuste al momento giusto e nel modo giusto, sono prerogative di un capace e bravo rappresentante politico.
Naturalmente è ovvio che contano i fatti (da noi purtroppo poco).
Ma c’è di più. Purtroppo, oltre alla forma, c’è la sostanza ed è una sostanza che non mi piace. La risposta del viceministro Roberto Castelli è inquietante perché, se quella è davvero la sua espressione di pensiero, significa che c’è davvero un reale e totale scollamento tra politica e realtà. Non che avessi ancora dubbi in merito, ma dal sospetto a questo punto, sono obbligato a passare alla certezza. Le carriere e l’opportunismo politico passano sopra alla realtà dei cittadini elettori. Io non so cosa pensiate voi, ma è pericolosissimo. Dobbiamo stare davvero attenti perché fino a quando le famiglie hanno ancora la possibilità di dar da mangiare ai propri figli, tutto rimane un solo e semplice malumore subbugliante. Dopo, non so … Ma la cosa è parecchio inquietante.












Amare quanto ineccepibili considerazioni, sul mondo politico, sul mondo del lavoro e sul futuro. In bocca al lupo a tutti.
Non c’è da stare allegri, anzi ….
Grande articolo! Complimenti
Quando si dice “mi hai tolto le parole di bocca!”.
Condivido in pieno le tue considerazioni!
[...] Guarda Originale: L'altro mondo dei nostri rappresentanti politici. | Innovando [...]
@ Paolo Golfari
Grazie. Purtroppo è tempo che cominciamo un po’ tutti a dire basta. Così non si può andare avanti.
Castelli ha anche regalato la perlissima “noi le primarie le facciamo interne al partito, siamo un partito democratico noi”.
Eh già, peccato che demo-crazia significa governo del popolo, e non interloquire col popolo in una situazione simile è esattamente l’opposto di democrazia.
Castelli è un cumenda, ed ormai la lega ha perso quello che era lo street cred, la blue-collar-ness, son tutti puttanieri drogati di Roma Ladrona ormai.
E dire che a me la Lega non piaceva nemmeno prima!
Comunque devo concordare, sono depresso e demotivato da questa italia senza futuro.
Nota positiva è stato Vendola che chiede “cos’è giardinetti” (dopo che hanno rivelato che la Parietti e Travaglio andavano a scuola assieme e giocavano ai giardinetti), poco prima dello stacco pubblicitario, che ha cementato una impressione di persona genuinamente sincera, al punto di fare un errore goffo ma candido (giardinetti probabilmente non viene usata in puglia per indicare i parchi pubblici).
Dizionario internetuser-italiano:
http://www.urbandictionary.com/define.php?term=street+cred
http://en.wikipedia.org/wiki/Blue-collar_worker
Come dice un mio amico, la Lega ha solamente incanalato o meglio preso il posto degli insoddisfatti qui al nord, ma in modo dannoso, male e con totale ignoranza. E purtroppo, pur essendo di quella “fede politica” non posso dargli torto. Roma Ladrona ha preso il posto dello smercio delle poltrone di potere.
Che la Lega fosse l’antipolitica “di prima” si sa.
Non capisco il resto della tua risposta.
Intendevo dire che la Lega utilizzava lo slogan “Roma Ladrona” ai suoi albori. Ora che ha raggiunto le stanze del potere, preferisce o meglio, si è innamorata visceralmente di quella Roma che prima disprezzava.