Spesso mi trovo a riflettere su come potrà essere il nuovo sistema economico sociale nel quale nemmeno tanto pian piano stiamo entrando e il quadro che ne traggo non è sempre molto gioioso, prospero e felice.
C’è un disegno nemmeno tanto nascosto di far diventare la conoscenza il nuovo elemento distintivo tra mondo ricco e mondo povero, un forma di medioevo 2.0 come scrive anche Marco Calamari o meglio ancora il latifondo della conoscenza, dove pochi “eletti” con rendite di posizione del tutto parassitarie, prosperano sul resto della società in lotta tra l’ignoranza e l’instupidimento culturale.

Uno dei modi per imbrigliare la conoscenza sotto la propria ala tutelare è sicuramente la normativa sui diritti d’autore che, nell’era della conoscenza e dell’informazione, dovrebbe essere anacronistica così com’è proposta oggi. Effettivamente, circoscrivere o meglio ancora, regolamentare la conoscenza con norme e leggi nazionali e internazionali porta di fatto ad un monopolio difficile da abbattere. La conoscenza e di conseguenza l’informazione, potranno così diventare il nuovo latifondo privato, di chi avrà la forza e la capacità di lasciare il resto del mondo nella totale ignoranza. Ma non solo i diritti d’autore…

Guardiamo cosa avviene oggi: i giornali, la stampa quotidiana, comunicano (male), ma non informano. Che la stampa sia imbavagliata, è un dato di fatto indiscutibile. La proprietà delle testate è espressa in consigli di amministrazione dove siedono banchieri, finanzieri (anche d’assalto), grossi industriali e faccendieri. I telegiornali sono ancora più imbavagliati: il “palinsesto” dei telegiornali è qualcosa di talmente banale e insignificante da lasciare l’amaro in bocca. E’ di ieri la 2a notizia più importante del TG2 che parlava dell’uso delle buchette dei campi da golf come portaceneri (una notiziona!). L’informazione da questo punto di vista, si può dire che sia totalmente inesistente. I fatti di cronaca non lasciano spazio alla vera informazione, su cosa sta succedendo nel mondo e perchè.
Ma non solo l’informazione di cronaca. Guardiamo all’informazione scientifica e culturale. Qualcuno sui canali televisivi pubblici e privati (sky a parte) vede qualche reportage interessante? Qualche inchiesta? (Report a parte) o documentari? Non interessano, non fanno auduence.Oppure ci sono ma ad orari impossibili!  Certo che non fanno audience, se non sei in grado di incuriosire le persone a guardarli. E se non lo fai è perchè non hai interesse a farlo! Semplice!

L’educazione alla lettura. Sempre meno si educano i giovani alla lettura, alla ricerca e alla scoperta. Basta guardare come sono organizzati compiti in classe nelle scuole o test o esami. Niente spazio alla riflessione, alle opinioni e alle idee. Ora vanno di moda i test. Si sceglie tra tre risposte, quella che è la più probabile e nonostante ciò, i risultati sono penosi.

Eppure la conoscenza dovrebbe essere universale, di tutti e non dovrebbe avere diritti di proprietà. La conoscenza nel momento in cui diventa oggetto di tutela di proprietà, perde la sua universalità e si imbarbarisce e perde la sua funzione di crescita sociale.

Se io ho una gallina e tu una gallina e la tua te la tolgo, tu non hai più niente e io ho due galline. Se io ho una gallina e tu una gallina e ce la scambiamo, rimaniamo con una gallina a testa. Se tu hai un’idea e te la tolgo, tu rimani senza. Se io ho un’idea e tu pure e ce la scambiamo reciprocamente, abbiamo rispettivamente due idee.

Questo è il principio sano della condivisione della conoscenza. Quando però l’asservimento della cultura e della conoscenza sotto il principio di proprietà diventa un disegno politico e sociale condiviso da pochi, allora possiamo parlare di nuovo Medioevo. Io stesso, ammetto, ho fatto uso della normativa che tutela le mie opere per far valere i miei diritti, ma le circostanze e le motivazioni erano totalmente diverse e giustificabili (forse, ancora adesso non ne sono poi così sicuro).

Penso che dovremo fare tutti uno sforzo sovrumano per non farci “fottere”. Dobbiamo stare attenti, vigili e soprattutto dobbiamo reimparare a documentarci, a non farcela raccontare. E la cosa migliore che dovremmo fare è smettere di guardare i telegiornali e di comprare i giornali (che tanto vengon letti sempre meno e per sopravvivere hanno bisogno dei contributi dello Stato, ergo dei nostri pochi soldi). Insegniamo ai nostri bambini a leggere e ad essere curiosi. La curiosità è insita nell’uomo e non deve essere repressa o ostacolata ma incentivata il più possibile. Altrimenti diventeremo i nuovi servi della gleba del Medioevo 2.0