L’etica nella comunicazione
Andreas Voigt | lunedì, luglio 28th, 2008 | 4 Comments »Mi son sempre chiesto fino a che punto l’etica, nella comunicazione, possa giocare il suo ruolo. A mio avviso è un ruolo fondamentale e pesante.
Senza ricorrere al passato, passando da Aristotele per arrivare a Kant e Hegel che diceva che “il dovere è reale solo nel linguaggio” vorrei invece analizzare e valutare il peso dell’etica nella comunicazione on-line.
Questione non di poco conto.
Il web è di fatto un luogo “libero” dove chiunque ha la possibilità, secondo le proprie regole morali, di esprimere la propria volontà comunicativa. Già per il fatto che io scrivo su un blog…
Qualcuno ebbe l’idea, balzana e assolutamente irrealizzabile, di imbrigliare il web con regolamenti (di casta n.d.r.) e paletti istituzionali ma ha dovuto rinunciarvi, proprio per l’dentità “libera e leggiadra” che il web ha per sua natura.
Ma a mio avviso, proprio per questa sua natura estremamente indefinibile, libera e non circoscrivibile con regolamenti, l’etica assume un ruolo fondamentale. Si può dire citando Kant, che l’etica è un insieme di norme universalmente capaci di creare consenso con valori diversi in Paesi diversi e quindi di cultara diversa.
Ciò significa che l’etica è prima di tutto individuale e poi universale. L’etica individuale o quella del “buon senso” deriva da impostazioni culturali e religiose che vengono accettate per il loro valore spirituale che in realtà sono anche una proposta di modelli di comportamento funzionali alla vita sociale (citando Franco Santini). Diciamo che la situazione è decisamente ambigua e non è facile standardizzarla. Per quanto concerne il web, ancora meno.
Nella comunicazione di marketing e soprattutto in quella online, il messaggio persuasivo tende a creare e proporre ideali e schemi sociali che sono spesso troppo avanzati o per meglio dire troppo “moderni” rispetto alla capacità di assorbire tali messaggi da parte del ricevente, in quanto non in linea con la morale e l’etica corrente.
Possiamo quindi affermare che l’etica è senz’altro evolutiva. Cambia col passare del tempo, si modifica, si plasma e asseconda. Quindi, sempre citando Franco Santini, l’etica è un concetto di valori condivisi, dinamici all’interno dello sviluppo di ogni civiltà.
L’etica quindi si modifica con l’avanzare della civiltà stessa, dei sistemi sociali e dei concetti filosofico politici che sottintendono a detti sistemi.
La cosa si fa interessante.
Potremmo individuare ad esempio i concetti che definiscono ciò che è giornalismo e ciò che non lo è. E’ possibile individuare il concetto di individualità, obiettività e imparzialità.
Il giornalismo non deve condizionare o mediare l’informazione vera o imparziale, né le opinioni corrette nella pretesa di creare o di formare l’opinione pubblica, dato che la sua legittimità risiede nel rispetto effettivo del diritto fondamentale dei cittadini alla informazione nel quadro del rispetto dei valori democratici e della verità. In tal senso il corretto giornalismo trova i suoi limiti nella veridicità e correttezza delle informazioni edelle opinioni, ed è incompatibile con qualsiasi comunicazione finalizzata a prese di posizioni precostituite e/o al servizio di interessi particolari.
Ma la comunicazione di marketing ? E’ possibile trattarla allo stesso modo ?
NO.
La comunicazione di massa in sè, per la natura di chi comunica, non può fare distinzioni tra fatti ed opinioni. E la comunicazione di marketing è la diretta emanazione di questa indistinguibilità oggettiva.
La comunicazione persuasiva o di marketing deve rispondere a due problematiche ben precise e cioè:
- Rispondere a necessitè e bisogni che non si possono definire etici
- Rispondere in modo non propriamente etico a bisogni che si possono definire etici.
La comunicazione di marketing, volgarmente detta pubblicità, è il volano dell’economia ed è assolutamente necessaria allo sviluppo economico di un’impresa. Un’impresa che non comunica non cresce.
Per il punto 2 ci sono esempi di comunicazione persuasiva veramente splendidi. Benetton per citare un caso che ha sfruttato la genialità espressiva di Oliviero Toscani sensibilizzando il tema della convivenza e della società multietnica utilizzando linguaggi visivi forti e di rottura.
Ma di altri esempi ve ne sono tantissimi.
Il punto 1 invece è quello ci interessa. Possiamo chiederci se è corretto pubblicizzare un prodotto o un servizio che non è propriamente etico ? E soprattutto, il web come si comporta ?
Dipende. Si cita in questi casi spesso la vendita degli alcolici. Il pubblico che recepisce il messaggio è eterogeneo. Un pubblico adulto e un pubblico di giovanissimi. Per il pubblico adulto, non ci sono problemi etico-morali, ma per il pubblico di giovanissimi assolutamente sì.
Quindi, quando il messaggio persuasivo non riesce ad individuare in modo preciso il ricettore, il problema si fa grave.
Il web, come ho detto, per sua natura, non ha confini. Ma non solo confini territoriali, ma confini sociali. La proposta commerciale aziendale non riesce a ritagliarsi un ambito sociale ben definito dove operare. Il web non è una rivista, un giornale o un magazine di settore. Non è nemmeno un network televisivo.
Il web in quanto luogo, anche se virtuale, non è assimilabile ad un MEZZO DI COMUNICAZIONE DI MASSA.
Considerando questo, la base etica, nel messaggio persuasivo, gioca un ruolo FONDAMENTALE. In questo luogo virtuale, non c’è niente di meno virtuale dell’educazione all’etica. L’approccio al web deve essere educato.
Purtroppo la conoscenza del web è scarsa. Siamo ancora in una fase evolutiva disordinata, di conseguenza anche gli schemi etici non sono affinati. Occorrerebbe a mio avviso, da parte degli operatori del settore, cercare finalmente di dividere il mondo web da quello della comunicazione massmediale offilne e televisiva. Le regole sono diverse e gli effetti di una comunicazione di massa mal fatta e mal pensata a livello etico e sociale, può avere conseguenze disastrose in quanto, quando questa propone modelli di comportamento potenzialmente dannosi per specifici target di mercato, ne garantisce purtroppo la sua legittimità.
Noi crediamo nella Rete e nella condivisione della conoscenza
Fare rete, condividere esperienze, progetti, soluzioni e conoscenza, significa entrare in una nuova dimensione, dove la professione di ognuno è la massima espressione di un senso comune di appartenenza e di valori.
Fare rete significa oggi, non solo non essere più soli ma avere il massimo vantaggio competitivo in termini di qualità e di opportunità affinché il cliente finale possa vincere in un mercato globalizzato, sempre più aggressivo.







Argomento interessante, che sarebbe il caso di sviscerare. C’è molto da fare e da dire su questo argomento. Buon lavoro!
[...] potrebbero definirla comunicazione etica, io la chiamo solo “buon senso”. comunicazione, marketing, società affidabilità, brand, [...]
La tua analisi mi sembra estremamente lucida. Io credo però che il punto fondamentale è che laddove si presenti una concreta possibilità di business (e internet è uno strumento formidabile e lo sarà sempre di più) esso viene aggredito e utilizzato dai mercati economici come strumento di comunicazione di massa. Internet ha varie anime, ha vari scopi. All’interno del macrocosmo della rete si sviluppano tutta una serie di processi evolutivi che quasi diventano un prolungamento della memoria dell’uomo (pensiamo ad esempio al web 2.0 una rete all’interno della rete creata dagli utenti) Tu dici che il web non può essere assimilabile ad uno strumento di comunicazione di massa. Io dico invece che il web è lo strumento di comunicazione di massa più perfetto che esista. Solo che comunicazione e massa si confondono. Non c’è più uno che comunica e gli altri che assimilano il messaggio, ma c’è la massa comunicativa. E’ evidente che questo processo è ingovernabile. Il problema si presenta nel momento in cui questo traffico di messaggi, di comunicazione di contatti, genera traffico, genera business. Qui i messaggi pubblicitari sfuggono alle regole dei media classici. Il web diventa una megalopoli di ip, una battaglia a colpi di cookie di pop up e di spam. I metodi della comunicazione pubblicitaria si sono adeguati al nuovo luogo virtuale (anche se adesso possiamo tranquillamente chiamarlo mezzo) ma i messaggi sono sempre gli stessi. Da più di vent’anni. Luogo nuovo ma pubblicità vecchia per il 95% dei casi. I pubblicitari hanno perso una grande occasione: quella di cambiare completamente il modo di comunicare il prodotto, quella di fare il balzo evolutivo. Peccato.
Interessante.
Grazie per il tuo commento.
Io in realtà penso che internet sia prima di tutto un LUOGO. Tanto è vero che si dice sito internet. Sito=posto=luogo. All’interno di questo posto avvengono fatti. In sè e per sè, internet è un luogo assolutamente neutro, popolato da miliardi di persone, ognuna con i suoi usi e costumi. All’interno di questo luogo avvengono fenomeni legati alle opportunità che si vengono a creare per chi “abita” o “freqenta” questo luogo non più proprio virtuale.
Ecco allora che quello che dici ha un senso, ma non perchè è internet. Perchè è “persone”. Perchè è business, perchè è società. In realtà si sta formando una enorme società, avulsa dagli schemi delle singole società nazional-religiose e in questa enorme “fossa”, ognuno ha ualcosa da dire.
Qual’è la grande differenza rispetto al mondo non virtuale: semplicemente la velocità della comunicazione e la vasta platea. Quello che diventa interessante, è analizzare il comportamento dell’uomo, in senso antropologico del termine in questo nuovo luogo di comunione. Ecco che anche i processi comunicazionali legati al marketing e alla psicologia di massa, cambiano completamente. E’ lo scenario che cambia.
Tieni presente una cosa. Internet pur diventando un luogo ove il bacino di utenza e enorme, è fatto di un numero enorme di singoli individui che si appropriano della propria singolarità individuale scomponendosi dalla massa. Questo sta avvenendo già anche nel mondo non virtuale e la comunicazione persuasiva dovrebbe tenerne conto.
Grazie davvero per le tue interessantissime riflessioni. Interessante il concetto di massa comunicativa: sarebbe da sviluppare bene. Sarebbe interessante parlarne.