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Scioperi in Sicilia! L’Home Hunter a Bologna. Un modo diverso di pensare.

Liberalizziamo le liberalizzazioni dai liberalizzatori

23/01/2012 13 Comments

Ormai se ne sentono di ogni. Sembra che per salvare l’Italia si debba liberalizzare. La parola d’ordine è liberalizzare! Dunque, se questa è la parola d’ordine allora stiamo vivendo in una dittatura? La dittatura di chi ? E se è vero che occorrono liberalizzazioni, perché si è arrivati a dover liberalizzare? Chi ha permesso che il Paese non fosse libero? Perché nessuno ha vigilato, controllato, sanzionato e punito chi drogava il sistema corrompendolo e legandolo a vincoli clientelari e a interessi di pochi?

Il futuro dell’Italia passa dalle liberalizzazioni. Accidenti! Ripeto, ma allora ora cos’è? In che razza di sistema viviamo? Siamo sicuri che sia ciò che abbiamo voluto fino ad ora?

Monti sta giocando da vero esperto del poker. Ha iniziato con le liberalizzazioni strutturalmente più facili ma che fanno urlare di più le corporazioni interessate. Certo! Perché così si mette dalla parte del giusto e può dire? Vedete? Stiamo lavorando per voi, contro gli interessi di pochi, che sono qui che gridano e contribuiscono ad affondare l’Italia. E così, eccovi servite 5000 nuove farmacie. Beh, sono sicuramente 5000 nuove piccole imprese che nascono e questo è un bel segnale. Ma 5000 farmacie su un territorio di 8600 comuni, sono in media meno di una farmacia in più per comune. Non capisco …. Perché tutto questo bailamme? E soprattutto, che razza di liberalizzazione è? A me pare che se per decreto si ordina la creazione di 5000 nuove farmacie, di “libero” ci sia ben poco. Se fosse un atto liberatorio, si dovrebbero creare “n” farmacie dove “n” è una variabile che dipende dal mercato non certo da un decreto. Magari possono aumentare di 458 oppure di 16.326, boh! Invece il feudatario di turno DECRETA: oggi 5000 farmacie in più. Bah!

Poi ecco che se vai in profondità vedi che le vere liberalizzazioni, quelle che tolgono dalle mani dei corruttori i loro giochi di potere, beh quelle sono lunghe e occorrono idee, riunioni, commissioni, decreti attuativi, proroghe parlamentari, interventi e interrogazioni di onorevoli e senatori. La divisione di Eni con lo scorporo della rete gas cioè la divisione di ENI e SNAM RETE GAS in due entità separate, diventa un processo lungo e difficile. E lo è sul serio, non è un passaggio facile da gestire. 6 mesi almeno con ripercussioni sul mercato che vedremo forse nei prossimi 5-6 anni e dico forse.

Scorporo e unbunding della rete ferroviaria dalla Holding che controlla anche Trenitalia invece ciccia. E chi è contrario? I sindacati CISL, UGL, FILT ecc… Anche l’AD Moretti è contrario auspicando, qualora si dovesse procedere allo scorporo, un aumento dei costi per i viaggiatori, così come è avvenuto in Gran Bretagna dove lo scorporo è stato fatto e ha aggiunto: «Nello stesso periodo, dove si è invece optato per la soluzione di imprese integrate (Germania e Italia), i costi per lo Stato sono diminuiti mentre qualità e sicurezza sono aumentate».

Domanda scema? Perchè Eni Snam sì e Gruppo Ferrovie dello Stato no? Scusate ma concettualmente, dov’è la differenza? E perché per le Ferrovie dello Stato si mobilitano i sindacati e per l’Eni no?

Fantastica la norma che istituisce la possibilità di costituire una srl o meglio una società semplice a responsabilità limitata, costituibile senza atto notarile ad un solo Euro di costo. Può essere costituita solo da giovani sotto i 35 anni. Che geni! Come se oggi, spendere 2-3000 mila euro a testa per tre giovani e costituire una srl normale sia un problema insormontabile. Il problema semmai è il dopo! al secondo anno di attività arriva il fisco e ti massacra. Forse questo nuovo profilo societario è stato pensato per le 5 mila farmacie che saranno costituite da 5 mila nuovi farmacisti! Perchè altrimenti non vedo come questa novità possa essere considerata una opportunità di sviluppo d’impresa! Bastava alleggerire dei vari balzelli i profili societari che oggi esistono. Magari ad esempio istituire una sorta di ufficio notarile pubblico a disposizione di chi non può permettersi un notaio “privato”, come avviene in altri paesi. In USA, aprire una “limited”,  cioè una srl costa pochissimo. Perchè non togliamo ad esempio l’obbligo del pagamento annuale del balzello alle Camere di Commercio! Facciamolo pagare una volta sola per l’iscrizione la Registro delle Imprese se proprio vogliamo. La Camera di Commercio la paghi se usufruisci dei suoi servizi, altrimenti ciccia!

E perchè non liberalizziamo il “mercato” degli avvocati, dei medici, dei periti, degli architetti, degli ingegneri? Perchè un bravo avvocato tedesco o olandese non può esercitare anche in Italia? E perchè (questo c’entra meno ma è importante ugualmente) un bambino nato in Italia da genitori nigeriani, non può scegliere di essere italiano?

Ma le vere liberalizzazioni, dove sono? Liberarci dai costi esosi della politica ad esempio. Costi che gravano sui giovani che vogliono imprendere, sui lavoratori autonomi che pagano regolarmente ogni centesimo di tasse, sui lavoratori dipendenti e sui pensionati. Cominciamo ad accorciare le distanze tra potere centrale e potere locale togliendo le provincie! Cominciamo a legare la figura del sindaco a quella del “Governatore Regionale” togliendo anche le Prefetture. Cominciamo ad esempio a creare unioni tra comuni per pagare meno amministrazioni locali, cominciamo a lavorare davvero su un sistema federale unendo regioni tra di loro sotto una unica amministrazione. Che senso ha una regione da sola come il Molise o la Basilicata?

E aggiungo: se cominciassimo a liberalizzare la politica? Scusate ma la gente che sta in Parlamento chi l’ha votata? Chi sono? Chi li conosce? Chi li ha scelti? Chi li ha messi lì? Questi che non abbiamo scelto, ma sono stati messi lì da chi ha fatto di tutto per non liberalizzare niente, oggi ci vengono a raccontare che stanno facendo le “liberalizzazioni” per incentivare la crescita economica italiana. Questo tipo di politica l’ha inventata Otto Von Bismarck e si chiama “politica della carota e del bastone”. Solo che qui la carota non  ce la danno da mangiare, ma ce la infilano con furbizia e gran sorriso, in quel posto dove non batte il sole e non contenti di ciò, stavolta senza sorridere ma con una arroganza senza confini, ci riempiono pure di legnate.

Da una parte parlano di liberalizzare e dall’altra aumentano le accise sulla benzina. Che bravi! Però la gente non può spostarsi in treno perché il mercato ferroviario non è stato liberalizzato perché i sindacati che tutelano i lavoratori, ma meno i viaggiatori, non sono d’accordo. In bicicletta non puoi andare perché tre volte su quattro, te la rubano. Allora non ti rimane che il teletrasporto!

In questo Paese manca una vera e propria pianificazione strategica economica. E’ fatto tutto alla sperindio! Ci sono settori in espansione che nei prossimi decenni significheranno diverse decine di punti percentuale di PIL come tutto il settore dell’ICT. Lì però, liberalizzare diventa complicato. Come liberalizzare tutto il settore della rete internet? Come liberalizzare l’informazione e la tutela dei diritti d’autore? Come regolarlo, come incentivarlo, dove investire …. Ma che CAZZO volete che se ne faccia un giovane under 35 della società semplice a responsabilità limitata se per arrivare ad un bando per un finanziamento, ha bisogno di un facilitatore, un conoscente, un “infognato”, uno che conta, un politico e un’associazione di categoria? (Scusate la parolaccia ma ci stava!) Per chi fa il mio mestiere ad esempio, e ha avuto modo di confrontarsi con il TLD italiano, il famoso Nic.it può rendersi ben conto che siamo all’età della pietra!

Ma è mai possibile che in questo Paese tutto venga sempre ricondotto al concetto del “adesso facciamo così, poi, domani vediamo” ?????

Ora sotto con la riforma del mercato del lavoro. Giustissimo! Sacrosanto e non ho nulla da ridire. Ho una domanda però: che ce ne facciamo della riforma se di lavoro non ce n’è? Ma se ne rendono conto? Pensano che il problema dell’ipotrofia delle aziende italiane sia dovuta solo al  mercato del lavoro? O non è forse vero che NON ESISTONO politiche di incentivazione e investimento in comparti produttivi strategici? Ma pensano tutti che il futuro dell’Italia sia nei formaggini D.O.P. e nella produzione a km zero del miele d’acacia?

Interi comparti industriali stanno scomparendo e non è certo a causa dell’evasione o del mercato allucinante del lavoro. Ok, sono concause ma i problemi sono altrove. Il settore meccanico modenese versa in una crisi che è pre-mortem. Quando per decenni hai vissuto di commesse dalla Germania e ora la Germania produce in proprio passando da cliente a concorrente a tecnologia più avanzata e costi più bassi (guarda caso perché l’energia costa meno!!!!), hai un bel da essere allegro sul fatto che ora i giovani possono aprire una società con 1 Euro! Intanto 30-40 mila persone sono a casa senza lavoro! E parliamo di Nord, mica di Sud!

Il comparto tessile modenese-carpigiano è praticamente agli sgoccioli, incapace di essere competitivo se non per realtà dove l’investimento sul brand è stato considerevole negli anni o per quelle che hanno portato all’estero la produzione già 15-20 anni fa. Ma i marchi importanti dell’abbigliamento italiano, mica sono in mano italiana! Idem con patate per il settore alimentare dove Nestlè, Lactalis, Mitsubishi (sì proprio loro) comprano a vagonate.

Io non sono contrario alle liberalizzazioni, per carità. Però senza una solida politica economica e una pianificazione industriale, non hanno nessun valore. E’ solo un modo molto intelligente della politica di rigenerarsi e porsi dalla parte dei salvatori della Patria.

Ma roba da matti …. Liberalizziamoci!

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13 Responses to Liberalizziamo le liberalizzazioni dai liberalizzatori

  1. Mariella Gasparini scrive:
    23/01/2012 alle 16:55

    Andreas, oltre che fichissimo sei anche un GENI. Ti adotterei come figlio! Non c’é neanche mezza parola che non sia condivisile, compreso “ma che CAZZO volete”. Bravo. Analisi lucidissima e competente; invece di quel migliaio di coglioni che stanno al governo ci vorrebbero dei giovani come te.

    Replica
    • Andreas Voigt scrive:
      23/01/2012 alle 17:08

      Aspetta a definirmi giovane! Ho ben 44 anni suonati ormai! E non sono nemmeno un genio! Il problema è che non lo sono nemmeno quelli che ci governano!

      Replica
  2. Roberto Rizzardi scrive:
    23/01/2012 alle 17:45

    Guarda, la butto lì, ma potrei sbagliarmi. Dipende tutto forse dal fatto che, in Italia, le lobbies degli imbonitori, dei faccendieri e dei venditori porta a porta di detersivi detengono le leve del potere e prendono a calci, sistematicamente, non dico i geni, ma anche la gente semplicemente seria?
    Hai proprio ragione. Con buffoni come questi ne mancano sempre cinque per fare dieci, come si dice.
    Lo spettacolo che le gilde corporative ci stanno offrendo, l’angustia dei loro orizzonti, la loro capacità d’interdizione e la timidezza dell’A-Team tecnico-accademico (così volitivo nel trattare le pensioni, vedremo poi con il lavoro) nel contrastarle, costituiscono uno spettacolo penosissimo.
    Credo però che stavolta dovranno pagare dazio. Siamo troppo imbufaliti.
    Non scusarti troppo per l’evocazione dell’organo uro-genitale. Ci stava benissimo, era più che giustificato e, dopo il disastro di nave Concordia, ha assunto una sua dolente dignità.

    Replica
    • Andreas Voigt scrive:
      23/01/2012 alle 18:33

      Ma, io mi chiedo …. Ci vuole tanto a dire a questi ragazzi: “Senti una cosa, io Stato non c’ho una lira figurarsi un Euro, per garantirti un cazzo. Posti di lavoro non ce ne sono e le tue prospettive future sono quelle di stare a casa a poltrire per altri 10 anni a sbafo dai tuoi genitori o da i tuoi nonni. Sai che c’è? Noi crediamo che nel prossimo decennio il settore dell’ICT diventerà strategico anche qui in Italia. Tu ragazzo pieno di speranze hai voglia di impegnarti e di costruire qualcosa di importate e di tuo? Prendi Partita IVA, ti apri una SRL ad 1 Euro e per 5 anni non paghi un centesimo di tasse. Dal 6 anno ti do altri 5 anni per andare a regime “normale”. Se mi assumi delle persone, per i primi tre anni, fino a 5 dipendenti non mi paghi i contributi e ti garantisco una fidejussione bancaria per 100 mila euro da portare in banca se devi fare investimenti. Se però giochi sporco ti tolgo anche le mutande e la libertà la vedi fra 15 anni”
      Porcalapupazzola, ma non costa nulla e non ci vuole niente! Ma è così difficile oppure io sono così stupido da non capire?

      Ma come stramaledetta m…ia vogliamo far ripartire questo Paese? Con le marche da bollo sulle patenti? O con l’incentivazione del gioco d’azzardo? Ma ti pare possibile che il gioco d’azzardo sia un reato, che non puoi giocare a scopa nemmeno al bar e riempi l’Italia di Gratta e Vinci? Ma siamo diventati deficienti?
      E’ mai possibile che ci riescano solo gli altri e noi dobbiamo stare a guardare?

      Replica
      • Federico scrive:
        24/01/2012 alle 17:44

        Caro Andreas,
        l’idea da te proposta è davvero interessante. Speriamo che giri e giunga fino al parlamento. Forse, un giorno diventerà legge e ci sarà qualche speranza in più per chi ha voglia di rimboccarsi le maniche e lavorare sodo.

        Alla fine molti non intraprendono più per paura del Fisco che per mancanza di volontà. Quindi si accontentano di vivacchiare con un lavoro in nero poiché non vogliono finanziare uno Stato così vorace.

        E’ un cane che si morde la coda. Le tasse alte scoraggiano i più e li spingono nell’illegalità. E gli onesti si caricano sulle spalle un enorme fardello.

        Replica
  3. Stefano scrive:
    23/01/2012 alle 19:39

    Si cambierà la costituzione? “..Repubblica fondato sulle liberalizzazioni..” ..non più sul lavoro!

    troviamoci un pezzettino di terra da coltivare…saremo sommersi dai computer e dai telefonini…ma non moriremo di fame!

    Replica
    • Andreas Voigt scrive:
      23/01/2012 alle 20:33

      Hai straragione purtroppo …..

      Replica
  4. Franco Baratti scrive:
    24/01/2012 alle 12:38

    E’ condivisbile ciò che scrivi , non tutto però. Un avvocato tedesco o olandese può esercitare in Italia , basta che si iscriva in un apposito registro. Il problema è che i diritti nazionali sono diversi e non armonizzati se non per alcune parti generali. Non parliamo poi delle procedure che sono diverse in tutti i paesi dell’unione.Il problema è che ciò che hanno fatto ,liberalizzare le tariffe obbligandoci alla preventivazione , è solo un inutile orpello ,vist che in buona sostanza non cambierà nulla , ma si darà spazio ai furbi di fregare la povera gente, senza più controllo degli ordini. E poi io pago un avvocato ,vinco la causa ed il giudice liquida le spese che mi spettano in modo diverso dall’accordo che ho raggiunto con il mio professionista? basandosi su delle tariffe che il ministero metterà a punto successivamente ? ma per favore …….

    Replica
    • Andreas Voigt scrive:
      24/01/2012 alle 18:08

      Mica del tutto vero! Tra l’altro abbiamo problemi addirittura a livello nazionale. Tu avvocato di bologna se hai un assistito che deve fare un decreto ingiuntivo a prato, devi avere l’avocato corrospondente di prato! Allucinante.

      Replica
    • Andreas Voigt scrive:
      24/01/2012 alle 18:08

      Per il resto, hai purtroppo ragione!

      Replica
  5. carlo roselli scrive:
    26/01/2012 alle 07:37

    Andreas tu 44 io 40 ma con le nuove leggi sono giovanissimo; devo lavorare fino a 70 quindi amen. Tutto condivisibile, ma i poteri forti, le caste, le cancrene, le case e le casse chiuse sono molto difficilmente scardinabili e molte volte impenetrabili solo al puzzo che emanano. Penso che l’Italia tutta stia rimodulando al ribbasso tutto il suo mix facendo credere a tutti che ci salveremo, forse ci salveremo ma ti posso assicurare che una cosa è salvarsi senza farsi male guardando un futuro migliore un’altra è salvarsi sapendo che forse domani cammineremo su schiene di muli. Ci saremmo salvati, si, ma tornando all’età della pietra.

    Replica
    • Andreas Voigt scrive:
      26/01/2012 alle 07:41

      È quello che penso pure io e infatti tra le dighe lo dico.

      Replica
  6. Mirko Malaguti scrive:
    26/01/2012 alle 10:37

    Le liberalizzazioni, così come proposte, sono pressochè inutili: non è che con 10000 tazisti in più risolleveremo il PIL.
    Sottovaluti però l’inadeguatezza dei nostri imprenditori, soprattutto quando parli del tessile, ma questo è un piccolo buco nella voragine di problemi che abbiamo e che derivano dalla cattiva gestione del patrimonio e delle risorse in Italia.
    L’aspetto burocratico è importante, così come i criteri di tassazione societari: siamo l’unico paese in europa dove una piccola aziendaè comunque costretta ad appoggiarsi ad un commercialista o consulente del lavoro per tener dietro ai mille balzelli mensili e trimestrali che ci affibiano. Quanto costa questo?
    Mah, ce ne sono troppe di cose da dire, e credo che una discussione così ampia sia tanto interessante quanto sterile.
    Ci salveremo, con le pezze al culo ma ci salveremo.

    Replica

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