Davide Martignani di Augea srl, mi ha mandato questo articolo interessante e ho pensato di condividerlo immediatamente con voi.

Fumo negli occhi degli imprenditori

Non credo esista alcun imprenditore, manager, dirigente impegnato in una piccola impresa che non si sia dovuto confrontare negli ultimi mesi con l’ipotesi di aderire ad una rete di impresa. Praticamente ogni giorno qualcuno si fa avanti con questa proposta, sottopone questa modalita’ di operare come se questa fosse la panacea di tutti i mali, e quando puntualmente manifesto la mia diffidenza verso questo strumento, come minimo sul viso del mio interlocutore appare una espressione mista di stupore, disprezzo, disgusto, supponenza. Sembra quasi che come nei fumetti appaia sopra la sua testa la frase: “Ma come, davvero tu non credi a questa meraviglia, non ti rendi conto che sei praticamente l’unico imprenditore del mondo che non ha capito che con il contratto di rete si cresce, si fanno affari, si compete sul mercato globale ed inoltre si ottengono finanziamenti “facili” dallo stato?”

Ogni volta ho l’impressione che il mio interlocutore stenti a credere che qualcuno metta in discussione la bontà della proposta. Beh io voglio chiarire il mio pensiero enunciandolo con voce stentorea: A MIO MODESTO PARERE, LE RETI DI IMPRESA SONO UNO STRUMENTO INEFFICACE E SOPRATTUTTO UN INGANNO. E visto che non mi piace fare affermazioni gratuite, passo a elencare le motivazioni di questo mio giudizio negativo. Se a qualcuno interessa approfondire il tema, questo link mi pare esaustivo (link 2)

 

Prima bugia: FARE RETE SIGNIFICA COMPETERE nei mercati in cui la singola impresa è inefficace.

Posso anche ammettere che in alcuni limitatissimi settori (mi pare soprattutto quelli legati all’export) le micro-dimensioni delle imprese italiane siano poco convincenti e non riescano a fare la massa critica necessaria per essere vincenti ed efficaci. Ma ritengo anche che moltissime piccole e micro imprese abbiano la loro ragione d’essere proprio nelle caratteristiche implicite dell’essere piccole: sono snelle, veloci, specializzate, di nicchia, molto spesso guidate da persone che lavorano più per passione che per stretto interesse economico e per questo disponibili a sacrificarsi. E inoltre mi pare che laddove il mercato di riferimento o il business stesso rendano convenienti le aggregazioni, gli imprenditori procedano direttamente con accordi commerciali o anche con operazioni societarie senza passare per altri strumenti. E quando le aggregazioni sono richieste per la partecipazione alle gare d’appalto pubbliche lo strumento è già disponibile senza inventarne altri ed è la Associazione Temporanea di Imprese. Quindi in sostanza non mi pare che il contratto di rete in tal senso offra particolari vantaggi alle imprese che ne fanno parte (che – va detto – conservano comunque la loro personalità ed indipendenza giuridica).

 

Seconda bugia: CI SONO FORTI VANTAGGI FISCALI

Il vizio di sbandierare poderosi provvedimenti a sostegno delle imprese (o delle famiglie, o delle fasce sociali deboli e l’elenco potrebbe continuare), che alla prova dei fatti si rivelano privi di efficacia o – come in questo caso di contenuti e soprattutto DI FONDI – è una prerogativa di quasi tutti i governi che si sono succeduti negli ultimi decenni, non esente questo ultimo. Non so quanti sono a conoscere il meccanismo di incentivazione studiato dal Legislatore (e a pioggia anche delle regioni, di sicuro dell’Emilia Romagna): costituire una Rete di Imprese consente alle aziende aderenti un regime di sospensione dell’imposta  dovuta (IRES) sulla quota di utili che viene accantonata in un apposito fondo patrimoniale a beneficio degli investimenti necessari per realizzare il piano o il progetto che sta alla base della costituzione della rete stessa. Quindi in sostanza lo Stato rinuncia a incassare le imposte su una parte degli utili (utili?????? Utili in questi anni?????) che l’azienda investirà per realizzare quanto previsto dal contratto di rete. Al momento la regola vale per gli anni 2010, 2011, 2012 e io mi chiedo: ma di che utili stiamo parlando? Parlare di detassare gli utili in questi anni secondo me è come regalare i climatizzatori agli abitanti della Groenlandia, oppure le stufe alle tribù del Mali!! E ancora, quanti fondi ci sono a disposizione? Un sacco di soldi: 20 milioni di euro per il primo anno e 14 milioni di euro per ciascuno degli altri anni, per tutti i contratti di impresa su tutto il territorio italiano! A me pare poco più che una elemosina, tanto è vero che per il 2010 è già scattato il calcolo del riparto. Quindi, il Legislatore si è fatto bello con quattro soldi, e con buona pace delle micro e piccole imprese che in questi 3 anni gli utili li vedranno col binocolo, considerato lo scenario economico attuale.

 

Cui prodest? (A chi giova?)

Il furbo Andreotti è molto ricordato per la frase che “a pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca!”. Beh, io penso male, malissimo di questa cosa e penso anche di avere individuato chi trae vantaggio da questa situazione. Sono i soggetti che ho citato nella frase di apertura di questo post. I consulenti, ancora loro, i mitici consulenti. Quei signori che vengono a casa vostra sotto le sembianze di: consulenti d’impresa, strateghi di finanza pubblica agevolata, rappresentanti di associazioni di categoria, mediatori ed affaristi vari. Tutti lorsignori (almeno quelli che ho avuto il piacere di incontrare io, salvo rare eccezioni) mi hanno spiegato che – dietro un modestissimo compenso – sarebbero stati felici di prodigarsi per aiutare la mia azienda ad accedere ad un contratto di rete, di occuparsi di tutta la burocrazia necessaria, di mettere una buona parola presso l’organismo che si occupa della asseverazione del contratto (volete sapere chi sono questi organismi abilitati? Toglietevi una curiosità, fate un giro su questo link  (vedi link 1 qua sotto), e vedrete che in sostanza, chi vi propone il contratto in realtà è direttamente connesso con chi vi rilascerà l’agognata asseverazione, e ditemi se non vi viene in mente il conflitto di interesse……..  sembra la storia di quando le banche negano gli affidamenti e spediscono la gente a chiedere alla Finanziaria tal dei tali, facente parte dello stesso gruppo creditizio…..). Esponendo le mie perplessità circa il fatto che per pensare ad un contratto di rete occorre anche avere un progetto, un obiettivo comune, una potenziale sinergia con imprese simili alla mia, tutti loro mi hanno rassicurato (sempre beninteso molto disinteressatamente) più o meno con queste parole: “Non si preoccupi, che problema c’è, troviamo altre 2 imprese interessate alla stessa agevolazione, non importa cosa fanno, se non sono del suo settore, della sua filiera, qualche cosa inventeremo, tanto poi non è che nessuno sia in grado di valutare bene se il progetto è realmente utile oppure no: l’importante è ottenere l’asseverazione su una cosa un po’ vaga (naturalmente mi occupo io della cosa, sempre dietro modestissimo compenso), tipo l’innovazione dei processi amministrativi (io rimango un po’ basito per la sfrontatezza, ma – paziente – ascolto) e poi basta farsi fare le fatture con diciture più o meno attinenti il tema e il gioco è fatto”.

Di solito gli incontri con questi signori finiscono qua. Il mio stomaco è un po’ in subbuglio, il mio sdegno e il mio disprezzo per questi comportamenti sono alle stelle, la mia rabbia sale. E l’Italia – secondo me – sta un po’ peggio…..

Beh, con un certo disgusto devo commentare: “CHAPEAU alla faccia tosta!” Con tanti saluti all’etica, all’onestà intellettuale, al rispetto delle regole.

Links di riferimento:

LINK 1 (organismi abilitati)

LINK 2 (approfondimenti)

(Davide Martignani)