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L’inganno delle reti di impresa

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L'inganno delle reti di impresa

L’inganno delle reti di impresa

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Davide Martignani di Augea srl, mi ha mandato questo articolo interessante e ho pensato di condividerlo immediatamente con voi.

Fumo negli occhi degli imprenditori

Non credo esista alcun imprenditore, manager, dirigente impegnato in una piccola impresa che non si sia dovuto confrontare negli ultimi mesi con l’ipotesi di aderire ad una rete di impresa. Praticamente ogni giorno qualcuno si fa avanti con questa proposta, sottopone questa modalita’ di operare come se questa fosse la panacea di tutti i mali, e quando puntualmente manifesto la mia diffidenza verso questo strumento, come minimo sul viso del mio interlocutore appare una espressione mista di stupore, disprezzo, disgusto, supponenza. Sembra quasi che come nei fumetti appaia sopra la sua testa la frase: “Ma come, davvero tu non credi a questa meraviglia, non ti rendi conto che sei praticamente l’unico imprenditore del mondo che non ha capito che con il contratto di rete si cresce, si fanno affari, si compete sul mercato globale ed inoltre si ottengono finanziamenti “facili” dallo stato?”

Ogni volta ho l’impressione che il mio interlocutore stenti a credere che qualcuno metta in discussione la bontà della proposta. Beh io voglio chiarire il mio pensiero enunciandolo con voce stentorea: A MIO MODESTO PARERE, LE RETI DI IMPRESA SONO UNO STRUMENTO INEFFICACE E SOPRATTUTTO UN INGANNO. E visto che non mi piace fare affermazioni gratuite, passo a elencare le motivazioni di questo mio giudizio negativo. Se a qualcuno interessa approfondire il tema, questo link mi pare esaustivo (link 2)

 

Prima bugia: FARE RETE SIGNIFICA COMPETERE nei mercati in cui la singola impresa è inefficace.

Posso anche ammettere che in alcuni limitatissimi settori (mi pare soprattutto quelli legati all’export) le micro-dimensioni delle imprese italiane siano poco convincenti e non riescano a fare la massa critica necessaria per essere vincenti ed efficaci. Ma ritengo anche che moltissime piccole e micro imprese abbiano la loro ragione d’essere proprio nelle caratteristiche implicite dell’essere piccole: sono snelle, veloci, specializzate, di nicchia, molto spesso guidate da persone che lavorano più per passione che per stretto interesse economico e per questo disponibili a sacrificarsi. E inoltre mi pare che laddove il mercato di riferimento o il business stesso rendano convenienti le aggregazioni, gli imprenditori procedano direttamente con accordi commerciali o anche con operazioni societarie senza passare per altri strumenti. E quando le aggregazioni sono richieste per la partecipazione alle gare d’appalto pubbliche lo strumento è già disponibile senza inventarne altri ed è la Associazione Temporanea di Imprese. Quindi in sostanza non mi pare che il contratto di rete in tal senso offra particolari vantaggi alle imprese che ne fanno parte (che – va detto – conservano comunque la loro personalità ed indipendenza giuridica).

 

Seconda bugia: CI SONO FORTI VANTAGGI FISCALI

Il vizio di sbandierare poderosi provvedimenti a sostegno delle imprese (o delle famiglie, o delle fasce sociali deboli e l’elenco potrebbe continuare), che alla prova dei fatti si rivelano privi di efficacia o – come in questo caso di contenuti e soprattutto DI FONDI – è una prerogativa di quasi tutti i governi che si sono succeduti negli ultimi decenni, non esente questo ultimo. Non so quanti sono a conoscere il meccanismo di incentivazione studiato dal Legislatore (e a pioggia anche delle regioni, di sicuro dell’Emilia Romagna): costituire una Rete di Imprese consente alle aziende aderenti un regime di sospensione dell’imposta  dovuta (IRES) sulla quota di utili che viene accantonata in un apposito fondo patrimoniale a beneficio degli investimenti necessari per realizzare il piano o il progetto che sta alla base della costituzione della rete stessa. Quindi in sostanza lo Stato rinuncia a incassare le imposte su una parte degli utili (utili?????? Utili in questi anni?????) che l’azienda investirà per realizzare quanto previsto dal contratto di rete. Al momento la regola vale per gli anni 2010, 2011, 2012 e io mi chiedo: ma di che utili stiamo parlando? Parlare di detassare gli utili in questi anni secondo me è come regalare i climatizzatori agli abitanti della Groenlandia, oppure le stufe alle tribù del Mali!! E ancora, quanti fondi ci sono a disposizione? Un sacco di soldi: 20 milioni di euro per il primo anno e 14 milioni di euro per ciascuno degli altri anni, per tutti i contratti di impresa su tutto il territorio italiano! A me pare poco più che una elemosina, tanto è vero che per il 2010 è già scattato il calcolo del riparto. Quindi, il Legislatore si è fatto bello con quattro soldi, e con buona pace delle micro e piccole imprese che in questi 3 anni gli utili li vedranno col binocolo, considerato lo scenario economico attuale.

 

Cui prodest? (A chi giova?)

Il furbo Andreotti è molto ricordato per la frase che “a pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca!”. Beh, io penso male, malissimo di questa cosa e penso anche di avere individuato chi trae vantaggio da questa situazione. Sono i soggetti che ho citato nella frase di apertura di questo post. I consulenti, ancora loro, i mitici consulenti. Quei signori che vengono a casa vostra sotto le sembianze di: consulenti d’impresa, strateghi di finanza pubblica agevolata, rappresentanti di associazioni di categoria, mediatori ed affaristi vari. Tutti lorsignori (almeno quelli che ho avuto il piacere di incontrare io, salvo rare eccezioni) mi hanno spiegato che – dietro un modestissimo compenso – sarebbero stati felici di prodigarsi per aiutare la mia azienda ad accedere ad un contratto di rete, di occuparsi di tutta la burocrazia necessaria, di mettere una buona parola presso l’organismo che si occupa della asseverazione del contratto (volete sapere chi sono questi organismi abilitati? Toglietevi una curiosità, fate un giro su questo link  (vedi link 1 qua sotto), e vedrete che in sostanza, chi vi propone il contratto in realtà è direttamente connesso con chi vi rilascerà l’agognata asseverazione, e ditemi se non vi viene in mente il conflitto di interesse……..  sembra la storia di quando le banche negano gli affidamenti e spediscono la gente a chiedere alla Finanziaria tal dei tali, facente parte dello stesso gruppo creditizio…..). Esponendo le mie perplessità circa il fatto che per pensare ad un contratto di rete occorre anche avere un progetto, un obiettivo comune, una potenziale sinergia con imprese simili alla mia, tutti loro mi hanno rassicurato (sempre beninteso molto disinteressatamente) più o meno con queste parole: “Non si preoccupi, che problema c’è, troviamo altre 2 imprese interessate alla stessa agevolazione, non importa cosa fanno, se non sono del suo settore, della sua filiera, qualche cosa inventeremo, tanto poi non è che nessuno sia in grado di valutare bene se il progetto è realmente utile oppure no: l’importante è ottenere l’asseverazione su una cosa un po’ vaga (naturalmente mi occupo io della cosa, sempre dietro modestissimo compenso), tipo l’innovazione dei processi amministrativi (io rimango un po’ basito per la sfrontatezza, ma – paziente – ascolto) e poi basta farsi fare le fatture con diciture più o meno attinenti il tema e il gioco è fatto”.

Di solito gli incontri con questi signori finiscono qua. Il mio stomaco è un po’ in subbuglio, il mio sdegno e il mio disprezzo per questi comportamenti sono alle stelle, la mia rabbia sale. E l’Italia – secondo me – sta un po’ peggio…..

Beh, con un certo disgusto devo commentare: “CHAPEAU alla faccia tosta!” Con tanti saluti all’etica, all’onestà intellettuale, al rispetto delle regole.

Links di riferimento:

LINK 1 (organismi abilitati)

LINK 2 (approfondimenti)

(Davide Martignani)

 

Unconventional Communication
Un po' di me:
Istrionico, ironico e positivo. Mi definisco così. C’è chi mi definisce colto ma io non lo penso. Credo che la vera cultura sia ben altro. Ho la fortuna di essere nato a cavallo di due culture, quella tedesca e quella italiana e sono perfettamente bilingue, questo per me è sempre stato un grande vantaggio. Sono convinto che siano le cose fatte, quelle che dimostrano ciò che davvero sei. Perciò, andiamo avanti!

36 Comments:


  • By Massimo Manca 19 mag 2012

    Tanto per sapere: esistono reti di impresa che stanno già funzionando? Ne sento sempre parlare ma nella pratica vorrei davvero sapere se esistono. In ogni caso che differenza ci sarebbe tra una rete d’impresa, un consorzio, una associazione temporanea di imprese e un ditretto? Quello che penso io è che per entrare su mercati esteri dove è necessario avere dimensioni maggiori dovrebbe esistere un’impresa capofila dotata di capacità commerciali, di marketing e finanziarie che diventi agile e competitiva grazie ad una serie di partnerships con piccole e medie imprese che le forniscano servizi, prodotti e semilavorati, un sistema a non più di 3 livelli.

  • By Alberto Bertoni 19 mag 2012

    Purtroppo credo sia proprio così. Una bella alleanza di fatto fra aziende con prodotti sinergici ed obiettivi comuni sarebbe sicuramente meno farraginosa e più efficace; ovviamente occorre buona volontà oltre a lasciare da parte egoismi e sospetti. Quanto agli eventuali sgravi fiscali, aiuti o altro mi piace ricordare alle aziende mie clienti che gli imprenditori di maggior successo non sono certo stati mai “aiutati”: ve l’immaginate un giovane Bill Gates intento a maneggiare con certi “consulenti”? Suvvia…!
    Concordo sul fatto che le piccole aziende faticano a fare massa critica ed a sostenere i costi per l’internazionalizzazione però
    la ricetta è e rimane una sola: buonsenso, inventiva e tanto, tanto lavoro!
    Saluti a tutti

    Alberto Bertoni

  • By Andrea 19 mag 2012

    Diverse annotazioni.
    Prima di tutto, credo che l’errore sia, in generale, la confusione che si fa tra rete di impresa e contratto di rete.
    Questa è soltanto l’ultimo perché, già da tempo, si confonde la Rete con le ATI e/o con i contratti.
    La Rete è una forma di organizzazione aziendale ; ATI, consorzi e contratti sono delle forme, più o meno giuridiche,
    che potrebbero usare le Reti per “esercitare” un proprio ruolo rispetto a Bandi, Appalti, stakeholder.
    Una Rete esiste senza Ati, contratto o consorzio. Purtroppo in questo momento ho l’impressione che vengano fatti spesso
    Contratti di Rete senza che dietro ci sia una Rete ma solo per accedere al finanziamento di questi 3 anni.
    Credo che qui sia da ricercare chi ci guadagna veramente : se ha occasione di vedere la lista dei contrati di rete,
    troverà diverse “grandi” aziende italiane; aziende che sicuramente non hanno bisogno di fare rete o di utilizzare
    uno strumento “non voluto” per “loro” ; aziende che sicuramente hanno avuto degli utili.
    Certo a chi studia la Reti da tempo, da sicuramente fastidio questo proliferare di consulenti solo negli ultimi 3 (guarda caso i tempi del contratto).
    Ci stanno (stiamo) guadagnando ? Non penso; sono stati fatti solo 300 contratti in 3 anni, coinvolgendo forse 2000 imprese.
    I consulenti non possono sicuramente “vivere” di Rete.
    Se il contratto in se, non ha alcuna funzionalità, ben diverso è il ruolo della Rete. Io credo che la Rete serva.
    Certo una azienda inefficiente rimane una azienda inefficiente anche in Rete. La Rete non “trasforma”.
    L’azienda efficiente che entra in Rete ha la possibilità di giocare una partita ad un livello più alto ; ha la possibilità
    di creare qualcosa (prodotto/servizio) di nuovo ed offrirlo ad “altri clienti” ( .. e non a clienti di altri) : clienti che non avrebbe potuto raggiungere da sola, sia
    in Italia, sia nel resto del mondo.
    Il problema dell’Italia è il pluralismo di aziende microscopiche (6.000.000) condotte da imprenditori molto aggregatori ed individualisti. La Rete è la risposta dei libri di economia
    (non il contratto di Rete che invece ne è un pallido tentativo di imitazione) : insegna a noi imprenditori a stare insieme (per sempre). Credo che sia una strada
    percorribile, forse l’unica e probabilmente solo una fase verso una aggregazione “più proprietaria”.

    Massimo la sua soluzione è quella che ritengo l’unica concretamente utilizzabile e si chiama Rete Verticale.
    Un esempio di tale tipologia , funzionante dal 1994, è la Diconet (http://www.diconet.it)
    A questo link può trovare altre Reti, alcune datate alcune nuove (http://www.retidiimprese.it/links/)
    La sua ricerca su differenze tra Reti, ATI, Contratti, Consorzi potrebbe iniziare da qui
    http://www.retidiimprese.it/2010/08/la-capogruppo/

  • By max 20 mag 2012

    La nostra è una rete di professionisti (ingegneri e architetti – che lavorano essenzialmente nel campo dell’edilizia e del design) che sì è costituita proprio per promuovere il nostro lavoro. A noi non interessavano finanziamenti o agevolazioni, a noi interessava poter lavorare in rete su un territorio più ampio rispetto a quello strettamente locale e creare sinergie per avere la forza per contattare più grandi realtà produttive e di contatto con la clientela. Ci siamo tirati su le maniche, abbiamo costruito e organizzato gli strumenti per poter lavorare in telelavoro e per una rete intranet. Abbiamo messo su de i contratti interni che non possono essere ATI perchè hanno un progetto distribuito nel tempo. Secondo me se si parte dal concetto di fare rete per avere una qualsiasi sovvenzione si parte già sbagliando in partenza. I vantaggi sono pratici e la rete è una cosa concreta a prescindere dai finanziamenti.

    • By Andrea 21 mag 2012

      Max, mi piacerebbe saperne di più della vostra esperienza e credo che possa interessare i nostri lettori. Mi scriva, se crede, presso info@retidiimprese.it
      Andrea

    • By Enrico 09 apr 2013

      Sto lavorando ad una rete di imprese nel campo della progettazione ecosostenibile e mi interesserebbe avere informazioni sulla vostra rete, mi puo’ contattare a contatto@ebus.it ?

      • By Andreas Voigt 09 apr 2013

        Mi può contattare allo +41 44 5851252. Noi siamo in Svizzera. Può contattarmi nel pomeriggio e le posso dare ogni tipo di informazione che le serve.

  • By Davide Martignani 20 mag 2012

    Credo sia opportuno chiarire che le reti cui facevo riferimento nel mio articolo gentilmente pubblicato da Andreas, sono quelle previste dal art. 42 del Decreto-legge del 31 maggio 2010 n. 78 – “Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica”, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 125 del 31 maggio 2010 e convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010 n. 122.
    Le reti così come le descrive Max non solo possono essere utili, ma a mio avviso sono quelle più efficaci perché nascono dal comune interesse dei partecipanti a mettersi insieme, a prescindere appunto dal supporto di un incentivo fiscale (e probabilmente a prescindere da qualsiasi consulenza profumatamente pagata: in questo caso non ci sono organismi accreditati sui quali “mettere una buona parola”.
    Il senso della mia contestazione sta nel fatto che questo provvedimento legislativo venga benedetto da decine di pseudo-consulenti col solo fine autoreferenziale di procurare del lavoro a loro stessi, a prescindere dal fatto che per le imprese che vi aderiscono, in larghissima parte è del tutto inefficace.

  • By linnox 20 mag 2012

    io vedo solo che l’abitudine dell’italiota medio e mediocre anche in questo caso è quella di gettare letame anche dove non servirebbe visto che già ce ne è abbastanza: vale per tutti il vecchio motto “armiamoci e partite!” tanto caro agli italiani che non vogliono assolutamente prendersi responsabilità delle loro azioni e che come avvoltoi aspettano che qualcuno sbagli SOLO per farglielo notare senza prendere in considerazione la REALTA’, OSSIA: POPOLO DI PECORE E DI VIGLIACCHI CHE ASPETTANO SEMPRE CHE QUALCUNO FACCIA IL LAVORO PER POI ACCODARSI E CRITICARLO! tipico, non solo degli Italiani, ma anche di chi ci vive e sposa questa “cultura al ribasso”.
    DEPRIMENTE.

    • By Davide Martignani 20 mag 2012

      Caro linnox, sono l’autore di questo post, quindi prenditela pure con me.
      Io trovo che questo tuo commento sia volgare, offensivo e gratuito. Se il tuo parere è diverso dal mio, ti consiglio di argomentarlo e spiegarlo a tutti, magari con toni meno esasperati; sarà un ottimo spunto per confrontarsi. La violenza verbale con cui ti esprimi mi parrebbe degna di miglior causa e devo anche dirti che la veemenza che hai usato nello scrivere rende poco chiaro – almeno a me – il tuo pensiero. Con chi ce l’hai?

    • By paolandsascia 01 nov 2012

      certo la mia risposta è un pò avanti nel tempo ma non resisto:
      é ovvio che Linnox è un consulente e non riuscendo a controllarsi non credo sarebbe efficace nell’aiutare qualcuno a guadagnare.
      Se bastasse la passione o l’autodifesa per riuscire nella vita saremmo tutti già al traguardo..
      In bocca al lupo al giovane (anche se non lo è anagraficamente)Linnox

  • By Andreas Voigt 21 mag 2012

    Mi accodo alle considerazioni dell’autore del Post. Convengo perfettamente sulla volgarità e l’imbecillità dell’intervento di linnox.

  • By Roberto Gallerani 21 mag 2012

    Sono convinto che fare rete sia la convinzione che “l’insieme è maggiore della somma delle parti”, ossia il fatto che un gruppo di imprenditori, prima ancora che di imprese, ossia donne e uomini, arrivino a decidere di stimarsi ed aver fiducia, in un rapporto paritetico, sino al punto di impegnarsi a costruire insieme qualcosa di diverso, nuovo o più grande di quello che singolarmente potrebbero fare. Ciò senza sospendere le inziative di ciascuno, ma iniziando comunque un serio e coordinato percorso comune di crescita ed evoluzione. Questa è cultura prima di tutto, un modo diverso di rapportarsi agli altri nel modo di vivere i propri interessi e le relazioni con gli altri; Max ad esempio prima lo calava nel mondo dei liberi professionisti dove la cultura/abitudine del piccolo sino al limite del singolo è all’ennesima potenza, ma credo che valga anche per la maggior parte delle nostre micro e piccole imprese. Tutto il resto sono strumenti: quelli contrattuali, quelli normativi e fiscali, quelli tecnologici, quelli organizzativi ecc tutti assolutamente essenziali e strategici, ma inutili se non esiste a monte la cultura del collaborare per un obiettivo condiviso e la consapevolezza del valore economico che ha. A questa cultura penso che dovremo tendere tutti, anche se la nostra storia di italiani e la nostra scuola ci hanno sempre poco spinto in questa direzione. Nel segno di questa consapevolezza e volontà allora penso che sia per tutti più facile anche capire se chi porta esperienze e competenze a supporto ed a favore dell’applicazione degli “strumenti”, sia davvero capace e non un millantatore, uno sfruttarore delle mode o anche solo un volonteroso non all’altezza.

    • By paolandsascia 01 nov 2012

      Bellissimo intervento e attuale vedi Social Business.
      Certo ohe tutto sta cambiando, dall’importanza/supremazia dell’opinione di ciascuno (clienti) resa pubblica nelle piattaforme sociali, gli esperti stanno già insegnando ad aprirsi ai reali bisogni del cliente, a dimenticare la manipolazione del “parco buoi”.
      Forse, ora visto che la competenza imprenditoriale dovrà aggiornarsi e essere trasparente, resisteranno solo i veri talenti, i veri lavoratori.
      Insomma il vecchio:”quando il gioco si fa duro i duri iniziano a giocare” :)

  • By Betamile 23 mag 2012

    Io credo che il contratto di rete si uno strumento utile per creare un contenitore giuridico flessibile e leggero, che permette di definire liberamente le relazioni tra i soggetti e garantisce un limite alle responsabilita’ tra i soggetti e la rete e tra la rete e i soggetti. Se lo strumento sia piu’ o meno utile dipende dall’uso che se ne fa. A mio avviso creare una reta fittizia per prendere un finanziamento pubblico a uffo non e’ un progetto che ha molte probabilita’ di aere successo nel lungo termine. Se invece un gruppo di imprese fa rete con un progetto e delle necessita’ comuni, se dalla rete nascono economie di scala e sinergie allora la rete e’ uno strumento efficacissimo per incontrare il mercato presentandosi con tutte le carte in regola per essere competitivi.

  • By Marco Sbrocchi 06 giu 2012

    Io non sono entrato più di tanto nel concetto di rete, mi sono però spesso domandato perchè creare un’ulteriore aggregazione che non ha però una rilevanza giuridica come succede per un consorzio (non ha una p.IVA), ma è riconosciuta a livello giuridico e a tal fine deve sottoscrivere un contratto davanti ad un notaio. Sono infine giunto all’idea che sia un modo per ottenere fondi, perchè come detto già da alcuni le aggregazioni venivano già realizzate, ed è solo un modo diverso di presentarsi. Comunque di reti funzionanti ne conosco, e sono principalmente tra aziende che si completano come profilo per presentare servizi a tutto tondo, oppure con finalità comuni (vedi internazionalizzazioni, fiere ecc.). Ma ripeto, non vedevo la necessità di creare una nuova entità.

  • By gianni tirelli 10 giu 2012

    LA RETE: L’OPPIO DEI POPOLI

    “Il Sistema dorme sonni tranquilli, certo che la massa di ebeti adoranti, narcotizzati e intrappolati come mosche fra le maglie della grande ragnatela mediatica, ha perduto per sempre la sua capacità di di ribellarsi e di combattere”

    Mi rivolgo a tutti voi, amici e nemici, sostenitori e accaniti detrattori, sottraendomi da ogni sentimento di disprezzo e di odio che in genere nutro per tutti coloro che ancora oggi, nonostante la tragedia umana, sociale e ambientale che aleggia minacciosa sopra le nostre teste, persistono nei loro comportamenti dissennati, rendendosi complici diretti e fautori della fine, prossima e ineluttabile.

    Se noi stessi, per primi, siamo incapaci di riconvertire i nostri comportamenti irrazionali in altri di natura etica e spirituale, come possiamo minimamente credere di trasmettere quella forza empatica che dietro le nostre parole, può produrre il cambiamento?
    E’ l’esempio che conta e non l’inconcludente chiacchiericcio ! I fatti concreti e la coerenza dei nostri atteggiamenti, si ascrivono a metafora delle radici sane e profonde di quell’albero che è la nostra vita. Un albero che può produrre frutti dolcissimi se curato a dovere, e frutti velenosissimi se lasciato a se stesso.
    Ma mentre io arrivo al succo della questione, alla radice del problema, gli intelligentoni di turno continuano a svolazzare fra le foglie secche e i frutti bacati di un albero che sta per tirare le cuoia ed esalare il suo ultimo respiro. Del resto, l’immagine del mondo che abbiamo di fronte é la logica e inevitabile conseguenza di una moltitudine di parassiti in balia della propria coltivata ignoranza che nel tempo ha trasfigurato in astio, odio, solitudine, intolleranza e fascismo.!
    Il mondo ci sta crollando addosso e nel frattempo i grandi capitalisti sono intenti a studiare nuove forme di speculazione mentre, dall’altra parte, un branco di stupidi indefessi, in veste di novelli Sheelock Holmes si limitano a denunciare le cause di un tale tracollo economico, ambientale, umano e di valori – tutto questo senza muovere un dito – senza volere rinunciare a nulla per cambiare lo stato delle cose, anteponendo un fastidioso parlottio all’azione pragmatica. Hanno smarrito quella passione che consentirebbe loro di avere il polso esatto dell’attuale condizione in cui versa l’umanità, costringendoli così ad avventurarsi nei meandri di una realtà che lo stesso Dio onnipotente non sarebbe in grado di decifrare.
    Quando sento parlare di certezza scientifica, rabbrividisco! Un ossimoro a tutti gli effetti: una calamità che non ha risparmiato niente e nessuno. Un’opera di distruzione di massa che ha tradotto tutto in chimica, plastica, tecnologia e rifiuti, e che non ha precedenti nella storia di questo pianeta – un atto di estrema incoscienza e di profanazione, per trarre profitti vivisezionando l’opera di Dio. Un peccato talmente abominevole che ha messo ha dura prova la sua pazienza, e alterato le logiche e le ragioni degli equilibri perfetti che regolano il cosmo. La terra, per l’universo (un tutto vivo e pensante), è oggi come una cellula cancerogena all’interno di un organo del corpo umano, che riproducendosi in forma ipertrofica, rischia di infettare e contaminare tutto il resto.
    E’ per tanto ragionevole pensare, che presto sarà annientata in virtù di un meccanismo di auto protezione di cui si avvale l’universo, in circostanze simili. E non sarà ne la prima ne l’ultima volta!
    Ma queste, sono cose che io so, e che attingo dalla mia mente liberata e dalla mia anima trascendente, mentre i tanti, che cavalcano l’onda dell’iper/informazione mediatica, non sono che un branco di asini ammaestrati dall’opera di omologazione del Grande Fratello: la Rete.
    Di veramente nostro, in realtà, non se ne vede l’ombra (se non in rare eccezioni), indaffarati come siamo a rendere pubblici i crimini economici, politici, finanziari e ambientali di questa società e che, in larga parte, sono la risultante dei nostri comportamenti, e dipendenze dal Sistema Bestia.
    Tutto troppo comodo! Non è in questo modo che ci laveremo la coscienza! Siamo tutti complici e fautori di quella fine che abbiamo prodotto, e che ce ne guardiamo bene dal volere vedere, rinnegando l’evidenza dei fatti e rimandando ad altra data quella consapevolezza che ci costringerebbe ad abbandonare ogni resistenza e inettitudine, per sferrare il colpo mortale al Sistema Potere.
    Dobbiamo togliere la testa dalla sabbia e guardare in faccia alla realtà, benché dura e dolorosa, ma in qualsiasi caso, la cosa più opportuna da fare.
    L’imminente collasso del Sistema, non è più una questione di un secolo o di qualche decennio, ma siamo alla vigilia del punto di non ritorno. E dunque che mi frega di apparire impopolare, offensivo e catastrofista, suscitando l’indignazione, lo sprezzo e lira degli altri? Sono in pace perché io so, mentre gli altri sono informati, ma non sanno niente. La verità è un atto di umiltà – quel processo di bonifica interiore che ci libera da pregiudizi, conformismi, dipendenze e debolezze per poi condurci al’essenza delle cose.
    Siamo alla Fine, comunque la si voglia immaginare! Il tempo è scaduto, e se non avete ancora fatto le valige per abbandonare le città e trovare rifugio e autonomia in qualche luogo sicuro, le vostre possibilità di sopravvivere, sono nulle.

    Il Sistema ci vuole così! Come adesso; incollati di fronte allo schermo di un computer, inebetiti dall’illusione di ritenerci liberi, e di poterlo combattere e sconfiggere, in virtù di qualche post trafugato dal grande mare della Rete. Un innoquo gioco d’aria prodotto dal movimento di un ventaglio, sulla sua chioma posticcia!!
    Adesso siamo schiavi a tutti gli effetti. Questo è il “moderno oppio dei popoli!” Una droga virtuale che ci ha reso inoffensivi, sterilizzando ogni personalismo, disinnescando in noi ogni impulso rivoluzionario, e lobotomizzando le nostre coscienze.
    L’informazione attraverso i moderni mezzi di comunicazione, è simile ad un giornale di gossip che registra le notizie in tempo reale, provocando la maniacale curiosità della gente al pettegolezzo e relegandola in una condizione di immobilità invalidante – esonerandola così da ogni oggettiva responsabilità. Il Sistema dorme sonni tranquilli, certo che la massa di ebeti adoranti, narcotizzati e intrappolati come mosche fra le maglie della grande ragnatela mediatica, ha perduto per sempre la sua capacità di di ribellarsi e di combattere.
    Lui intanto incassa, e se la ride sulla nostra conclamata cazzonaggine!

    Gianni Tirelli

    • By Andreas Voigt 11 giu 2012

      Scusa se ti pubblico il tuo commento solo adesso, ma per un po’ di giorni il mio sito è rimasto fermo! Causa terremoto…

  • By massimo lucidi 07 ago 2012

    Cari Tutti, molte delle cose che scrivete bene in termini di inganno (martignani docet) sono più che condivisibili. Ma personalmente ritengo che molte volte nel commentare un nuovo strumento giuridico ognuno porti ragioni ed esperienze personali spesso negative perchè legate al cattivo uso che se ne fa. anche della conciliazione obbligatoria se ne fa un gran (cattivo) parlare. la mia esperienza che vorrei condividere con Voi è la realizzazione della rete di impresa per le cooperative. non tutti in italia sono eterodiretti, assistiti, mantenuti dalla politica: non bisogna essere per forza coop rosse o bianche per poter fare cooperativa. e quand’anche sei il campione del contributo pubblico, la tua tua struttura inefficiente è condannata dalla storia e dalla crisi economica e non di certo ti salverà la rete di impresa. a costo zero, stiamo mettendo appunto un sistema integrato, la rete di impresa appunto, tra tre grandi coop indipendenti promotrici. Vi invito gli interessati a fare domande e proposte anche alla mia mail se vi va info@massimolucidi.it

  • By Panfilo 08 set 2012

    Sono un imprenditore che sta promuovendo la propria rete senza l’aiuto di consulenti esterni o associazioni

    Condivido quasi tutto ciò che è contenuto nell’articolo.

    Personalmente credo nell’aggregazione ma, come tutti, sono spaventato dalle nubi di avvoltoi che si aggirano intorno alle carcasse (qui posso dirlo senza essere linciato?).

    Recentemente ho cercato di far notare la diminuzione di interesse commentando una statistica di un gruppo linkedin.

    Tutto ciò per lanciare un monito ai consulenti promotori (in buona fede) dell’iniziativa.

    Invece di indurre una sensata riflessione ho subito gli attacchi, anche ingiuriosi, di alcuni membri del gruppo. Pazzesco no?

    Molte sono le imprese che condividono l’esperienza meglio descritta nell’articolo. E’ per questo che, a mio avviso, dopo una fase di entusiasmo si sta riscontrando una fase di disillusione.

    Buon lavoro a tutti

  • By simonetta 16 ott 2012

    ho letto il post iniziale, per il quale ringrazio la volontà di comunicare/condividere. Le esperienze negative non sono mai una sconfitta se portano il risultato della formazione esperienziale. Approccio con il tenore formale, così vengo presa sul serio, essendo la prima signora che interviene dopo una sfilza di professionisti. Ho letto per punti salienti gli altri interventi. Premessa e skills di chi vi scrive: dal 1998 ho vissuto ed assistito tutti i gradi di supporto all’imprenditoria, da quella molto piccola al femminile (il più delle volte gratis) a quella industriale delle famigerate 488, e così credo di essermi fatta un pò le ossa e di averle viste veramente tutte.
    sono una di quelle figure tanto vilipese, che alla fine degli anni ’90 girava, donna, con un arcaico computer portatile per spiegare agli imprenditori (maschetti e molto supponenti asseragliati nelle logiche della Cassa del Mezzogiorno e nelle commesse clientelari dei portaborse politici,) che le cose stavano per cambiare, e che sul quanto e come sarebbero veramente cambiate, ne avrebbero avuto vera consapevolezza solo fra una ventina d’anni. Io proponevo, perchè all’epoca era ancora possibile, le
    ristrutturazioni aziendali grazie all’informatizzazione dei sistemi qualità,alla formazione, all’ampliamento delle strutture e delle infrastrutture, ma proponevo anche la possibilità di “consorziare” i costi di gestione contabile, di certificazione, di formazione per la sicurezza, della comunicazione, marketing, internazionalizzazione. paventando il fatto che il cosiddetto Mercato, non aspettava nessuno, e che come mi aveva insegnato mio padre immigrato calabrese “chi si ferma è perduto”. Ovviamente niente di tutto questo fu veramente percepito, e fin troppo spesso, o cercavano di portarmi a cena fuori oppure molto semplicemente facevano una botta di conti, e la domanda era sempre la stessa “si vabbè ma di questo finanziamento cosa mi rimane in tasca?” io basita… mi scusi ma così lei ha l’azienda ristrutturata praticamente gratis.. ” “signora non ci siamo capiti.. a me cosa rimane in tasca?” Passò l’angelo e disse Amen. I patti territoriali sono stati un fallimento, gli “sportelli unici”, manco a parlarne, il Marketing Territoriale è stato usato più per creare carrozzoni politici che Agenti di Sviluppo. Io sono rimasta una consulente che non è mai diventata ricca, ma anche le aziende non è che stanno tanto bene. Io credo in conclusione, che per tanti imprenditori veramente seri la causa della loro disperazione nel mandare a casa i dipendenti che lo avevano visto crescere, risalga a molti anni fa, ossia la mancanza culturale della maggioranza delle stesse imprese di intraprendere. Creare un contratto di Rete, o una Rete e basta, una compagnia bocciofila d’imprese, dovrebbe impattare proprio questo… recuperare quello che ha portato il made in Italy nel mondo, L’INTRAPRESA. ne conseguenza ne sarebbe, che tutti ma proprio tutti, dovrebbero tornare a fare la propria funzione oltre che il proprio dovere. Il sistema finanziario .. finanzi, le Pubbliche Amministrazioni .. Amministrino.. Le imprese.. Intraprendano… IN QUESTO MODO RIMARREBBERO FORSE TEMPO E RISORSE PER I CITTADINI NEL FARE CITTADINANZA. Fare Rete deve significare che i bisogni di alcuni rappresentano sicuramente risorse per altri. Basterebbe, questo si è doveroso, saperli coniugare. Ma per questo non servono “consulenti” incravattati e scarpe lucide, servono cervelli… fantasiosi..pragmatici… e molto umili… LO SO .. NON DIVENTERO’ MAI RICCA…. ma pensando ai sacrifici fatti e alla precarietà economica che la professione fatta e pensata in questo modo costringe, mi considero più che soddisfatta se in qualche modo ho salvato specularmente anche solo un posto di lavoro… augurando buon lavoro , cordiali saluti

  • By Una critica pesante alle reti di imprese, definite da alcuni ‘fumo negli occhi degli imprenditori’ « Reti di Imprese e mercati esteri 22 ott 2012

    [...] Martignani (link all’articolo) Share this:TwitterFacebookLike this:Mi piaceBe the first to like [...]

  • By Enrico Sestini 22 ott 2012

    Questo articolo riporta tre critiche sostanziose alle reti di imprese, e come spesso accade i limiti riportati non sono nello strumento rete di impresa in se, ma in come questo viene utilizzato. Se l’obiettivo e’ accedere a sgravi fiscali e contributi a fondo perduto, e non a sviluppare sinergie profittevoli, chiaramente il risultato a lungo termine della rete e’ compromesso…

    Nel caso dell’internazionalizzazione, il mio campo si interesse principale, la critica e’ meno incisiva per almeno due ragioni :

    • sui mercati esteri fare rete significa quasi sempre fare massa critica, cioe’ essere in grado di competere piu’ efficacemente, dato che il maggior limite delle nostre piccole medie imprese (PMI) e’ proprio la dimensione e la capacita’ di investimento

    • i vantaggi fiscali ormai in scadenza, oggi non sono piu’ tanto appetibili. In compenso esistono buone fonti di finanziamento bancario per le imprese che fanno rete efficacemente per vendere sui mercati esteri, e molti finanziamenti o contributi a fondo perduto di Regioni, Camere di commercio e Province

    Per quanto riguarda il business della consulenza alle reti di impresa, credo che si possa facilmente arginare coinvolgendo le stesse nella gestione successiva dell’organo comune, e quindi misurando le stesse non sulla presentazione di un piano ma sulla loro capacita’ di realizzarlo

  • By Alessandro 31 ott 2012

    Mi sono imbattuto per caso in questo forum e sono più che entusiasta. Sto scrivendo la mia tesi di laurea su come si stanno trasformando i distretti industriali in formalizzate reti tra imprese. Ho trovato tantissimo materiale, tanta teoria e molti commenti entusiastici in merito a questo “nuovo” strumento che regolamenterebbe le collaborazioni tra imprese.
    Mi aspettavo però qualche considerazione fuori dal coro, e le ho trovate qui tutte in una volta. Non sono molte ma parlando di cose concrete mi hanno fatto capire meglio la realtà di questa disciplina!!
    Non ho niente da dire in merito, non ho le carte in regola per farlo. A contrario a voi CHIEDO. Sto cercando del materiale in merito al distretto motoristico di Atessa, recentemente divenuto Rete d’imprese. Ma come faccio a reperire l’elenco delle aziende che hanno stipulato il contratto? E inoltre, avete qualche considerazione in merito a questo argomento, cioè l’evoluzione (????) dei distretti in reti??
    Grazie per l’attenzione e lo spazio concessomi.
    Alessandro Oliva.

  • By Michele Mazza 21 giu 2013

    Per sostenere tali argomentazioni sarebbe necessario esporre dei dati, che però dicono che le reti di imprese funzionano. Ovviamente serve un progetto, fare rete tanto per fare è come fare impresa senza uno scopo. Agevolazioni fiscali o benefici vari sono solo invenzioni di ciarlatani, i professionisti seri chiariscono subito che sgravi o contributi non se ne vedono. Ma se esistono ciarlatani non vuol dire che l’istituto della rete sia un inganno.

    • By Andreas Voigt 24 giu 2013

      Vero, devo riconoscere che ho avuto modo di incontrare una rete d’impresa che funziona e anche bene. Senza ciarlatani tra l’altro a mestare in mezzo …

  • By Giuseppe 25 lug 2013

    A mio avviso a ragion veduta analizzando la normativa questo strumento (come molti altri) sono creati ad hoc per permettere l’elusione fiscale alle grandi aziende. Se gli organismi preposti facessero i dovuti controlli sulla reti create dalla grandi aziende troverebbero “scatole cinesi” e penso che in molti casi i soldi dei “pseudo-investimenti” vadano a convogliare in aziende estere (promozione, marketing, ecc.).
    Il problema è tutto all’italiana… come si è fatto per l’energia rinnovabile (anziché concedere il finanziamento alle famiglie ed alle imprese per l’autoconsumo hanno dato i soldi alle grande imprese e le famiglie e le imprese oltre al prezzo pagano un surplus per l’energia rinnovabile – oltre al danno anche la beffa).

  • By Fulvio Braida 23 ago 2013

    Ho una decennale esperienza nella gestione di strutture consortili. quando ancora c’era la necessità di inserirsi sui mercati esteri. Oggi, anche grazie ad internet, tutti conoscono tutti, il mercato della grande distribuzione, a parte casi sporadici e settoriali, è scomparso.
    Il settore trainante è il contract, la fornitura per alberghi, ristoranti e comunità. In pratica nei servizi e nei prodotti di qualità.
    In questo forum ho letto solo idee che mi riportano ad almeno quarant’anni fa quando si pensava (e lo si è fatto) di aggredire direttamente i mercati con offerte di prodotti economici.
    Oggi tutti conoscono i clienti ed i clienti conoscono tutti. Chi vende bene è perché ha buoni contatti all’estero. Inghilterra, Olanda, Irlanda, Germania, Austria, Usa, Canada …. sono i centri cui si rivolgono le grandi linee di navi da crociera, i grandi alberghi, le strutture realizzate in tutto il mondo. Inserirsi in questa rete di rapporti commerciali è molto difficile: non bastano prezzi e qualità, servono rapporti personali che si creano in anni di frequentazione. L’Italia non è tra le nazioni più apprezzate in questo tipo di contatti.
    La rete d’impresa è solo una nuova forma di tassazione per le aggregazioni tra ditte complementari o, come si direbbe oggi, di “filiera”. Imprenditori che offrono gli stessi prodotti o similari, ben difficilmente si associano e, soprattutto, non condividerebbero mai il loro portafoglio clienti.

    L’attività della mia micro impresa è quella di rappresentare i clienti non ho quindi alcuna difficoltà a condividerli. Non solo, i clienti stessi sono disposti ad investire in strutture che creino dei centri espositivi e commerciali dai vari prodotti italiani. Senza “made in Italy”, semplicemente evidenziando la qualità e la flessibilità della produzione. Si parla quindi di investimenti, non di contributi a fondo perso.
    Questo ho proposto alla Regione, Associazioni di categoria, alle varie ASDI, cioè ai vari distratti del mobile, dei coltellinai, dell’agro alimentare, del turismo…….. mai avuto nessuna risposta.

    La rete d’impresa serve solo come carrozzone politico per distribuire fondi agli amici degli amici, farsi pubblicità ed incamerare voti.
    Un sistema molto più semplice è la scrittura privata o un’aggregazione direttamente all’estero dove i costi sono senz’altro inferiori.
    Fulvio Braida

  • By Giorgia 13 set 2013

    Salve, essendomi imbattuta in questo post, chiedo a voi ciò che non riesco a reperire via internet: esistono casi concreti di Reti d’impresa non riuscite?

  • By Claudio 19 set 2013

    Il problema sono gli imprenditori che fanno parte delle reti.
    Reti spesso costituite non tanto per aggregare/concentrare in unico soggetto ( per esempio gli acquisti o le vendite ) ma solo per risparmiare sui costi che il singolo diversamente dovrebbe sostenere o per ottenere fondi regionali ( per esempio partecipazioni a fiere ).
    Nella realtà quando ci parli percepisci che viene vissuta come scelta obbligata, ma appena possono evitano di mettere a fattor comune fornitori e Clienti.
    Senza bisogno di fare reti d’imprese basterebbe semplicemente un accordo di partnership o interscambi di quote societarie; fare rete seriamente non è essere coinvolti una tantum ma mettere a fattor comune per esempio le vendite.
    In futuro resisterà sul mercato non solo chi saprà adattarsi, anticipare o essere reattivo ma chi smette quella cultura del “da solo è meglio” oppure “resta tutto in famiglia” per capire che una cessione di “potere” ( che può essere semplicemente delegare la gestione ad altri ) porta solo vantaggi e dimostra lungimiranza.
    La stupidità, come diceva qualcuno è insistere nel voler fare sempre allo stesso modo pensando di ottenere risultati diversi, oppure sperare che passi la nottata e tutto torna come prima.
    Resto dell’idea che è più facile trovare scuse nella crisi e altro che ammettere di non essere più adeguati; dimostrazione è che nello stesso settore spesso trovi imprese in crescita e altre che chiudono a parità di condizioni ambientali.

  • By Giovanni 29 nov 2013

    Mi stupisco che una persona che non svolge la professione in maniera sistematica e professionale si permetta di “sparlare” di uno strumento innovativo ed efficace in un momento di crisi quale quello attuale.
    Se il valente critico sulle Reti di Impresa conoscesse bene il meccanismo delle reti di impresa, saprebbe che i benefici nel costituirsi in rete sono quelli che, visto che non svolge la professione di Manager di Rete, non sono stati inseriti nel suo articolo.
    Lui (il valente giornalista) ha messo in evidenza le argomentazioni che le istituzioni hanno presentato in questi tre anni come benefici, defiscalizzazione degli utili, incentivazione con voucher per la costituzione della Rete, ma i benefici sono molti altri e funzionano.
    Sono il primo a dichiarare che la Legge sulle Reti di Impresa siano state pubblicizzate e incentivate in maniera errata e sono purtroppo diventate per molte delle aziende che si sono costituite una forma per prendere soldi dallo stato e dalle Istituzioni, ma mi possa credere il giornalista che quando faccio il manager di rete questi due aspetti non li promuovo assolutamente in quanto ritengo che l’aggregazione di più aziende in rete ha obiettivi e strumenti che certamente non si limitano ad essere finanziari, almeno nella fase costitutiva ma bensì la rete deve poter beneficiare di strumenti finanziari solo nel momento in cui è pienamente operativa e quindi produce maggiore fatturato o riduzione di costi, allora sì che lo strumento finanziario diventa importante ed efficace per la piena riuscita della Rete.
    Quindi mi permetto di dissentire su quanto scritto dal caro giornalista che farebbe meglio a documentarsi più specificatamente prima di aprire bocca, meglio prima di mettere in rete degli scritti che continuano a promuovere la cattiva costituzione e gestione di una Rete di Imprese. Venga con me, assista a quanto un buon professionista quale il Manager di Rete preparato fa durante il suo lavoro nella costituzione e gestione di una rete e dopo si permetta di scrivere le vere verità e non quelle apparenti e più meschine. Lo strumento delle Reti di Impresa non è uguale a quello delle ATI, dei consorzi o di altre forme di aggregazione, è uno strumento che se conosciuto in profondità e applicato correttamente nella realtà quotidiana può dare dei risultati significativi all’economia italiana e alle singole aziende partecipanti ma, la serietà e la perfetta conoscenza dello strumento può fare la differenza!!!

  • By Marco Piero Paolini 27 gen 2014

    vorrei lasciare qui anche il mio commento,
    Mesi fa sono stat contattato da una di queste reti di impresa, si chiamava ITALIA IMPRESA NETWORK, i quali interessati dal mio curriculum, mi fissano un appuntamento per diventare un affiliato.
    Appena arrivo nel posto stabilito, gia mi accorgo, che la sede non è nientemeno che casa del presidente della rete, ma ci voglio passare sopra; lui inizia facendomi accomodare, poi con una buona dialettica inizia a raccontarmi meraviglie legate a quello di cui si occupano, bonifiche, costruzioni, compravendite, ristorazione, grandi opere, bioarchitettura, ed inoltre anche servizi annessi legati al tesseramento. Da quello che mi racconta sembra una rete molto allargata un po’ a tutti settori, come dire “poco trasparente” con possibilità di mandare capitali all’estero… Poi mi parla di guadagni immediati, dati dal fatto che, una volta iscritto, sarei diventato il presidente di zona, e che tutti coloro che avessero voluto iscriversi sarebbero passati atraverso di me per iscriversi ed io avrei preso il 40 % del coso d’iscrizione. A questo punto io lo interrompo nel suo viaggio onirico, e puntualizzo: “OK, ammettendo che tutto ciò funzioni veramente, io mi affilio volentieri, a patto che i 100 euro di affiliazione, me li scalate alla prima commisione che mi passerete per la quale io emetterò regolare notula.
    A questo punto lui ha cambiato totalmente tono, ed ha provato la seconda tattica, dicendomi che non mi avrebbe fatto pagare i 100 euro se li avessi portato 5 clienti per il weekend… Io non volevo crederci, ma era come se fosse in preda ad un delirio di onnipotenza, credendo di avere davanti un “senza dio che cerca una guida spirituale”.
    Infine ci siamo lasciati con la promessa che avrei meditato su ciò che mi era stato proposto e gli avrei fatto sapere la settimana successiva.
    La settimana successiva ci siam incontrati di nuovo, stavolta in un bar, dove io ho rinnovato la mia proposta la quale però questa volta è stata accolta.
    Da quel giorno mi sono stati inviati per email i miei biglietti da visita personalizzati, ma di una commissione neanche l’ombra. In compeso però mi invitano sempre a degli eventi formativi tutti rigorosamente a pagamento eseguiti da una agenzia di formazione affiliata, con contenuti abbastanza superflui, del tipo “preparati al miglior anno della tua vita” oppure “SOPRA VIVERE ALLA CRISI”, niente che serva alla professione nel mio caso di architetto e che comunque mi possa far riconoscere crediti formativi.

    spero di esser stato utile con la mia esperienza.

    Distinti saluti

  • By Luciano Serafini 09 feb 2014

    Nel 1999 con alcuni amici imprenditori operanti nel campo dell’I.&C.T. sentimmo la necessità di unire le forze per proporre soluzioni complete integranti servizi diversi al fine di coprire tutti gli aspetti legati alla comunicazione aziendale spaziando dalle infrastrutture informatiche di rete alla comunicazione ed al marketing senza tralasciare publishing e grafica pubblicitaria, unendo ed integrando tecnologia e creatività in un team di aziende che potesse offrire al cliente i migliori professionisti coordinati da un interlocutore unico.
    Creai un brand dedicato e come project manager fondai il primo network aziendale informale dando inizio ad una simbiosi che oramai ha raggiunto i 15 anni di vita.
    In sintesi la legislazione sulle reti di impresa ha solo ufficializzato una strategia aziendale utilizzata da imprenditori con forte spirito collaborativo.

  • By Giovanni 13 feb 2014

    Buongiorno a tutti.
    Continuo a leggere informazioni fuorvianti relativamente alle Reti di Impresa ed ai benefici che potrebbero derivare dal costituirsi utilizzando questo nuovo strumento normativo. La parola “nuovo” è una falsità in quanto voglio essere preciso e corretto verso chi può avere un interesse nel costituirsi come Rete, il legislatore non ha fatto altro che creare uno strumento più performante a quelli precedentemente utilizzati (consorzi, ATI, ATS…..), per poter aumentare le loro capacità aziendali e per presentarsi “più forti” nei mercati di riferimento.
    Il Legislatore ha voluto esclusivamente cercare di offrire delle opportunità in più per chi si aggregava per essere efficace negli ambiti di interesse. Mi spiego meglio: l’aggregazione di più aziende prima dell’uscita della Legge nel 2009 non aveva delle regole e quindi per la partecipazione ad un progetto articolato dove fosse necessario poter reperire delle risorse finanziarie per lo sviluppo del progetto stesso, era necessario che ogni azienda richiedesse alle banche o alle istituzione singolarmente i contributi o le aperture di credito con tassi alle volte elevati. Con la Rete di Impresa ad esempio, le aziende retiste possono beneficiare di risorse finanziarie e miglioramenti anche sotto l’aspetto del rating, arma che le istituzioni finanziarie utilizzano oggi per garantire delle risorse finanziarie a basso costo. Se sei da solo o se l’azienda che rappresenti non è “appetibile” dalla banca, il tuo rating diminuisce e di conseguenza anche le opportunità possono svanire per mancanza di fondi, ma se ti allei ad altre realtà (retisti) e viene concordato un programma di rete con obiettivi chiari, entri in un meccanismo virtuoso che permette alla banca di avere un minor rischio in quanto esiste un progetto comune, e la presenza di più aziende che operano su quel progetto (rischio diversificato).
    Mi occupo dal 2009 di Reti di Impresa sia come studioso della materia, che ricordo è molto giovane, ma anche come Manager di Rete (anche se preferisco definirmi un facilitato nella costituzione ma sopratutto nella gestione operativa nel tempo) e continuo a sentir parlare troppo spesso di Reti di Impresa come ad uno strumento poco efficace ma di facile realizzazione.
    Vorrei chiarire (come studioso del fenomeno Reti di Impresa) che le Reti possono essere efficaci e produrre degli ottimi risultati solo se vengono realizzate considerando mille fattori che dovrebbero essere chiari fin dalla partenza delle stesse (fase aggregativa). Essendo un cultore e studioso di Reti di Impresa mi sta capitando sempre più spesso, grazie alla disinformazione che esiste sul Web, che questa sia la panacea ad ogni problema delle aziende e del Mercato, sopratutto per quelle in crisi. Se mi consentite, a fronte di 10 richieste di costituzione di Rete, personalmente ne ho bocciate 9, questo perchè come divcevo prima, ci hanno venduto le reti in maniera non corretta. Se andiamo a vedere le statistiche nazionali abbiamo ad inizio Gennaio 2014 circa 1.200 reti iscritte presso le CCIAA, ebbene qualcuno si è mai domandato quante di queste sono effettivamente operative, quante di queste dopo il primo start-up stanno continuando a produrre i risultati previsti e le relative cause di questi fallimenti? Questa informazione non è recuperabile in quanto non sono stati effettuati, a mia conoscenza, dei follow up precisi, ma ritengo che circa il 60-70% delle reti iscritte siano oggi improduttive e quindi “ferme al palo” o in fase di implosione.
    Le motivazioni del perchè le Reti vengano ritenute una bufala sono semplici, da un lato la troppa sufficienza di chi si è appellato a Manager di Rete (che aveva bisogno di mangiare) che ha cercato di aprire più reti possibili senza andare a valutare con attenzione le motivazioni forti dei retisti e i loro strumenti finanziari per poter sopravvivere nella fase di sviluppo della rete (assenza di un piano finanziario che prevedesse l’operatività per almeno il primo o secondo anno con la costituzione di un Fondo Comune adeguato), il secondo per troppa sufficienza da parte dei retisti che spesso intravedono la costituzione in forma di Rete, come strumento per poter ottenere una maggiore capacità di fare cassa e per ridurre gli oneri finanziari delle proprie aziende. Aggiungo anche che un grosso errore è stato fatto dalle Istituzioni e dalle Associazioni e Confederazioni di categoria in quanto hanno generato delle proposte di supporto finanziario che servivano esclusivamente per la copertura delle spese di aggregazione ma nessuno ha previsto che debbano essere creati degli strumenti finanziari per il funzionamento operativo delle Reti, che alla fine è una realtà non differente rispetto ad una newco, con problemi analoghi a quelli di una normale azienda, quindi deve avere un business plan, avere la copertura finanziaria per l’operatività al fine di raggiungere l’obiettivo prefissato e una strutturazione (anche con risorse umane dedicate) minime per il funzionamento della stessa, ma sopratutto una gestione manageriale.
    Vorrei concludere ribadendo che lo strumento Rete di Impresa è un’ottimo strumento che offre opportunità molto interessanti per migliorare le performance delle micro e PMI, ma solo se questo strumento viene venduto al meglio a partire da una sana comprensione in fase di prima aggregazione degli obiettivi da dover raggiungere, degli investimenti da dover affrontare per garantire la vita continua della Rete nel tempo; la Rete non è un moltiplicatore dei propri fatturati ma un’opportunità di crescita per le singole aziende sotto un comune cappello (La Rete), ma quando parliamo di tempo i retisti devono essere coscienti che dobbiamo poter far fronte a tutti gli impegni previsti nel business plan almeno per i primi due anni e sopratutto che la Rete deve essere gestita utilizzando dei modelli manageriali appropriati, altrimenti il rischio è quello dell’implosione della Rete stessa con consecutiva perdita di “denari”.
    Vi ringrazio per l’attenzione e buon pomeriggio.
    Cordiali saluti

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