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Lo sfogo di un ex “bamboccione”

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Lo sfogo di un ex "bamboccione"
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Molti di voi avranno letto il post di quella mail che tempo fa ricevetti da parte di un neo laureato in Scienze della Comunicazione che mi pregava di prendere visione del suo curriculum. Ebbene, a proposito di bamboccioni e sfigati l’ho pregato di raccontare la sua proprio su questo argomento intitolando il suo intervento “Io non sono un bamboccione”.

Io sono convinto che le nuove generazioni abbiano molte qualità inespresse, sotterrati da una situazione socio-economica devastante e che spesso li lascia completamente alla deriva. Contrariamente  a tanti, penso che sia necessario e doveroso dare a loro il giusto spazio per poter parlare ed esprimere liberamente le loro opinioni fuori dalla politica dei giorni nostri.

Leggiamo…

Io non sono bamboccione, sono sfigato.

In verità sono entrambe le cose. Il fatto che io dorma in casa dei miei dopo aver conseguito la laurea mi fa rientrare pienamente nella categoria dei bamboccioni, quella stigmatizzata dall’ex ministro Padoa Schioppa nel lontano 2007. Non contento del mio status, essendomi laureato ad aprile 2011 e avendo compiuto 28 anni un mese prima, tecnicamente sono pure sfigato, come mi comunica Micheal Martone in veste di vice ministro del lavoro. Beh, pensavo peggio.

Il tema è ricorrente ed è bello constatare che ogni governo in carica si prenda la briga di offendermi. Anche il Ministro Renato Brunetta a suo tempo aveva pensato di dire la sua opinione in merito, con un’idea davvero illuminante “Fare una legge per fare uscire di casa i ragazzi a 18 anni, una norma che obblighi i nostri figli a diventare indipendenti.”  In effetti, a questa soluzione ci avevo pensato anche io e a 16 anni mi ero ritirato dalle scuole superiori pensando di guadagnarmi l’indipendenza dai genitori facendo l’elettricista. Meno male ho cambiato idea, ho deciso di finire le superiori e con l’appoggio dei miei genitori, ho deciso per l’università. Pensare che quando nel 2007 il tema dei bamboccioni fu proposto da Padoa Schioppa, l’epiteto mi aveva lasciato abbastanza impassibile vista la mia condizione di ventiquattrenne, laureando fuorisede nel pieno del fervore intellettuale universitario.

Per chi non lo ricordasse, nel 2007 era in atto la modifica del vecchio ordinamento degli studi con l’introduzione delle lauree triennali e specialistiche, delle classi di laurea e dei crediti formativi che (si diceva) avrebbero ammodernato tutto il sistema e quindi (si diceva) aperto nuove prospettive di inserimento nel mondo del lavoro. Proliferavano i corsi universitari dai nomi altisonanti e noi “studiosi della comunicazione” sembravamo addirittura i precursori di una società in evoluzione. Una società in cui (si diceva) il web avrebbe riqualificato la relazione tra azienda e consumatore, tra politici e cittadini, tra amministratori e amministrati. Un periodo in cui lo stesso Ministro dell’Economia osava dire “le tasse sono belle”, mentre annunciava detassazioni sull’affitto per gli under 30 per invogliarli a uscire di casa. Ero galvanizzato. Non poteva essere la mia generazione quella dei bamboccioni, come confermavano le parole della professoressa di sociologia che  alimentava i nostri sogni dicendo “Voi sarete la nuova classe dirigente”.

Troppa grazia, pensavo, mi basterebbe un lavoro che mi permettesse di crescere professionalmente, pagato adeguatamente, la possibilità di pagarmi un affitto e semmai di poter mettere da parte qualcosa per pensare a qualche progetto di vita. Poi ieri, ho scoperto sul giornale di essere sfigato e tutto si spiega. Perché se mi fossi laureato a 24 anni in materie economiche o scientifiche allora sarei stato giusto, oppure se avessi un qualche talento incredibile avrei avuto qualche chance di superare brillantemente la recessione, ma così no. Se Martone me lo avesse detto prima non avrei perso tempo con collaborazioni e progetti per fare curriculum, avrei lasciato perdere il lavoro come cameriere e come imbianchino per pagarmi un po’ della retta della laurea specialistica, avrei ignorato i 6 mesi all’estero in Erasmus e mi sarei fatto partorire da mia mamma in settembre in modo da avere qualche mese in più per laurearmi entro i ventotto anni. Purtroppo però tutti quelli che mi dicevano che l’economia stava crescendo, i professori che dicevano che il mercato del lavoro avrebbe cercato disperatamente professionisti della comunicazione, che le nostre costose rette universitarie garantivano una preparazione eccellente, tutti loro non erano Michel Martone e non me l’hanno detto.

Allora mi trovo in camera mia (legalmente dei miei genitori) con la laurea in mano, il portatile acceso sugli annunci del lavoro che cercano stagisti non retribuiti, articoli che parlano di recessione, di flessibilità, tasso di disoccupazione in crescita e penso davvero che la mia sfiga…sia stata di non essere nato in Danimarca. Oppure chissà, che non avesse ragione Brunetta, era meglio che andassi a lavorare per rendermi indipendente a 18 anni e lasciassi studiare chi poteva permettersi una casa e l’università, senza lavorare.

Riccardo Marinelli.

Unconventional Communication
Un po' di me:
Istrionico, ironico e positivo. Mi definisco così. C’è chi mi definisce colto ma io non lo penso. Credo che la vera cultura sia ben altro. Ho la fortuna di essere nato a cavallo di due culture, quella tedesca e quella italiana e sono perfettamente bilingue, questo per me è sempre stato un grande vantaggio. Sono convinto che siano le cose fatte, quelle che dimostrano ciò che davvero sei. Perciò, andiamo avanti!

29 Comments:


  • By paolacinti 31 gen 2012

    Cornuti e mazziati si dice a Roma… prima attirati dagli scenari possibilisti di lauree e poi derisi per averci creduto e non averli mandati a quel paese. I signori elencati, che si prendono la briga di offendere giovani e neaolaureati (attempati secondo loro!!!!) con epiteti imbarazzanti prima di tutti perchè banali e banalizzanti, dovrebbero usare parte del loro tempo a riflettere su quali aggettivi meritano loro per essere i responsabili di tutto ciò…
    Una cosa è sicura Riccardo, alcune “lezioni” impartite così gratuitamente dovrebbero insegnarci a non ascoltarli mai… e proseguire per la nostra strada. In bocca al lupo :)

  • By MS 31 gen 2012

    grazie per la testimonianza.
    Io che potrei tranquillamente trovarmi nella categoria sopra menzionata visto che mi sono laureta in lingue non mi ci ritrovo solo per puro caso.
    Laureata una prima volta (laurea triennale) a 22 anni, cambio città e università perchè il corso di laurea specialistica non mi piace: per fortuna vado a convivere (casa dei genitori del mio ragazzo, studente anche lui, però nessun affitto). Però già dall’ultimo liceo lavoro ogni fine settimana e ogni giorno di vacanza (faccio la cameriera, lavoro che ovviamente nel cv non serve a nulla) e riesco a pagarmi le bollette e le mie spese quotidiane (i miei pagano la retta universitaria). Ma grazie ai crediti universitari cambiando ateneo mi ritrovo con 5esami in più da dare, i voti non fanno media ma gli esami sono sempre 5in più (Nessuno sa speigarmi il motivo per cui cambiando ateneo ma non tipo di laurea devo sostenere degli esami in più… ma ogni ateneo fa “concorrenza” agli altri e quindi stessa laurea può voler dire aver dato anche esami completamente diversi)
    Mi laureo miracolosamente in tempo a ottobre 2009, dopo 8mesi di stage non pagato in cui ho scritto la tesi e con i salti mortali ho anche frequentato quasi tutte le lezioni (menomale che 6ore di economia erano al sabato mattina e al venerdì sera quando non lavoravo!). Nel mese di settembre riesco anche a lavorare in università all’ufficio studenti stranieri facendo un minimo di CV.
    Trovo uno stage part time (4ore alla settimana) per 3mesi: è pagato poco (500euro al mese) ma abbastanza da pagare le bollette di casa, e continuo a dare ripetizioni per raccimolare soldi e passare i pomeriggi (ma le ripetizioni non fanno cv!)
    Il contratto è rinnovato per altri 3 mesi, poi per altri 6, poi per un anno ma a tempo pieno come cocopro, poi per altri 6mesi…poi mi annunciano l’apprendistato, staremo a vedere.
    Intanto a 25 anni mi sposo, a 26 compro casa (ma mio marito che intanto ha finito di studiare ha un contratto a tempo indet nel pubblico) indebitandomi per 40 anni. Rinuncio a tutto: vacanze, uscite, ristorante, un vestito, un aperitivo con le amiche… ma ho la fortuna di essere fuori casa e per puro caso di non essere un bamboccione. Ovviamente i miei lavoretti nei week end non faranno mai cv e non serviranno a nulla. Ma la mia storia è – forse – un’eccezione.

    • By Andreas Voigt 31 gen 2012

      Storia comune mi sa a milioni di giovani italiani. E pensare che la curva cella creatività arriva al suo apice a 28 anni. O i giovani italiani sono così tardino che entrano nel loro massimo “splendore” creativo a 45 oppure mi sta sfuggendo qualcosa…

  • By carlo roselli 31 gen 2012

    E’ grave per uno stato avere questa situazione di dispendio di energie, di cultura inespressa e di forze intellettuali sottoutilizzate. Piuttosto che declamarli bamboccioni, sfigati e quant’altro di offensivo e umiliante chi ci ha governati fin’ora e chi ha preso l’onere di essere un valido “servitore dello stato” dovrebbe rimboccarsi le maniche e porre rimedio a questo grave problema. Chi va in parlamento o in qualsiasi altro incarico direzionale di stato DEVE essere un servitore dello stato a tutti gli effetti, altrimenti fuori a fare la gente normale.

    • By Andreas Voigt 31 gen 2012

      Io sono più drastico. Hanno una responsabilità morale ed oggettiva per la posizione che hanno coloro che “abitano” per nostro ordine e conto in parlamento. Sarebbe ora di farglielo capire anche con le cattive.

  • By Pimpa 31 gen 2012

    Mi viene da piangere, Andreas. Non riesco ad immaginarmi soluzioni e mi ammutolisco di fronte a questo scempio sociale.

  • By Roberto Rizzardi 31 gen 2012

    L’ottimo (?!) Padoa Schioppa poteva anche avere l’attenuante di essere troppo anziano per azzeccare l’etichetta così improvvidamente proferita (aaah, per lo sforzo di giustificarlo mi è uscita un’ernia inguinale, e mi sa che anche fra la quinta e la sesta lombare è successo qualcosa). Il buon Michel però mi sembra ne esca come la proverbiale Marie Antoinette che sprezzantemente “consigliava” le brioche quale succedaneo del pane. Vogliamo dire che la sua prospettiva è un tantino privilegiata? Ma si, diciamolo. Io rimango in attesa di una incisiva politica di sviluppo che stabilisca una road map verosimile. E magari una università che decide di raccordarsi con il mondo del lavoro. La “rivoluzione” della laurea triennale è servita per piazzare amici e parenti di baroni in utilissimi corsi tipo “estetica dello scuoiamento del castoro nordamericano” ed utilissime facoltà di ossimorica applicata.

  • By Marqui 31 gen 2012

    Quando dice “che le nostre costose rette universitarie”, bisogna tenere presente che uno studente paga 1.000-2.000 euro di tasse universitarie ma alla collettività ogni studente costa 7.000 (pure di più se studia medicina o ingegneria). Il sistema del fuori corso costa non solo ai fuoricorso ma pure alla collettività. Sarebbe saggio ridurre effettivamente la permanenza nelle università. Inoltre, è vero che i professori di 50-60 anni delle superiori incitavano a studiare scienze della comunicazione, un mea culpa dovrebbero dirselo. Resta il fatto che siamo carenti di laureati nelle materie tecnico-scientifiche ma sovrabbondanti in quelle umanistiche. Anche questo dovrebbe farci riflettere.

  • By luigi 01 feb 2012

    Caro Andreas
    sono entrato sul tuo sito ed ho letto alcuni commenti sull’argomento ” Bamboccioni ” e mi permetto di esprimere la mia opinione.
    Sono d’accordo che il termine non sia adeguato e molte volte le storie personali spiegano certe scelte.
    Ma purtroppo il tempo corre per tutti e quando uno studente termina il suo corso di laurea con 4 anni di ritardo non può certo definirsi un brillante.Ha impiegato il doppio del tempo.
    E’ come se uno studente delle superiori impiegasse 10 anni per raggiungere un diploma.
    Il problema è che quello studente ormai quasi trentenne non avrà più il tempo , l’entusiasmo e quella giusta incoscienza che quei quattro anni sprecati gli hanno tolto.
    Inoltre a causa della sua preparazione e titolo di studio avrà aspettative che il mondo del lavoro difficilmente potrà soddisfare. Sicuramente in quei quattro anni avrà fatto esperienze di vita o semplicemente avrà studiato poco ma ha un ritardo di quattro anni.Credo che nella maggior parte dei casi i suoi studi siano stati pagati modo dalla sua famiglia con l’aspettativa che il suo figlio Laureato potrà raggiungere chissà quali traguardi.
    Purtroppo questo sogno se lo sarà ripetuto più volte quel genitore quando vedeva che il propio figlio non studiava , ma ha stretto i denti ed ha continuato a mantenerlo.
    Ora non bisogna continuare a guardarsi indietro ma bisogna guardare avanti ed essere consapevoli che si è in ritardo di quattro anni e che è venuto il momento di provare a recuperarli.

    • By Andreas Voigt 01 feb 2012

      Sono d’accordo tranne su una cosa: non siamo in ritardo di 4 anni ma di 10. Per recuperarli dobbiamo andare due volte più veloci degli altri altrimenti continueremo a rimanere indietro di 10 anni e questo non è affatto semplice purtroppo.

    • By Andreas Voigt 01 feb 2012

      Aggiungo:
      oggi un laureando in ingegneria al 4 anno studia cose che lo studente del primo anno vede già. Il problema quindi è anche che il progresso tecnologico è talmente debordante e veloce che se non abbiamo capacità di gestire e metabolizzarlo in modo coerente, i problemi diventano insormontabili. Qui non è questione solo di capacità tecnica o tecnologica ma di pensiero.
      Guarda la Germania che ha investito 10 anni fa sotto il governo Schroeder una montagna di denaro non solo in ricerca e sviluppo per le imprese ma in ISTRUZIONE e FORMAZIONE pianificando in modo strategico tutto il processo di collegamento tra mondo della scuola e università e mondo dell’impresa. Se oggi in Germania la disoccupazione cala e se la disoccupazione giovanile è praticamente a zero (loro hanno il problema della disoccupazione dei 50enni) è perché hanno avuto una visione degli eventi allora estremamente chiara e precisa. Noi abbiamo vissuto di foffa.
      Non si può dare colpa alle famiglie o agli studenti se abbiamo tirato a campare per 40 anni …. Oggi le conseguenze sono disastrose e continueranno a peggiorare per i prossimi 5-6 anni almeno.

  • By Esse 01 feb 2012

    Credo proprio che i giovani si aspettino molto meno dal mondo di quanto non lo facciano i loro genitori.
    Mi spiego: uno della mia età è cresciuto sapendo che non gli sarà riconosciuto niente. Ho 33 anni, dalle elementari ad oggi mi hanno detto TUTTI (genitori e formatori: dalle elementari all’università) che nessuno mi avrebbe regalato niente e che per me sarebbe stato pressoché impossibile ottenere un lavoro, a meno di non fare una valigia di cartone e partire per nuovi lidi. Quando parti con questa prospettiva… beh, ti aspetti il nulla, ed è più o meno quello che ci danno: contratti ultraprecari e due soldi al mese che fanno ridere i polli.
    Chi ha più di 40 anni generalmente è poco propenso ad accettare l’incertezza lavorativa… diciamo che l’ipotesi di perdere il lavoro è un pensiero che ti sfiora poco, se hai un tempo indeterminato (e sia chiaro che non voglio fare della polemica, anzi son contenta per chi dorme tranquillo). Proprio ieri ho incontrato una mia ex collega quasi cinquantenne (eravamo colleghe in un’azienda dove io ho lavorato per anni e anni con contratti di un anno e stacco di 21 gg in nero e da cui sono scappata via per cercare un’azienda nuova, ho pensato: così almeno ho il beneficio del dubbio che prima o poi mi daranno un contratto vero, piuttosto che la certezza del precariato a vita!) e lei mi ha detto: “Speriamo che l’economia vada meglio… e non lo dico per me, ma per quelli come te e della tua età!” Dalla serie: l’economia che va male è un problema di quelli “come te” (come me?? che vuol dire come me??? sei invidiosa perché non ho le rughe???), noi ormai arriveremo di diritto alla pensione.
    E in effetti ha ragione… lei è ancora lì che ogni tanto fa cassa integrazione (ma è lì) e io invece in questi ultimi anni mi sono svenata per studiare un’altra lingua (svenata in termini economici e di impegno, perché dopo 10 ore di lavoro, studiare non è semplicissimo….) e ho traslocato 200 volte inseguendo le aziende che me la raccontavano meglio.

    In realtà quelli della mia età AMBISCONO ad essere un numero. Ci piacerebbe tanto essere misurabili con un numero! tipo: quanto ho venduto, quanto ho prodotto, che cosa ho fatto per unità di tempo? Come l’ho fatto? Quello che faccio porta dei vantaggi oppure ho perso tempo in inutile burocrazia? = Me lo merito di restare? SI/NO
    Quelli un po’ più vecchi invece si rifugiano più spesso (con dovute eccezioni s’intende) nella politica, così da non essere misurabili, ciò si traduce in: quelli con il tempo indeterminato sono intoccabili, piuttosto che licenziare uno chiudiamo l’azienda, chi ha più figli merita di rimanere a lavoro, chi non ne ha perde il posto (chi non ha figli non mangia?? E magari… chi non ha figli, forse ne vuole uno!)
    Ripeto che non voglio fare polemica e mi piacerebbe che nessuno toccasse l’articolo 18, con questo post non voglio dire che non sia giusto avere un lavoro garantito; però sarebbe auspicabile che tutti i lavoratori fossero uguali, soprattutto in periodi di “magra”, perché ahimè mangiamo tutti, tutti i giorni.
    Forse ho divagato… ma mi è venuto in mente tutto questo discorso leggendo la lettera di Riccardo, perché so che questo ragazzo che si è fatto il mazzo in tutto questo tempo (scusate l’espressione francese), in realtà non ha speranza di trovare un lavoro in questo momento storico e in questo luogo geografico, perché i soldi sono pochi e quelli che ci sono devono rimanere a chi ce li ha già.
    Io una soluzione per me la trovo sempre, e non ho nemmeno paura della libera professione, ma a Martone risponderei che la sfigata sono io, perché mi sono laureata in tempo, ho frequentato un master, parlo 3 lingue (bene, non arrangiate, e le parlo non perché sono figlia di gente con i soldi, ma perché mi sono pagata io le lezioni e i corsi all’estero e perché io passo la serata a vedere film e telefilm in lingua) e mi ritrovo sempre a ricominciare tutto da capo, non perché mi mandino via, ma perché me ne vado via io, sperando in un contratto a tempo indeterminato e nella possibilità di accollarmi un mutuo.
    La sfigata sono io, perché i 20 anni per divertirmi non me li ridà indietro nessuno, invece di contratti del cavolo per due soldi sai quanti ce n’è? E ce n’è per tutti, anche per chi si laurea a 40 anni (senza aver mai lavorato prima)
    Scusate il sermo familiaris, ho scritto di pancia… come se stessi parlando a degli amici.

  • By Marqualdo 02 feb 2012

    Esse, hai 33 anni. Hai figli?

    Chiedo perche’ mi aiuta a contestualizzare la tua liberta’ di cambiare lavoro, cittá, modi di porti con il mondo.

    Grazie

  • By Roberta 02 feb 2012

    A me non spaventa la situazione lavorativa italiana, perchè difatti è una situazione che incombe da troppo tempo e che si sta estendendo in tutto il Vecchio Mondo. Mi spaventa l’espansione del delta tra il tessuto privato e quello pubblico, tra chi è al potere e non sa che se aumenta il prezzo del pane qualcuno piange davvero perchè tanto la sua preoccupazione è comprare l’ultima borsa o l’ultima cravatta ad un prezzo che la gente comune, quei bamboccioni, ma anche i loro genitori, figli del boom economico, non posso nemmeno immaginare.
    A me spaventa questa falsa democrazia, questo capitalismo alla buona fatto di cartelli e di immondizia che invade le strade e le menti. Siamo ad un bivio. Nessuna rivoluzione ci è concessa. L’Italia probabilmente finirà come l’Argentina negli anni ’80. Ma quello che ci resta è che siamo cresciuti con grande spirito di sacrificio e questa cosa prima o poi ci verrà riconosciuta. Sicuramente abbassando l’età media della classe politica ed avvicinando le questioni morali e civili a quelle del “popolino”.

  • By esse 02 feb 2012

    Non ho figli. Sono sposata, ma io e mio marito ci vediamo poco perché ogni tanto parto per due mesi per i miei viaggi studio (metto da parte i soldi per studiare, uso i periodi di disoccupazione per partire, ed è capitato anche durante la cassa integrazione per quei pochi mesi che ne ho usufruito, i tempi determinati ne hanno diritto finché coperti da un contratto) e quando sono qua e lavoro finisce che ci vediamo veramente solo nel week end.
    Facilissimo dire che ci dobbiamo adattare a cambiare continuamente lavoro (cito Monti ieri sera). Peccato che se faccio un figlio e “scado” resto senza niente e senza nemmeno la possibilità di trovarne uno nuovo. Se poi mi fermo per qualche anno per crescere dei figli un lavoro non lo trovo proprio più. La soluzione è la libera professione, se passa la legge del poter fare impresa con 1euro abbandono il lavoro dipendente, perché sinceramente mi ha stufato.

    • By esse 02 feb 2012

      p.s. quando poi te ne vai dalle aziende perché in selezione ti avevano detto: ti prendiamo con un contrattino così, poi l’anno prossimo ti teniamo (e poi l’anno successivo ti ripropongono la stessa pappa perché ops… non siamo riusciti a metterti nel budget!! ma l’anno prossimo non temere!! ti teniamo veramente!!) dicevo… quando poi te ne vai perché hai trovato (forse) qualcosa di meglio, ti trattano come un ladro perché si fidavano di te e tu tradisci l’azienda.

  • By Roberto Rizzardi 02 feb 2012

    Bene, credo sia piuttosto evidente che impieghiamo molte energie a fare la guerra tra poveri e poche ad inchiodare i pupari, che dispongono con cinica disinvoltura dei nostri destini, alle loro responsabilità. Inchiodare, forse, è parola grossa, ma dovremmo perlomeno provare ad identificarli, non fosse altro per non continuare a dare del cornuto a chi, semplicemente, ha solo problemi differenti dai tuoi. Chi “ha più di 40 anni generalmente è poco propenso ad accettare l’incertezza lavorativa”? Ci mancherebbe altro, gli fa paura, esattamente come ad uno di 20. Un giovane non riesce ad avere un progetto di vita? Credete che non lo sappia? Ho una figlia di 23 anni. Lei fatica ad impostare un progetto di vita. Io ne ho uno in “saldo” (visto che, a suo tempo, ho dovuto arrangiarmi) e continuo a rivederlo al ribasso, grazie agli scherzetti dei nostri fantasiosi governanti ed alla torbida prestanza sessuale sodomitica di un mercato avido e dissipatorio. Per quanto riguarda la sicurezza e le tutele – ignobili privilegi, nella vulgata attuale – di questi vecchietti col “culo al caldo”, vogliamo parlare un attimo di cassa integrazione? Vogliamo parlare di stipendi al palo ed inflazione in moto? Vogliamo quantificare a quanti diritti i “privilegiati” hanno rinunciato sotto il ricatto di fosche previsioni cinicamente sventolate dal bastardo che voleva solo aumentare i propri margini? Vogliamo valutare i presunti vantaggi che ne sono conseguiti? E’ forse un fenomeno marginale la cessazione di società vitali e con ricchi portafogli ordini solo perché la proprietà ha ritenuto più conveniente smembrarle e vendere, con delinquenziale profitto, i singoli rami d’azienda ed i cespiti immobiliari? Forse che tutti questi “privilegi” sono riusciti a salvare il culo a decine di migliaia di lavoratori a tempo indeterminato? Io sono fortunato, sono in mobilità – con conseguente taglio reddituale – e potrò essere traghettato verso una pensione svalutata. Ma c’è anche chi, con figli e coniuge licenziato da anni, si ritrova a contemplare il cancello chiuso di una fabbrica delocalizzata. Credete che qualcuno riterrà conveniente assumerlo ed investire su questo “privilegiato” ultracinquantenne? A che punto saremmo ora se vigesse la giungla che pretendono di instaurare? Ve lo dico io, saremmo conciati come la Colombia o qualsiasi altro paradiso degli oligarchi e dei narcotrafficanti. Parliamone porca puttana! Certo che siamo attaccati come cozze ai diritti conquistati con anni di lotte e di sacrifici. Li abbiamo pagati e cari anche. Non solo, ho una figlia da mantenere e chissà per quanto. Perché dovrei rinunciare a pretendere, per me e per lei e per tutti i ragazzi come lei, una vita dignitosa? In Germania ed in Francia le parti – dipendenti e datori di lavoro – sono vincolati a precise norme e regole. Chi le trasgredisce se ne pente amaramente. Qui da noi le briscole sono quasi tutte in mano ad una sola parte. Le poche in mano al lavoratore vengono definite, per l’appunto, privilegi e si briga per farle tornare nelle mani di chi le ha cedute controvoglia sessant’anni fa. Francia e Germania se la cavano bene, noi siamo nella merda. E’ per colpa dei privilegiati? Cazzo no!!!!!!!!!!!!!!!!!

  • By esse 02 feb 2012

    Mi dispiace per i suoi problemi e capisco il suo sfogo. Il problema è che in un paese sano, una persona di 23 anni dovrebbe essere nelle condizioni di poter trovare lavoro, in realtà anche prima dei 23. Non ho detto che sono contenta quando licenziano una persona che ha il tempo indeterminato, dico solo (e ci credo veramente e lo direi altre mille volte) che il tempo indeterminato non dovrebbe valere più di un tempo determinato e che in periodi di crisi sarebbe più giusto fare delle valutazioni di produttività e peso delle posizioni organizzative e non tagliare solo i più deboli (tanto scadono e il sindacato non solo non rompe, ma sarà il primo a chiedere le teste dei flessibili), questo è più giusto nei confronti dei lavoratori e rende anche le aziende più razionali e competitive.
    O facciamo i contratti tutti uguali, oppure li teniamo così come sono, ma in periodi di crisi si valutano TUTTI i dipendenti, anche i cocopro e i tempi determinati, quelli “come me” non sono i figli della serva. E’ un comportamento responsabile nei confronti di tutti (anche nei confronti di chi ha perso il lavoro a 50 anni e ne riottiene uno a tempo determinato, o sbaglio?). Poi dopo i 40 anni non lo si accetta (lo vedo anche nei miei genitori, mica solo nei colleghi) e prima dei 40 invece sì… si è più giovani e si è cresciuti con la consapevolezza che il benessere c’è stato e ora ci si arrangia.
    Secondo lei perché l’economia non gira più? Io la mia spiegazione ce l’ho. Coloro che fanno girare un po’ i soldi sono i giovani… quelli che si sposano, quelli che fanno i figli e quelli che comprano casa, cucina, auto familiare, pannolini etc..etc.. Secondo lei, una come me se l’è mai comprata una lavastoviglie??? Ucciderei per averne una, ma non la compro, e non perché non abbia i soldi, perché i soldi per una lavastoviglie li ho, ma non ci penso proprio a comprare niente, dal momento che oggi lavoro e domani no, allora mi lavo i piatti a mano, così quando traslocherò avrò una rogna in meno, io devo “stare” in pochi scatoloni, sono leggera pure come il mobilio.
    Se diamo una possibilità a quelli come me e sua figlia, forse l’economia ricomincia a girare. Oggi la popolazione sta invecchiando e quelli di 70 anni comprano una fettina di carne al giorno e i soldi li mettono da parte per quando avranno bisogno della badante (o se ce l’hanno già, i soldi vanno alla badante). C’è chi obietta che i soldi della nonna rimarranno alla famiglia, ma porta ad una schiavitù familiare che francamente non condivido, uno a 20 anni per fare dei soldi deve andare a lavoro e guadagnarseli. E poi uno di 20 anni (ma che vent’anni, oggi le scuole sono piene di bambini che hanno ancora i bisnonni, ai miei tempi eravamo fortunati se ne avevamo uno o due di nonni)… diciamo 40, cosa se ne fa della pensione della nonna se non può contare sulla continuità del lavoro?? Forse si compra la moto… ma di certo non fa un figlio.
    Tirare fuori la questione dei privilegi e guardare nelle tasche altrui mi sembra un truismo, oppure una maniera per non metterci in discussione

    • By Roberto Rizzardi 02 feb 2012

      Non sono i “miei” problemi, non solo miei comunque. Sono i problemi di una nazione malata. Io mantengo mia figlia perché è la luce dei miei occhi e perché, una volta messa al mondo, non posso lasciarla sola con i suoi problemi anche se è divenuta adulta. Vorrei vederla già felicemente instradata su di un soddisfacente percorso di vita, indaffarata a costruirsi un futuro, intenta a scivolare sulla propria inesperienza e fare tesoro di quello che le accade. Vorrei, in un futuro non troppo lontano, viziare uno o due nipoti per restituirglieli, poi, ingestibili, come ogni nonno che si rispetti. Non sta succedendo. Quello che lei non capisce, mi perdoni, è che i veri responsabili della decadenza che ci affligge fanno in modo che le vittime puntino il dito su altre vittime. Fanno conto sul mai decaduto motto del “divide et impera”. E’ proprio convinta, mi scusi, che un trombato cinquantenne ritrovi, immancabilmente, un impiego e per di più nuovamente a tempo indeterminato? E’ proprio sicura che il sindacato sacrifichi i giovani per tutelare i più anziani? Queste sono le classiche munizioni di armi di “distrazione di massa” che i veri responsabili utilizzano per continuare a prosperare parassitariamente a spese di una nazione intera e dei suoi cittadini. Perché non gira l’economia? Non è perché ho già tutti gli elettrodomestici. Non è neanche perché mi compro solo una fettina di carne, ma è perché salari e stipendi sono stati scientemente depressi. Con cosa li compriamo beni e servizi? La realtà è che, come cavallette, qualcuno persegue il tornaconto immediato e, comportandosi come una laida malattia mortale, uccide l’organismo che lo ospita. Crede forse che non desideri ardentemente che mia figlia, lei, tutti gli sventurati figli della mia generazione possiate avere una possibilità? Perché le è più facile vedere noi come nemici (non stia a negarlo, traspare da tutto quello che scrive) e non i veri responsabili? Non crede che questo strabismo indotto faccia la felicità dei nostri carnefici e non le sia di alcun aiuto?

  • By esse 02 feb 2012

    “E’ proprio convinta, mi scusi, che un trombato cinquantenne ritrovi, immancabilmente, un impiego e per di più nuovamente a tempo indeterminato?” -> assolutamente no, se un cinquantenne perde il lavoro ne può trovare un altro (ne conosco parecchi) ma a tempo determinato… allora diventano “come me”.
    “E’ proprio sicura che il sindacato sacrifichi i giovani per tutelare i più anziani? “-> assolutamente sì, ho vissuto anche questo e l’ho visto con i miei occhi. Il sindacato tiene agli interessi dei propri iscritti e basta e se le cose vanno male la prima cosa che chiede è che non si tocchino i tempi indeterminati (è difficile che uno della mia età ce l’abbia… ce ne sono, ma solo i più fortunati) e poi passa a contare i figli, salta chi non è sposato, poi chi non ha figli, poi chi ne ha uno e così via, degli altri gliene importa nulla.
    “Non è neanche perché mi compro solo una fettina di carne” -> non ho detto questo. quelli della sua età i soldi ancora li spendono… sono quelli più vecchi di lei che non li spendono più, ma se potessimo spenderne di più noi, lavorereste di più anche a 50 anni probabilmente.

    “Perché le è più facile vedere noi come nemici” -> non vi vedo come nemici. Vorrei solo che non si ricorresse alla politica per tutto e ogni volta come fanno spesso (ma non sempre) quelli della sua età. Per me non è tutto sempre un discorso politico, il mondo è poliedrico, c’è la psicologia del lavoratore, l’economia mondiale e anche la meteorologia e chi più ne ha più ne metta… e se un anno il raccolto dei pomodori va male non ce la prendiamo con l’imprenditore, impariamo ad analizzare la situazione, diamo magari la colpa al meteo, ma alcune volte ricorrere alla politica è assurdo. Non bisogna mai analizzare tutte le situazioni con una formuletta, perché non esiste una formula che si applichi a tutti i contesti lavorativi e a tutti mercati.

    Io quando perdo il lavoro mi metto a studiare.. questo me l’hanno insegnato i miei, e mia madre ha quasi 60 anni (vede che non ce l’ho con quelli della sua età?), fa la maestra e pensi che ha costruito il sito della scuola da sola e non sapeva nemmeno accendere il computer, e lei ama dire: quando sono nata io non c’era nemmeno la tv! C’era la tv, da una paio d’anni, ma non a casa sua perché di famiglia contadina; ha cominciato a studiare inglese a 40 anni e a 50 come fare i siti internet, perché vuole stare al passo con i tempi ed insegnare ai bambini anche la lingua del presente.
    Sono in mezzo tra un lavoro e l’altro (ci devo sperare anche in questa azienda??tanto appena sale il costo della benzina e l’imprenditore dice di tagliare ulteriormente i costi, il direttore del personale non rinnova me e tutti i disgraziati come me… poi ci rinnovano quasi sempre, ma sempre in modo che non si possa chiedere un mutuo, le aziende fanno come i maschi, ti vogliono come fidanzata a vita, ma di sposarti… uhmm… ne riparliamo fra qualche anno) e Tra un lavoro e l’altro io passo la giornata a studiare la sintassi di un’altra lingua (in realtà lo faccio tutti i giorni la sera), mentre la mia collega 50enne quand’è in cassa integrazione va in palestra (me l’ha detto lei), tanto lo sa che non possono mandarla via, invece hanno tagliato interinali, cocopro, gente con partita iva (ho sentito dire da una sindacalista che chiedeva che fossero tagliati quelli con partita iva: “perché non si sono fatti assumere”. Anche la p.i. non ti eleva al rango di lavoratore, poi che questa gente avesse famiglia e fosse magari anche stata costretta ad aprire p.i dal lavorare è un altro paio di maniche). Non la odio questa mia collega, ma un po’ la invidio, anche se so che se fossi nella sua posizione mi metterei a studiare comunque perché sono secchiona nell’animo.

    Non capisco perché si sia offeso. Non ce l’ho con quelli della sua età, tanto meno con lei, dico solo che ammettete meno l’imprevedibilità degli eventi, è un dato di fatto: non conosco nessuno dai 40 anni in poi che abbia paura reale di perdere il posto, a meno che non abbia perso il lavoro perché l’azienda non esiste più, altrimenti la cassa integrazione che ho visto io manda in prepensionamento chi ne ha la possibilità e taglia i contratti deboli perché non ha voglia di rogne con i sindacati. la disoccupazione giovanile è al 30%, è un dato istat non me lo sono inventato. Purtroppo però il mondo è tondo e gira e ogni giorno cambia qualcosa e dovrebbero abituarsi tutti all’incertezza, mica solo quelli “come me”.
    Io ho spiegato secondo me da dove viene il declino. Poi se lei ha ragione e io ho torto è una possibilità.
    Se domani mi incoronassero imperatore dell’universo, io proverei a cambiare le aziende cercando di renderle più competitive e razionali e governate da fattori oggettivi ed economici. Perdere il lavoro perché non giustifico il mio stipendio in rapporto costi benefici, o perché i margini sono calati, o semplicemente perché sono obsoleta, lo accetterei sicuramente di più della solita manfrina che i flessibili sono i primi che saltano, se lei fosse nei miei panni penserebbe la stessa cosa.
    Purtroppo l’imprenditore ci deve guadagnare, altrimenti l’azienda la chiude e il fatto che debbano esserci dei soldi guadagnati è una necessità. Facciamocene una ragione, mettiamoci a lavorare e lasciamo la politica ai 70enni.

    • By Roberto Rizzardi 02 feb 2012

      Ultima replica e poi la smetto di molestarla, giuro. Non sono offeso e non voglio demonizzare la sua visione. Ho smesso di presumere di avere invariabilmente ragione tanto tempo fa, e non me ne sono mai pentito. Credo, semplicemente, che le nostre rispettive vicissitudini ci abbiano portato a maturare visioni differenti e, a quanto pare, non molto compatibili. Le auguro ogni bene e sono sicuro che, essendo tutti noi caduti così in basso, l’unica direzione verso la quale lei potrà muoversi sarà verso l’alto. Un solo appunto; tutti noi vorremmo lavorare e senz’altro l’imprenditore deve avere il suo giusto profitto (diversamente la cosa non funziona e vari esperimenti di socialismo reale stanno a dimostrarlo). Vorrei solo che i vantaggi venissero resi accessibili, e in forma equa, a tutti quanti il che, mi risulta, è fondamentalmente un principio liberale e, teoricamente liberista per “caduta”. Al momento non è così e lei, senz’altro non farà politica, ma le assicuro che chi l’ha messa in questa condizione la fa, eccome, politica. In bocca al lupo, dunque, e non me ne voglia, se mi accaloro è solo per passione e non per malanimo.

  • By Ugo Sgrosso 02 feb 2012

    Ho 78 anni e mi sono fatto venire il coraggio di esternare i miei pensieri.
    Confesso di aver capito, anche prima, che la situazione era difficile, ma – leggendo i messaggi di Riccardo e degli altri – mi sono commosso.
    Durante gli studi ho lavorato, poi ho cambiato 7 lavori, poi ho fatto il consulente. Tutto allora era più facile. Capisco di essermi “mangiato” il futuro delle generazioni che mi hanno seguito e mi sento im colpa. Da tempo, anche se abbiamo passato momenti difficili, mi sono tolto dalla “mischia”, proprio per non togliere altre possibilità ai più giovani.So che posso apprendere dai più giovani di me. Se riesco ad apprendere vivo meglio. Quindi, ciò che dirò, non vuole essere una paternale, né qualche cosa che io penso valga di più, di quanto possa affermare qualsiasi altro. E’ un mio punto di vista, da una posizione diversa, per questo forse capace di arricchire l’insieme delle idee emerse.
    Vi posso solo garantire due cose:
    che sono sincero;
    che sarei disponibile a soffrire di più io – nel tempo che mi rimane da vivere – al fine di assicurare un migliore futuro alle persone, come quelle che, a vario titolo, si sono espresse in questo gruppo.
    Prima osservazione.
    Tutti noi abbiamo mostrato elevati livelli culturali e di sensibilità. Possiamo mettere a frutto queste potenzialità per generare nuove idee finalizzate alla soluzione dei problemi. Se giudicassimo insufficienti le nostre idee, potremmo avvalerci del “pozzo”, veramente enorme, delle idee che possiamo chiedere alle altre persone di RETI DI IMPRESE PMI.
    Seconda osservazione.
    Capisco che alcune tipologie di lavori vengano sottovalutate da chi è preposto a selezionare i curricula. Sono convinto occorra una battaglia culturale per far capire, a tutti, che ogni lavoro ci fa crescere. Ho letto di lavori diversi, fatti insieme nello stesso periodo di tempo; non tutti ne sono capaci. Ciò è formativo, se è avvenuto, occorre metterlo in evidenza.
    Terza osservazione.
    Cercare lavoro è un lavoro, è un’attività formativa nella quale – da studenti, da chi cerca lavoro e da chi il lavoro già ce lo ha – dobbiamo diventare veri e propri professonisti. Questa professionalità sta cambiando in modo profondo con la tecnologia. Credo, su questa professonalità, valga la pena di tenersi aggiornati e – sempre di più – disponibili a costruire comunità di persone che si aiutano, quando cercano lavoro e quando il lavoro già ce lo hanno.
    Quarta osservazione.
    Finiamola di sottovalutare le materie umanistiche. Circa 30 anni fa’ ebbi occasione, in una tavola rotonda, di affermare che è più facile – per un laureato in meterie umanistiche apprendere un lavoro con contenuti tecnici – che per un laureato in fisica, come me, apprendere a comunicare in modo efficace con tante persone. Sono convinto che siamo immersi in una crisi, a livello mondiale, proprio perchè stiamo tutti sottovalutando la cultura umanistica.
    Quinta osservazione.
    Nella mia vita ho dovuto attraversare alcuni periodi molto difficili. Non desidero competere su questo fronte. Questi periodi difficili hanno portato, nella mia vita, anche alcune cose buone, alcune molto buone. Non sempre me ne sono accorto al momento giusto. Ciò, a volte, mi ha impedito di affrontare i periodi difficili con la dovuta forza.
    Siamo in un periodo molto difficile, per l’Italia. Alcune categorie di persone stanno attraversando un periodo difficilissimo. Possiamo, più persone insieme, cercare di scoprire ciò che – nonostante tutto – c’è di buono? Possiamo cercare, insieme, di scoprire quali sbocchi esistono per i più svantaggiati? Possiamo chiedere aiuto all’intera comunità di RETI DI IMPRESE PMI?
    Nella mia vita ho fatto anche un po’ il formatore. Allora usavo dire che la “connotazione positiva” è un atto dell’ingegno. Mi sono accorto che – in questo gruppo – se c’è una cosa che non manca è proprio l’ingegno. Di una cosa sono sicuro: senza “connotazione positiva” non ci vengono le buone idee per superare le nostre difficoltà.

  • By Marqualdo 02 feb 2012

    esse, ma allora adesso capisci perche’ chi ha piu’ di 40 anni ha piu’ paura di perdere il lavoro. Se hanno figli in qualche modo devono mantenerli e non possono spostarsi per non creare problemi ai figli con cambi scuola, amici ecc. Tutti dai 20 ai 30 anni sono piu’ liberi ma se non c’e’ sostegno alla famiglia la liberta’ dopo i 30 sembra quasi una schiavitu’ del credersi liberi.

  • By Andreas Voigt 02 feb 2012

    Questo è uno dei dibattiti più interessanti che siano mai stati prodotti su questo blog.

  • By esse 02 feb 2012

    Capisco benissimo i problemi dei genitori, ma io sarei anche un po’ stufa del fatto che le incertezze ricadano sulle nostre spalle. Bisognerebbe che le sfighe ce le dividessimo un po’.
    Non mi piace trasferirmi continuamente e non mi piace nemmeno ricominciare sempre tutto da capo e pur essendo secchiona nell’animo, non studio per amore della scienza, ma per rimanere a galla…. io faccio sacrifici continuamente da quando esisto, non voglio dire che gli altri non ne facciano o non ne abbiano fatti, ma dico che in tempi di crisi dovremmo essere tutti lavoratori, e fare delle valutazioni più oggettive di produttività. La politica garantendo alcuni, espone doppiamente altri. Non vado in vacanza da 3 anni perché in azienda non mi fanno tornare a casa nemmeno a natale perché ci vanno gli altri in ferie e quando ho del tempo studio.
    Forse bisognerebbe che la generazione di mia madre si rendesse conto di quanto ci state portando all’esasperazione.
    NOn voglio male a nessuno e torno a ripetere che sono contenta per chi ha delle certezze.. ma sappiate che quello che fate a quelli “come me” fra poco ricadrà sui vostri figli (voi che per fortuna ne avete) se non accade già, quindi ponetevi delle domande.
    Alcune volte non è la politica la risposta, alcune volte è il merito, altre volte la profittabilità, altre volte ancora l’utilità.

  • By esse 02 feb 2012

    Comunque adesso anche io smetto di tediarvi. E’ stato un bel dibattito. Anche la mia è passione e non malanimo e non auguro del male a quelli un po’ più vecchi di me anzi… anche io ho una mamma e spero che sia serena per sempre. Ultimo pensiero al Sig. Ugo: lei è una bella persona (per quanto ne so da questo post :) la smetta di sentirsi in colpa per “aver mangiato” come dice lei, sono abbastanza certa che non sia colpa sua la situazione economica scoraggiante del momento.
    Buona notte a tutti e grazie ad Andreas per lo spunto.
    Partecipo poco, ma il sito lo seguo molto. Ti seguo soprattutto su Linkedin.

    A presto.

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