Lo studio della storia del pensiero è un preliminare necessario per raggiungere la libertà di pensiero. Non so, infatti, cosa renda un uomo più conservatore: non sapere nulla del presente oppure nulla del passato.
— John Maynard Keynes

Giusto ieri sera sono andato a vedere Marco Travaglio in tournee. Devo dire che il suo recital è stato molto coinvolgente, a tratti divertente e pieno di spunti di riflessione. Guardandolo mi sono ricordato di quando il giovane Machiavelli assistette ad un pubblico discorso di Savonarola in quel di Firenze. Sia chiaro: Savonarola e Machiavelli non sono due figure negative, ma rappresentano due punti di vista opposti riguardo al medesimo problema. Il problema è la situazione della società italiana oggi. Mentre Savonarola denuncia lo stato di degrado della società ma non riesce ad individuarne le vere cause, Machiavelli fa una riflessione in cui le cause vengono poste al centro ed i problemi ne sono il risultato.

Travaglio sostiene che la causa del problema sia di tipo mediatico. Questa affermazione non tiene conto tuttavia della situazione globale della società italiana posta al centro del cambiamento in atto a livello mondiale. La nostra classe dirigente, infatti, è il risultato di quello che siamo noi, in quanto è la società che produce politici e non il contrario. Ci troviamo di fronte ad una società in cui la maggior parte delle persone è ormai totalmente condizionata dal sistema economico vigente. Questo sistema ha realizzato compiutamente quello che Nietzsche definiva la trasvalutazione dei valori, modificando radicalmente il sistema di valori della società. Oggi abbiamo un sistema di valori in cui il profitto personale rappresenta il traguardo massimo da perseguire. Come si raggiunga questo traguardo poco importa: l’importante è il profitto conseguito.

Sia chiaro che Nietzsche sosteneva che ciò avviene perchè i valori si svalutano col tempo e vengono sostituiti da valori nuovi. Quindi siamo di fronte ad una fase di transizione e di passaggio dal vecchio sistema di valori degli anni ’50 – ’70 al nuovo degli anni ’80 e del nuovo millennio. E se è vero che spesso è l’economia a determinare la coscienza degli individui (Marx), è altrettanto vero che i media non sono la causa ma solo uno specchio del cambiamento in atto.
A Travaglio va riconosciuto l’indubbio merito di aver posto l’accento sul cambiamento in atto. Restano tuttavia dei dubbi sulle cause da lui analizzate.

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8 Responses to Marco Travaglio e l’Italia di oggi

  1. Massimo Domenici scrive:

    Pls…quali sono questi dubbi sulle cause da lui analizate? Meglio chiarire …diversamente cadiamo in una delle trappole dialettiche più becere: “se non sei a favore, allora vuol dire che sei contro”, come se non esistessero altre posizioni possibili!

  2. In realtà lui non fa un’analisi. Dice semplicemente che l’Italia è così per il lavaggio del cervello operato dai media. Non sono d’accordo. Le cause vanno cercate nel cambiamento globale dovuto al nuovo sistema economico vigente che impone una corsa disperata verso l’utile personale.

    • Stefano Barbieri scrive:

      Credo invece anch’io che “l’Italia è così per il lavaggio del cervello operato dai media” (o almeno non solo …). Ma non è una fenomeno dell’oggi, ma almeno (pur se a tempi storici è un niente) dagli anni 80 (e non per metterla sempre in versione anti-B, ma ahinoi credo proprio sia così dalla televisione del “Presidente”). Quindi non vale neppure la teoria che “le cause vanno cercate nel cambiamento globale dovuto al nuovo sistema economico vigente” .. perchè tanto nuovo non è.

      • Massimo Domenici scrive:

        Hai ragione Stefano e hai anche toccato il punto dolente perchè anch’io trovo che le TV di B. abbiano prodotto un effetto imbonitore nei confronti degli italiani.

  3. Massimo Domenici scrive:

    Credo che le analisi, soprattutto in questo momento storico, lascino il tempo che trovano perché gli eventi hanno una così breve vita, da essere sempre più rapidamente superati. La tua analisi è certamente da condividere, la globalizzazione avrebbe portato a questo stato di cose e soltanto coloro che non erano in buona fede avrebbero potuto dire il contrario. Ma nonostante questo, ti assicuro che erano in molti. Però resto sconcertato dal candore della tua affermazione: “’L’Italia è così per il lavaggio del cervello operato dai media. Non sono d’accordo.”.
    Come si può non rendersi conto che viviamo in un sistema che condiziona ed è condizionato a sua volta. I mezzi di comunicazione vincolano le nostre scelte, i nostri pensieri ; come possiamo nascondere a noi stessi questa realtà. E’ fuori dubbio che il potere economico determina il destino di tutti noi, ma mentre nel 1800 veniva rappresentato dagli osservatori intesi come media, oggi gli stessi osservatori ne sono succubi proprio per raggiungere gli obiettivi su cui il potere economico si fonda ..e cioè il raggiungimento del successo, del profitto, dell’individualismo, del consumismo..etc.
    Controllare il business massmediatico è da parte del potere, il determinare tendenze, culture e modelli di pensiero e quindi il conseguimento di un obiettivo centrale. Significa l’assoggettamento delle masse e quindi una dittatura forse più dolce ma non meno drammaticamente efficace di quelle del passato.

  4. [...] Marco Travaglio e l';Italia di oggi Giusto ieri sera sono andato a vedere Marco Travaglio in tournee. Devo dire che il suo recital è stato molto coinvolgente, a tratti divertente e pieno di spunti di riflessione. Guardandolo mi sono ricordato di quando il giovane Machiavelli assistè ad un pubblico discorso di Savonarola in quel di Firenze. Sia chiaro: Savonarola e Machiavelli non sono due figure negative, ma rappresentano due punti di vista opposti riguardo al medesimo problema. Il problema è la situazione della società italiana oggi. Mentre Savonarola denuncia lo stato di degrado della società ma non riesce ad individuarne le vere cause, Machiavelli fa una riflessione in cui le cause vengono poste al centro ed i problemi ne sono il risultato. (tags: società, media) [...]

  5. I media hanno bisogno di una certa corrispondenza di vedute nel pubblico. Non creano coscienza, ma riflettono la coscienza corrente. Quindi non penso che i media siano la causa, perchè hanno comunque bisogno di un terreno fertile su cui attecchire. In altre parole: i media riflettono lo stato della società, non lo modificano. Un programma funziona perchè il pubblico vuole una determinata cosa. La responsabilità dei media è un tipico cavallo di battaglia di una certa visione marxista della società che trascura però il fattore economico, contraddicendo se stessa.

  6. Claudio Branca scrive:

    Non semplificherei tanto la faccenda: i media prendono la cultura (la società, …) circostante, la rappresentano in un certo modo (e ogni rappresentazione altera la realtà a diversi livelli), amplificano la propria rappresentazione, i pubblici la ricevono, si evolvono spinti dall’immagine del mondo che si fanno anche attraverso i media (ma non solo), la cultura cambia e i media ricevono daccapo questi input e li trasformano in nuovi output…

    Questo almeno è il mio punto di vista, e ne parlavo sul mio blog proprio in risposta a questo post.

    E’ una prospettiva poco rassicurante, perché per chi lavora nel settore della comunicazione vuol dire sapere che da qualsiasi punto cominci intervieni sempre a valle di qualcosa su cui non puoi intervenire se non in maniera indiretta.

    Ma questa in fondo è la nostra grande sfida…

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