Il Web si evolve. Cinque anni fa eravamo all’alba delle web applications, mentre oggi questo fenomeno è divenuto virale. Cinque anni fa l’offerta sulla connettività era limitata al modello fisso, mentre oggi il mobile è in continua crescita. Cinque anni aveva un senso mantenere i rapporti tra pubblica amministrazione e cittadino unicamente tramite la posta elettronica. Oggi è obsoleto, perchè gli utenti sono abituati al tipo di interazione che web applications come Twitter e Facebook offrono loro, con un feedback continuo in tempo reale.
La PEC va bene, ma giunge in ritardo ed è anacronistica. Si sarebbe dovuto pensare ad una web application, o ad un network di web applications per la pubblica amministrazione, dove il cittadino ha un suo profilo, può usare un sistema di messagistica instantanea per parlare con un operatore, ricevere news e feed dalla pubblica amministrazione, può avere un tracking delle sue pratiche, può scaricare la documentazione senza riceverla come allegato e così via. E perchè no, può segnalare un disguido in tempo reale, inoltrare un reclamo, aprire un ticket, ricevere la chiamata a casa di un operatore (o anche su Skype)… è utopia? Non penso. Richiede solo un pò più di tempo, ma coglie in pieno le esigenze di utenti sempre più connessi e sempre più dinamici.
Ovviamente non si deve cedere alla tentazione di buttare via il bambino con l’acqua sporca. Occorre selezionare ciò che già funziona bene e lavorare su quello. Perchè, ricordiamolo, il Web si evolve: essere in ritardo ora potrebbe significare un maggiore sforzo per recuperare il gap nel futuro.












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[...] PEC e web applications: una proposta Il Web si evolve. Cinque anni fa eravamo all’alba delle web applications, mentre oggi questo fenomeno è divenuto virale. Cinque anni fa l’offerta sulla connettività era limitata al modello fisso, mentre oggi il mobile è in continua crescita. Cinque anni aveva un senso mantenere i rapporti tra pubblica amministrazione e cittadino unicamente tramite la posta elettronica. Oggi è obsoleto, perchè gli utenti sono abituati al tipo di interazione che web applications come Twitter e Facebook offrono loro, con un feedback continuo in tempo reale. (tags: web) Segnala presso: [...]
La PEC avrebbe senso se – e solo se – venisse resa obbligatoria per tutti, dai privati ai professionisti, passando per la PA ed arrivando alle aziende.
Avrebbe senso perché consentirebbe un enorme risparmio di denaro e tempo, se solo si pensa a quante raccomandate cartacee si risparmierebbero.
Capisco il problema di alfabetizzazione informatica che non consente che tutti utilizzino un sistema come la PEC, però chi lo vuole fare deve poterlo fare.
E qui casca l’asino. Nel senso che se il destinatario non ha una casella PEC allora è inutile spedire una email usando un account PEC.
Siccome siamo in Italia posso ritenermi certo che il sistema non andrà mai a regime. Peccato, perché avrebbe semplificato – e non poco – determinati rapporti.
Non penso solo ai rapporti con la PA, penso ai normali rapporti di lavoro tra privati, imprese, professionisti; rapporti per i quali la certezza di alcune comunicazioni è fondamentale.
Sono d’accordo con te che per i rapporti con la PA forse sarebbe meglio implementare web apps, skype, twitter e compagnia bella, ma forse qui siamo nel campo dell’utopia.
Io, in modo più terra terra, penso spesso al vantaggio di una diffusione capillare di PEC e firma digitale ai fini di una maggiore certezza delle comunicazioni e dei relativi contenuti. Con, non dimentichiamocelo, notevole risparmio anche di coti.
Ma firma digitale vera, non la “fuffa” di differenza che si fa qua in Italia tra firma digitale “debole” e “forte”. In una cosa siamo campioni: nell’arrivare tardi e nel complicare le cose rispetto agli altri
So per altro perfettamente che la PEC è divenuta obbligatoria per professionisti e aziende di nuova costituzione che la devono avere sin da subito, ma per chi è già in attività esistono dei tempi per mettersi in regola. Ed è proprio questo – l’adeguamento – che mi fa seriamente dubitare del fatto che il tutto andrà mai a regime.
Perché siamo piuttosto bravi anche nel promulgare una legge e poi prolungare ad libitum i tempi richiesti per adeguarcisi.
Non sarebbe la prima né, purtroppo, l’ultima volta che questo accade…