
politica, elezioni e vecchio marketing
Che argomento ragazzi. Certo, fare accostamenti tra politca, elezioni e vecchio marketing, contrapponendo questi tre punti al nuovo marketing potrebbe essere un azzardo. Se la politica di oggi con tutto il processo e il sistema elettivo che si porta appresso possa essere ascritto anche la marketing sociale di Kotleriana memoria, il nuovo marketing se applicato, con il concetto della condivisione dei progetti su vasta scala, avrebbe effetti dirompenti.
Ancora oggi assistiamo a un bailamme mediatico prodotto e cavalcato sia dai media che dalle istituzioni politiche che a mio modesto parere non solo non ha più ragione di esistere, ma esprime un senso di obsolescenza cutural-sociale assolutamente sconcertante.
E’ incontrovertibile che oggi in politica si parli per concetti astratti. Sembra che la realtà prenda una strada e la comunicazione politica, con tutto il su show, sia su binari completamente diversi.
Anche oggi, con le elezioni amministrative ed Europee alle porte, assistiamo al solito meschino teatro dei “bugiardi di stato”.
La parola più usata e abusata, quella che dal punto di vista del marketing è più vendibile è “Riforma”.
La frase classica è “Abbiamo bisogno di riforme”. E da lì tutta la sfilza di derivate: “dobbiamo fare le riforme, noi faremo le riforme, riformeremo il sistema, riformare la politica di questo Paese, c’è bisogno di riforme”.
Io onestamente delle ultime riforme di cui mi ricordi perchè le ho studiate sui libri di scuola erano quelle prorompenti della Rivoluzione Francese e la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo. Poi uno zero in pagella. Se vogliamo essere proprio pignoli pignoli, persino la Costituzione della Repubblica Italiana nacque dal vecchio Statuto Albertino concesso appunto da Re Carlo Alberto di Savoia grazie appunto agli stravolgimenti sociali storici e politici che la Rivoluzione Francese portò dentro alla storia europea. Credo che qualche Regio Decreto, nei meandri dei nostri codici penali e civili ci sia ancora.
Ma a parte la carta costituzionale e legislativa, la figura del politico non è cambiata se non che ha assunto quel ruolo professionale e non più meramente sociale che si richiama alle nostre origini ellenistiche.
Il politico è un professionista. Non gioca più solo per gli altri ma gioca anche per i propri personali interessi. E’ un dato di fatto. E come professionista è in grado di utilizzare, chi più chi meno, le tecniche della comunicazione e del marketing al fine di raccogliere il massimo consenso possibile. Il politico oggi ha perso completamente il suo ruolo sociale di rappresentanza infatti il politico oggi, non rappresenta più il pubblico che lo ha eletto ma rappresenta se stesso e la sua capacità di generare consenso. Succede quindi che il successo del politico non dipenda più dalla validità dei contenuti della sua comunicazione e dalla capacità di portare avanti il suo progetto ma dipende solo ed esclusivamente dalla sua capacità di saper sfruttare al meglio tutti gli strumenti che il marketing gli mette a disposizione, dai mezzi massmediali ecc…
Ecco perchè siamo ancora fermi alle riforme. Le riforme costano tantissimo in termini di consenso, perchè riformare comporta sempre un sacrificio e questo sacrificio costa voti e poltrone. Le riforme, purtroppo non sono mai popolari e giammai gradite a tutti. Esempio: per riformare il Parlamento Italiano riducendo il numero dei rappresentanti, che di per sè potrebbe essere una riforma importante, ha un costo altissimo in termini di numero di posti disponibili per il politico professionista, che vede a quel punto una riduzione delle opportunità e delle possibilità di arrivare. Perchè il sistema politico possa riformarsi snaturando se stessa, è necessaria una spinta dal basso talmente importante da mettere in discussione il sistema di generazione del consenso.
E allora torniamo sempre lì: per mettere in discussione il sistema di generazione del consenso, bisogna mettere in discussione ANCHE il vecchio modo di fare marketing. Bisogna ridare alla politica il suo ruolo sociale e non professionale, anche se è molto difficile. Secondo la mia modesta opinione sarebbe necessario scindere l’amministrativo (cioè il vero professionista, che amministra la cosa pubblica) dal politico affinchè non vi siano ingerenze trasversali. Oggi spesso vediamo che vi sono ingerenze di questo genere in un senso o nell’altro. La magistratura che si trova ad assumere ruoli politici e politici che si arrogano il diritto di giudicare. Chi ha ruoli amministrativi nella cosa pubblica deve avere una posizione assolutamente neutrale e inattaccabile, per il bene appunto della cosa pubblica altrimenti perde completamente di efficacia e non è più organo di controllo della base nei confronti del politico. Più ingerenza tra amministrativi e politici, meno controllo, più cattiva politica, più casta e meno riforme. Il tutto porta alla stagnazione del sistema che prima o poi collasserà e i collassi non sono mai dolci, anzi.
Oggi le persone si stanno allontanando dalla politica e questo è un altro fatto incontrovertibile. Non ci sono contenuti, non c’è condivisione di interessi, non c’è un progetto sociale e non ci sono mission e vision appunto condivise. Questo è il grande vero problema. Abbiamo una generazione di giovani davanti al vuoto assoluto, al niente fatto di droga mediatica. Se le persone non cominciano a prendere in mano la propria vita e a condividerla con gli altri, non ci saranno mai riforme. E’ inutile pretendere dai professionisti della politica di riformare, quando noi stessi siamo i primi ad essere refrattari in tal senso. Prendendo spunto da una head line di un mio ex cliente che dice “Diamo valore al lavoro” mi chiedo se non sia il caso invece di cominciare a valorizzare se stessi partendo dall’IO, senza aspettare che forse lo facciano gli altri, perchè tanto non succederà.
Sempre ieri, guardando Annozero, vedevo i battibecchi tra professionisti della politica, un politico vero (povero dinosauro disidratato) e il pubblico lì a bere stupidaggini. Può importare a chi guadagna meno di 1000 euro al mese e deve mantenere moglie e figli, se il nostro Presidente del Consiglio, possa essere o meno un corruttore? Teoricamente, Berlusconi non dovrebbe nemmeno stare lì dov’è ma a fare il suo mestiere e cioè l’imprenditore e a rispondere davanti alla legge come imprenditore e non come politico.
Crto che è allucinante: i giornalisti che fanno politica, i giudici che hanno una corrente politica, i direttori generali delle ASL che sono nominati dalla politica e fanno essi stessi politica, i conduttori televisivi politicizzati … Gli unici che davvero non fanno politica sono i politici. Interessante! Forse aveva ragione l’Imperatore Caligola, che aveva nominato senatore il suo cavallo!











