In linea teorica la pubblica amministrazione si sta semplificando tramite l’adozione delle moderne tecnologie al fine di semplificare la vita dell’utente finale. Niente più file, niente più moduli cartacei, è tutto online. Sin qui la versione ministeriale. Detto questo si passa alla pratica: oggi ho cercato invano di capire come attivare la mia casella di posta certificata sul sito ministeriale all’indirizzo www.postacertificata.gov.it. Vado sul sito ed ho la prima sorpresa: manca il famigerato link “Crea la tua casella di posta certificata” o una call-to-action equivalente. C’è una video guida, che rimanda alla guida utente. Vado sulla guida utente, che mi rimanda al video, dato che le informazioni contenute in entrambi si equivalgono (chiedo scusa: sono “equipollenti”). Un bel full-circle! Tra la miriade di informazioni burocratiche presenti, leggo che comunque per essere attivata la casella ha bisogno di una verifica in un ufficio ministeriale. Ma dove? Non viene specificato.
Da qui alcune riflessioni:
- l’esperienza utente è frustrante: anche se il sito sfoggia i vari bollini W3C di accessibilità, è stato realizzato con la vecchia mentalità burocratica timbro-fila-timbro
- dato che la PEC si paga tramite abbonamento, perchè non eseguire la verifica delle credenziali utente tramite riscontro con le banche o con gli uffici postali? In altre parole, far pagare all’utente tramite carta di credito e poi effettuare un riscontro con gli uffici eroganti. Ancora: perchè non realizzare un Public ID per i siti della pubblica amministrazione al fine di evitare all’utente la solita trafila del riempimento dei form?
Mi fermo qui. Le riflessioni da fare sarebbero ben altre. Comunque sia, generare frustrazione nell’utente è il modo più sicuro per far fallire qualsiasi progetto sul Web. Garantito. Anzi, certificato.












Avendo genitori ex ministeriali ed essendomi confrontato per 12 mesi di militare con i vari uffici degli Interni, ho trovato meno complicato attivarla. In home page hai un banner rosso per attivare una nuova casella, piuttosto visibile, che rimanda qui: https://www.postacertificata.gov.it/home/attivazione-casella.dot
Alla fine della procedura otterrai un foglio e la richiesta di presentarlo all’Ufficio Postale più vicino. Sarà questo ad identificarti con un documento di identità valido, ad attivare la casella e a fornirti le ultime credenziali di attivazione.
Ci ho messo in tutto un’ora. Dopodiché non mi è più servita, e sta qui la follia della PA italiana.
Ora debbo spostare la mia residenza e non posso fare la richiesta online, identificandomi con PEC o altre identità digitali riconosciute e certe. Debbo andare all’anagrafe, presentare 1,5Kg di documenti vari tra cui anche la cessione di fabbricato rilasciata dalla Questura (retaggio sabaudo?), ecc ecc.
Dopo alcuni mesi, temo, mi sarà modificata.
Tutti i documenti richiesti sono in possesso delle varie PA, che non si parlano: catasto, registro automobilistico, questura, anagrafe.
E noi a girare in tondo. Qui starebbe la vera rivoluzione digitale della PA!!! Il cittadino al centro della PA. Ma credo siano sogni irrealizzabili qui in Italia.
Ciao
L’errore è a monte. L’errore è considerare una PEC quella che viene regalata dal sito Postacertificat@. Se valutiamo la PEC da quello concordo. Quello, purtroppo, è solo quanto è rimasto della PEC dopo la masticazione e la rimozione dei contenuti da parte di chi voleva guadagnare da un concetto.
Sarebbe come guardare in un water e dire “che schifo che era la cena che hai preparato”.
quando scrivi:
…
perchè non eseguire la verifica delle credenziali utente tramite riscontro con le banche o con gli uffici postali? In altre parole, far pagare all’utente tramite carta di credito e poi effettuare un riscontro con gli uffici eroganti.
…
Per cui prima l’uovo o la gallina ?
Hai un indirizzo pec, sono certo di chi tu sia (ove tu mi scrivi da PEC) ?
La PEC al di la’ del protocollo di comunicazione e dell’applicazione normativa, di cui e’ apprezzabile lo sforzo accettando di consierarla un BETA di un processo tutto da migliorare, che potrebbe essere finalizzata a dare certezza d’indentita’ fisica ad una digitale (un indirizzo di posta) che rapportandosi a metodologie legali tradizionali (documenti) per dare risposta a cio’ che indichi, dove e’ impossibile pensare ad una molteplicita’ di valutazione degli elementi che potrebbero sostituirli.
Proponi di identificare all’emissione di una PEC con una carta di credito ? Bisognerebbe capire se sia una ricaricabile emessa su un conto corrente aperto on line in banca russia (per esempio) al pari che una banca non si assume alcuna resposabilita’ di indentificare una persona, l’unica sarebbe un pubblico ufficiale ma l’approccio uffico postale e’ insito alla CECPEC che sappiamo tutti che perversioni che abbia creato …
Restiamo dispo in specifico sul nostro http://www.guidapec.it
@StaffGuidaPEC
La mia critica si concentra sul fattore usabilità della PEC del Ministero. Io sono uno sviluppatore web, uso il computer 8 – 10 ore al giorno e non sono riuscito a capire come attivarla dopo aver passato sul sito più di 10 minuti (un eternità).
Quindi, come si può pensare che l’utente medio possa comportarsi? Tra l’altro io propongo anche l’utilizzo di un public ID per i siti ministeriali, in modo da certificare le credenziali di un utente senza dover costringere l’utente a ripetere la procedura di iscrizione ogni volta. Questo migliorerebbe enormemente l’esperienza utente. Ma credo che qui in Italia siamo ancora schiavi della mentalità protocollare delle cancellerie medievali.