Vorrei riproporre questo articolo scritto il 20 gennaio 2010 perchè mi sembra ancora terribilmente attuale. Anzi, forse anche per via di quello che è successo nei paesi dell’area Maghrebina (Egitto e Tunisia), anche grazie al web, forse soprattutto grazie al web, l’argomento è quanto mai attuale.
Leggendo l’articolo apparso sul Sole 24Ore intitolato “In rete, la libertà non è licenza” di Michele Ainis, che a sua volta riprende alcune riflessioni di Gianni Riotta, ottimo osservatore ma poco “acculturato” sul fenomeno internet, mi vengono in mente alcune considerazioni, forse esagerate, ma che riprendono un po’ il tema dei miei ultimi articoli scritti proprio in merito a questo tema.
Nell’articolo “la deriva dell’informazione online e l’evoluzione del web 2.0″ (http://www.innovando.it/la-deriva-dellinformazione-online-e-levoluzione-del-web-2-0-2338.html) ho puntato il dito provocatoriamente sulla questione dell’overload di informazione spazzatura, che riempie i nostri schermi quando accediamo al web e peggio ancora ai nostri accounts su twitter o su facebook. E questo overload di informazione assolutamente inutile se non dannosa per i nostri martoriati neuroni è in parte causato proprio dai social networks e dai motori di ricerca che spulciano ogni cosa che lo “spider” trova in giro sulla rete senza nessun “filtraggio” culturale (cosa per altro impossibile da fare).
Tutto ciò si ripercuote sulla qualità delle discussioni che a loro volta, svuotate di contenuti interessanti, provocano un annullamento della capacità di critica e di analisi negli scambi di opinioni.
In sostanza, il trash è diventato cult!
Ma siamo sicuri che sia davvero così? Nell’articolo successivo, ho dato libero sfogo a quella che è la mia filosofia di pensiero in merito, motivando l’appiattimento culturale, con l’esempio del carcerato che uscito di nuovo in libertà dopo tanti anni, si trova spiazzato e ha bisogno di tempo per riorganizzare la propria vita libera. In sostanza viviamo una vera e propria sbornia collettiva di libertà e ognuno di noi ne approfitta per “aggiungersi” alla festa. Credo sia un processo piuttosto normale e credo anche che pian piano, nel tempo, interverrà un codice di autoregolamentazione, che in parte con la “netiquette” già esiste, che provvederà a stabilizzare il sistema. Bisogna anche avere un po’ di pazienza.
Al di là degli aspetti e anche delle implicazioni “anarchiche” della questione, c’è però un punto fermo e interessante da valutare, a io parere. Ed è proprio il concetto di “libertà”. Karl Popper diceva: “la libertà senza regole genera illibertà, autoritarismo, arbitrio”. Ma la libertà imposta dall’alto e regolamentata dall’alto è già di per sé autoritarismo e arbitrio. Si potrebbe dissentire dicendo che un sistema democratico evoluto è costituito da una base che elegge i propri rappresentanti per governarsi secondo regole condivise. Sarebbe ineccepibile.
Il web, però è atipico. Si potrebbe dire che sul web la base si autogoverna secondo regole che man mano verranno condivise. Manca completamente la necessità di una rappresentanza e non è una cosa da poco.
Stiamo forse assistendo ai primi vagiti di una nuova forma di democrazia? Non lo so, ma mi piace pensarlo.
Se è così, sicuramente, per l’establishment è un pericolo e i segnali di un tentativo per corrompere il web e portarlo sotto l’ombrello della “democrazia” di vecchio stampo, sono visibili. Certo è che se il web ha praticamente dato il colpo di grazia al “vecchio marketing” e quindi a tutti i paradigmi che regolavano la comunicazione d’impresa, posso ben pensare che il prossimo cadavere sia la democrazia rappresentativa di ellenistica memoria. Forse Socrate mi lancerà un pernacchio dalla sua tomba!
E’ chiaro che le mie riflessioni sono appunto riflessioni, di chi non è né un filosofo né un sociologo e comunque si parla di “evoluzioni” lente e complesse. Ma rimane fermo il fatto che pur con i guasti dell’overload di informazione e con l’appiattimento generale dei contenuti e delle conversazioni sul web in senso culturale del termine, questa libertà di comunicare, nessuno può e deve minarla, né dall’alto né dal basso.









Riflessioni profonde e quanto mai attuali, Andreas.