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Social networking, dall’ignoranza all’oscurantismo

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Social networking, dall'ignoranza all'oscurantismo

Social networking, dall’ignoranza all’oscurantismo

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Oggi è stata una giornata terribile e mettermi a scrivere un post, ora alle 19,30 è quasi disumano per i miei poveri miseri neuroni. Ma tant’è, avevo già intenzione di prender posizione su quanto è stato trasmesso da Report ieri sera su Facebook e sui social networks in genere, però tra una cosa e l’altra, non ho avuto nemmeno 5 minuti di tempo per mettere in fila i miei pensieri in merito.

Sembra che ora, alle 20:56 sia finalmente riuscito a trovare un attimo di tempo per scrivere, tra un rivolo di sudore, una bestemmia, una telefonata e una mail.

Ieri il leitmotiv sui social networks era il problema della sicurezza: il pericolo da parte di malintenzionati, in grado di impossessarsi dei profili di terzi e di gestirli per i propri interessi è visto come qualcosa di altamente probabile che avvenga. Ma non solo questo, diciamo però che la questione della privacy era il tema predominante. Beh, la questione della privacy così come è stata formulata e normata dal legislatore italiano ha davvero dell’incredibile, ma non è di questo che voglio parlare. Voglio invece denunciare l’ignoranza al limite dell’oscurantismo culturale che ruota intorno al web e al social networking a tal punto che anche una redazione solitamente attenta e informata come quella di Report, è incappata in quello che ritengo una vera e propria caduta di stile se non in un errore giornalistico di rara fattura. 

Che Facebook non sia un social network fatto di santi non è certo cosa segreta. E’ un social network fatto di persone come può esserlo un parco affollato o una 5a liceo. Le probabilità che qualcuno si appropri in segreto del profilo di terzi, senza averne l’autorizzazione ci sono, per carità ma sono le stesse che tu hai di venire scippato del tuo portafogli se tu cammini per strada. Allora che facciamo? Ci tappiamo tutti in casa e non usciamo più? Ma che razza di discorsi sono. E’ chiaro che se tu giri per il quartiere di Scampia a Napoli con il portafogli pieno di denaro e lo mostri a tutti, le probabilità di venire scippato aumentano esponenzialmente. Quindi il messaggio che dovrebbe passare, non è tanto quello di stare alla larga da Facebook, ma semplicemente di stare accorti nell’usarlo e frequentarlo, usando buon senso e alcuni accorgimenti elementari di sicurezza. Ma raffigurare Facebook come una sorta di girone dantesco dell’inferno dove il rischio di venire messo alla gogna o estromesso o defraudato o truffato è altissimo, ragazzi miei, ce ne passa.

Come scrissi parecchi mesi orsono, Facebook controlla eccome. Ed è abbastanza ovvio, visto che il core business di facebook è rappresentato dalle persone iscritte, cercando di tutelarne la reputazione, l’onore e l’immagine, nel limite del possibile, senza intervenire arbitrariamente limitando la libertà di parola e di pensiero delle persone stesse. Facebook banna (cioè oscura e chiude) migliaia di profili al giorno, si parla di quasi 20 mila. Un po’ perchè molti iscritti, mentono sulla propria età dichiarando di avere più dei 13 anni minimi richiesti e un po’ anche per via di comportamenti scorretti e anomali che sono contrari al regolamento.

Poi la questione della profilazione degli utenti per meri scopi commerciali. Mi viene davvero da ridere. E’ così ovvio! E Facebook non lo nasconde. E invece sembra quasi che la redazione di Report abbia scoperto l’acqua calda. Ma scusate! Secondo voi di cosa può vivere una struttura ormai megalitica che è fatta di non so quante centinaia di dipendenti? Chi glieli paga gli stipendi a questi? E poi, vi siete mai chiesti quanto costa tutta la struttura tecnologica per sostenere l’accesso giornaliero di centinaia di milioni di persone? Secondo la Gabanelli, paga tutto Babbo Natale? Tra servers, connessioni, obsolescenza tecnologica, supporti hardware/software, personale specializzato, sedi, call center, tecnici di vario livello, dirigenti, commerciali, segretarie, uffici, ecc… Un colosso che se quotato in borsa capitalizzerebbe qualche decina di miliardi di euro dovrebbe riuscire a vivere con l’aria fritta? Una roba che se quotata in borsa, dovrebbe valere quanto 3-4 finanziarie del nostro sgangherato Paese … Ma di che parlano questi?

E’ certo che il tuo comportamento su Facebook viene registrato e usato per scopi commerciali. Basta che guardi come vengono visualizzati i messaggi promozionali che ti ritrovi sul lato destro dello schermo quando apri la tua bacheca. Sono tutti messaggi promozionali adattivi, cioè in qualche modo profilati sull’uso che fai di Facebook, su ciò che pubblichi, su quello che dici. Ragazzi, è normale, ma cosa credete? Ma nessuno ti obbliga a leggerli i messaggi promozionali, che problema c’è? Allora mettiamo in galera o condanniamo come streghe anche i nostri amati ministri dell’economia, dato che il redditometro si basa su una banca dati enorme, che Facebook in confronto è una cippa, dove ognuno di noi, da diversi anni è regolarmente tracciato e profilato e al diavolo la privacy. Lo Stato Italiano, sa esattamente ogni euro che spendiamo, con le carte di credito, senza, cosa compriamo e dove, quanto spendiamo, le nostre utenze, i nostri consumi, i nostri sfizi e ogni altra minima informazione comprese quelle di carattere sanitario. Dove cavolo pensate che arrivino tutti questi dati? Che facciamo? Non paghiamo le tasse? :-)

Mi viene in mente mio suocero 84enne che ha dovuto rinnovare la patente. Gli è arrivata una notifica dall’ASL con un vademecum di tutti i documenti che doveva presentare al medico legale che lo avrebbe visitato e relativi al suo stato di salute con anche già indicate le malattie che aveva avuto e le patologie a lui ascritte e di cui soffre.  come cavolo le ha avute le informazioni l’ASL ? O ancora meglio, come ha fatto a “raccoglierle” in un unico documento di sintesi? Ai giornalisti di Report, ricordo che hanno un codice fiscale … E questo codice fiscale da dove arriva? Cos’è? A cosa serve? A Carpi ad esempio devi usare la tessere del codice fiscale (o quello dell’AIMAG) per poter gettare i rifiuti alla stazione ecologica. Fanno passare la tessera in un lettore magneto-ottico e “zac” hai lasciato un’altra traccia. E allora che fai? Per rimanere anonimo vai a gettare la plastica nel giardino del tuo amico rompipalle, di nascosto e a notte inoltrata in modo che non ti veda nessuno? Pare che la camorra faccia così giù a Napoli … E i risultati si vedono!

Che Facebook abbia dei difetti, che sia un social network un po’ in antitesi con lo spirito dei social network è vero e lo dico da tempo. Preferisco la blogosfera (forse l’unico social veramente libero in assoluto) o alcuni più “tematici” come LinkedIn, ma da qui a farlo passare come l’impero del male, da tenere alla larga dai bambini e dai ragazzini, ce ne passa. Allora non mandiamo i figli a scuola, visto che a scuola si vende ogni tipo di droga e il 30% e più degli scolari è forte consumatore di alcolici. E arrestiamo tutti i genitori perchè chi non ha almeno una bottiglia di un superalcolico in qualche dispensa? Non mandiamo nemmeno i figli al catechismo perchè sappiamo che di prelati pedofili ce ne sono pure parecchi … Continuiamo con la strada del “of course not” e tralasciamo quella del “why not”. Così possiamo crogiolarci nelle nostre tradizioni storiche medievali.

La sicurezza dei dati è senz’altro un tema importante. Ma non lo si risolve con l’oscurantismo e l’ignoranza ma al contrario con la cultura e l’informazione! Spiegare cos’è un social network, come funziona e non raccontare fandonie significa dare i giusti strumenti alle nuove generazioni per ritagliarsi anche nuovi spazi professionali!!  Altrimenti tanto vale continuare a raccontare ai figli adolescenti che i bambini nascono sotto i cavoli e che se non fanno i bravi, arriva l’uomo nero e li porta via. E’ mai possibile che dobbiamo sempre fare la figura degli ignoranti? Così si spiega il perchè, per tutto quello che riguarda la tecnologia digitale e l’uso che se ne fa, siamo uno dei Paesi più medievali dell’Europa che conta.

Continuiamo pure a credere all’uomo nero! Intanto il futuro per gli altri è diventato presente mentre noi siamo solo un misero ricordo di un passato da dimenticare!

Cara Gabanelli, ti stimo tantissimo, ma stavolta hai toppato.

Unconventional Communication
Un po' di me:
Istrionico, ironico e positivo. Mi definisco così. C’è chi mi definisce colto ma io non lo penso. Credo che la vera cultura sia ben altro. Ho la fortuna di essere nato a cavallo di due culture, quella tedesca e quella italiana e sono perfettamente bilingue, questo per me è sempre stato un grande vantaggio. Sono convinto che siano le cose fatte, quelle che dimostrano ciò che davvero sei. Perciò, andiamo avanti!

46 Comments:


  • By Pimpa 11 apr 2011

    Io non ho potuto vedere ma conoscevo il contenuto. E ho pensato a te, beffardamente! Confesso che ho riso un po’ …

  • By Giovi 11 apr 2011

    @Pimpa. Io ho visto invece e ho davvero riso come dici tu, beffardamente. Mi sono immaginato la faccia di Andreas e ti giuro che aspettavo questo post. Anzi, è arrivato anche tardi conoscendo i tempi di reazione del ragazzo …

  • By Pimpa 11 apr 2011

    Stavo appunto cronometrando …

  • By Carlo Pisacane (Umberto) 11 apr 2011

    Caro Andreas, sottoscrivo ogni parola che hai scritto e sai che lo spirito critico non mi manca. Ho pensato anch’io a te ieri sera guardando Report, devo dire … E mi viene da ridere nel vedere di non essere l’unico. Porta pazienza e continua con la tua opera di divulgazione ed “vangelizzazione” come ami definirla tu. Noi siamo qui che ti diamo una mano! :-)

  • By MasterTheBest 11 apr 2011

    Ma, ora, io non voglio pensare “male” di un programma come Report, però. Quanto ci guadagna, la tv, a screditare un social network, come Fb, dicendo “è male malissimo”? Possiamo dire nulla, come possiamo dire poco; ora, non ne sono cosi convinto, ma a quanto pare, basta leggere sui giornali, guardare in tv, e pare che “questo WEB fatto di FACEBOOK”, non sia altro che l’incarnazione della perdizione stessa.

    Non so voi, ma ho questa sensazione….quasi netta!

    (Appoggio COMPLETAMENTE, ogni singola parola del Post. INTERNET È MALE! XD)

  • By Nico 12 apr 2011

    Stasera mi son visto la registrazione: un polpettone dozzinale, ignorantello e grossolanamente impreciso. Inutile e dannoso.

    Ho sempre stimato e sempre sostenuto REPORT.
    Ho avuto l’onore di conoscere personalmente Milena…
    Sono molto, molto deluso.

    E – a parte la faccia basita del nostro amatissimo crucco – non c’è davvero nessun altro motivo per ridere…

    • By Francy 12 apr 2011

      Sono d’accordo con te Nico. Anch’io stimo e ammiro moltissimo la Milena Gabanelli, ma qui hanno “pisciato fuori”. Non tanto nei singoli dettagli ma nel tagio che è stato dato che a mio avviso è ssolutamente fuori luogo.
      Infatti pure io ho immaginato la faccia del “crucco”. Per me che lo conosco bene poi, sapevo come avrebbe reagito.

  • By Paola Cinti 12 apr 2011

    E’ chiaro che Report ha “confezionato” una puntata con un’ottica a dir poco parziale, ma non ha detto cose false. Ha parlato ad un pubblico generale che di temi come quelli che trattiamo noi sa poco e niente, ed il problema è proprio questo… Si continua a parlare di social network SOLO in termini tecnici e molto poco di quanto stia cambiando il modo di informare, creare confronto, libertà, opportunità, etc etc.
    Diciamo che il problema è molto più legato ad un concetto di informazione “vecchio stile” che non lascia spazio alle repliche degli addetti ai lavori e questo permette a tutti noi di ricordare cosa vuole dire comunicazione 1.0! Ma quello che appare veramente ingenuo, da parte della redazione, è non aver messo in conto che avremmo tutti “partecipato” alla discussione avendo per le mani un mezzo potentissimo come quello dei SN.
    Infatti l’informazione, un minuto dopo la trasmissione sui SN ma anche sulla stampa, era tutta centrata sulla nostra reazione alla trasmissione e Report ha dovuto “rispondere”… questa è la vera novità!
    Potrà non esserci piaciuta (come a tutti quelli che ad ogni puntata prendono di mira) ma è un’ottima occasione per un confronto tra due modi di fare informazione che era ora avvenisse!
    Loro continueranno a fare il loro mestiere (e la Gabbanelli lo fa in modo egregio) e noi replicheremo :)

    • By Frank Manodipietra 12 apr 2011

      Io ho visto la trasmissione e non sarei così dolce e comprensiva come te. Non ne giustifico il contenuto, considerando che ci voleva ben poco, se si voleva fare un’inchiesta equilibrata, chiamare e intervistare anche chi di social networking ne capisce. Ad esempio su questo blog se ne parla eccome e devo dire con dovizia di argomenti, di particolari, di visione e di intuizione. Invece hanno voluto confezionare un pacchetto piuttosto ben congegniato molto oscurantista come dice qui Andreas, per quale motivo? E’ di questi giorni la notizia che il web ha ormai superato i media tradizionali per la diffusione dell’informazioe e delle notizie. Se vuoi informarti, fatti un giro tra i blog invece di leggerti La Repubblica. C’è tutto quello che ti serve. Oppure basta un buon hashtag su twitter per seguire il flusso informativo di tutto quello che ti interessa sapere.

      Paura del nuovo? Paura di venire rosicchiata la propria posizione dominante? Chi è ignorante, ha paura e chi ha paura tende a rifiutare e chi rifiuta, oscura gli altri che non sono come lui. Trovo che la trasmissione, come ha scritto Andreas qui sia stato un segnale inquietante. C’è di che meditare.

      Mi trovo in sintonia anche con le due righe di commento scritte da Nico, assolutamente veritiere.

      • By Paola Cinti 12 apr 2011

        Io penso che il punto non sia se e quanto i social network sono sicuri… niente lo è! Conosco una persona che si è fatta male con una borsa dell’acqua calda, ma il punto non è questo…
        Report ha fatto il suo lavoro come sempre che è quello di confezionare un programma per un pubblico generalista e con un taglio che è tipico della trasmissione.
        Quello che è straordinario è il fatto che i blogger e tutti noi abbiamo la possibilità e la forza di replicare, di approfondire, di dire la nostra e che tutto questo conti almeno se non più di quanto dice Report.
        Tutti noi sappiamo che il social networking è confronto, dialogo, partecipazione… quindi alla fine delle fiere: Grazie Report che ci dai la possibilità di chiarire un sacco di cose, perchè fino ad ora ci hanno praticamente ignorati!

      • By Andreas Voigt 12 apr 2011

        Sei blogger anche tu! Ricordatelo! :-)

    • By Terence 12 apr 2011

      Paola ma sei sicura di quel che dici? Io che di sicurezza e sistemistica me ne intendo, ho trovato le informazioni piuttosto deficitarie, frammentarie, rattoppate e imprecise. A me tutto il pacchetto mi è parsa una cagata fuori misura.

      Grande Andreas! Ora vado a lavorare!

    • By Andreas Voigt 12 apr 2011

      Io sono abbastanza convinto pure io che non ci sia stata malafede nel confezionare l’inchiesta di ieri da parte della redazione di Report. Però, devo dire che il livello di approssimazione è stato a dir poco stupefacente soprattutto per chi ha fatto del dettaglio e della precisione il proprio cavallo di battaglia da sempre. Mi è parso molto strano che non si sia voluto far intervenire anche qualche esperto vero in materia … Ho dei forti sospetti.

      • By Paola Cinti 12 apr 2011

        Robin Good o Alex Giordano di ninja marketing sono esperti che lavorano come noi nel social networking… quindi non direi che era completamente raffazzonata :)
        Il punto è che c’era molto da dire che non è stato detto, soprattutto per noi, e che le occasioni per far comprendere come stanno veramente le cose dobbiamo crearle noi… e questo Andreas lo sa perfettamente visto che ogni volta che parla, per esempio in un’azienda, sembra che sia sceso un marziano sulla terra a spiegare che siamo noi a girare intorno al sole e non viceversa.

      • By Andreas Voigt 12 apr 2011

        Vero, Paola, concordo con te. Il fatto che Report abbia confezionato ad arte una polpetta avvelenata, non significa che noi dobbiamo tacere. Dobbiamo prendere atto che la strada da percorrere è ancora lunga, irta di pericoli e difficile. Tiriamoci su le maniche e lavoriamo! :-) Lamentarsi ok, denunciare anche, ma andiamo avanti!

  • By Giuseppe Spazzafumo 12 apr 2011

    Premetto che non ho visto la trasmissione. Che Report, per quanto di gran lunga superiore alla media delle trasmissioni televisive, commetta errori mi era noto da tempo: basta assistere ad una trasmissione su questioni inerenti la propria attività e subito si sentono affermazioni a dir poco imprecise. Che abbia toppato l’impostazione dell’intera trasmissione mi sorprende un po’ di più. Quale sia il modo di sostenersi di Facebook e di mille altre entità che esistono su internet e che raccolgono dati è evidente, ma forse Report ha voluto assicurarsi di informare anche quei pochi che potrebbero ancora non saperlo.
    Devo dire però che FB mi insospettisce più di altri per un fatto che mi è accaduto poco dopo la registrazione. Non sono un vero utilizzatore di FB, mi sono registrato soprattutto per capire cos’è e come funziona dato che ho due figli adolescenti. Bene poco dopo aver fatto la registrazione ed aver chiesto l’amicizia soltanto ai due suddetti figli ed aver confermato l’amicizia a due persone che me l’avevano chiesta prima che mi registrassi, mi è stato suggerito che avrei potuto conoscere una collega argentina che effettivamente conoscevo. Come ha potuto FB indovinare questa informazione? C’è rischio che frughi nella mia rubrica anche se io non gli ho chiesto di farlo? Ed una delle prime volte che mi sono collegato, sempre coi soliti quattro amici, mi è comparsa una pubblicità di case in Costa Rica, che è dove sogno di trasferirmi dopo la pensione. Come ha potuto FB indovinare questa informazione? C’è rischio che si legga anche i miei messaggi di posta elettronica?

    • By Nicola Ferrari 12 apr 2011

      Giuseppe, con calma. FB non rovista da nessuna parte. Bisognerebbe fare anche un po’ di chiarezza sui protocolli di trasferimento dei files e quindi delle informazioni. Quando ti colleghi via http a Facebook non è che questa poi, ha il permesso di ravanare ovunque sul tuo laptop o quello che usi, senza che tu non te ne accorga. E poi, basta un buon firewall e hai risolto il problema. Oggi basta un buon antivirus con un firewall e un uso corretto degli strumenti per evitare problemi. Io ad esempio ho clienti che non hanno nemmeno mai installato un antivirus eppure non hanno mai avuto problemi. Ad ogni modo, Giuseppe, per risponderti, è probabile che tu abbia fatto qualche ricerca o qualcuno a te strettamente collegato lo abbia fatto e ti abbia “trasferito” una parte di profilo che Facebook attraverso un algoritmo nemmeno tanto sconosciuto (molto simile a quello che usa google) ti ha “appioppato”. Niente di particolarmente fumoso o pericoloso. Semlice calcolo matematico statistico e probabilistico.

      Detto questo, nemmeno a me piace FB, preferisco di gran lunga Twitter. Ma qui Andreas aveva perfettamente ragione. Scusate il disturbo, è la prima volta che intervengo ma mi sa che sarò qui molto più spesso.

      Grazie!

      • By Giuseppe Spazzafumo 12 apr 2011

        riguardo alle protezioni, è da una vita che ho un antivirus (magari non dei migliori, ma costantemente aggiornato e periodicamente utilizzato anche per rootkits ecc) e poi uso Linux per cui credo, magari a torto, di essere un po’ più immune (Windows lo uso solo per alcuni programmi e mi connetto ad internet solo per aggiornare l’antivirus)

        in effetti potrebbe essere che lei mi abbia cercato in precedenza su FB e che FB abbia memorizzato questa ricerca e poi l’abbia collegata a me al momento della mia registrazione; più difficile capire la pubblicità della Costa Rica a meno che non ci sia scambio di informazioni, ad esempio, tra FB e Google

        in ogni caso il sospetto resta: non sai mai quello che combinano quando siamo connessi

      • By Andreas Voigt 12 apr 2011

        FB ha senz’altro memorizzato la ricerca. E’ normale, lo fa anche GOOGLE. GOOGLE INSTANT lavora così. :-) Ma non ci trovo nulla di pericoloso o di strano.

  • By emma 12 apr 2011

    @giuseppe io penso che questo lo faccia non solo FB, a me capita di vedere banner di pubblicità (in generale anche sui siti come tiscali) di prodotti che ho ricercato su google.

    Mentre per quanto riguarada la tua amica molto probabilmente era già amica dei tuoi figli o degli altri tuoi amici (di solito FB utilizza questa tecnica) oppure nei tuoi dati hai indicato di aver frequentato qualche corso/scuola, che magari ha frequentato anche lei …

    @andreas devo dire che anche a me ha fatto riflettere quanto detto da report domenica (per la verità ho visto pochissimo una volta capito il taglio …)

    • By Giuseppe Spazzafumo 12 apr 2011

      i miei figli e le altre due persone che avevo come amiche non conoscevano la collega argentina ed io non ho messo nessuna informazione su FB che potesse collegarla a me in nessun modo: questo poteva capitare, e capita spesso, su Linkedin dove ho messo informazioni relative alla mia attività

  • By Ceci 12 apr 2011

    Io concordo col tuo post, Andreas, per quanto riguarda la necessità di maggior cultura, che intendo come “capacità di conoscere e capire come funzionano le cose”. Non ho visto la puntata di Report quindi non entro nel merito, dico solo che vedo nella maggior parte delle persone quando si avvivcinano ai social network, a internet, un approccio da “cliente” ossia: io usufruisco di un servizio ma non ho il minimo interesse nè la minima tensione a capire come funziona, come posso migliorare il mio utilizzo, che implicazioni ci sono. Utilizzo e poi me ne vado a fare altro. Così come quando vado a fare la spesa non mi pongo alcuna domanda sul tipo di spesa che faccio, prendo, pago e vado. Un minimo di pensiero critico che porta secondo me a costruirsi uan culutura personale, non lo vedo.
    Mi sbaglio?

  • By Nico 12 apr 2011

    Temo che Frank abbia ragione.

    Lo stupore esibito davanti ad informazioni e cose più che ovvie sapeva di falso come una banconota da 17,3 euro. Non so chi abbia davvero confezionato il pezzo, ma a me sembra che lo scopo fosse di farci apparire tutti come grandi truffatori, come se la targhettizzazione dell’utente fosse una mostruosità inventata in Rete e di cui – in televisione – nessuno ha mai sentito parlare prima. Si sono presentati come una massa di ingenui boy-scout alle prese per la prima volta con gli gnomi cattivi.
    Andiamo, dai.

    La TV è stata superata e annichilita, è un cadavere che cammina.
    E quando l’acqua tocca il culo, le reazioni si fanno scomposte.

    • By Frank Manodipietra 12 apr 2011

      11 mila dipendenti RAI tra cui una pletora di giornalisti prezzolati che vivono per tenerci all’oscuro invece di informare. Sinceramente, preferisco il web. Tutto sommato, meglio FB. Che me ne fotte a me se mi profilano? Lascia che facciano no? Tanto, come scrive Andreas, non abbiamo tutti un codice fiscale? E gli archivi del CED dell’Agenzia delle Entrate ha più dati di ogni singolo cittadino italiano, di quanti ne ha il singolo cittadino stesso. E allora? Ma chi se ne frega, dico io …
      Almeno sul web, se non mi interessa, posso sempre cambiare pagina. In TV, fateci caso, la pubblicità che interrompe le trasmissioni, è puntualmente concordata quasi agli stessi orari, così, se cambi canale sei comunque fregato, e come ha scritto Andreas in un altro articolo, che è rimasto un po’ “nascosto”, anche la TV comincia a profilare gli spot con appositi software … Ma dico io, e allora? Se io mi interesso di apparecchiature stereo, perchè non dovrei essere interessato ad una serie di comunicati pubblicitari che parlano di tecnologia audio digitale? Mi spiegate qual’è il problema che non capisco? Perchè devono interessarmi per forza gli assorbenti?

      Io ho captato invece un messaggio trasversale ed era piuttosto forte e chiaro. La Gabanelli non è così deficiente e questa di Report è stata una provocazione di parte molto inquietante secondo me. Sembrava il canto del cigno.

  • By Ilaria 12 apr 2011

    Ciao Andreas,
    devo dire che mi fa piacere sia che Report abbia affrontato la questione Google/Facebook sia che tu abbia precisato alcune cose.
    Io ho seguito la trasmissione e devo dire che un pò di ansia l’ho avuta all’idea di essere entrata in una sorta di Trouman Show globale. Ritengo però ovvio che un giornalista che fa informazione e non comunicazione deve cercare la notizia e una trasmissione come quella della Gabanelli deve anche fare inchiesta. A differenza di altre volte però, la trasmissione si è chiusa senza nessuna certezza di illegalità ne per Google ne per Facebook, pertanto la trasmissione ha forse raggiunto il suo scopo ovvero quello di allertare il pubblico di un potenziale potere di uno strumento difficilmente controllabile, che ha enormi potenzialità (vedi le rivolte nei paesi del sud del mondo che hanno trovato nei social network una porta per la libertà), ma che se preso con troppa leggerezza può crearci non pochi danni. Sono d’accordo con Paola quando vede in tutto questo la possibilità di confronto che può portare ad una maggiore chiarezza che serve soprattutto a chi come me non è del mestiere ma usa regolarmente i social network nel lavoro e nella vita personale.
    Ilaria (new entry)

    • By Andreas Voigt 12 apr 2011

      Seguo la Gabanelli da tanto tempo. La seguo, la stimo, ne comprendo l’impegno e la determinazione. L’ho lodata tante volte e difesa ancor di più. Qui però la questione è un pochino diversa. La questione è che è certamente vero che Facebook e Google hanno posizioni rilevanti e addirittura dominanti, ma questo se lo si guarda con l’occhio del non esperto. Non puoi parlare di “nucleare” se di nucleare non sai nulla. Finisci quasi sempre di dire sciocchezze. Il problema è che non esiste ancora una cultura stratificata tale per cui, parlare di social networking è possibile, con un’inchiesta di un paio d’ore e una decina di interviste. Per fare questo occorre innanzitutto avere un’esperienza diretta, sul campo e poi avere delle metriche consolidate, che ancora non esistono. Esistono illustri sociologi ad esempio che non parlano affatto di Facebook come di qualcosa di potenzialmente pericoloso o “ingombrante” ma di un fenomeno frutto di una modificazione sociale estremamente complessa e di rottura rispetto ai paradigmi attuali. Valutare il fenomeno dei social networks con la mentalità e la vision novecentesca che ancora ci portiamo appresso, è sbagliato e non funziona. Ad esempio, nel prossimo ventennio, verrà messo in discussione il principio della privacy come anche quello della proprietà dell’informazione. Non sono elementi di poco conto. Se però vogliamo strumentalizzare la questione e “incurvare” la fenomenologia dei social network adattandola ad un pensiero non più attuale, beh, ci sta tutto. Ma la realtà è diversa.
      I colossi economici scricchiolano e Facebook sarà molto meno dominante di quel che si pensi proprio in virtù del fatto che il principio di proprietà dell’informazione verrà messo in discussione. E già è così perdinci! Se pensiamo che università tedesche e americane hanno sviluppato un “contro-facebook” assolutamente open-source che poggerà la propria base strutturale sulle architetture universitarie, è chiaro che gli scenari cambieranno. Ma non è finita! In un mondo dove il tempo corre esponenzialmente, e non più secondo una costante, fare previsioni su cosa sarà Facebook è assolutamente irrilevante.
      Perchè dico questo? Per risponderti che allertare il pubblico con informazioni che sono ponderate e formulate con altre informazioni e mentalità preconcette e fuori contesto anche storico, è sbagliato in partenza. Se vuoi parlare di social networking lo puoi fare nella misura in cui conosci, capisci e hai assimilato l’ambiente in cui questi sistemi si stanno sviluppando. Altrimenti le tue informazioni sono distorte e non pertinenti.
      Esempio: tu parli di allertare il pubblico sul potenziale potere di uno strumento difficilmente controllabile. Già qui, in questa frase esistono due elementi errati che non hanno nessun legame con il web 2.0, figuriamoci il 3.0: il termine strumento e il termine controllo.
      Non esiste lo strumento bensì il luogo! I social networks non sono strumenti e fin quando si continuerà a ragionare secondo vecchi schemi per cui ci limitiamo a pensare in termini meccanici non sarà possibile determinare un quadro complessivo reale della questione. Poi parli di controllo. Sul web il termine controllo non esiste, applicato alle persone. Tutt’altro. Di questo, persino Facebook e consapevole, tant’è vero che sta cominciando ad aprirsi anche a Google. Nel momento in cui apri la stalla, perdi il controllo del bestiame. Il problema per Facebook però è che non potrà fare a meno di aprirsi e nel momento in cui lo farà, si aprono scenari talmente imprevedibili, da annullare completamente la necessità del controllo. Il concetto di controllo assumerà funzioni e significati completamente diversi e inaspettati.
      Voi tutti avete visto cosa è successo con Twitter, nei paesi dell’area maghrebina. Ma di twitter non si è per nulla parlato. Cos’è twitter? che differenze esistono con facebook? Twitter è un social network? Perchè twitter è stato un luogo di di condivisione del pensiero di milioni di rivoltosi e Facebook no? E twitter è pericoloso o no? E’ controllabile?
      Di questo si sarebbe dovuto parlare. Parlare di social networking con cognizione di causa, non dal basso di una mediocre cultura e conoscenza della fenomenologia e secondo paradigmi e informazioni sconnesse con la realtà dei fatti. Perchè altrimenti, Ilaria, non ha senso nemmeno fare un prelievo di denaro al Bancomat secondo quello che è emerso. Sai bene anche tu quante persone sono state truffate e raggirate con gli sportelli automatici.
      Ribadisco con forza la mia convinzione che la trasmissione di domenica sia stata una “boiata” mediatica fuori misura.

      • By Michael Shaefer 12 apr 2011

        Hallo Andy,
        leggo con enorme curiosità i tuoi spunti di riflessione, che sono all’interno di altri spunti. Confesso che non guardo Report perché non mi interessa la TV italiana, la scarto a priori, forse sbagliando, ma preferisco leggere D’Annunzio. Le tue riflessioni, cioè i tuoi ultimi due commenti pesano come macigni e sono davvero difficili da commentare. Tu porti il piano della discussione su livelli molto ma molto alti, Andreas mio e per me che ti conosco non è facile, figuriamoci per chi non conosce la tua profondità di pensiero e lucidità di visione.
        Io ho capito, leggendo i tuoi commenti, qual’è il motivo scatenante del tuo post, invero diverso rispetto a quello degli altri che hanno focalizzato e concentrato l’intervento più sulla tipologia o qualità dell’informazione che è passata con la trasmissione.
        Qui invece tu proponi una diversità organica che il nostro vecchio professore di semantica del linguaggio amava chiamare “Wiederversetzung der Sprachlichkeit”, termine assolutamente intraducibile in italiano. Possiamo tradurlo con “riposizionamento del linguaggio parlabile”. Tu in questo sei sempra stato molto bravo. L’italiano poi non è la mia lingua madre, spero con quella traduzione di essermi spiegato.
        Ebbene, in sociologia, il riposizionamento del linguaggio si ha quando in un sistema eterogeneo di persone, entra un elemento dirompente assolutamente imprevisto che modifica gli usi e i costumi del gruppo. In questi casi, è necessario ricalibrare il linguaggio per descrivere fenomeni sconosciuti di cui non si ha memoria storica. Ricalibrare il linguaggio però si può solo nel momento in cui, grazie alla nostra capacità di astrazione, si definiscono nuovi paradigmi e nuovi strumenti di analisi di un processo o di un sistema complesso. Questo per confermare ciò che dici e cioè che per parlare di social networking, occorre ricalibrare il linguaggio con nuovi paradigmi che non hanno nulla a che vedere con quelli vecchi. Significa immaginarsi un futuro e in quel futuro, immaginarsi e condividere con altri un nuovo linguaggio. Ecco … Spero di aver portato un poco di chiarezza. Non si può parlare di Facebook e giudicare Facebbok con la nostra mentalità. Occorre cambiare treno e anche passo perchè nemmeno Mark Zuckerberg (l’inventore e proprietario di Facebook) in realtà sa bene perchè Facebook ha il successo che ha, ma ne sfrutta solo temporaneamente gli effetti per lui positivi.

        Scusate il mio lungo intervento.

    • By Andreas Voigt 12 apr 2011

      Cara Ilaria, per darti qualche altro spunto di riflessione interessante, ti rimando un articolo che scrissi tempo fa, relativo all’intervista a Dirk Baeker, professore di Teoria e analisi della Cultura all’università Zeppelin di Friedrichshafen am Bodensee. Secondo me potrebbe darti forse una prospettiva un po’ più ampia del fenomeno e magari da qui potresti iniziare a capire ciò che sto dicendo e il perchè sono convinto del fatto che la trasmissione sia stata davvero culturalmente parlando di infimo livello.
      Qui sotto il link. Nel frattempo, grazie per il tuo intervento e per la tua presenza! Spero di poterti rileggere. :-)

      L’uomo sta per essere riformattato? Intervista a Dirk Baeker
      Facebook può essere un sostituto della religione? E cosa possiamo imparare da Google?

      http://www.innovando.it/uomo-sta-per-essere-riformattato-2968.html

  • By Carlo Pisacane (Umberto) 12 apr 2011

    Ragazzi, mi sto eccitando. Di nuovo una conversazione coi fiocchi! Gli ultimi commenti di Andreas sono ancora più interesanti. Vogliamo parlarne? Dov’è finito Vasco che non lo vedo? Ho bisogno della sua spalla! Io da solo contro il crucco, non ce la faccio! :-)

  • By Arcangelo Guastafierro 12 apr 2011

    Ho appena visto una mezz’ora del programma e … sono sconvolto.Io ho lavorato nel mondo IT per qualche anno, quando ancora non c’erano i Social Network e le chat erano all’inizio … ma l’unico scopo che avevamo era quello di catturare utenza per poi poterci ricavare del denaro…. non capisco come si possa pensare che un servizio totalmente gratuito funzioni solo perchè a me può piacere!Nella mia parrocchia ho fatto una piccola lezione ad alcuni adolescenti su cosa sono i S.N. spiegandogli che non sono il demonio, ma semplicemente bisogna stare attenti a ciò che si dice e a ciò che si fa… come del resto dobbiamo farlo al bar o a scuola o sul posto di lavoro.Mi trovo totalmente d’accordo con te per quanto riguarda la caccia alle streghe… ma non capisco come le persone non pensino a ciò che fanno… forse il problema non sono i S.N., ma il cervello che non è connesso.Se mettiamo pubblicamente dei dati su FB, LinkedIn, twitter o altri ovviamente li stiamo rendendo pubblici come se venissero scritti su un quotidiano, ma se analizziamo i pro e i contro possiamo decidere se continuare o no!Io personalmente ho tutti i dati pubblici…. mi servono per lavoro, ma chissà perchè non ho ancora trovato nessuno che me li volesse rubare sui S.N., mentre dalle Pagine Gialli sì!Alla fine i dati sono resi pubblici perchè dimentichiamo dove li abbiamo scritti, ma la colpa è di Facebook?

  • By Ilaria 12 apr 2011

    Grazie Andeas per la tua risposta, in particolare mi intrigano le obiezioni che mi fai sul linguaggio che ho usato, “strumenti” “controllo”. Mi dici che è un modo vecchio di pensare. Forse hai ragione è necessario trovare un linguaggio nuovo, ma è necessario veramente conoscere tutto fino in fondo per usare un linguaggio che corrisponda? O forse è importante, come dici tu, smetterla di pensare in termini meccanici? Ma è difficile quando si ha davanti un computer che hai sempre usato come “strumento” e che improvvisamente diventa una finestra dove guardando fuori trovi miliardi di persone. Forse il confronto con il mondo dell’informazione esempio Report e quello della comunicazione è importante per questo? C’è una differenza tra i due?

    • By Andreas Voigt 12 apr 2011

      Devi dividere. Computer è strumento, social network e web è luogo. Tu usi lo strumento in un certo modo in un dato luogo. Tra l’altro c’ addirittura una interfaccia, quindi un ulteriore filtro, che complica ancora di più l’interazione diretta uomo-macchina-luogo.

  • By Ilaria 12 apr 2011

    ops! Mi è sfuggito il tuo secondo commento ok studierò …

  • By Edoardo Volpi Kellermann 12 apr 2011

    Il problema, come giustamente fa notare Michael, è che come al solito si cerca di applicare dei concetti semplicistici, spesso derivanti da posizioni ideologiche, a fenomeni complessi: fenomeni che il “vecchio pensiero”, la scienza rigidamente deterministica, il riduzionismo, insomma i vecchi modi di pensare del ventesimo secolo non riescono assolutamente a capire.
    Ma che continuano ad essere i metodi di approccio della maggioranza delle persone, anche di brave giornaliste come la Gabanelli.

  • By Antonio Rossi 12 apr 2011

    Non ho visto la trasmissione per altri impegni, pertanto non posso giudicare i contenuti trasmessi.
    Supererei la solita contrapposizione blogger ( nel senso di chi ha un blog ) verso i giornalisti.
    Posso solo affermare che la demonizzazione reciproca non porta da nessuna parte, i giornalisti ( ne conosco diverse di firme note ) certamente non sono esenti da errori ( soprattutto chi copia/incolla senza verificare la rassegna stampa a schermo del computer, e chi frequenta redazioni capisce quello che scrivo ).
    Certamente per fare un servizio o scrivere un articolo ( anche solo di 6500 battute ) necessita un’approfondito controllo delle fonti, documentarsi e verificare che non ci siano “markette” ( anche qui chi frequenta redazioni abitualmente capisce che rischi si possono correre ).
    Per quanto mi riguarda avrei scritto direttamente a Report documentando le loro imprecisioni per aprire un confronto; che possa piacere o meno attaccare i media tradizionali ( per quante ragioni si possa avere ) spesso provoca i risolini dei giornalisti.
    Quanti blogger sono diventati giornalisti conosciuti e quanti giornalisti anche blogger? Vi siete chiesti come mai?.
    Sono per l’abbattimento dell’ordine giornalisti per dare maggiori opportunità e spazi, a chi scrive contenuti informativi e formativi.
    Ma per farlo costa fatica, ricerca e tempo e personalmente scrivendo anche per testate qualcosa ho imparato.

  • By Antonio Rossi 12 apr 2011

    Andreas e Paola condivisibile quello che scrivete per quanto riguarda una corretta informazione.
    Chi è “dentro” le redazioni media tradizionali ( che sono in termini di audience indistinta ancora preponderanti in Italia se parliamo di utente medio ) è al corrente che non funziona come scrivete ( “essere su twitter” o “recepire le posizioni social network” ).
    Fino a quando Guendalina Tavassi o Andrea Cocco ( GF11, bisogna anche documentarsi su trasmissioni trash per poter fare raffronti ) sono più conosciuti all’utente medio di Luca De Biase ( per citare uno che tutti Noi conosciamo bene ) difficilmente qualcosa può cambiare.

  • By Edoardo Volpi Kellermann 12 apr 2011

    Sta già cambiando, ma sembra che in pochissimi se ne rendano conto.

  • By Pietro Suffritti 14 apr 2011

    ok, ok, ok, esco dal mio buco fatto di poco tempo e molto lavoro perche’ alcune considerazioni le volgio fare:
    premetto, e mi dovrei scusare per questo, che la mia “copia” della puntata di report giace ancora, non vista, sul disco fisso del mio DVR di casa, in attesa di tempi migliori (di solito le puntate di report a casa mia “maturano” almeno una settimana o due prima he abbia il tempo di guardarmele, perche’ visto che penso che sia una delle pochissime trasmissioni sensate in italia voglio vedermele col tempo e l’attenzione che meritano).
    ma risolverò in modo molto semplice, NON parlando della suddetta puntata di Report, che da quel che tutti voi dite, non e’ nient’altro che una ulteriore perla di una collana molto, molto lunga.

    Per me personalmente questa collana e’ iniziata nel 1994 con una violenza spaventosa, inaudita, terrificante. e da allora l’ho vista “diluirsi” un po’ , ma mai interrompersi.
    prima del 94 chi smanattava coi compIuterS e tutta quella robaccia li’, in fondo era totalmente trasparente. non esisteva.
    si’, si era un po’ romanzato sulla gentaglia della mia generazione nel 1983 con le favole di “War Games” (in cui peraltro si vede uno dei primi phrack “veri” se non ricordo male già risolto al tempo) ma la cosa “non aveva fatto male”.
    improvvisamente, da un giorno all’altro, centinaia di miei amici si sono trovati in manette, col sequestro indiscriminato di mezzo mondo. la finanza aveva deciso che se avevi un accoppiatore acustico e un modem, eri un criminale. chi c’era se lo ricorda bene. chi non c’era sarebbe invitato a leggersi due o tre libri, da “Hackers Crackdown” di Bruce Sterling a “Spaghetti Hacker” di Stefano Chiccarelli e Andrea Monti, a “italian crackdown” di Carlo Gubitosa. tutta gente peraltro “dello stesso ambiente” anche se oggi non si può più dire.
    ma un sunto molto “sterile” potete trovarlo qui http://it.wikipedia.org/wiki/Italian_Crackdown
    il segnale fu chiaro allora, e ancora oggi trasmissioni come quelle della Gabanelli ce lo ricordano:
    tenete bassa la testa, nascondetevi, ricordatevi che vi abbiamo individuato come nemici. abbiamo deciso che VOI siete i cattivi.
    e faremo in modo di ricordarci di voi nei secoli dei secoli.
    l’Italian Crackdown ha SPAZZATO VIA letteralmente una intera generazione di esperti di informatica, facendo scappare dalla telematica popolare TUTTI coloro che non volevano andare underground.
    ha creato l’immagine dell’hacker come sinonimo di cracker, e comunque di bad guy.
    ha definito poi internet come “il posto dei pedofili”, tanto che per lungo tempo la mia signature e’ stata “giro su internet e gioco di ruolo, quindi sono un satanista pedofilo”.
    chiedetevi perche’ i paesi scandinavi sono COSI’ TANTO più avanti di noi oggi nella comprensione e uso della telematica.

    La questione e’ sempre quella, ed e’ una meccanica semplicissima spiegata tanto tempo fa.

    1) un cane che morde un uomo non fa notizia, mentre un uomo che morde un cane si. corollario: una trasmissione che dice che il mondo e’ bello e’ tempo perso, una trasmissione che mette alla gogna qualcuno fa audience.
    2) per estensione, “crea il mostro e sbattilo in prima pagina” funziona SEMPRE
    3) si ha sempre paura di quel che non si conosce, ancor di più se quel che non si conosce e’ quotidiano. parlare di malasanità per esempio e’ un business sicuro, fare presente che la sanità italiana e’ la seconda migliore del mondo IN MEDIA (il che significa che da noi esistono posti dove verrai curato meglio che in qualunque altro punto del globo) invece e’ inutile e dannoso
    4) il giornalista medio ha sempre la pretesa di spiegare il difficile ai poveri bambini scemi, perche’ lui si rivolge al “pubblico generalista” e “passa mesi a informarsi”. se passasse veramente mesi a informarsi magari non confonderebbe hackers, crackers, lamers e mafia boys, ma lui PRETENDE di essere SEMPRE il mezzo “giusto” per fare capire le cose alla gente. anche quando magari prima dovrebbe “Leggersi un maledetto manuale”. e visto che leggersi il maledetto manuale e’ difficile e faticoso, semplicemente non lo fa.
    5) consiglio di ripassare il significato di “spin doctor”. viene sempre utile per capire
    6) la telematica in un mondo di gente che “odia i computer” e’ SEMPRE IL MALE PERFETTO. dire quindi che in quel mondo c’e’ il babau e’ una vittoria garantita.

    e PER FAVORE PER FAVORE PER FAVORE…. non andiamo a incasinarci la vita confondendo sicurezza informatica con i Social Network, che non c’entrano un tubo l’uno con l’altro.
    per una maledettissima volta, rusciamo invece che a passare il messaggio che RTFM sia un’insulto a CHIARIRE UNA VOLTA PER TUTTE che se ti invito a “Leggerti il maledetto manuale” TI STO FACENDO IL FAVORE di pensare che PUOI leggerlo e persino CAPIRLO ?

    poi, appena posso, mi guardero’ la trasmissione e parlero’ anche di essa con cognizione di causa.
    ma tanto temo di sapere gia’ cosa ci si dice dentro. perche’ sara’ solo la milionesima volta che sento questi discorsi i un modo o nell’altro, e non mi aspetto piu’ nulla di diverso nemmeno dagli ultimi giornalisti degni di questo nome in italia (con la i piccola piccola).
    E SO GIA’ che tanto e’ INUTILE tentare di evangelizzare, spiegare, fare capire. sono 20 anni che lo faccio, e siamo sempre “mi, ti e toni” a raccontarci sempre che non siamo cattivi, e’ che ci disegnano cosi’….

  • By Pietro Suffritti 19 apr 2011

    ok, l’ho visto. e secondo me invece non era poi cosi’ male.

    sicuri di avere visto quello che loro hanno trasmesso e non quello che voi, ipermegainformati in merito, avete letto come sottinteso di quel che dicevano?

    io personalmente piu’ di una vagonata di “e allora?” e “Quindi ?” non ho detto.

    ah si, spesso ho aggiunto ” e va bene, ma se sei un pirla tu utente che non ti informi il problema e’ il TUO e non di Facebook/Google/Whatever”

    tengo a precisare che anche il famoso filmato della bambina NON diceva come mi e’ stato detto che la colpa era di youtube, ma di MEDIASET!

    poi e’ ovvio che fare un gran mescolone tra botnet e social network e’ QUANTOMENO DISCUTIBILE, forse avrebbero dovuto fare 2 differenti puntate. ma si sa che le redazioni in merito devono anche fare i conti con quel che POSSONO FARE e non solo con quello che DOVREBBERO fare.

    ho come l’impressione che mi salvero’ da un treno di insulti solo perche’ la fiumana dei commenti su quest’articolo sembra conclusa, eppero… eppero’ il la croce alla Gabanelli non la tiro stavolta…

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