Oggi è stata una giornata terribile e mettermi a scrivere un post, ora alle 19,30 è quasi disumano per i miei poveri miseri neuroni. Ma tant’è, avevo già intenzione di prender posizione su quanto è stato trasmesso da Report ieri sera su Facebook e sui social networks in genere, però tra una cosa e l’altra, non ho avuto nemmeno 5 minuti di tempo per mettere in fila i miei pensieri in merito.

Sembra che ora, alle 20:56 sia finalmente riuscito a trovare un attimo di tempo per scrivere, tra un rivolo di sudore, una bestemmia, una telefonata e una mail.

Ieri il leitmotiv sui social networks era il problema della sicurezza: il pericolo da parte di malintenzionati, in grado di impossessarsi dei profili di terzi e di gestirli per i propri interessi è visto come qualcosa di altamente probabile che avvenga. Ma non solo questo, diciamo però che la questione della privacy era il tema predominante. Beh, la questione della privacy così come è stata formulata e normata dal legislatore italiano ha davvero dell’incredibile, ma non è di questo che voglio parlare. Voglio invece denunciare l’ignoranza al limite dell’oscurantismo culturale che ruota intorno al web e al social networking a tal punto che anche una redazione solitamente attenta e informata come quella di Report, è incappata in quello che ritengo una vera e propria caduta di stile se non in un errore giornalistico di rara fattura. 

Che Facebook non sia un social network fatto di santi non è certo cosa segreta. E’ un social network fatto di persone come può esserlo un parco affollato o una 5a liceo. Le probabilità che qualcuno si appropri in segreto del profilo di terzi, senza averne l’autorizzazione ci sono, per carità ma sono le stesse che tu hai di venire scippato del tuo portafogli se tu cammini per strada. Allora che facciamo? Ci tappiamo tutti in casa e non usciamo più? Ma che razza di discorsi sono. E’ chiaro che se tu giri per il quartiere di Scampia a Napoli con il portafogli pieno di denaro e lo mostri a tutti, le probabilità di venire scippato aumentano esponenzialmente. Quindi il messaggio che dovrebbe passare, non è tanto quello di stare alla larga da Facebook, ma semplicemente di stare accorti nell’usarlo e frequentarlo, usando buon senso e alcuni accorgimenti elementari di sicurezza. Ma raffigurare Facebook come una sorta di girone dantesco dell’inferno dove il rischio di venire messo alla gogna o estromesso o defraudato o truffato è altissimo, ragazzi miei, ce ne passa.

Come scrissi parecchi mesi orsono, Facebook controlla eccome. Ed è abbastanza ovvio, visto che il core business di facebook è rappresentato dalle persone iscritte, cercando di tutelarne la reputazione, l’onore e l’immagine, nel limite del possibile, senza intervenire arbitrariamente limitando la libertà di parola e di pensiero delle persone stesse. Facebook banna (cioè oscura e chiude) migliaia di profili al giorno, si parla di quasi 20 mila. Un po’ perchè molti iscritti, mentono sulla propria età dichiarando di avere più dei 13 anni minimi richiesti e un po’ anche per via di comportamenti scorretti e anomali che sono contrari al regolamento.

Poi la questione della profilazione degli utenti per meri scopi commerciali. Mi viene davvero da ridere. E’ così ovvio! E Facebook non lo nasconde. E invece sembra quasi che la redazione di Report abbia scoperto l’acqua calda. Ma scusate! Secondo voi di cosa può vivere una struttura ormai megalitica che è fatta di non so quante centinaia di dipendenti? Chi glieli paga gli stipendi a questi? E poi, vi siete mai chiesti quanto costa tutta la struttura tecnologica per sostenere l’accesso giornaliero di centinaia di milioni di persone? Secondo la Gabanelli, paga tutto Babbo Natale? Tra servers, connessioni, obsolescenza tecnologica, supporti hardware/software, personale specializzato, sedi, call center, tecnici di vario livello, dirigenti, commerciali, segretarie, uffici, ecc… Un colosso che se quotato in borsa capitalizzerebbe qualche decina di miliardi di euro dovrebbe riuscire a vivere con l’aria fritta? Una roba che se quotata in borsa, dovrebbe valere quanto 3-4 finanziarie del nostro sgangherato Paese … Ma di che parlano questi?

E’ certo che il tuo comportamento su Facebook viene registrato e usato per scopi commerciali. Basta che guardi come vengono visualizzati i messaggi promozionali che ti ritrovi sul lato destro dello schermo quando apri la tua bacheca. Sono tutti messaggi promozionali adattivi, cioè in qualche modo profilati sull’uso che fai di Facebook, su ciò che pubblichi, su quello che dici. Ragazzi, è normale, ma cosa credete? Ma nessuno ti obbliga a leggerli i messaggi promozionali, che problema c’è? Allora mettiamo in galera o condanniamo come streghe anche i nostri amati ministri dell’economia, dato che il redditometro si basa su una banca dati enorme, che Facebook in confronto è una cippa, dove ognuno di noi, da diversi anni è regolarmente tracciato e profilato e al diavolo la privacy. Lo Stato Italiano, sa esattamente ogni euro che spendiamo, con le carte di credito, senza, cosa compriamo e dove, quanto spendiamo, le nostre utenze, i nostri consumi, i nostri sfizi e ogni altra minima informazione comprese quelle di carattere sanitario. Dove cavolo pensate che arrivino tutti questi dati? Che facciamo? Non paghiamo le tasse? :-)

Mi viene in mente mio suocero 84enne che ha dovuto rinnovare la patente. Gli è arrivata una notifica dall’ASL con un vademecum di tutti i documenti che doveva presentare al medico legale che lo avrebbe visitato e relativi al suo stato di salute con anche già indicate le malattie che aveva avuto e le patologie a lui ascritte e di cui soffre.  come cavolo le ha avute le informazioni l’ASL ? O ancora meglio, come ha fatto a “raccoglierle” in un unico documento di sintesi? Ai giornalisti di Report, ricordo che hanno un codice fiscale … E questo codice fiscale da dove arriva? Cos’è? A cosa serve? A Carpi ad esempio devi usare la tessere del codice fiscale (o quello dell’AIMAG) per poter gettare i rifiuti alla stazione ecologica. Fanno passare la tessera in un lettore magneto-ottico e “zac” hai lasciato un’altra traccia. E allora che fai? Per rimanere anonimo vai a gettare la plastica nel giardino del tuo amico rompipalle, di nascosto e a notte inoltrata in modo che non ti veda nessuno? Pare che la camorra faccia così giù a Napoli … E i risultati si vedono!

Che Facebook abbia dei difetti, che sia un social network un po’ in antitesi con lo spirito dei social network è vero e lo dico da tempo. Preferisco la blogosfera (forse l’unico social veramente libero in assoluto) o alcuni più “tematici” come LinkedIn, ma da qui a farlo passare come l’impero del male, da tenere alla larga dai bambini e dai ragazzini, ce ne passa. Allora non mandiamo i figli a scuola, visto che a scuola si vende ogni tipo di droga e il 30% e più degli scolari è forte consumatore di alcolici. E arrestiamo tutti i genitori perchè chi non ha almeno una bottiglia di un superalcolico in qualche dispensa? Non mandiamo nemmeno i figli al catechismo perchè sappiamo che di prelati pedofili ce ne sono pure parecchi … Continuiamo con la strada del “of course not” e tralasciamo quella del “why not”. Così possiamo crogiolarci nelle nostre tradizioni storiche medievali.

La sicurezza dei dati è senz’altro un tema importante. Ma non lo si risolve con l’oscurantismo e l’ignoranza ma al contrario con la cultura e l’informazione! Spiegare cos’è un social network, come funziona e non raccontare fandonie significa dare i giusti strumenti alle nuove generazioni per ritagliarsi anche nuovi spazi professionali!!  Altrimenti tanto vale continuare a raccontare ai figli adolescenti che i bambini nascono sotto i cavoli e che se non fanno i bravi, arriva l’uomo nero e li porta via. E’ mai possibile che dobbiamo sempre fare la figura degli ignoranti? Così si spiega il perchè, per tutto quello che riguarda la tecnologia digitale e l’uso che se ne fa, siamo uno dei Paesi più medievali dell’Europa che conta.

Continuiamo pure a credere all’uomo nero! Intanto il futuro per gli altri è diventato presente mentre noi siamo solo un misero ricordo di un passato da dimenticare!

Cara Gabanelli, ti stimo tantissimo, ma stavolta hai toppato.