La crisi del sistema Italia

Sta morendo la speranza per un futuro migliore

La speranza di un mondo diverso e migliore, per i giovani italiani, rimane nell'emigrazione. Non resta altro che scappare.

Andreas Voigt | mercoledì, dicembre 2nd, 2009 | 3 Comments »

crying-childPian piano, goccia dopo goccia, la speranza per un futuro migliore in Italia, sta morendo. E’ una sensazione che è nell’aria, la si tocca, è tangibile, come il tanfo marcio di un cadavere in putrefazione. Non è uno sfogo purtroppo ma è la realtà delle cose. Cosa stiamo lasciando alle future generazioni del Bel Paese? Un “Made in Italy” che non ha più nessun valore, se non l’irrisorio senso di un’appartenenza ad una storia che fu.

Ci si chiede davvero come possa essere possibile che orde di pecoroni, perchè di orde si tratta, in senso barbarico del termine, non riescano a vedere al di là del proprio naso. Il fallimento di un progetto nazionale, iniziato nel 1946 sulle ceneri della dittatura fascista e di una guerra mostruosa, sta mostrando la sua faccia.

Non esiste un progetto politico, uno che sia uno, degno di questo nome. Non esiste una visione condivisa del mondo futuro. Non esiste un senso del rispetto della cosa pubblica, dello stato, delle istituzioni. Ormai sembra tutto un flipper impazzito, dove ognuno dice la sua massacrando il prossimo e osannando sé stesso, senza però prendersi una responsabilità che sia una.

Si dice tutto e in contrario di tutto. La Carta Costituzionale è usata per pulirsi le terga. Il giornalismo italiano è ridotto a zuffe da Grande Fratello. E, non funziona un cazzo. Niente! Treni, aerei, autostrade, acquedotti, ospedali e chi più ne ha più ne metta. Persino l’ultima dimora, è terra di conquista dei malavitosi del “caro estinto”. Il Parlamento sembra brulicare di personaggi inquietanti (sembra???) che poco di rappresentativo, in senso alto del termine, hanno. E intanto, gli investimenti stranieri spariscono, le aziende produttive scappano. E di questo, nessuno si chiede il perchè.Grazie alla segnalazione di un amico su Facebook, vorrei pubblicare una lettera aperta, pubblicata su La Repubblica, del direttore generale della Luiss, Pier Luigi Celli, persona stimatissima, di grande spessore intellettuale. Leggendo la lettera, mi chiedo, io tedesco, cosa ci faccio ancora qui. Posso solo rimanere con la testa tra le mani, ad osservare loscempio di un’Italia che sta andando in frantumi.

Ecco la lettera.

“Figlio mio, lascia questo Paese”
di PIER LUIGI CELLI

“Figlio mio, lascia questo Paese”

Un’aula dell’Università di Bologna
Figlio mio, stai per finire la tua Università; sei stato bravo. Non ho rimproveri da farti. Finisci in tempo e bene: molto più di quello che tua madre e io ci aspettassimo. È per questo che ti parlo con amarezza, pensando a quello che ora ti aspetta. Questo Paese, il tuo Paese, non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio.

Puoi solo immaginare la sofferenza con cui ti dico queste cose e la preoccupazione per un futuro che finirà con lo spezzare le dolci consuetudini del nostro vivere uniti, come è avvenuto per tutti questi lunghi anni. Ma non posso, onestamente, nascondere quello che ho lungamente meditato. Ti conosco abbastanza per sapere quanto sia forte il tuo senso di giustizia, la voglia di arrivare ai risultati, il sentimento degli amici da tenere insieme, buoni e meno buoni che siano. E, ancora, l’idea che lo studio duro sia la sola strada per renderti credibile e affidabile nel lavoro che incontrerai.
Ecco, guardati attorno. Quello che puoi vedere è che tutto questo ha sempre meno valore in una Società divisa, rissosa, fortemente individualista, pronta a svendere i minimi valori di solidarietà e di onestà, in cambio di un riconoscimento degli interessi personali, di prebende discutibili; di carriere feroci fatte su meriti inesistenti. A meno che non sia un merito l’affiliazione, politica, di clan, familistica: poco fa la differenza.

Questo è un Paese in cui, se ti va bene, comincerai guadagnando un decimo di un portaborse qualunque; un centesimo di una velina o di un tronista; forse poco più di un millesimo di un grande manager che ha all’attivo disavventure e fallimenti che non pagherà mai. E’ anche un Paese in cui, per viaggiare, devi augurarti che l’Alitalia non si metta in testa di fare l’azienda seria chiedendo ai suoi dipendenti il rispetto dell’orario, perché allora ti potrebbe capitare di vederti annullare ogni volo per giorni interi, passando il tuo tempo in attesa di una informazione (o di una scusa) che non arriverà. E d’altra parte, come potrebbe essere diversamente, se questo è l’unico Paese in cui una compagnia aerea di Stato, tecnicamente fallita per non aver saputo stare sul mercato, è stata privatizzata regalandole il Monopolio, e così costringendo i suoi vertici alla paralisi di fronte a dipendenti che non crederanno mai più di essere a rischio.

Credimi, se ti guardi intorno e se giri un po’, non troverai molte ragioni per rincuorarti. Incapperai nei destini gloriosi di chi, avendo fatto magari il taxista, si vede premiato – per ragioni intuibili – con un Consiglio di Amministrazione, o non sapendo nulla di elettricità, gas ed energie varie, accede imperterrito al vertice di una Multiutility. Non varrà nulla avere la fedina immacolata, se ci sono ragioni sufficienti che lavorano su altri terreni, in grado di spingerti a incarichi delicati, magari critici per i destini industriali del Paese. Questo è un Paese in cui nessuno sembra destinato a pagare per gli errori fatti; figurarsi se si vorrà tirare indietro pensando che non gli tocchi un posto superiore, una volta officiato, per raccomandazione, a qualsiasi incarico. Potrei continuare all’infinito, annoiandoti e deprimendomi.

Per questo, col cuore che soffre più che mai, il mio consiglio è che tu, finiti i tuoi studi, prenda la strada dell’estero. Scegli di andare dove ha ancora un valore la lealtà, il rispetto, il riconoscimento del merito e dei risultati. Probabilmente non sarà tutto oro, questo no. Capiterà anche che, spesso, ti prenderà la nostalgia del tuo Paese e, mi auguro, anche dei tuoi vecchi. E tu cercherai di venirci a patti, per fare quello per cui ti sei preparato per anni.

Dammi retta, questo è un Paese che non ti merita. Avremmo voluto che fosse diverso e abbiamo fallito. Anche noi. Tu hai diritto di vivere diversamente, senza chiederti, ad esempio, se quello che dici o scrivi può disturbare qualcuno di questi mediocri che contano, col rischio di essere messo nel mirino, magari subdolamente, e trovarti emarginato senza capire perché.

Adesso che ti ho detto quanto avrei voluto evitare con tutte le mie forze, io lo so, lo prevedo, quello che vorresti rispondermi. Ti conosco e ti voglio bene anche per questo. Mi dirai che è tutto vero, che le cose stanno proprio così, che anche a te fanno schifo, ma che tu, proprio per questo, non gliela darai vinta. Tutto qui. E non so, credimi, se preoccuparmi di più per questa tua ostinazione, o rallegrarmi per aver trovato il modo di non deludermi, assecondando le mie amarezze.

Preparati comunque a soffrire.

Con affetto,
tuo padre

L’autore è stato direttore generale della Rai. Attualmente è direttore generale della Libera Università internazionale degli studi sociali, Luiss Guido Carli.

Ecco il link dretto: http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/scuola_e_universita/servizi/celli-lettera/celli-lettera/celli-lettera.html


Noi crediamo nella Rete e nella condivisione della conoscenza

Fare rete, condividere esperienze, progetti, soluzioni e conoscenza, significa entrare in una nuova dimensione, dove la professione di ognuno è la massima espressione di un senso comune di appartenenza e di valori.

Fare rete significa oggi, non solo non essere più soli ma avere il massimo vantaggio competitivo in termini di qualità e di opportunità affinché il cliente finale possa vincere in un mercato globalizzato, sempre più aggressivo.


3 Comments

  1. Fabio Fantuzzi scrive:

    Mi sembra appropriato parlare di morte, constatando qualcosa che sta concludendo un suo ‘processo di sviluppo’ (che è assolutamente normale si concluda con la morte). Non trovo invece corretto riferirla alla speranza, che è una qualità interiore, che ognuno di noi può generare e coltivare, nella consapevolezza che proprio da qui, insieme alla fiducia, possono partire preocessi di ‘nascita’ di qualcosa di nuovo. Chiaro che se alla speranza e alla fiducia non seguono comportaminti fattivi coerenti, nulla nasce.
    Ma non mi sembra che sia questa la situazione nell’Italia di oggi. Di ‘nascite’ di qualcosa che va verso il futuro mi sembra proprio che ce ne siano. Perchè prendano forza, normalmente è necessario lasciar ‘morire’ qalcosa anche dentro di noi, facendo delle rinuncie. E anche con queste rinuncie che a mio avviso in questa fase si costruisce attivamente il futuro.
    Lamentarsi di come vanno le cose e continuare a ‘sguazzare’ nei benefici che da questo stato di cose sono stati per alcuni (non tanto pochi) generati è ovviamente del tutto incoerente e, avendone la consapevolezza, colpevole.

    • Andreas Voigt scrive:

      Grazie Fabio per il tuo commento.
      Io non sono tra coloro che si lamenta e si nasconde dietro alle larghe spalle dei politici che elegge per nasondere intereessi e malefatte particolari. Io credo di aver pagato abbondantemente il mio tributo per il diritto di lamentarmi e di protestare. Pago regolarmente tutte le tasse, ogni minimo centesimo. Sono creditore nei confronti dello Stato Italiano per svariate decine di migliaia di Euro senza avere ricevuto nulla indietro. Sono cittadino tedesco e credimi che questo aspetto ha il suo perchè. Ma oltre a questo, opero come volontario, ho contribuito a fondare un’associazione per malati oncologici, faccio beneficenza e partecipo nel mio piccolo, attivamente alla vita sociale nel rispetto degli spazi che mi vengono concessi.
      Io non sguazzo nei benefici che questo stato di cose mi ha concesso perchè NON ESISTONO benefici. Guardati intorno: se vai all’ospedale hai buone probabilità di uscirne più malato di prima e te lo posso dire per esperienza diretta, sulla mia stessa pelle. Le autostrade sono un inno all’orrore (date in concessione ad aziende private e costruite con i soldi dei contrbuenti). I treni arrivano perennemente in ritardo. Alitalia è stata svenduta ai provati mantenendo lo status e le prerogative monopolistiche mentre i passivi pregressi sono stati confluiti in una bad company che pagherà il contribuente. Il sud è impregnato di mafia in ogni angolo della vita pubblica. Le università sono organizzate e gestite da zii, figli nipoti e parenti acquisiti. Non sto a farti il lunghissimo e doloroso elenco, infinito, dei dissesti sistemici e infrastrutturali di questo pur meraviglioso Paese, maspiegami però, che benefici posso trarne? Cosa può ancora togliermi questo Stato, quando per chi onesto e ligio al dovere come me, lascia annualmente più del 60% dei propri introiti nelle casse bucate di un Paese che comunque procede lungo la strada del completo dissesto finanziario? O forse non è vero che il debito pubblico aumenta? Perchè non leggersi le statistiche del CENSIS apparse sul Sole 24 Ore per farsi un’idea precisa di dove realmente stiamo andando?
      La verità è che gli interessi particolari, corporativistici, dei soliti furbetti ci sono e sono quelli che frenano lo sviluppo. Ma sono interessi di pochi, rispetto al numero di chi invece lo prende nel culo giorno dopo giorno e si avvilisce perchè ieri riusciva a mantenere due figli e oggi deve vendersi un rene per mantenerne uno. Basta guardare REPORT ogni tanto per farsi una vaga idea di come stanno davvero le cose.

      Io rivendico il diritto sacrosanto di protestare e rivendico il diritto di ribellarmi a questo stato di cose che non può portare a nessun futuro plausibile. E fino a quando le cose non cambieranno, mi dispiace se la pensi diversamente, ma la speranza delle giovani generazioni, viene letteralmente calpestata e gettata nel cesso.

      Ti chiedo umilmente scusa per la foga e qualche espressione colorita. E’ che questa cosa mi porta il sangue all’ebollizione. Ma tutte le volte che vado in Germania con mia moglie, italianissima a differenza di me, e torniamo poi a casa, ha bisogno di tempo per riadattarsi e non il contrario, cioè andando in Germania, si adatta subito. E così è andando in Francia, in Olanda, in Danimarca, in Austria, ovunque tu voglia andare. Qui è ora di RESET! Come dice Beppe Grillo.

      Aggiungo che, se non me ne importasse, nulla, avrei già raccolto le mie carabattole e me ne sarei andato. Ma io sono anche italiano e nel mio piccolo, mi impegno affinchè ci sia un barlume di speranza per un futuro migliore. Credimi però che è dannatamente difficile.
      Però prendo a cuore il tuo commento. Significa che c’è ancora qualche ottimista e questo vuol dire moltissimo!

  2. Daniele scrive:

    Speriamo solo che si tratti di morte intesa non come termine, ma come la carta 13 dei tarocchi. Cambiamento.

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