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Avevo deciso di non parlare di politica, di non scrivere di politica e di non menzionare mai più la parola Berlusconi. E continuo a mantenere la promessa. Però per chi osserva le cose cercando di distaccarsi o meglio di non farsi influenzare emotivamente, si può riconoscere che al di là delle questioni politiche vere e proprie, la situazione è molto più grave di quel che può sembrare.

A me non piace quando mi si accusa di qualunquismo e di antipolitica. Sono termini paradossalmente qualunquisti già di per sé e per chi nel proprio piccolo cerca di fare l’imprenditore in questo Paese, sentirsi accusare in questo modo è quanto mai offensivo. Io non sono antipolitico, anzi, la politica mi piace, mi interessa, ne parlo e ne discuto. Ho le mie idee, le mie opinioni e posso circostanziarle con estrema puntigliosità se me lo si chiede. L’antipolitica è un’altra contraddizione in termini soprattutto oggi, qui, in Italia, dove l’esempio che questa classe politica ci mostra è a dir poco agghiacciante

Poco fa leggevo un articolo sul Frankfurter Allgemeine Zeitung sulle “beghe” parlamentari che riempiono i giornali  sia cartacei che online di questi giorni ed è impressionante il livello dei commenti agli articoli. Vedete, la paura all’estero non è per il debito pubblico o lo spread (pochi sanno davvero che cosa sia e quale sia il suo effettivo valore, tanto che nemmeno si parla dei CDS che sono altrettanto importanti se non di più). La paura, folle è verso la mafia. Ebbene sì, proprio il potere mafioso. E badate bene, è trasversale non è solo legata alla figura ormai moribonda (politicamente parlando) dell’attuale Presidente del Consiglio. La percezione che ha la gente all’estero dell’Italia e dei suoi problemi politici è la pesante e profonda penetrazione nei meccanismi democratici del pensiero e del metodo mafioso.

Possiamo dare torto a questa gente? Considerando che esistono milioni di italiani che lavorano e si comportano onestamente, direi di sì. Ma i fatti anche di cronaca dimostrano che se non è proprio mafia di quella corleonese, bombarola e violenta, possiamo però parlare di pensiero criminogeno, di lobbies di potere trasversali che operano dietro le quinte in barba al senso civico comune e all’interesse comune dei cittadini e dello Stato. Questo potere occulto esiste anche nei Paesi che ci screditano e ci accusano, eccome se esiste! Ma c’è un limite oltre al quale, prevale sempre e comunque il bene comune. Pietro Suffritti tempo fa mi parlava della “vis” romana, quel senso dello Stato talmente elevato e puro che persino Gaio Giulio Cesare, forse il più grande uomo politico di tutti i tempi, non potè entrare in Roma con l’esercito. Anzi, la sua reazione violenta e autoritaria derivò proprio dalla messa in discussione della sua “vis”, della sua fede verso Roma, unica e imprescindibile, da parte dei suoi nemici Gneo Pompeo Magno e Marco Licinio Crasso.

Non possiamo dire quindi che questo poco senso dello Stato, questa poca propensione a pensare “per tutti” e “per il bene di tutti” sia un’eredità latina, tutt’altro. Ma non voglio addentrarmi in questo argomento perché uscirei dal seminato.

Guardatevi in giro! Non esiste un telegiornale, una trasmissione satirica, un dibattito politico o una trasmissione di giornalismo investigativo che non ci presenti il conto. L’Italia cade a pezzi non per colpa o unica colpa di una classe dirigente debole e senza idee, ma per via di un modo criminale di gestire i propri affari e i propri interessi a discapito e a danno della società comune. Il malaffare ha inquinato ogni cosa, persino la politica. Non esiste politicamente parlando nessuna relazione che non abbia un fondo mafioso come non esiste nessuna relazione economica e affaristica che non abbia relazioni politiche che a loro volta affondano nella melma della criminalità.

Scusatemi ma non è forse criminale costruire su un letto di un fiume sapendo che il pericolo è alle porte? Chi ha costruito è criminale tanto quanto chi ha permesso la costruzione. E’ ancora più criminale chi non ha controllato! Parliamo delle ecomafie? Parliamo delle incredibilmente radicate infiltrazioni mafiose nelle politiche economiche regionali del sud? E pensiamo che sia davvero così diverso al nord? Chi pensate abbia in mano tutto il comprato del movimento terra nel settore edilizio qui in Emilia? i casalesi … Il mercato della contraffazione nel settore dell’abbigliamento e degli accessori moda? Pensate che siano tutti cinesi? Mai stati a Napoli? Vogliamo parlare delle mafie sanitarie? Degli interessi di parte che circolano trasversalmente nel settore ospedaliero? Non esiste in Italia un settore che sia uno che non abbia problemi oggi. Vi siete chiesti come vengono gestite le aziende di proprietà del Tesoro? Come vengono distribuite in Italia le cariche, i posti di lavoro, gli appannaggi politici, le prebende, i benefits dei bonzi di partito … Come è possibile che una regione come la Sicilia abbia dieci volte i dipendenti della Lombardia grazie appunto al mercato del voto di scambio un voto/un posto di lavoro. Come è possibile vedere circolare ciechi con l’assegno di invalidità che leggono i giornali o guidano gli autobus o dirigenti di Pubblica Sicurezza che vivono in case di proprietà dello Stato facendosi regalare lavori di ristrutturazione per centinaia di migliaia di euro …. 

Parliamo dell’abusivismo edilizio? Chi lo gestisce? Chi lo controlla o meglio non lo controlla e lo permette … Avete visto le inchieste di Report e Presa Diretta su Rai3 a proposito dell’abusivismo edilizio? Pensate sia solo al sud? ERRORE! Provate a fare ricerche sulla mafia del Po, quella che gestisce il dragaggio del fondo del Po eseguito tutto abusivamente, per vendere le sabbie per la produzione del calcestruzzo … Chi ha indagato è morto e nessuno ne parla. 

Vogliamo parlare della distribuzione del gas da riscaldamento? Chi controlla i metri cubi che vi vengono erogati, se sono effettivi o no? Siete certi che i contatori siano coretti e ben tarati? E soprattutto, quanta percentuale massima di aria deve esserci rispetto al metano? Potete controllare se quello che vi viene erogato è gas di qualità? Quante compagnie speculano a nostra insaputa sulla qualità del gas? Tante! E non è criminale?

Dipendenti pubblici comunali che speculano sulle ore di straordinario tanto da accumularne più delle ore effettive lavorate, stipendi di amministratori locali che sono fuori da ogni controllo e da ogni giustificazione, salendo alle Province, alle Regioni fino alla gestione dello Stato.  La Banca d’Italia ha più di 8000 mila dipendenti con quasi 700 alti dirigenti che prendono stipendi da favola. … E non è criminale anche questo? Speculare senza pudore in modo massiccio approfittando dell’ignoranza dei cittadini? 

Tutto questo però oggi si vede. La mafia, non costruisce, la mafia distrugge, svuota, prosciuga, ti rende dipendente da un potere che non ti appartiene. Non è fose quello che sta accadendo? Ripeto che nno parlo solo di mafia come associazione a delinquere ben identificata ma per mafia intendo tutto il comportamento criminogeno e criminale che deturpa, avvilisce e impoverisce i cittadini a discapito di qualche interessato più o meno segreto. Guardate le strade delle vostre città, guardate la gestione degli ospedali e i casi di malasanità che aumentano, guardate lo stato dissestato dell’edilizia scolastica nonché dell’insegnamento, guardate le ferrovie, le autostrade, tutte le infrastrutture pubbliche. Guardate il dissesto idrogeologico dell’89% del territorio italiano, la situazione del precariato giovanile ormai incontrollabile, l’immondizia che ci assale e che non riusciamo a gestire con costi decenti, il costo della vita tra i più alti d’Europa e gli sitpendi netti più bassi. Paghiamo più tasse di tutti e abbiamo servizi immondi. Lo stato degli stadi, di tutte le infrastrutture per lo sport e il tempo libero … Lo stato dei teatri e della cultura in genere, dei musei, delle chiese …. 

Non c’è niente che non si stia letteralmente sfasciando e i tagli lineari imposti dalla politica economica di questo governo hanno peggiorato la situazione a tal punto che lo sfascio è diventato inesorabile ed evidente a tutti. Con un debito pubblico come il nostro, un’evasione fiscale enorme e gli interessi sul debito che nei prossimi anni ci massacreranno pesantemente, non abbiamo idea di come si possa invertire la rotta se non cominciamo a tagliare tutto ciò che è tagliabile. MA questo porterà ad altro inevitabile sfascio.

La “Milano da bere” è finita, è morta con il 30% di disoccupazione giovanile che tra 25 anni avrà un costo sociale di cui non capiamo nemmeno lontanamente le proporzioni. Gli anni ’80 non ci sono più le aziende chiudono (più di 9 mila fallimenti in un anno con un aumenti in percentuale a doppia cifra rispetto all’anno precedente). Niente ricerca, Università tra le peggiori d’Europa che si svuotano di cervelli … 

Di questo ha paura l’Europa, di venire contagiata da questa mentalità criminogena distruttiva che ha insozzato ogni cosa della vita del Paese. Non siamo più nemmeno in grado di mandare a scuola i nostri figli da soli. Mah! Poveri noi!

 

Oggi voglio essere provocatorio. Mi è piaciuta molto la riflessione di Giorgio Armani che ha detto che le aziende di moda, i fashion-designers. appartengono alle banche. Sono le banche che in misura piuttosto invasiva, determinano il trend di una stagione. Del resto, Armani SPA non è quotata in borsa, ancora.

Ma non solo le case di moda oggi sono di proprietà delle banche. Persino gli Stati sovrani di fatto appartengono alle banche. Se una banca “too big to fail” in realtà si scioglie come neve al sole in un batter di ciglia, le conseguenze sono poi quelle che abbiamo avuto modo di vedere in questi anni. Ma io non voglio parlare di banche, nemmeno me ne intendo! Pago un fracasso di soldi per un conto corrente aziendale, questo è quello che so di certo.

Parliamo di impresa invece. Voglio riagganciarmi all’ultimo articolo che ho pubblicato dove parlando di social networking, inevitabilmente siamo passati al branding, al marketing e alla responsabilità sociale dell’impresa (tra le righe). Mi chiedo oggi, quanto è importante per un imprenditore posizionarsi sul mercato anche in termini di relazioni sociali e di rapporti con “la gente” oltre che l’ambiente, rispetto all’attenzione assolutamente corretta, concentrata sul conto economico e lo stato patrimoniale. C’è una relazione tra il “fare soldi e profitti” e la “responsabilità sociale”? Le due cose possono coesistere? E in che modo?

Io non sono un esperto di marketing, non sono nemmeno un abile imprenditore ma, relazione tra profitto e responsabilità ne vedo eccome. Fare impresa oggi, salvaguardando solamente l’aspetto economico, fortificando ogni anno i profitti a discapito di tutto il resto, è quasi antieconomico. E’ paradossale ma le aziende che sono percepite solamente come macchine per far soldi, pur rifacendosi il trucco con accurate campagne di comunicazione, sono esposte al rischio di un vero e proprio collasso economico. Esempi ve ne sono tantissimi, non ultima la Nestlè che ha ridefinito in modo radicale il proprio progetto di business a partire dai valori fondamentali del brand per arrivare alla mission aziendale.

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Ho conosciuto l’anno scorso una persona che si chiama Pietro Suffritti. Fa più o meno il mio stesso mestiere e più approfondisco la sua conoscenza, più mi stupisce. Qualche giorno fa, su Facebook è stata lanciata una conversazione molto interessante sulla questione del “nucleare” in Italia. Il governo spinge fortemente affinché vengano costruite nuove centrali nucleari di terza generazione, per affrancarci un po’ dal pesante fardello della dipendenza energetica. Ma al di là delle polemiche sulla questione dell’impatto ambientale che queste centrali avrebbero e al di là anche della questione della pericolosità delle stesse, quello che è ancor più importante, è la questione economica.

Cosa significa per noi costruire centrali Nucleari per diventare energeticamente più indipendenti?

Posto qui una lunga e precisa riflessione del caro amico Pietro, che riprendo “as is” da Facebook. Secondo me è molto interessante.


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Bologna da domani mercoledì 9 marzo fino al 12, si svolgerà il Green Social Festival, Promosso da Goodlink e dal Comune di Bologna .Ormai è assodato,ce lo grida madre terra, ce lo dice l’economia, ce lo racconta la cultura: se vogliamo continuare ad esistere come civilità,  dobbiamo modificare stili di vita per creare un nuovo equilibrio economico e sociale.

“Città dell’Altro Mondo” è il tema del Green Social Festival di quest’anno e  si propone d’interrogarsi  su come la città può e deve cambiare in funzione degli obiettivi di sostenibilità.

Tra le tante iniziative del Festival, la mostra di un bravissimo fotografo James W. Delano che, in un convengno su tematiche “green” si scaglia senza mezzi termini contro il combustibile “bio”.  Ma come? Direte, non ha senso!! Invece Delano, profondo conoscitore dell’Indonesia di cui ha esplorato e fotografato la foresta pluviale, le sue ragioni ce l’ha.

The little people. Un popolo, la foresta pluviale e la lotta per la sopravvivenza. Fotografie di James Withlow Delano è il progetto, curato da Contrasto, che Delano espone nella Sala del Podestà di Palazzo Re Enzo a Bologna. Circa quaranta bellissime fotografie in bianco e nero per un’indagine su un particolare tipo di palma, oggi trapiantata forzatamente nelle terre indonesiane al posto della foresta pluviale, e utilizzata per produrre l’olio che si usa per creare il bio-diesel.

La produzione di biodisel come ci mostra Delano, è un nuovo mercato che si sta orientando in due direzioni: quella sostenibile in cui vengono utilizzati i rifiuti e gli scarti agricoli (se volete informazioni http://www.gafbiofuels.com/)  e dall’altro lato il biodisel prodotto dalla palma.

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E’ da tempo che rifletto sulla questione della qualità delle nostre relazioni sociali soprattutto in ambito lavorativo e professionale. Confrontandomi spesso con Paola Cinti mi sono reso conto che le mie riflessioni hanno una notevole ragione di essere e vorrei condividerle qui pubblicamente. Sempre stamattina poi, Carolina Bussadori sul gruppo Generation 21 in LinkedIn ha lanciato un messaggio che molto si interseca con le mie riflessioni, dal titolo: “Vogliamo diventare il brand più amato. – Euisun Chung – Vicepresidente Hyundai-”

In che cosa vogliamo essere unici? Per cosa vogliamo essere riconosciuti e apprezzati? In cosa siamo diversi dagli altri? In fin dei conti sono le classiche domande che un comunicatore rivolge al proprio cliente quando deve pianificare e sviluppare una strategia di comunicazione con tutto ciò che ne consegue. Ma quando dobbiamo parlare di qualità delle relazioni, nostre personali? In questo mondo sempre più complesso e interconnesso, dove i social networks cominciano ad avere importanza, vince chi è in grado di dare qualità alle proprie relazioni sociali tanto quanto è importante per un politico il consenso che riesce ad esprimere nelle sue campagne elettorali.

Non è una questione da poco! Anzi, qui sta il nocciolo del problema! Qualificare le proprie relazioni sociali anche in ambito professionale, significa spesso destrutturare tutto il nostro impianto di valori e ricomporlo secondo schemi anche completamente diversi e inaspettati. Non è un’operazione facile, anzi.

Davanti all’arrembante arrivo dei social networks, del web, delle interconnessioni, della necessità di avere e gestire numerose relazioni sociali per la propria attività imprenditoriale, della globalizzazione, dell’evoluzione tecnologica, sociale ed economica, la capacità adattiva e relazionale, diventa elemento fondamentale per poter competere. Ma noi siamo pronti a tutto questo? Noi generazione di 40 enni e quelle più vecchie sono all’affanno.

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