+41 71 794 15 00 - CONTATTACI (dalle 9,30 - 12,30 e dalle 14,30 alle 18,30)

Blog Archive

Home
Filter by: branding

Spesso mi imbatto nella difficoltà di dover dare ai clienti gli strumenti conoscitivi per produrre contenuto per i loro siti.
Quando produco un sito, uno dei pilastri più importanti se non quello più importante, l’architrave che regge tutto quanto, è il contenuto e qui son dolori. Sono dolori perchè il cliente spesse volte si trova a utilizzare esempi e modi di pensare consolidati e diffusi ma che poi non portano a nessun risultato apprezzabile. A dire il vero “nessun risultato apprezzabile” è un eufemismo per nascondere una vera “porcheria” che quasi offende il visitatore del sito.

Questo perché? Perché non c’è astrazione di pensiero. L’incapacità del comunicatore di mettersi nei panni di chi deve ricevere il messaggio, il cosiddetto pubblico, porta ad un cortocircuito comunicativo che finisce per limitare anche la tipologia del messaggio. Non c’è una connessione empatica col pubblico e manca poi una posizione identitaria che possa dare maggior peso e credibilità alle cose che vengono dette.

Si comunica perciò per frasi fatte. Lo stile è riconoscibile in centinaia di migliaia di siti e la giustificazione è la stessa: “Tanto alla gente non interessa, non legge”. La gente non legge o non le interessa ciò che legge perché il contenuto è sempre lo stesso, lo conosce a memoria. Essendo lo stesso, salta a ciò che può ritenere più interessante, se lo trova, e spesso non lo trova. Non si pensa al fatto che la “gente” che preferisco chiamare pubblico non legge perché non è empaticamente collegata con colui che ha scritto.

Dobbiamo ricordarci sempre questa frase: “La gente non si ricorda quasi mai di te per ciò che hai detto o fatto (o per ciò che dici e fai) ma per come l’ hai fatte sentire (o la fai sentire).”

E allora le cose si complicano. Ci si rifugia in una descrizione sommaria, più o meno grammaticalmente corretta, dei propri servizi e prodotti perché si presume che questo alla fine sia la cosa importante e il resto lo si lascia ad un noioso click di qualche visitatore distratto oppure, peggio, di qualche visitatore realmente interessato e lì iniziano i guai.

Ma dove trovare le risorse per produrre contenuti interessanti? Affidarsi al talento di un copy? Certo potrebbe essere una buona soluzione ma non è sempre una strada percorribile. Occorre impegnarsi, studiare e provare ad immaginarsi come pubblico.

Tre sono le domande importanti a cui bisognoerebbe dare risposta esauriente in un sito, per rendere efficace un contenuto.

  1. CHI
  2. COSA
  3. PERCHE’

Il CHI viene sempre lasciato in un angolo, perché si ritiene sia marginale rispetto al COSA e cioè ai prodotti o ai servizi. In fondo i visitatori arrivano dai motori di ricerca si pensa che cerchino soluzioni, prodotti, servizi e prezzi, che gliene importa di chi sei. FALSO!

Certo, il percorso dei visitatori è quello ma il visitatore davvero interessato poi non si limita ad accontentarsi delle informazioni tecniche e commerciali dei prodotti esposti in “vetrina” mi si chiede comunque “CHI SEI”
Il CHI SEI è la domanda identitaria, quella funzionale al BRAND, quella che interagisce in modo valoriale col pubblico, che identifica la qualità della relazione con chi legge. Non può mai essere un elemento a sé stante ma influisce costantemente anche sulla linea editoriale, anzi DEVE influire sulla linea editoriale proprio perché trasferisce i valori del brand anche sui prodotti e sui servizi.

Il COSA è la parte più semplice apparentemente perché più nelle corde del produttore di beni e/o servizi. Anche qui, occorre porre massima attenzione. Non si può sempre ragionare in termini di “lista della spesa” o di “menù da ristorante”. Certo, una organizzazione gerarchica ordinata e precisa produce già di per sé valore per chi legge ma occorre declinare comunque il contenuto di ogni singolo prodotto o servizio secondo i modelli valoriali e reputativi definiti nel CHI. Altrimenti, per quale motivo il visitatore dovrebbe scegliere? In un contesto globalizzato come quello odierno dove i prodotti e i servizi sono similari, ve ne sono in quantità indefinita e a tutti i prezzi, le scelte non sono più solo relative al prezzo anche se in determinati contesti di B2B questo è preponderante almeno all’80% ma sono il risultato di ragionamenti molto più articolati dove il valore del Brand influisce parecchio sul valore intrinseco ed estrinseco del prodotto/servizio. E’ la vera e propria promessa di valore quella che qui in qualche modo deve sempre essere chiara. Qual è il valore aggiunto che rende il tuo prodotto e/o servizio migliore, più interessante e più appetibile degli altri?

La parte più complicata da capire è il PERCHE’. Il visitatore deve capire sostanzialmente CHI sei, COSA fai e PERCHE’ è lì sul (o nel) tuo sito. Sostanzialmente questa parte viene tradotta con la mission e la vision aziendale e che il più delle volte viene travisata e orientata verso il prodotto ma è un errore. La mission aziendale è la dichiarazione di intenti, lo scopo ultimo che giustifica l’esistenza dell’impresa e che assieme al CHI ne contraddistingue la differenza dagli altri competitors. Anche a questa domanda non viene quasi mai data risposta pensando il più delle volte che questa sia pura filosofia e quindi di poco utilizzo pratico per il visitatore. FALSO.

Rispondere a queste tre domande, è di per sé già espressione di un valore etico. L’etica della competenza appunto si manifesta anche nella chiarezza del messaggio, nella sua trasparente esposizione e nella sua capacità di saper coinvolgere il pubblico attraverso valori intrinsechi della nostra scala morale personale. Non dare risposta esauriente a queste tre domande riflette invece una incapacità non solo relazionale ma d’impresa, una non corretta collocazione sul mercato e quindi una non chiara identità di marca che a sua volta si ripercuote negativamente sui valori di prodotto/servizio. Manca in questo caso la promessa di valore, il rapporto WIN WIN con il cliente non più solo visitatore distratto.

Ricordo che la comunicazione, non è marketing, ne è uno degli strumenti più importanti però. E comunicare in modo errato produce effetti devastanti sulle politiche di marketing, piccole, poco impegnative dal punto di vista degli impegni economici o grandi e impegnative che siano. Se il marketing secondo la definizione classica è quella branca dell’economia preposta alla fidelizzazione dei propri clienti, non puoi certo affrontarla comunicando in modo sbagliato.

Come trasferire questi concetti ad una clientela disattenta o impreparata è la nostra sfida quotidiana. Occorre pazienza non solo da parte nostra ma anche da parte dei clienti perché imparare e uscire da determinati standard comportamentali e intellettuali è difficile e complesso ma è l’unica strada percorribile. Tirarsi su le maniche e lavorare. Tutti!

Sono mesi e mesi che mi propongo di scrivere un articolo su questo tema, visto dal punto di vista di Andreas Voigt. Qualcuno sicuramente storcerà il naso, visto che su questo argomento ho scritto e scrivo da tempo.

Lo stimolo finale mi è arrivato da un post su Facebook di un certo Martino Nicolini relativamente ad un mio post un po’ provocatorio che diceva che chi non era su Facebook si esponeva al rischio di essere escluso socialmente. Il commentatore, oltre ovviamente ad andare completamente off topic non aveva capito la provocazione.

C’è una terribile confusione su questo tema. C’è confusione nel capire cosa sia internet e cosa sia web o “rete”, c’è confusione nel paragonare un social network con un media tradizionale, addirittura non c’è la piena coscienza del fatto che stiamo parlando di fenomeni in “movimento” in ebollizione, in veloce modificazione. Manca inoltre la contestualizzazione sociale e molti non riescono a trovare elementi di raccordo con  la visione antropologica e sociale del fenomeno.

La cosa grave è che la totale sottovalutazione del fenomeno è proprio da parte di chi, esperto del settore, dovrebbe invece avvicinarsi, leggere e capire. C’è chi peggio ancora cerca di sottomettere il social networking alle metriche e alle metodologie applicative del marketing, soprattutto quello di vecchio stampo, come se lo si potesse “vendere” come servizio aggiunto, come fosse uno strumento per la fidelizzazione di massa dei clienti, con strategie di branding buone più per una pasticceria o una fabbrica di scarpe che non un vero processo di cambiamento sociale. Da qui la colpevole ignoranza di chi non è in grado di identificare il social networking come l’ulteriore step nella scala evolutiva umana.

Ci si attiene perciò alle prestazioni, ai numeri, alle conversioni in termini di contatti, di viste, di “mi piace” piuttosto che alle esperienze. Si cerca di standardizzare il sapere e il comportamento per allinearsi ai principi del marketing per sottoporre gli individui a protocolli codificati in termini di tipologie comportamentali. Il social netoworking non è questo e non lo è nemmeno Facebook. Di fatto nemmeno Zuckerberg sa esattamente cosa ha tra le mani se non una grande macchina per fabbricare soldi. Ma è solo una parte della realtà. Quello che c’è dentro alla scatola, il vero fenomeno, il mondo enorme di relazioni e di condivisioni è tutto da studiare.

Come dicevo già ad una persona in una conversazione, veniamo costretti ad avere fede nell’oggettività del dato emerso dal protocollo, veniamo assoggettati al comportamento che il protocollo richiede come fossimo delle compliance, come in una sorta di meccanicismo dominante per amministrare le persone con le cose, i protocolli, i contatti, i numeri, i followers … Ma in questo modo si arriva ad una pericolosa sottovalutazione e depauperimento dell’esperienza e della parola.

Ecco dov’è la rivoluzione del social networking: la relazione perfetta tra parola ed esperienza. Il network diventa il luogo ideale per la condivisione di emozioni, esperienze e parole. Soprattutto diventa il luogo perfetto dove l’esperienza diventa fonte di informazioni per tanti altri perchè si innesca un processo di valorizzazione dell’esperienza stessa che diventa piacere,  piacere di farsi riconoscere (autocoscienza e identificazione del sé), piacere nell’alimentare aspirazioni comuni e favorire sviluppo sociale e capacità creativa. Ecco il fatto antropologico! E’ nella natura umana condividere le espeirenze. Anzi! Proprio grazie alla spinta di questa pulsione emotiva, profonda e ancestrale, è nata la parola, poi la scrittura, poi la diffusione mediatica di massa attraverso TV, fotografia, cinema e radio (comunicazione audiovisiva archiviabile). Ed è NEL network che si crea il più grande insieme di memoria collettiva, irreversibile, che la storia umana abbia mai conosciuto. Oggi nel web è presente TUTTO di noi.

Il social networking è sempre esistito. Una volta c’era l’Agorà, la piazza, i bagni pubblici, le terme, i fori, i bar, i locali, i circoli culturali, i pubs, i clubs. Ci sono ancora. La grande differenza è che su Facebook o su Twitter, o nella blogosfera o tutti questi insieme, si muovono miliardi di persone contemporaneamente, in modo illogico, anche irrazionale ma interconnesse. La differenza è qui, sostanziale, semplice, lineare e rivoluzionaria.

 

[ba-imagedivider style="lifted-groove"]

Il mondo diventa piccolo anche per noi. Dopo le nostre esperienze professionali in Francia e Germania, eccoci nel Paese dei Cantoni. La Confederazione Elvetica si apre al web in modo consapevole. Poter essere protagonisti, anche in minuscola parte di questo cambiamento è entusiasmante.

Nella vita succedono cose strane. Ci sono cose che vanno, cose che vengono, spesso tutto senza che tu possa fare nulla, in modo indipendente dalla tua volontà. Poi ad un certo punto un amico ti consiglia un cliente che a sua volta ti fa conoscere un’altra persona e da una porta entri in una stanza che ha altre porte che si aprono. Non devi fare altro che scegliere.

Così ho conosciuto Marco Masciadri di Ti-Promotion.ch ed è nata una incredibile sintonia. Lui italiano di nascita e svizzero di adozione e io tedesco di nascita e italiano di adozione. Abbiamo deciso di percorrere una strada, insieme e siamo sicuri che sarà vincente. Ne vedrete delle belle!

Così nascerà Innovando.ch che insieme a TI-Promotion e Wolkenland avrà molto da dire.

[ba-imagedivider style="lifted-groove"]

[ba-imagedivider style="lifted-groove"]

Oggi affronto un tema a me molto caro e particolarmente complesso. Ho parlato spesso dell’importanza dei contenuti in un sito web anzi, ho sempre detto che il contenuto, soprattutto se è originale e pertinente è l’elemento più importante di tutte le nostre azioni di comunicazione. Tanto vale altrimenti esprimersi a gesti o a monosillabi come fanno alcuni primati (senza nulla togliere ai primati per carità).

Ma che cos’è contenuto in realtà? Come far capire ad una PMI cos’è contenuto, qual’è la sua importanza e perché è necessario concentrare i propri sforzi nella definizione di esso. Perché per l’azienda purtroppo, contenuto è tutto ciò che descrive i prodotti/servizi e la storia aziendale. Possiamo fare una enorme carrellata di siti aziendali e ci accorgiamo tristemente che a parte gli impianti grafici più o meno belli e complessi, alle strutture dinamiche o statiche di varia natura, il contenuto è sempre lo stesso, uguale, quasi fotocopiato come se esistesse una matrice unica per definire l’identità di un’impresa.

Il “NOI SIAMO” viene tristemente relegato in un About Us scritto di fretta a due mani dal titolare o in casi migliori (si fa per dire) dal webmaster, con l’aggiunta di un centinaio di Euro sul preventivo per la realizzazione del sito. Tanto è idea comune che ai clienti quella parte non interessi e che sia molto più importante il servizio o il prodotto perchè “è da lì che ti contattano”. Poi vai ad analizzare i contenuti relativi al prodotto e anche lì lo sconforto è grande. Che siano bulloni, bambole gonfiabili (scusate l’esempio), biciclette, macchine per legno, termosifoni o materiale da cancelleria, tutto viene incasellato e ordinato e schematizzato nonché descritto secondo parametri che accomunano la stragrande maggioranza dei siti e ti chiedi se è poi così vero che alla gente interessi solo il dato tecnico vero e proprio. Dalle analisi sul ROI e sui feedback, la verità risulta essere ben altra.

Sicuramente occorre diversificare tra B2B e B2C perchè i parametri di analisi non sono gli stessi, i target sono diversi e le dinamiche comunicative anche. Ma il tema di fondo rimane e da lì non si scappa: chi cerca informazioni su un motore di ricerca, vuole essere rassicurato, vuole essere stimolato emotivamente, vuole essere sicuro di ciò che compra e vuole potersi relazionare di conseguenza. La conversione in contatti e fatturato generato dalle mie operazioni di “web marketing” (scusate il virgolettato ma questo termine mi procura l’orticaria) passa sempre e comunque dalla mia efficacia nella comunicazione oltre che da un’altra serie di parametri che spesso le PMI non considerano importanti tra cui il BRAND!

Marco Chan di Tel&Co mi dice spesso che il brand e la logica che si nasconde dietro alle “tecniche di comunicazione” sono poco rilevanti quando si parla di B2B. Quello che importa agli uffici acquisti è il prezzo e già meno la qualità perchè i costi derivanti dai difetti di produzione vengono comunque scaricati sul “contoterzista” o sul partner. Peccato che però l’ufficio acquisti debba fare i conti dei cali di fatturato quando il prodotto non rispecchia la volontà del consumatore o le sue esigenze e quindi la questione si complica. Forse la FIAT non sceglie i propri partners dell’indotto secondo logiche di branding ma non ne sono proprio sicuro. Non lavoro in FIAT e non ho esperienza a tale livello e sarebbe interessante fare un’analisi.

Comunque sia, il BRAND sicuramente non è materia conoscitiva per le PMI che sono e rappresentano il tessuto industriale e imprenditoriale italiano e non solo. Produrre contenuti efficaci, essere efficaci nella comunicazione non è solo compito del comunicatore. L’efficacia nei processi comunicativi è di rilevante importanza in tutti i processi aziendali quando questi si trasformano in capacità relazionale: relazioni tra dipendenti/colleghi, relazioni con i clienti, con i fornitori, con i parners, con la concorrenza e persino con il pubblico esterno non direttamente connesso all’attività d’impresa. Non saper comunicare si trasforma direttamente in un “non saper relazionarsi”. Il rapporto è diretto.

La difficoltà nelle relazioni è spesso dovuta ad una difettosa identificazione del sé (ecco perché parlo di BRAND). Questo vale nei rapporti umani di tutti i giorni ma è ancora più evidente quando si parla di relazioni di carattere commerciale o nell’ambito lavorativo. Ecco perché spesso dico che la difficoltà delle imprese di definire un BRAND come asset aziendale è una difficoltà di carattere culturale di chi si è sempre considerato prima di tutto artigiano e la sua essenza e identità si identifica nel lavoro che svolge e nei manufatti che produce. La realtà è ben diversa e le difficoltà dell’Italia di cavalcare quest’onda gigantesca della globalizzazione è evidente anche per questo motivo.

La capacità relazionale quindi, usando una frase di Tiziano Sorsoli, è la capacità di gestire il sé verso gli altri, significa saper essere prima di saper fare.  Qui ci sarebbe da aprire una parentesi enorme sulla società del fare che è diretta conseguenza della società dell’avere e della sua contrapposizione con il concetto di essere. Erich Fromm scriveva nel suo famoso saggio “Essere o Avere” che nella modalità dell’avere, il rapporto dell’individuo con il mondo è di possesso o proprietà. Nella modalità dell’essere, invece, il singolo instaura un rapporto di autenticità e di vitalità con il mondo esterno e aumenta le proprie capacità relazionali. Ancora penso alle parole di Franco Bolelli quando parlava di ego!

Quindi, tornando a bomba, la capacità di creare contenuti interessanti ed efficaci dipende molto dalla qualità del brand inteso come contenitore semantico di valori, di esperienze, di identità e perchè no, anche territorialità intesa come insieme di cultura, costumi e origini storiche (heritage per gli anglosassoni). Tutto nasce da qui. Far capire questo alle aziende è la nostra sfida per il prossimo futuro altrimenti perderemo pian piano tutto il nostro retaggio culturale. Altrimenti, le centinaia di migliaia di siti anzi milioni di siti aziendali che oggi “appestano” quel luogo chiamato internet, saranno solo rumore di fondo, chiacchiericcio lontano di gente che ha stancato. E il pubblico scappa.

Contaminare, contaminare, contaminare!

Stamattina il mio amico Michele mi ha mandato una mail con allegato il testo di presentazione di una sedicente web agency che si presenta in modo fantastico. Credo di aver proprio ragione quando denuncio il fatto che il nostro settore è tra quelli più invasi dai markettari “fai da te”, veri e propri improvvisati del web che scoprono incredibilmente le meraviglie del social networking e ne fanno uno strumento più adatto alla “Banda Bassotti” senza nessun minimo pudore. La cosa triste è che tanti ci credono.

Solo che quando mandano certe mail a qualcuno che di queste cose ne capisce, beh, non sanno il rischio che corrono e proprio grazie ai social networks, si “sputtanano” definitivamente la reputazione.

Il testo che hanno scritto per presentarsi è davvero fantastico e ve lo ripropongo qui sotto, con gli opportuni omissis per evitare la solita querela. Fatevi due risate o popolo di Facebook! Mi viene in mente la Paola quando sarcasticamente mi mette sull’attenti dicendomi che Twitter è pericolosissima e i commenti sui social networks e sui blog sono da evitare come la peste. Cara Paola, non hai ancora letto questa cosa! Paola, che ne dici? Scriviamo qualcosa sul marketing specializzato nel social network?

 Gent.mo Sig.ri, (ebbene sì … n.d.r.)
La nostra societa’ si occupa di marketing con particolare specializzazione nell’ambito dei social network, non c’e’ dubbio che il mezzo di comunicazione di massa che piu’ si e’ diffuso negli ultimi anni sia Internet.(Questa frase da sola merita l’applauso con standing ovation n.d.r.).

La diffusione di connessioni sempre piu’ veloci e la maggior copertura sul territorio nazionale ha fatto si’ che sempre piu’ persone si avvicinassero al web. Non solo e’ aumentata la quantita’ di persone connesse, ma anche il tempo trascorso online si e’ incrementato grazie alla difussione di sempre piu’ periferiche in grado di offrire accesso internet, basti pensare ai tablet o agli smartphone.

Questo cosa vuol dire ? Che in ogni momento anche solo in Italia milioni di persone sono connesse ad internet, un bacino di utenza che nessun altro mezzo di comunicazione di massa puo’ vantare: la televisione puo’ avere numeri simili, ma certamente non in contemporanea…e soprattutto con il web abbiamo a disposizione l’interattivita’, cio’ che piu’permette di avvicinarsi al cliente e instaurare quasi un rapporto con lui, (il quasi è fantastico n.d.r.) portandolo a conoscere i propri prodotti in maniera non solo visiva (e quindi passiva) ma anche partecipativa. (Spettacolare n.d.r.)

Il maggior esponente di questa tecnica al momento e’ senza dubbio Facebook, (esponente di questa tecnica … Povero Mark Zuckerberg… n.d.r.) dove alle possibilita’ interattive si aggiunge l’importantissimo fattore del passaparola: l’utente che gradisse il nostro prodotto lo potra’ consigliare in pochi click a decine, centinaia o addirittura migliaia di persone, in pochi istanti: nessun altro mezzo ha una potenzialita’ del genere! Sembra tutto bellissimo, ma…come raggiungere tutti questi utenti ?

 Chiunque abbia provato a realizzare un sito o una pagina Facebook per resentare il proprio prodotto sapra’ quanto sia difficile raggiungere un numero accettabile di utenti.

Ecco dove interveniamo noi e la nostra esperienza! Noi siamo infatti in grado, grazie alla nostra ampia banca dati di utenti, di portare sulle vostre pagine utenti reali, introducendoli al prodotto creando quindi subito attesa e curiosita’, gli utenti si iscriveranno alla vostra pagina (anche perche’ si fidano gia’ di noi, per cui non arrivano su un prodotto “sconosciuto” ma su un prodotto gia’ “raccomandato da qualcuno”), e sarete in grado in poco tempo di avere una ampia base di utenti e contatti che potrete utilizzare anche per future campagne di marketing.

Nello specifico, offriamo diversi pacchetti fans: (ibra vai sul sito prendi i pacchetti costi e numero e mettili qui) Il nostro lavoro parte abitualmente tra le 12 e le 24 ore seguenti all’acquisto del pacchetto fan, dopo di che garantiamo che nel giro di 1-2 (per pacchetti da 2000) settimane lavorative la vostra pagina avra’ tanti fans tutti ITALIANI in piu’.

Immaginate le potenzialita’ di comunicazione e di passaparola di un bacino di utenza di tali dimensioni! Una volta acquistato il pacchetto vi sara’ quindi sufficiente inviarci il link della pagina a cui volete aggiungere i fan e noi inizieremo le operazioni. 



1 2 3 4 6
Twitter Feed

Seguici anche su Twitter


Copyright 2012 Innovando GmbH. Design by Innovando.ch