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Sono mesi e mesi che mi propongo di scrivere un articolo su questo tema, visto dal punto di vista di Andreas Voigt. Qualcuno sicuramente storcerà il naso, visto che su questo argomento ho scritto e scrivo da tempo.

Lo stimolo finale mi è arrivato da un post su Facebook di un certo Martino Nicolini relativamente ad un mio post un po’ provocatorio che diceva che chi non era su Facebook si esponeva al rischio di essere escluso socialmente. Il commentatore, oltre ovviamente ad andare completamente off topic non aveva capito la provocazione.

C’è una terribile confusione su questo tema. C’è confusione nel capire cosa sia internet e cosa sia web o “rete”, c’è confusione nel paragonare un social network con un media tradizionale, addirittura non c’è la piena coscienza del fatto che stiamo parlando di fenomeni in “movimento” in ebollizione, in veloce modificazione. Manca inoltre la contestualizzazione sociale e molti non riescono a trovare elementi di raccordo con  la visione antropologica e sociale del fenomeno.

La cosa grave è che la totale sottovalutazione del fenomeno è proprio da parte di chi, esperto del settore, dovrebbe invece avvicinarsi, leggere e capire. C’è chi peggio ancora cerca di sottomettere il social networking alle metriche e alle metodologie applicative del marketing, soprattutto quello di vecchio stampo, come se lo si potesse “vendere” come servizio aggiunto, come fosse uno strumento per la fidelizzazione di massa dei clienti, con strategie di branding buone più per una pasticceria o una fabbrica di scarpe che non un vero processo di cambiamento sociale. Da qui la colpevole ignoranza di chi non è in grado di identificare il social networking come l’ulteriore step nella scala evolutiva umana.

Ci si attiene perciò alle prestazioni, ai numeri, alle conversioni in termini di contatti, di viste, di “mi piace” piuttosto che alle esperienze. Si cerca di standardizzare il sapere e il comportamento per allinearsi ai principi del marketing per sottoporre gli individui a protocolli codificati in termini di tipologie comportamentali. Il social netoworking non è questo e non lo è nemmeno Facebook. Di fatto nemmeno Zuckerberg sa esattamente cosa ha tra le mani se non una grande macchina per fabbricare soldi. Ma è solo una parte della realtà. Quello che c’è dentro alla scatola, il vero fenomeno, il mondo enorme di relazioni e di condivisioni è tutto da studiare.

Come dicevo già ad una persona in una conversazione, veniamo costretti ad avere fede nell’oggettività del dato emerso dal protocollo, veniamo assoggettati al comportamento che il protocollo richiede come fossimo delle compliance, come in una sorta di meccanicismo dominante per amministrare le persone con le cose, i protocolli, i contatti, i numeri, i followers … Ma in questo modo si arriva ad una pericolosa sottovalutazione e depauperimento dell’esperienza e della parola.

Ecco dov’è la rivoluzione del social networking: la relazione perfetta tra parola ed esperienza. Il network diventa il luogo ideale per la condivisione di emozioni, esperienze e parole. Soprattutto diventa il luogo perfetto dove l’esperienza diventa fonte di informazioni per tanti altri perchè si innesca un processo di valorizzazione dell’esperienza stessa che diventa piacere,  piacere di farsi riconoscere (autocoscienza e identificazione del sé), piacere nell’alimentare aspirazioni comuni e favorire sviluppo sociale e capacità creativa. Ecco il fatto antropologico! E’ nella natura umana condividere le espeirenze. Anzi! Proprio grazie alla spinta di questa pulsione emotiva, profonda e ancestrale, è nata la parola, poi la scrittura, poi la diffusione mediatica di massa attraverso TV, fotografia, cinema e radio (comunicazione audiovisiva archiviabile). Ed è NEL network che si crea il più grande insieme di memoria collettiva, irreversibile, che la storia umana abbia mai conosciuto. Oggi nel web è presente TUTTO di noi.

Il social networking è sempre esistito. Una volta c’era l’Agorà, la piazza, i bagni pubblici, le terme, i fori, i bar, i locali, i circoli culturali, i pubs, i clubs. Ci sono ancora. La grande differenza è che su Facebook o su Twitter, o nella blogosfera o tutti questi insieme, si muovono miliardi di persone contemporaneamente, in modo illogico, anche irrazionale ma interconnesse. La differenza è qui, sostanziale, semplice, lineare e rivoluzionaria.

 

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Il mondo diventa piccolo anche per noi. Dopo le nostre esperienze professionali in Francia e Germania, eccoci nel Paese dei Cantoni. La Confederazione Elvetica si apre al web in modo consapevole. Poter essere protagonisti, anche in minuscola parte di questo cambiamento è entusiasmante.

Nella vita succedono cose strane. Ci sono cose che vanno, cose che vengono, spesso tutto senza che tu possa fare nulla, in modo indipendente dalla tua volontà. Poi ad un certo punto un amico ti consiglia un cliente che a sua volta ti fa conoscere un’altra persona e da una porta entri in una stanza che ha altre porte che si aprono. Non devi fare altro che scegliere.

Così ho conosciuto Marco Masciadri di Ti-Promotion.ch ed è nata una incredibile sintonia. Lui italiano di nascita e svizzero di adozione e io tedesco di nascita e italiano di adozione. Abbiamo deciso di percorrere una strada, insieme e siamo sicuri che sarà vincente. Ne vedrete delle belle!

Così nascerà Innovando.ch che insieme a TI-Promotion e Wolkenland avrà molto da dire.

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Oggi affronto un tema a me molto caro e particolarmente complesso. Ho parlato spesso dell’importanza dei contenuti in un sito web anzi, ho sempre detto che il contenuto, soprattutto se è originale e pertinente è l’elemento più importante di tutte le nostre azioni di comunicazione. Tanto vale altrimenti esprimersi a gesti o a monosillabi come fanno alcuni primati (senza nulla togliere ai primati per carità).

Ma che cos’è contenuto in realtà? Come far capire ad una PMI cos’è contenuto, qual’è la sua importanza e perché è necessario concentrare i propri sforzi nella definizione di esso. Perché per l’azienda purtroppo, contenuto è tutto ciò che descrive i prodotti/servizi e la storia aziendale. Possiamo fare una enorme carrellata di siti aziendali e ci accorgiamo tristemente che a parte gli impianti grafici più o meno belli e complessi, alle strutture dinamiche o statiche di varia natura, il contenuto è sempre lo stesso, uguale, quasi fotocopiato come se esistesse una matrice unica per definire l’identità di un’impresa.

Il “NOI SIAMO” viene tristemente relegato in un About Us scritto di fretta a due mani dal titolare o in casi migliori (si fa per dire) dal webmaster, con l’aggiunta di un centinaio di Euro sul preventivo per la realizzazione del sito. Tanto è idea comune che ai clienti quella parte non interessi e che sia molto più importante il servizio o il prodotto perchè “è da lì che ti contattano”. Poi vai ad analizzare i contenuti relativi al prodotto e anche lì lo sconforto è grande. Che siano bulloni, bambole gonfiabili (scusate l’esempio), biciclette, macchine per legno, termosifoni o materiale da cancelleria, tutto viene incasellato e ordinato e schematizzato nonché descritto secondo parametri che accomunano la stragrande maggioranza dei siti e ti chiedi se è poi così vero che alla gente interessi solo il dato tecnico vero e proprio. Dalle analisi sul ROI e sui feedback, la verità risulta essere ben altra.

Sicuramente occorre diversificare tra B2B e B2C perchè i parametri di analisi non sono gli stessi, i target sono diversi e le dinamiche comunicative anche. Ma il tema di fondo rimane e da lì non si scappa: chi cerca informazioni su un motore di ricerca, vuole essere rassicurato, vuole essere stimolato emotivamente, vuole essere sicuro di ciò che compra e vuole potersi relazionare di conseguenza. La conversione in contatti e fatturato generato dalle mie operazioni di “web marketing” (scusate il virgolettato ma questo termine mi procura l’orticaria) passa sempre e comunque dalla mia efficacia nella comunicazione oltre che da un’altra serie di parametri che spesso le PMI non considerano importanti tra cui il BRAND!

Marco Chan di Tel&Co mi dice spesso che il brand e la logica che si nasconde dietro alle “tecniche di comunicazione” sono poco rilevanti quando si parla di B2B. Quello che importa agli uffici acquisti è il prezzo e già meno la qualità perchè i costi derivanti dai difetti di produzione vengono comunque scaricati sul “contoterzista” o sul partner. Peccato che però l’ufficio acquisti debba fare i conti dei cali di fatturato quando il prodotto non rispecchia la volontà del consumatore o le sue esigenze e quindi la questione si complica. Forse la FIAT non sceglie i propri partners dell’indotto secondo logiche di branding ma non ne sono proprio sicuro. Non lavoro in FIAT e non ho esperienza a tale livello e sarebbe interessante fare un’analisi.

Comunque sia, il BRAND sicuramente non è materia conoscitiva per le PMI che sono e rappresentano il tessuto industriale e imprenditoriale italiano e non solo. Produrre contenuti efficaci, essere efficaci nella comunicazione non è solo compito del comunicatore. L’efficacia nei processi comunicativi è di rilevante importanza in tutti i processi aziendali quando questi si trasformano in capacità relazionale: relazioni tra dipendenti/colleghi, relazioni con i clienti, con i fornitori, con i parners, con la concorrenza e persino con il pubblico esterno non direttamente connesso all’attività d’impresa. Non saper comunicare si trasforma direttamente in un “non saper relazionarsi”. Il rapporto è diretto.

La difficoltà nelle relazioni è spesso dovuta ad una difettosa identificazione del sé (ecco perché parlo di BRAND). Questo vale nei rapporti umani di tutti i giorni ma è ancora più evidente quando si parla di relazioni di carattere commerciale o nell’ambito lavorativo. Ecco perché spesso dico che la difficoltà delle imprese di definire un BRAND come asset aziendale è una difficoltà di carattere culturale di chi si è sempre considerato prima di tutto artigiano e la sua essenza e identità si identifica nel lavoro che svolge e nei manufatti che produce. La realtà è ben diversa e le difficoltà dell’Italia di cavalcare quest’onda gigantesca della globalizzazione è evidente anche per questo motivo.

La capacità relazionale quindi, usando una frase di Tiziano Sorsoli, è la capacità di gestire il sé verso gli altri, significa saper essere prima di saper fare.  Qui ci sarebbe da aprire una parentesi enorme sulla società del fare che è diretta conseguenza della società dell’avere e della sua contrapposizione con il concetto di essere. Erich Fromm scriveva nel suo famoso saggio “Essere o Avere” che nella modalità dell’avere, il rapporto dell’individuo con il mondo è di possesso o proprietà. Nella modalità dell’essere, invece, il singolo instaura un rapporto di autenticità e di vitalità con il mondo esterno e aumenta le proprie capacità relazionali. Ancora penso alle parole di Franco Bolelli quando parlava di ego!

Quindi, tornando a bomba, la capacità di creare contenuti interessanti ed efficaci dipende molto dalla qualità del brand inteso come contenitore semantico di valori, di esperienze, di identità e perchè no, anche territorialità intesa come insieme di cultura, costumi e origini storiche (heritage per gli anglosassoni). Tutto nasce da qui. Far capire questo alle aziende è la nostra sfida per il prossimo futuro altrimenti perderemo pian piano tutto il nostro retaggio culturale. Altrimenti, le centinaia di migliaia di siti anzi milioni di siti aziendali che oggi “appestano” quel luogo chiamato internet, saranno solo rumore di fondo, chiacchiericcio lontano di gente che ha stancato. E il pubblico scappa.

Contaminare, contaminare, contaminare!

Stamattina il mio amico Michele mi ha mandato una mail con allegato il testo di presentazione di una sedicente web agency che si presenta in modo fantastico. Credo di aver proprio ragione quando denuncio il fatto che il nostro settore è tra quelli più invasi dai markettari “fai da te”, veri e propri improvvisati del web che scoprono incredibilmente le meraviglie del social networking e ne fanno uno strumento più adatto alla “Banda Bassotti” senza nessun minimo pudore. La cosa triste è che tanti ci credono.

Solo che quando mandano certe mail a qualcuno che di queste cose ne capisce, beh, non sanno il rischio che corrono e proprio grazie ai social networks, si “sputtanano” definitivamente la reputazione.

Il testo che hanno scritto per presentarsi è davvero fantastico e ve lo ripropongo qui sotto, con gli opportuni omissis per evitare la solita querela. Fatevi due risate o popolo di Facebook! Mi viene in mente la Paola quando sarcasticamente mi mette sull’attenti dicendomi che Twitter è pericolosissima e i commenti sui social networks e sui blog sono da evitare come la peste. Cara Paola, non hai ancora letto questa cosa! Paola, che ne dici? Scriviamo qualcosa sul marketing specializzato nel social network?

 Gent.mo Sig.ri, (ebbene sì … n.d.r.)
La nostra societa’ si occupa di marketing con particolare specializzazione nell’ambito dei social network, non c’e’ dubbio che il mezzo di comunicazione di massa che piu’ si e’ diffuso negli ultimi anni sia Internet.(Questa frase da sola merita l’applauso con standing ovation n.d.r.).

La diffusione di connessioni sempre piu’ veloci e la maggior copertura sul territorio nazionale ha fatto si’ che sempre piu’ persone si avvicinassero al web. Non solo e’ aumentata la quantita’ di persone connesse, ma anche il tempo trascorso online si e’ incrementato grazie alla difussione di sempre piu’ periferiche in grado di offrire accesso internet, basti pensare ai tablet o agli smartphone.

Questo cosa vuol dire ? Che in ogni momento anche solo in Italia milioni di persone sono connesse ad internet, un bacino di utenza che nessun altro mezzo di comunicazione di massa puo’ vantare: la televisione puo’ avere numeri simili, ma certamente non in contemporanea…e soprattutto con il web abbiamo a disposizione l’interattivita’, cio’ che piu’permette di avvicinarsi al cliente e instaurare quasi un rapporto con lui, (il quasi è fantastico n.d.r.) portandolo a conoscere i propri prodotti in maniera non solo visiva (e quindi passiva) ma anche partecipativa. (Spettacolare n.d.r.)

Il maggior esponente di questa tecnica al momento e’ senza dubbio Facebook, (esponente di questa tecnica … Povero Mark Zuckerberg… n.d.r.) dove alle possibilita’ interattive si aggiunge l’importantissimo fattore del passaparola: l’utente che gradisse il nostro prodotto lo potra’ consigliare in pochi click a decine, centinaia o addirittura migliaia di persone, in pochi istanti: nessun altro mezzo ha una potenzialita’ del genere! Sembra tutto bellissimo, ma…come raggiungere tutti questi utenti ?

 Chiunque abbia provato a realizzare un sito o una pagina Facebook per resentare il proprio prodotto sapra’ quanto sia difficile raggiungere un numero accettabile di utenti.

Ecco dove interveniamo noi e la nostra esperienza! Noi siamo infatti in grado, grazie alla nostra ampia banca dati di utenti, di portare sulle vostre pagine utenti reali, introducendoli al prodotto creando quindi subito attesa e curiosita’, gli utenti si iscriveranno alla vostra pagina (anche perche’ si fidano gia’ di noi, per cui non arrivano su un prodotto “sconosciuto” ma su un prodotto gia’ “raccomandato da qualcuno”), e sarete in grado in poco tempo di avere una ampia base di utenti e contatti che potrete utilizzare anche per future campagne di marketing.

Nello specifico, offriamo diversi pacchetti fans: (ibra vai sul sito prendi i pacchetti costi e numero e mettili qui) Il nostro lavoro parte abitualmente tra le 12 e le 24 ore seguenti all’acquisto del pacchetto fan, dopo di che garantiamo che nel giro di 1-2 (per pacchetti da 2000) settimane lavorative la vostra pagina avra’ tanti fans tutti ITALIANI in piu’.

Immaginate le potenzialita’ di comunicazione e di passaparola di un bacino di utenza di tali dimensioni! Una volta acquistato il pacchetto vi sara’ quindi sufficiente inviarci il link della pagina a cui volete aggiungere i fan e noi inizieremo le operazioni. 


La comunicazione (dal latino cum = con, e munire = legare, costruire e dal latino communico = mettere in comune, far partecipe) non è soltanto un processo di trasmissione di informazioni (secondo il modello di Shannon-Weaver). In italiano, il termine “comunicazione” ha il significato semantico di “far conoscere”, “rendere noto”. La comunicazione è un processo costituito da un soggetto che ha intenzione di far sì che il ricevente pensi o faccia qualcosa.

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Una cosa che davvero non abbiamo mai fatto, è seguire un progetto di un sito web, per un collega, anzi, in questo caso una collega. Può sembrare strano, ma non è così facile per tanti motivi ma il primo è quello della paura di fallire. E’ come la storia del maschio che ha disfunzioni erettili per la paura di fare “cilecca”. So che sono sciocchezze, ma in questi casi, cioè quando lavori per un collega, le aspettative sono sempre alte.

La parte più complessa non è stranamente il progetto grafico, o meglio la struttura del sito, ma sono i contenuti. Le agenzie sono spesso, se non sempre, abituate a lavorare con e per gli altri a tal punto da non riuscire a immaginarsi ciò che dovrebbero raccontare di loro stesse. Forse proprio per questo, bisognerebbe avere il coraggio, quando si deve fare comunicazione e si è un’agenzia, di rivolgersi ad un collega esterno e perchè no, addirittura ad un concorrente.

Diciamo però che in questo specifico caso, la Susanna Baraldi, titolare di TIMEADV ci ha dato una grossa mano, dandoci praticamente carta bianca.

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Abbiamo davvero potuto fare e brigare quello che volevamo :-) Spettacolo! Cosa si può chiedere di più da un cliente? E così abbiamo messo mano a WordPress e dopo un tentativo già quello molto buono ma che aveva dei limiti nel crosso-browsing, abbiamo aggiustato il tiro.

Eccolo qua! www.timeadv.it.

Abbiamo riscritto tutti i testi dando focus al brand e non più ai servizi. Abbiamo riconsiderato tutta la parte della promessa di valore, ci siamo concentrati sull’identificazione dell’agenzia come entità formata da persone e siamo usciti dal clichè delle classiche agenzie di adv che si presentano con la brochure multimediale, bella o brutta che sia, ma povera di anima e capace solo di mostrare il proprio portfolio clienti. Ora, finalmente TIMEADV è in scena e può raccontare la propria storia, condividerla e manifestarla, in pieno stile web 2.0.

Grazie Susanna per la fiducia che ci hai accordato!

www.timeadv.it.

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