Quanto ci importa del nostro futuro?
Andreas Voigt | maggio 19th, 2010 | 6 Comments »
Spesso mi rivolgo questa domanda, poi alla fine mi immergo nel mio “tran-tran” quotidiano e smetto di pensarci. Ma credo sia giunto il momento di chiedercelo sul serio perchè i tempi cominciano ad essere maturi.
Siamo di fronte ad una realtà anche economica a tinte fosche. Viviamo di debiti, conviviamo con i debiti e costruiamo sui debiti. Guardiamoci davvero intorno, perchè la realtà è questa.
Siamo una società che invecchia e che difende con i poteri delle lobbies i privilegi e le rendite da posizione, dei vecchi potenti. E non parlo di età anagrafica in senso stretto, ma di età sociale. Siamo una società che oltre a invecchiare, non cresce. E questo non è solo in Italia, ma in tutta Europa. Per difenderci dall’invecchiamento e dalla crescita piatta, cerchiamo di accogliere più stranieri possibili. Ma all’invasione di altre culture, non siamo minimamente preparati e alla fine, indebitiamo anche loro.
Sembra che più debiti abbiamo, meglio stiamo. Siamo talmente indebitati, che non riusciamo quasi più a collocare i nostri bond per rifinanziare il debito e pagare gli interessi (vedi il caso Grecia). Nessuno ci ha ancora spiegato come potrà la Grecia, ma in realtà, come potremo tutti noi, pagare i nostri debiti con un tasso di crescita inferiore al tasso di interessi che man mano dovremo pagare per allettare gli investitori a comprare le nostre obbligazioni. La Grecia pagherà interessi sul debito contratto con i Paesi UE per evitare il default, del 5% ma ha già un tasso di crescita azzerato e si troverà ora ad affrontare una crisi sistemica e sociale senza precedenti. Tra le altre cose, sempre la Grecia, dovrà crescere in un mondo ormai estremamente globalizzato e super-competitivo, con infrastrutture inesistenti, investimenti in ricerca e sviluppo sotto zero e un tessuto economico-industriale estremamente debole e poco sviluppato. Ma la Grecia non è l’unica! Read More
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Fare rete, condividere esperienze, progetti, soluzioni e conoscenza, significa entrare in una nuova dimensione, dove la professione di ognuno è la massima espressione di un senso comune di appartenenza e di valori.
Fare rete significa oggi, non solo non essere più soli ma avere il massimo vantaggio competitivo in termini di qualità e di opportunità affinché il cliente finale possa vincere in un mercato globalizzato, sempre più aggressivo.





Pian piano, goccia dopo goccia, la speranza per un futuro migliore in Italia, sta morendo. E’ una sensazione che è nell’aria, la si tocca, è tangibile, come il tanfo marcio di un cadavere in putrefazione. Non è uno sfogo purtroppo ma è la realtà delle cose. Cosa stiamo lasciando alle future generazioni del Bel Paese? Un “Made in Italy” che non ha più nessun valore, se non l’irrisorio senso di un’appartenenza ad una storia che fu.



