03 05 2012
L’IMU è una patrimoniale nascosta?
In questi giorni si discute, si litiga e ci si interroga sull’IMU, la nuova tassa sulla casa che ha sostituito l’ICI. Ma vediamo nel dettaglio di cosa stiamo parlando.
IMU è l’acronimo di Imposta Municipale Unica. L’IMU sostanzialmente raggruppa l’IRPEF sui redditi fondiari delle seconde case e l’ICI, l’Imposta Comunale sugli Immobili, istituita nel 1992 diventata poi in breve tempo una delle voci di entrata più importanti nei bilanci dei comuni, prima di venire abolita definitivamente dal Governo Berlusconi, sulle prime case. L’IMU rappresenterebbe, nelle aspettative del legislatore, la vera base di partenza per il federalismo fiscale e l’autonomia finanziaria dei comuni. Dal punto di vista formale, lo scopo dell’IMU ha risvolti assolutamente positivi. Il fatto che un comune possa attingere ad una forma di imposizione per finanziare opere e servizi che sono percepibili direttamente dal cittadino è sicuramente un punto di forza di questa imposta.
Purtroppo però le cose stanno diversamente e il Presidente dell’ANCI Graziano Delrio (ASSOCIAZIONE NAZIONALE DEI COMUNI ITALIANI) nonché sindaco di Reggio Emilia, in varie interviste rilasciate agli organi di stampa lo dice molto chiaramente. Sostanzialmente, il comune funge da sostituto di imposta. I proventi dell’imposta non entrano direttamente nelle casse dei comuni ma entrano nelle casse dello Stato il quale riconosce ad ogni comune la sua parte nei trasferimenti Stato-Comune.
Per spiegarmi meglio, il cittadino in realtà non paga l’imposta al comune ma allo Stato. Ogni anno, lo Stato riconosce ad ogni comune una quota di denaro pubblico proveniente dall’intera raccolta fiscale trasferendo risorse finanziarie al comune stesso secondo calcoli e metodologie ben definite. Nel caso dell’IMU, lo Stato riconosce quindi una sorta di “bonus” pari alla parte di imposta spettante al comune stesso, oltre al normale trasferimento. Leggere sulla riforma del titolo V della Costituzione relativamente ai trasferimenti di risorse finanziarie dallo Stato agli Enti Locali. http://finanzalocale.interno.it/docum/studi/varie/formez03.html
Peccato però che i trasferimenti dipendano anche da fattori diversi. Più un comune è “ricco” o virtuoso e meno trasferimenti arrivano. La questione del Patto di Stabilità è ancora aperta e discussa, che provoca veri terremoti nei bilanci dei comuni e nei rapporti tra amministrazioni locali e cittadinanza. A proposito del Patto di Stabilità Interno, vi invito a leggere questo interessante articolo che spiega in modo semplice e reale che cosa sia e quali sono le conseguenze della sua applicazione: http://viadeisalici.blog.tiscali.it/2010/11/05/patto-di-stabilita-ecco-spiegato-cose/?doing_wp_cron . Ecco che ai comuni non è dato sapere con precisione, quanto di questa imposta venga trasferito agli enti locali e comunque, con un certo grado di sicurezza sarà almeno il 30% in meno rispetto a quanto i comuni incassavano con la normativa precedente sull’ICI sulle seconde case e sugli immobili commerciali. Di fatto, parliamo di miliardi, molti miliardi in meno.
Quindi?
Quindi ha ragione il Sindaco di Carpi Enrico Campedelli che già da mesi mi spiegava che l’IMU è di fatto una patrimoniale, ben nascosta, di cui i comuni godranno ben poco ma che servirà a rimpinguare le esangui casse dello Stato che non ha più il controllo della Spesa Pubblica. Purtroppo però, questa patrimoniale non grava sui redditi o meglio sui patrimoni più cospicui ma colpisce indistintamente chiunque abbia una proprietà immobiliare o più. Peccato però che chi ha una proprietà immobiliare non sia necessariamente “ricco”. Peccato che esistono milioni di famiglie che hanno sudato sangue per costruirsi il proprio nido familiare. Peccato poi che esistano altrettanti milioni di famiglie sulle quali grava un pesante mutuo ipotecario iperpluriennale, acceso per comprare la casa della propria vita e non sono di certo felici di dover pagare un’imposta ad uno Stato famelico incurante o peggio incapace di amministrare il denaro dei cittadini.
Questa è l’Italia delle pezze e delle toppe, degli interventi all’ultimo minuto, delle cose fatte senza senso, senza visione e senza cervello. Questo è un Paese dove per recuperare 4 miliardi e mezzo di spesa pubblica si deve chiamare dalla quasi tomba un vecchio babbione di 80 anni e nominarlo Commissario, senza nulla togliere alla qualità e all’intelligenza di Enrico Bondi, risanatore di Parmalat. Questa è l’Italia delle bugie, dei sotterfugi, degli espedienti, del ladrocinio e del fancazzismo. E’ l’Italia di chi non paga le tasse, di chi non ha controllato, di chi porta a casa gli alimenti dalla Bouvette di Palazzo Madama. E’ il Paese che intasca decine di miliardi dalle lotterie, dal gioco d’azzardo e dalle slot machines dimenticandosi di chi cade nel vizio del gioco.
E mentre Penati, Lusi, Belsito e compagnia cantante fanno la bella vita coi soldi pubblici, la povera casalinga di Voghera deve raschiare il fondo del suo conto corrente per pagare l’IMU allo Stato sulla casa che ha ereditato tanti anni fa dai suoi genitori non sapendo che tra poco avrà da pagare la certificazione energetica. Cornuta e mazziata!
23 04 2012
La nemesi del gattopardo
Quanto c’è di vero in quel romanzo scritto da Giuseppe Tomasi di Lampedusa, libro un po’ storico un po’ no, un po’ antico ma ancora tremendamente e diabolicamente attuale? Quella Sicilia profonda, decadente ma assolutamente vera emerge come un urlo e si immedesima nell’oggi con straordinaria potenza.
[ba-quote]Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene; e tutti quanti Gattopardi, sciacalli e pecore continueremo a crederci il sale della terra.[/ba-quote]
Quanto c’è di vero in queste parole? Tantissimo. Eppure, la realtà è diversa. Noi non siamo il sale della terra, non siamo nemmeno sciacalli, né iene né Gattopardi. Siamo così insulsi e ignoranti che quello che crediamo di vedere non è altro che ciò che vorremmo credere ma in realtà non vediamo. Triste amara realtà di vita vissuta.
Corrado Augias scrive nella prefazione del suo libro “Il disagio della libertà“:
In novant’anni di storia, dal 1922 al 2011, abbiamo avuto il Ventennio fascista e il quasi-ventennio berlusconiano: per poco meno di metà della nostra vicenda nazionale abbiamo scelto di farci governare da uomini con una evidente, e dichiarata, vocazione autoritaria. Perché? Una risposta possibile è che siamo un popolo incline all’arbitrio, ma nemico della libertà.
Vantiamo record di evasione fiscale, abusi edilizi, scempi ambientali.
Ma anche di compravendita di voti, qualunquismo: in poche parole una tendenza ad abdicare alle libertà civili su cui molti si sono interrogati. Da Leopardi a Carducci che dichiarava “A questa nazione, giovine di ieri e vecchia di trenta secoli, manca del tutto l’idealità”, fino a Gramsci che lamentava un individualismo pronto a confluire nelle “cricche, le camorre, le mafie, sia popolari sia legate alle classi alte”. Per tacere di Dante con la sua invettiva “Ahi serva Italia, di dolore ostello!” e di Guicciardini con la denuncia del nostro amore per il “particulare”. Con la libertà vera, faticosa, fatta di coscienza e impegno sembriamo trovarci a disagio, pronti a spogliarcene in favore di un qualunque Uomo della Provvidenza.
Questo libro, un’indagine colta e curiosa su una pericolosa debolezza del nostro carattere, è anche un appello a ritrovare il senso alto della politica e della condivisione di un destino. La libertà, intesa come il rispetto e la cura dei diritti di tutti, non è un’utopia da sognare ma un traguardo verso cui tendere.
Siamo così insulsi e ignoranti che la nostra libertà la lasciamo calpestare dalle menzogne di pochi pur di poter credere a ciò che non è. E quando veniamo delusi o pensiamo di venir delusi, quando quel sogno ci viene spezzato perchè la realtà dei fatti è diversa, ci accontentiamo di credere alle promesse del successivo stregone. In fondo siamo schiavi, perchè la schiavitù ha tante forme e non è mai stata soppressa. Perchè la libertà costa, è un impegno civico e morale oltre che personale e pochi hanno la voglia e il coraggio di pagarne il prezzo. Così continuiamo a credere, ad accendere quella scatola infernale che è la TV, a leggere i titoli dei giornali, pensando così di essere informati, di essere sul pezzo, di credere che questo possa essere la nostra piccola briciola di libertà: “Money for nothing and chicks for free” cantavano i Dire Straits… Diamo alla nostra libertà il valore di niente e al niente il valore della nostra libertà.
Pensare, avere dubbi, discutere, confrontare … Tutto questo ci viene sottilmente negato e ogni giorno è peggio ma noi siamo contenti così. Pensare è difficile, immaginare ancora di più, leggere, riflettere, dubitare, sono cose che fanno perdere tempo perché il tempo conta solo per quel tanto che serve per produrre cibo. Non ce ne accorgiamo perché in fin dei conti, a casa, in poltrona o sul divano, col telecomando in mano siamo zombie rincoglioniti che vivono solo per consumare, nemmeno più per procreare. Persino fare l’amore è diventato un prodotto da consumare gratis sul monitor di un computer.
Lo spread torna a correre … Eppure qualcuno tempo fa ha deciso per noi, che era tempo di cambiare marcia! Lo spread sarebbe tornato a scendere e tutti sarebbero stati felici e contenti. Ma nessuno dice che quello spread è la carotina davanti al naso … Corriamo per abbassare lo spread, tiriamo la cinghia, uccidiamo il futuro dei nostri figli, lasciamo milioni di lavoratori a casa, migliaia di piccole aziende sul lastrico, centinaia di migliaia di famiglie con l’IMU salatissima da pagare e lo spread è sempre lì che ci minaccia. E’ il mercato che detta le sue regole? Ma chi è questo benedetto mercato? Che volto ha? Come si chiama? Allora noi torniamo a stringere la cinghia, ad affamarci, a dare un altro taglio netto al nostro futuro e lo spread è ancora davanti a noi … Nel frattempo ci indebitiamo, risparmiando. Più stringiamo la cinghia più ci impoveriamo e più ci indebitiamo. Ma non è forse vero il detto che SOLO il denaro, genera altro denaro? Solo la ricchezza genera altra ricchezza? Solo la crescita genera altra crescita?
La nostra spesa corrente è oltre (poco più del 3.5%) la nostra capacità di risparmio. Le entrate sono inferiori, ogni anno, rispetto alle uscite. E via con le tasse, via con la lotta all’evasione. Gli italiani scoprono di essere schiavi dell’evasione, del ladro mascalzone che truffa lo Stato e non paga le tasse. Peccato che i primi a non pagare siano proprio coloro che puntano il dito contro. Ma io mi domando, se l’evasione è un problema e lo è, perchè lo si scopre solo adesso? Perché non si è fatto nulla prima? Nel frattempo il debito pubblico sale e lo spread è sempre lì che ci minaccia. Paese disgraziato questo, che cammina solo grazie ad un padrone che dietro ti legna e davanti ti fa annusare la carota… Quanto ha ragione Corrado Augias!
Tutto cambia intorno a noi, ma nulla cambia dentro di noi. E’ la nemesi del Gattopardo. Siamo schiavi della nostra schiavitù ed è così sottile questo legame che pensiamo di essere liberi. La libertà di voto, di parola, di scrittura sono illazioni diaboliche che ci distruggono se non cominciamo a chiederci davvero cosa significa essere liberi. Fino a quando non cominceremo a pagare un prezzo per la nostra vera libertà, non cambierà mai nulla.
Nel frattempo lo spread torna a salire, Monti borbotta e gli italiani tirano la cinghia. E il debito aumenta.
22 04 2012
Stay Human!
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[ba-pullquote align="right"]Se un uomo ha una grande idea di sé stesso, si può essere certi che è l’unica grande idea che ha avuto in vita sua. Proverbio Inglese[/ba-pullquote]Essere umani, ritornare all’uomo, ripensare la nostra essenza, ritornare all’origine per rinascere. La nuova frontiera evolutiva è dentro di noi. La tecnologia oggi corre, dalla biotecnologia molecolare alle ricerche e tecnologie sulle energie alternative, dalla medicina, alla farmaceutica, dalle tecnologie legate alla comunicazione a quella digitale. Le potenze di calcolo dei processori aumentano raddoppiando di anno in anno, si parla di andare su Marte, si ipotizzano mondi sommersi, si costruiscono aeroporti sul mare …. Si consuma, si spreca, si uccide, si distrugge. Tutto è materiale, anche la nostra struttura societaria ed economica è legata al prodotto, alla tecnologia e al consumo.
Ma noi dove siamo? Qual’è il nostro ruolo futuro? Che dimensione avremo? Cosa ci riserverà il domani? E soprattutto, qual è la nuova fase evolutiva?
Non siamo macchine, non siamo prodotti, siamo esseri viventi. Ecco, “Stay Human” è il motto giusto per il domani. Un fenomeno oggi di moda ma che ha implicazioni profonde e ne avrà ancora di più domani, il social networking, riporta le cose ad una dimensione umana. Le persone tornano al centro, potenziandosi in un vero e proprio processo collettivo di condivisione delle conoscenze e delle proprie esperienze di vita. La parte più irrazionale di noi è quella più bella, più inaspettata, più creativa e dannatamente viva.
Noi siamo il nostro futuro ed è un futuro potente e radioso. Il resto è solo noia!
Buona domenica a tutti!
19 04 2012
Innovando avrà casa anche in Svizzera
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Il mondo diventa piccolo anche per noi. Dopo le nostre esperienze professionali in Francia e Germania, eccoci nel Paese dei Cantoni. La Confederazione Elvetica si apre al web in modo consapevole. Poter essere protagonisti, anche in minuscola parte di questo cambiamento è entusiasmante.
Nella vita succedono cose strane. Ci sono cose che vanno, cose che vengono, spesso tutto senza che tu possa fare nulla, in modo indipendente dalla tua volontà. Poi ad un certo punto un amico ti consiglia un cliente che a sua volta ti fa conoscere un’altra persona e da una porta entri in una stanza che ha altre porte che si aprono. Non devi fare altro che scegliere.
Così ho conosciuto Marco Masciadri di Ti-Promotion.ch ed è nata una incredibile sintonia. Lui italiano di nascita e svizzero di adozione e io tedesco di nascita e italiano di adozione. Abbiamo deciso di percorrere una strada, insieme e siamo sicuri che sarà vincente. Ne vedrete delle belle!
Così nascerà Innovando.ch che insieme a TI-Promotion e Wolkenland avrà molto da dire.
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15 04 2012
L’Italia non è l’Islanda e nemmeno la Svezia
[ba-quote]Se per opporci aspettiamo che la vita sia ridotta quasi completamente a un unico tipo uniforme, qualsiasi deviazione da quel tipo verrà considerata empia, immorale, e addirittura mostruosa e contro natura. (John Stuart Mill)[/ba-quote]
Che piaccia o non piaccia, l’Italia è un grande Paese. L’Italia è un crogiuolo di culture millenarie, che hanno lasciato qui una impronta indelebile nel patrimonio di questo incredibile Paese. Da qui sono passati tutti, dai fenici, ai greci, dagli etruschi ai latini, dai celti, dai galli, veneti, liguri, arabi, longobardi, goti, visigoti, bizantini, spagnoli, francesi, tedeschi di ogni salsa e colore, austriaci, americani …Ognuno di questi ha portato via qualcosa e qualcosa ha lasciato. Non esiste al mondo un Paese che abbia questa ricchezza culturale, questa incredibile moltitudine caleidoscopica di sfaccettature. Non esiste nessun Paese in Europa che abbia così profondamente influenzato la nostra cultura occidentale come e quanto quella italica. Se solo pensiamo a quello che è stato il Rinascimento per l’Europa, che ancora in diverse misure vive dentro ad ognuno di noi, ci si può rendere conto di quello che sto dicendo.
Pensare di “uniformare” questa poliedrica diversità alla “noia in divisa” dei nostri partners europei è uccidere l’essenza stessa di questa magnifica penisola. Spesso dicevo, sbagliando, che la salvezza dell’Italia potrebbe passare dal fare guerra agli Islandesi per poi arrendersi il giorno dopo e da loro farsi governare. Penso che il governante islandese avrebbe meno difficoltà a “uniformarsi” al pensiero italico che non il contrario.
Sento anche dire da molti, che l’Italia non esiste, che è solo un “accrocchio” geopolitico tenuto insieme da una carta costituzionale. Oh! No! L’Italia esiste eccome ed esiste talmente tanto che è stata per 2 mila anni terra di conquista di popoli di tutte le etnie e tutte le culture. Altrimenti, se non esistesse o non fosse esistita, non ci sarebbe stata nessuna ragione per “conquistarla”.
L’Italia oggi, è un Paese in difficoltà, ferito nell’orgoglio, nella sua cultura, nel suo ruolo e nella sua sostanza. E’ un Paese che si accartoccia su sé stesso, che non capisce cosa accade intorno, che non riesce a svegliarsi da un sogno che non c’è più e che rischia di portalo alla pazzia. L’Italia è un Paese fatto di localismi, campanilismi ma anche di una incredibile diversità popolare che dovrebbe essere il suo grande punto di forza. E’ proprio qui che bisognerebbe iniziare un percorso di rinnovamento. Si è parlato tanto di federalismo, ebbene sì, sarebbe davvero la sua fortuna. Parlo di un sistema federale cantonale, come quello svizzero, con un governo centrale ridotto all’osso, essenziale, a cui delegare solo le questioni di politica economica nazionale e di rappresentanza dell’unità nazionale (sacra e inviolabile). Smantellare quindi questo enorme, farraginoso e bizantino apparato statale che divora ogni giorno miliardi in risorse e possibilità di crescita. Non già quindi un federalismo edulcorato e mediato ma un federalismo vero e di sostanza perchè esso rappresenta la vera forza innovatrice e culturale di questo Paese. Un centinaio di delegati alla politica nazionale a Roma, sono più che sufficienti. Il resto portiamocelo vicino a casa nostra! Non quindi una stratificazione e duplicazione dei centri di potere ma un vero e proprio smantellamento di ciò che non serve e ha dimostrato ormai inequivocabilmente, di non funzionare.
Per l’economia italiana sarebbe un toccasana! L’Italia proprio per la sua diversità, ha un patrimonio incredibile di piccole e medie aziende che su questa poliedricità culturale basano la loro forza in termini di inventiva, di creatività e forza commerciale. Il concetto di “più spesa pubblica, più tasse e quindi più welfare” (in un contesto normale e non influenzato dai trasformismi politici e dal malaffare) in Italia NON-PUO’-FUNZIONARE! L’Italia non è la Svezia! Il Welfare in Italia, si basa o si dovrebbe basare sulla sua capacità di fare impresa, non di fare debito! Paradossalmente, il liberismo economico, in Italia, ha più possibilità di sviluppo sostenibile che non negli States! Ma più mortifichiamo la capacità e la voglia di fare impresa, più cerchiamo di diventare come la Svezia, ma senza riuscirci.
L’Italia non si salverà con le riforme di Monti, anzi, è probabile che saranno la sua tomba. Per riformare questo Paese bisognerebbe non riformarlo. Bisognerebbe rompere e rifare dal principio. Ripensare la forma di Stato, dare slancio alle diversità rispettandole secondo una nuova costituzione che dia valore all’impresa, alla cultura e alla responsabilità sociale. Occorre rompere il sistema partitico così pervasivo e incancrenito per riportarlo alla sua naturale forma di organizzazione del consenso in contesti localizzati. L’Italia, più che alla Svezia, dovrebbe assomigliare alla Svizzera!
Durante i primi anni del Regno d’Italia, la volontà di uniformare il Paese secondo il modello di governo e di amministrazione del Regno di Sardegna (piemontesizzazione) fu devastante a tal punto che ancora oggi ne portiamo pesantemente le conseguenze. Esiste un pensiero strisciante in Italia, secondo il quale, senza una govenance forte e centrale, unica e inviolabile, il Paese si sfascerebbe. Invece sono convinto che rifiorirebbe come non mai! Si insegna la Storia d’Italia secondo modelli agiografici vecchi, bolsi, triti e ritriti per giustificare un processo storico che oggi mostra i suoi enormi limiti. Così oggi, la Mitsubishi acquista il secondo produttore italiano di pomodori pelati, tipico prodotto delle terre del sud. Ma che c’azzecca la Mitsubishi, dico io????
Gli italiani non sono capaci di gestire grandi sistemi complessi, però sanno fare molto di meglio: sanno gestire una moltitudine incredibile di sistemi semplici. Se si tornasse a capire questo, l’Italia tornerebbe ad avere il suo ruolo naturale di guida culturale europea. Altrimenti, sarà destinata al declino definitivo e alla devastazione sociale ed economica che tutta l’Europa pagherà pesantemente. Ancora una volta, il futuro d’Europa, dipende da Roma.









