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Siamo nell’anno 2012 d.c. cioè Dopo Cristo eppure si potrebbe dire a.i. cioè Avanti Internet. Si vedono cose tremebonde, ahimè. La faciloneria, il pressapochismo e la cialtroneria del profeSCIOnista incombe su di noi e l’ignaro malcapitato si sbraccia e arranca in mezzo al guano.

Ormai c’è di tutto. Di recente sono incappato in un nuovo cliente che si è trovato improvvisamente con un sito di e-commerce in mano completamente illegale a causa delle negligenze dell’agenzia ignorante.  Ho visto web agencies vendere dalle noci di cocco, ai panetti di burro fino ai sistemi di rilevamento satellitari delle migrazioni delle oche selvatiche.

Ultimamente stiamo facendo una bella esplorazione su com’è la situazione del web nei Paesi dell’Europa dell’Est, soprattutto Polonia. Quasi quasi possiamo chiudere. Se la concorrenza è questa, abbiamo perso in partenza. Siti ben fatti, ottimizzati, immagini ricercate e pertinenti e via discorrendo. Non mi soffermo sui testi perchè col polacco non c’azzecco, ma il resto è tutto in ordine.

Qua invece mi trovo con gente che non sa NULLA! E’ talmente tutto NULLA che questi sono inermi di fronte allo sciacallo. Un cliente che non conosce la differenza tra una fanpage e un sana presenza su un social network, che non ha mai preso in esame di rivedere il proprio brand in vista di un riposizionamento del suo profilo sul web, se gli dici che il dominio su Aruba costa 15 euro e su un server dedicato fatto come Dio comanda 500, è chiaro che sceglie Aruba. E dopo due mesi gli defacciano il sito ed è tutta colpa tua!

Nel 2012 a.i. la promessa di valore è una coltellata alla schiena. Provate a chiedervi, voi tutti: “Qual’è la mia promessa di valore?” e controllate il vostro sito internet, se è tutto a posto. Ah già! Dimenticavo, cos’è la “promessa di valore”? Eh vabbè allora ditelo però!

Avete presente quella cosa che si chiede un cliente visitando un sito? “Perchè devo scegliere costui e non quell’altro?”

La cosa spietata è che da aziende strutturate, che hanno una idea precisa su cosa sia un progetto di comunicazione, ti aspetti di avere terreno fertile! Macchè! Buio pesto. Sembrano balene circondate da orche assassine pronte a spolparle, a strappare via un lembo sanguinolento e succoso di carne per il bene del conto in banca.

Gente che presenta un progetto di un nuovo logo ad un’azienda copiandolo anche male da uno già esistente … Sarà che io di loghi non ne faccio … Forse è meglio così! Altri che si presentano come esperti di comunicazione online e hanno un sito inguardabile, illeggibile tipico del 2012 avanti internet, a.i. appunto. Ho visto oggi, non ieri, oggi, un contratto di fornitura di servizi SEO che recita così:

“Indicizzazione di 20 keyword scelte da un elenco di 150 (vedi allegato C) nei principali motori di ricerca tra cui Bing, Altervista, Yahoo, Excite e in differita su Google.”

Indicizzazione ??????? Indicizzazione di 20 Keywords ??????? In differita su Google ?????? EH ???????????? Nico! Questa ti mancava vero? E poi, Altervista ???? Excite ?????

Poi il mio sguardo cade sul costo annuale e ho chiesto i sali! 23 mila euro annui! Non faccio nomi e cognomi ma sarei così tentato …. Un bel libro nero di bad practice non sarebbe male! Ma il cliente ignaro, ha firmato il contratto capestro e ora si trova a dover pagare una penale per risolvere. Tra clausole e clausoline ce n’è una da galera:

Il fornitore non assume responsabilità di fronte alla mancata indicizzazione causa frequenti modifiche degli algoritmi di ricerca dei motori di ricerca.

WHAT ??????????

Sento che sto per stappare una bottiglia di champagne! Ma tant’è! Di che mi stupisco? C’è chi vuole fare campagne di recruiting online sui social networks chiudendo però la possibilità agli utenti di commentare. C’è chi mi chiede di mettere Google nel suo sito o di fare un clone di Facebook per 500 euro! Maramao perchè sei morto …. Pane e vin non ti bastava … L’insalata era nell’orto e un brutto sito avevi tuuuuuuuu ….

Facciamo ridere! La FIAT va a produrre in Polonia e questa ci farà il mazzo sul web. Voglio provare a contattare una web agency polacca e chiedere se mi mettono Google nel mio sito. Come minimo mi denunciano alla Corte Suprema dell’Aia per i Diritti delle Giovani Marmotte.

Ho conosciuto un imprenditore che ha un sito internet ma da anni, siccome la rete interna è installata da schifo non riesce ad accedere al proprio sito e non può fare modifiche. Il sito ha le ultime news del 2007. Dal 2007 sta cercando un responsabile amministrativo. Direi che non è male. Ne ho conosciuto un altro che non ha tempo e soldi per il sito in multilingua però paga 80 mila euro un consulente per farsi spiegare cosa deve fare per internazionalizzarsi e aprirsi al mercato tedesco. Poi è venuto da me per chiedere se gli traducevo una pagina del suo sito, in tedesco, da “mettere su facebook”.

Ormai c’è una confusione incredibile. Tutti fanno tutto e se non fanno tutto se lo inventano. A Carpi abbiamo l’assessore al Tutto, vuoi che non ci sia la everything-agency che ti ripara una sedia o ti costruisce un razzo interplanetario? Però in questo marasma di tuttologi tuttofare, non funziona un kaiser! E’ tutto fatto così come viene, alla “volemose bene”, tanto comunque sei autorizzato a non pagare la fattura.

E poi ci definiamo il centro mondiale della cultura. Sarà ….

 

Abbiamo ricevuto queste righe da Davide Martignani, CEO di Augea S.r.l. che ci ha completamente spiazzati. Difficile anche per me, rimanere senza parole eppure Davide c’è riuscito molto bene.

Avevo chiesto a Davide se aveva voglia di scrivere qualcosa su di noi, un po’ come un testimonial che racconta il nostro rapporto. Ma la sorpresa è arrivata e con la massima umiltà (falso!) vorremmo condividerla con voi!

Ecco cosa scrive Augea:

Ci sono fornitori che fanno semplicemente i fornitori (tu chiedi e io ti fornisco) e fornitori che oltre a darti quello che cerchi, trasmettono competenze e condividono metodi, e per questo loro atteggiamento sono destinati a diventare dei partners. Questo è quanto è successo a noi di Augea quando abbiamo incontrato Andreas Voigt: un incontro fortunato.

Qualche mese fa, una sera, curiosavo sul web per farmi un’idea di che cosa volesse dire per un’azienda avere una reputazione su internet, avere una visibilità “sociale”, dotarsi di un sito web che fosse sì una vetrina istituzionale ma anche uno strumento di divulgazione e proposizione di soluzioni e servizi. Questo perchè Augea aveva un sito ormai superato nell’immagine e nei contenuti, al quale volevo mettere mano.

Non ricordo esattamente come, ma sono finito sul sito Innovando.it che ha subito attirato la mia attenzione: ricchissimo di materiale, sobrio, centrato sui contenuti. La mia prima impressione è stata che il sito facesse buona pubblicità all’azienda senza essere smaccatamente una vetrina.

Insomma, dal sito si intuiva competenza vera in tema di comunicazione, social networks, nuove tendenze del Web, e quindi decisi di farmi vivo, con l’intenzione di chiedere un preventivo.

Già al telefono, Andreas – che non avevo mai sentito nominare prima – mi fece una buona impressione, era cordiale, (al telefono la sua voce sembra quella di Francesco Guccini…) competente e rassicurante; pensai tra me e me “E’ un bravo commerciale, può valere la pena incontrarlo per farsi un’idea”.  Nel frattempo avevo contattato anche un’altra azienda per avere un paio di proposte fra cui scegliere.

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E’ di qualche giorno fa la notizia dell’accordo commerciale tra mamma Google e Seat Pagine Gialle che dovrebbe in qualche modo rivoluzionare il mondo digitale e dare una risposta interessante a tutte quelle piccole e medie aziende che ancora non si sono affacciate al web con un sito aziendale. Un accordo strategico che dovrebbe infastidire pesantemente il mercato e soprattutto la concorrenza delle web agencies.

Persino ASSODIGITALE si è mossa definendo questo accordo come una sorta di cartello monopolistico che finirebbe per togliere aria alle agenzie stesse che non avrebbero nessuna possibilità di concorrere. L’accordo porterebbe ad offrire alle PMI siti web per pochi spiccioli, si parla di gratis, ma gratis non è (non meno di 1.000 Euro all’anno per un sito normale e diverse migliaia per un sito di e-commerce con molti items o prodotti in vendita). Il cliente fruirebbe sostanzialmente di un sistema di facile accesso che gli permetterebbe, attraverso una serie di sistemi a template, di costruirsi un sito per affacciarsi al web e fruire di tutta una serie di servizi dedicati alla visibilità (bonus di 10 Euro per Adwords) che SEAT PAGINE GIALE e GOOGLE possono mettere in campo.

Posso dire la mia opinione in merito? Beh, molti la conoscono. In linea di principio questa cosa non si allontana di molto da ciò che vado predicando da tempo e cioè che il sito web inteso come struttura software e grafica costerà sempre meno, anche meno di mille Euro. Oggi, volendo, con JOOMLA e WORDPRESS e un buon template te la cavi, aggiungendo un discreto hosting anche con 500 Euro scialacquando molto. Non hai nemmeno bisogno di attendere gli sviluppi operativi e commerciali dell’accordo SEAT-GOOGLE se è per questo. Da questo punto di vista, le webagencies dovranno mettersi il cuore in pace perchè saranno dolori a prescindere. Questa è la conseguenza di tutta una serie di comportamenti anche eticamente scorretti, che le webagencies hanno messo in atto nei confronti dei clienti per anni vendendo fumo o servizi e prodotti scadenti per decine di migliaia di Euro. Prima o poi il mercato si ribella e tenta di equilibrarsi.

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Sul nuovo algoritmo di ricerca di Google, gli operatori del settore stanno discutendo selvaggiamente. In questi giorni ho sentito e letto tutto e il contrario di tutto. Ma che Google abbia iniziato a dare valore ai Social Signals cioè a “segnali” della nostra presenza sui social networks per dare forza e valore ai nostri contenuti questo è fuori discussione. Che poi ciò avvenga con un processo di valorizzazione del ranking dei contenuti che generiamo, posizionati e indicizzati nel motore di ricerca, anche questo ormai è fuori discussione. Content is King, vado ormai affermando da diversi anni, in anni non sospetti, dove venivo spesso deriso ed etichettato come sempliciotto e ignorante.

Google invece, continua la sua corsa verso la valorizzazione del contenuto. Lo fà da sempre, è il suo obiettivo primario fin da quando Larry Page e Sergey Brin fondarono Google nel 1999. Più i risultati di ricerca sono interessanti e pertinenti alla chiave di ricerca inserita, più l’utente viene fidelizzato. Per lavorare sulla pertinenza dei risultati oggi, è necessario analizzare e parametrizzare la qualità dei contenuti.

Con l’avvento e l’espolosione dei social networks, la questione diventa ancora più interessante, anzi, molto interessante. Quanto può influire Twitter ad esempio sul mio trust rank, sulla mia reputation e soprattutto sul mio ranking (definibile anche sotto il termine credibilità) in funzione del mio posizionamento nei motori di ricerca? Tantissimo! Grazie appunto ai Social Signals. I link che vengono proposti da un utente su twitter hanno un effetto sull’attività di ricerca relativa al link che viene proposto nel messaggio e questo potenzialmente, è un’arma interessante dal punto di vista SEO per potenziare il valore di determinati contenuti. Ma ovviamente occorrono contenuti. Sempre nel caso di Twitter, se qualche utente, con credibilità e pagerank elevato, retwitta i tuoi contenuti, ciò influenzerà i motori di ricerca nel posizionare il contenuto stesso in posizioni molto alte nella pagina dei risultati di ricerca. Sappiamo ad esempio che Bing considera quante volte un determinato contenuto è stato retwittato e Google lo farà molto presto se non lo fà già da ora.

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Già da tempo circola la notizia che con l’avvento di GOOGLE INSTANT, il mestiere del SEO inteso come oggi lo si intende, avrà nei prossimi 5 anni vita molto difficile. Io onestamente sono convinto invece che il mestiere del SEO avrà una normale e naturale evoluzione più verso il contenuto e le “persone” piuttosto che verso il sistema tecnologico.

Ma che cos’è GOOGLE INSTANT? Semplicemente la naturale evoluzione del principale motore di ricerca mondiale. Cioè la nuova versione che ti permette di poter effettuare ricerche ricevendo risposte in tempo reale, Cioè man mano che si digita una chiave di ricerca all’interno del campo di ricerca, GOOGLE in tempo reale restituisce un risultato senza che si debba finire di scrivere del tutto la chiave di ricerca desiderata. GOOGLE INSTANT lavora in sostanza “intuendo” in anticipo ciò che l’utente sta cercando.

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