+41 44 5851252 - CONTATTACI (dalle 9,30 - 12,30 e dalle 14,30 alle 18,30)

Blog Archive

Home
Filter by: marketing

Come sapete, Innovando non esiste più. E’ nata Innovando. Sembra un gioco di parole ma è davvero così. Tutti ormai sanno che ci siamo trasferiti in Svizzera, che la nostra scelta è stata anche di vita, non solo di opportunità, che abbiamo deciso di spostarci fisicamente, non solo fiscalmente ma al contempo, invece di ridurci ci siamo ingranditi, abbiamo deciso che da soli non si va da nessuna parte. Il nostro è un team articolato, un mix di competenze ed esperienze difficile da trovare altrove, il tutto sotto il cappello di un brand piuttosto conosciuto in Italia che sicuramente ora avrà maggior visibilità anche a livello internazionale.

Il nostro progetto è un vero progetto di internazionalizzazione che si formalizzerà nei prossimi mesi e che vedrà espandere le nostre esperienze professionali secondo nuove metodologie di lavoro e nuove opportunità anche per i nostri clienti e partners.

Siamo convinti che INSIEME PER COMUNICARE non sia solo un semplice pay off ma una ragione di esistere e di confrontarsi con un mondo in evoluzione continua. Per questo motivo non possiamo essere unipersonali ma abbiamo bisogno di entrare in un vero processo di condivisione delle esperienze con tutti coloro che hanno specificità professionali perfettamente complementari con le nostre.

I terreni dove oggi le imprese giocano la propria visibilità sono diventati complessi e interconnessi. Non è più possibile dividere le tipologie e i campi applicativi della comunicazione, come del resto non lo era nemmeno prima. Il web in special modo, nostro cavallo di battaglia ha sancito la morte definitiva dei vecchi modelli di marketing basati sul concetto del “vendere ciò che si produce al più alto numero di persone possibili” in favore di modelli ancora non del tutto esplorati basati sul concetto del “Produrre ciò che si è capaci di vendere e venderlo solamente a chi è davvero interessato ad acquistare.” Sono approcci enormemente differenti che necessariamente spostano l’asse delle competenze su specificità anche non convenzionali.

Abbiamo deciso di alzare l’asticella non solo della qualità del nostro lavoro ma dell’integrazione dell’offerta. Sì, sto dicendo integrazione. Se gli aspetti della comunicazione sono sempre più poliedrici e complessi, anche le competenze e le capacità di offrire soluzioni e opportunità devono avere esatta rispondenza.

Ecco perchè non siamo soli ma siamo tanti eppure siamo unici e allo stesso tempo siamo professionalmente interconnessi. Per questo motivo devo ringraziare personalmente tutte le persone che compongono il nostro magnifico team di lavoro perchè sono loro che stanno dando un senso nuovo ad un progetto di web-agency nata nel 2000 e oggi completamente rivoluzionato.
Ma non siamo nemmeno soli perché la complementarietà perfetta con TI-PROMOTION SA, nota agenzia di comunicazione svizzera, non è solo una dichiarazione di intenti ma una identità unica di lavoro e di presenza internazionale che ci ha permesso di aprire una nuova porta verso un futuro incredibilmente emozionante. Siamo diventati “svizzeri” grazie a Stefano Bertocchi e Stefano Bertocchi è diventato “italiano” grazie ad Andreas Voigt (che è tedesco). Questo è un vero inizio di contaminazione culturale che può solo farci bene.

Bene. Da oggi inizia un nuovo viaggio e speriamo che sia fantastico. Mettiamoci gli occhialini 3D e partiamo! Tanto lo sappiamo, noi non siamo soli!

infografica-innovando-1Seguendo le riflessioni di Andreas in questa settimana, dal lato antropologico risulta abbastanza chiaro che senza una completa autoironia ed una profonda conoscenza del nostro io digitale, non si ha mai il quadro completo della situazione del business “moderno”. Come ben sottolineato, e’ importante andare a decifrare come l’utente negli ultimi anni, soprattutto grazie a Facebook devo dire, abbia smesso di operare il suo virtual-burattino e sia sempre più “divenuto”, accrescendo la presenza “fisica” nel suo ego binario.

Questo insieme fa convergere dunque la nostra attenzione quotidiana all’immediatezza dell’informazione, e chiaramente, moltiplica la nuvola di microinteressi che giornalmente si creano e si distruggono nel limbo connesso alla rete. Ed e’ sopratutto per questo motivo che, pur facendo fatica, tendiamo a suggerire ai nostri clienti una strada nuova, piu’ efficace, anche se probabilmente incomprensibile in prima battuta.

Soffermiamoci un attimo in più sulla nuvola, analizzandola dal lato strettamente economico: non potendo parlare su larga scala di “creazione” di nuovo budget reale (a prescindere dalla crisi internazionale intendo), perché in realtà il Social come e’ inteso non genera cash al primo stadio, dobbiamo per forza scegliere una “conversione” del budget di presenza già esistente. Ora, saper indirizzare in maniera fresca e concreta quel budget nella fidelizzazione del cliente al prodotto, nel placement di mercato, e se vogliamo, nel prezzo, non e’ piu’ dipendente dalle strategie che noi tutti conosciamo da tempo e che hanno dato sostentamento a generazioni intere di imprenditori e professionisti, e perché no, divertimento e servizi a tutta la razionale fetta di popolazione che vive nel “capitale”.

Ora, questa vision, se cosi vogliamo chiamarla, dipende dalla stretta relazione uomo-macchina-rete di cui sopra con Andreas, che io chiamo “micro-immediata e che è fortemente caratterizzata dall’alta qualita’ del contenuto selezionato “democraticamente nel miscellanous della rete”.

Dalla stanza dei bottoni, oggi intendo portare un esempio lampante di quanto sia cambiato questo approccio. L’online advertising degli ultimi 18 (diciotto!) anni è stato, e per certi versi ancora è, basato su campagne di Ads online preconfigurate a pacchetti di target d’utenza, “prepagate” se vogliamo, rappresentate dal nostro caro amico, Il Banner.

E’ da un po’, e Google non me ne voglia, che ho la sensazione che questa strategy sia drop-dead, gia’ poco flessibile fin dai ’90, e tutt’altro che efficace e performante nel 2013.

Direi, con tono piuttosto sarcastico, che e’ davvero morta, in favore della nuova vision.

E adesso, guardiamoci insieme qualche numero interessante:

  • Più di 5.300 miliardi annunci display sono stati serviti agli utenti degli Stati Uniti lo scorso anno. (ComScore)
  • L’utente Internet medio è servito (cioè visiona) 1707 banner al mese. (Comscore)
  • Chiaramente il Click-through rate sfiora al massimo lo 0,1 per cento. (DoubleClick)
  • Il “capo dei capi” Banner, Il 468 x 60 ha un grandioso tasso di click dello 0,04 per cento, sempre fonte DoubleClick.
  • Più del 50% dei click sui banner pubblicitari mobili sono accidentali. (Goldspot Media)
  • Il 34% dell’utenza media di Internet non si fida del banner del tutto.

E, non plus ultra, vediamoci il report di Business Insider: ” è 31,25 volte più facile vincere un premio in Mega Millions che cliccare su un Banner pubblicitario. Non solo, abbiamo 87,8 volte più probabilità di applicarci ad Harvard ed entrare…. e’ 112,50 volte piu facile iscriversi e completare la formazione Navy SEAL, sono 279,64 le probabilità in più di scalare l’Everest, e per finire, abbiamo 475,28 volte più probabilità di sopravvivere a un incidente aereo rispetto al click su un Banner pubblicitario. E’ abbastanza facile capire che la gente odia i Banner”

I dati sono di per se stimolanti e fuorvianti insieme. Ma una cosa e’ chiara, il vecchio e’ “profondamente” vecchio. Detto questo, non vogliamo correre ai ripari o avere un cerotto per curare questa ferita. La nostra ferma intenzione e’ quella di rinnovare, insieme ad i clienti, e chiaramente, ai publishers, il veicolare del messaggio pubblicitario, soprattutto, quando e’ in azione. E crediamo che il tempo sia maturo.

C’e’ un trucco? Lo chiediamo ad Andreas. :)

Fonte dati: Business Insider

Nuovi sito di MIDA SPA

Ci ho messo qualche giorno. Sì, qualche giorno, per rendermi conto che il sito di Mida è online. 1 anno e mezzo di lavoro, faticoso, complesso ma tremendamente interessante. L’aspetto grafico del sito, per me non ha mai avuto grande importanza, con WordPress ormai puoi adattarti a mille situazioni diverse senza grossi problemi. No, la grande fatica non è stata lì, è stata nel pensare a che tipo di struttura far riferimento, che genere di architettura dell’informazione, perché il cliente (chiamarlo cliente mi sembra pure offensivo, ormai è quasi un figlio per me e come i figli ti fanno arrabbiare ma anche gioire) è uno dei più difficili, complessi e poliedrici che abbia mai conosciuto.

Due anni fa, una donna mi chiama con voce suadente e chiede di me, del mio lavoro. Nel contempo mi propone di fare conoscenza andando a Milano per progettare un nuovo sito. Milano … Quando sento Milano, scappo altrove. Ma lei, Paola Cinti, parla con accento romano e questo mi rincuora parecchio.

Con titubanza e anche un po’ di senso di distacco, vado a Milano, conosco Paola di persona, l’abbraccio, e poi conosco Marco Poggi. Dalla loro porta non esco più. E’ scattata l’alchimia! Succede, è raro ma succede, che il cliente non è più tale. Il cliente diventa il tuo ficus benjamin da far crescere rigoglioso, con tutte le cure possibili, lo sgridi quando perde un po’ di foglie e lo coccoli quando ha sete. Lo so, non è professionale, non è normale, non è la personificazione estrema del professionista tutto d’un pezzo. Ma chi se ne frega? Tanto non lo sono mai stato. Lavoro anche col cuore, non solo con la testa.

Così mi trovo letteralmente risucchiato in una realtà per me sconosciuta. Analisi transazionale, empowerment, pnl, benessere organizzativo … Gente che scrive libri come io pubblico post su Facebook, aule di formazione, formazione aziendale di ogni genere, livello e tipologia. Ma in tutto questo, un caos! Caos creativo, non caos da disordine. Talmente tanto caos creativo che imbrigliare tutto in un sito è come imbrigliare il big bang in una scatola di fiammiferi! Se lo imbrigli, per la teoria della relatività, finisci per creare un buco nero. Meglio di no!

E così il progetto diventa un enorme e complesso work in progress. Portare tutte queste persone a ragionare in termini di contenuti per il web è un passo ancora non del tutto fatto, ma come si dice, anche Roma non è stata costruita in un giorno, no? Ma almeno il mio ficus cresce e cresce bene!

Devo dire che Mida non mi ha mail lasciato solo! Mi ha ascoltato, mi ha anche difeso, protetto e mi ha affiancato una persona che oggi posso praticamente chiamare “sorella”. Vero Paola? Trovare amicizie così profonde all’interno di un grande rapporto professionale è un evento di una assoluta rarità, come non esserne felici?

Adesso il sito è online. Ho dovuto davvero prendere un attimo di tempo per respirare profondamente. Perchè so che il percorso non è finito, forse invece è solo l’inizio. Adesso, questo caos creativo ha bisogno di branding, di identità di marca, di autocoscienza in puro stile web 2.0 e fare questo percorso con loro è formativo anche per me. Magari fra un anno o due questo sito avrà un aspetto diverso ma l’anima che c’è dentro è quella di chi si sta mettendo in gioco con una fortissima volontà evolutiva.

Intendiamoci, non è affatto facile. Crescere non è facile, lo sappiamo tutti. Ma che bella sfida però! E tutto questo, quanto ha significato anche per me? Tantissimo. Di sicuro non sono quello di due anni fa.

A tutti i “midini”, GRAZIE! Non posso dire altro che questo!

[ba-button link="http://www.mida.biz" color="purple" target="blank"]Vai al sito di MIDA SPA[/ba-button]

 

Chi ha la mia età o è più vecchio sicuramente si ricorderà la sigla del carosello. La sigla apriva il momento dedicato alla reclàme con i vari personaggi tra cui Calimero con “AVA come lava”, o l’uomo nell’acqua con Bio Presto Uomo, il Signor Bonaventura ecc…

I bambini come me andavano a letto subito dopo il Carosello che finiva con precisione svizzera alle 20,30 e poi arrivava il “filmone” della serata. Oggi tutto è cambiato. Il “Carosello c’è ogni 15 minuti e tra un programma e l’altro. Tutto è sponsorizzato, reclamizzato, diffuso, martellato. Il telefono squilla almeno 5 volte al giorno e non è certo la mamma, ma una voce spesso afona che ti chiede se sei interessato al top della gamma del non plus ultra di qualche cosa, i quotidiani online ti spaccano il video con pop-up fantastici mega “rivoltanti” che ti infestano la vita …

Siamo allo stress da schock pubblicitario. Ma le invenzioni degli art delle famose agenzie internazionali, mamma mia! Ti dicono che tu sei un cretino e che la Nutella fa bene con le conseguenze del caso che tutti conoscono. Siamo infestati dalla comunicazione di marketing a tal punto che ragioniamo come se ne fossimo tutti esperti. I miei clienti vogliono questo e quest’altro, e tu che sei lì che ti fai prendere dai dubbi alla fine vieni relegato a fare “la revisione” dei siti datati e il prezzo dipende da cosa porti a casa dalla vendita del pezzo di antiquariato digitale. Ebbene sì, l’ultima che mi è arrivata dice così:

[ba-quote]Gentile Innovando, siamo a chiederLe, dato che abbiamo un sito datato, se è possibile rivenderlo e dalla vendita ricavare il budget necessario a Lei per rifarlo ex novo. Attendiamo conferma.[/ba-quote]

Possiamo dire che la cretinaggine ignorantesca genera figli simili ai genitori e il futuro non lo vedo molto roseo. Il top oggi è quando parli di social networking: dire ad un’azienda che il suo sito vale meno di una cippa se non arriva al pubblico e che per arrivare al pubblico oggi, occorre generare contenuti … La risposta è sempre quella: “ma io non ho tempo”. La mia risposta arriva sempre più puntuale e dice: “vendi la baracca e se puoi vivi di rendita fino alla pensione”. Oppure ti fanno vedere l’ultima campagna di D&G e nonostante che loro vendano profilati in alluminio, ti dicono: “noi vogliamo questo”. Sòccia! Idee chiare no eh?

L’ignoranza genera confusione e la confusione genera truffe. Ma mai che ci sia uno che abbia l’umiltà di dire: “Non lo so! Mi spiega come si fa?” Anzi, ti chiedono un preventivo per un sito web e contestualmente “Già che c’è mi butta giù anche due idee così vediamo se ci siamo?”. Idee su cosa? Su come si snocciolano i pistacchi?

In questo bailamme la comunicazione politica riesce ancora a ritagliarsi spazi importanti di consenso. La cosa allucinante è che se ascolti concentrato le interviste a qualsiasi politico preso a caso dalla massa “letamica” hai un riscontro su ciò che davvero c’è dietro a tutte quelle parole: la stessa confusione mentale di quello che fa profili in alluminio e vuole una campagna di affissione come quella di D&G. Siamo al celodurismo darwiniano.

Il problema però è che a pagare gli effetti della comunicazione di marketing malfatta, siamo noi tutti. Viviamo di disinformazione a tal punto che se vogliamo avere l’estratto conto dell’INPS e non siamo nativi digitali (cioè la stragrande maggioranza della popolazione italiana) cerchiamo la prima zingara che legge le carte e proviamo con quella.

Purtroppo lo stesso problema si ripresenta sui social-networks. La gente è disabituata a tal punto a conversare e ad essere coinvolgente nelle proprie attività di relazione che la stragrande maggioranza dei profili su Facebook per prenderne uno sono un enorme carosello pubblicitario senza senso. Non c’è conversazione! Pochi commenti, poca gente che segue … La cosa peggiore la vedi sui profili aziendali, quelli che teoricamente dovrebbero essere parte di una strategia di comunicazione d’impresa. Non se ne capisce il senso, non c’è una vera e propria linea editoriale, tutto è alla rinfusa, scopiazzato. Chi come me è persona e azienda contemporaneamente, è sicuramente facilitato (o forse no, dipende) ma rimango di stucco nel vedere che il 90% dei profili aziendali su Facebook non hanno nessun valore di contenuto.

Mi sono imbattuto di recente in agenzie che vendono strategie di social merketing e guerrilla marketing. Ho visto cose che voi umani …. Siamo sempre all’esempio del produttore di profilati in alluminio … In fondo, il leit motiv è quello. Ma una società che vende strategie di social marketing e non ha un profilo su Facebook decente? E non è presente su Twitter perchè dice pure lei che non ha tempo?

Vada per il carosello! Forse è meglio. C’è ancora tanto da imparare!

[ba-youtubeflex videoid="KcJrh2NZ2AA"]

 

Si parla tanto di crisi in questi anni. E’ dal 2008 che si parla di crisi. Se ne parla talmente tanto che siamo tutti depressi. Sembriamo un popolo di Zombies completamente infelice e insicuro. Nessuno ha una vaga idea di cosa sarà domani se non crisi, crisi e ancora crisi.

Più che crisi, c’è mancanza di idee, di visione, di progettazione del domani. Gli Stati Uniti d’America ci lasciano in eredità anche una crisi di valori che non ha eguali nella storia moderna, in cui l’arraffo massificato di denaro dalle tasche dei cittadini è diventata una corsa campestre di pochi eletti. Le cose che riescono con molta difficoltà ad emergere dalle metodologie commerciali delle grandi banche d’affari sono raggelanti. E’ vero anche quello che sentivo tempo fa non ricordo dove, di qualcuno che diceva che negli USA si è speculato sull’indebitamento dei privati cittadini, alimentando il consumo sfrenato e indiscriminato e da noi in Europa si è speculato pesantemente sul debito pubblico per aiutare aziende decotte ad alimentare a loro volta il consumo sfrenato e indiscriminato dei privati cittadini.

C’è crisi di idee, altro che crisi economica. C’è crisi di contenuti, non crisi finanziaria. E’ una crisi che pervade tutto il mondo occidentale (e contaminerà anche i Paesi in via di sviluppo) ma chi in qualche modo ha avuto l’umiltà di riconoscere che saremmo arrivati a questo punto, chi si è difeso investendo in futuro, chi ha saputo immaginare uno scenario nuovo, oggi non grida vittoria ma almeno sopravvive.

Nel mio settore, quello legato alla comunicazione di marketing, la situazione sta assumendo dimensioni inquietanti. La crisi del settore manifatturiero, che per importanza è il primo settore in Italia, dal comparto del Tessile/abbigliamento a quello meccanico delle macchine per lavorazioni varie fino a quello per autotrazione (automotive ecc…) è epocale ed è solo l’inizio. Da qui, tutto l’indotto ne risente e tutte quelle piccole agenzie di comunicazione che di comunicazione in fondo ne han fatta davvero poca per sé stesse e tanta ma cattiva per gli altri sono in crisi. Anche qui, la catena del disastro si allunga e lega a sè i tipografi, le agenzie di stampa, i fotografi di moda, truccatrici & stylists, agenzie di modelle e avanti coi carri. Qualche anno fa anche le due settimane della moda a Milano sono state contratte in una sola. Proprio ora mentre sto scrivendo, una importante agenzia di comunicazione della zona qui, sta pensando di lasciare a casa il personale. Si è ormai interrotta la catena dei conto-terzisti lasciando a casa un sacco di gente che non ha più soldi da spendere. Un segnale di tutto ciò è il crollo della vendita delle bevande gassate nei supermercati. Forse per certi versi non è nemmeno un gran danno.

La risposta politica poi, a questo vero collasso sistemico, è direttamente proporzionale all’intraprendenza della classe imprenditoriale che ci ritroviamo ad avere. La cosa avvilente è che imprenditori intraprendenti e capaci ce ne sono pure ma la maggior parte delle volte tendono ad andare altrove, se possono. Si parla di riforma del mercato del lavoro quando i buoi son scappati dalle stalle e la mucca viola di Seth Godin pascola indisturbata nei giardini di qualche imprenditore brasiliano o cinese.

Abbiamo perso la mucca viola! Ormai non ci nota più nessuno! Se l’esportazione italiana una volta valeva fino al 5% del prodotto mondiale, oggi siamo uno zero virgola niente. La diffusione delle idee e la loro condivisione per la promozione di progetti d’impresa viene mortificata da una infrastruttura mentale, culturale e di sistema-paese bizantina, bislacca e fuori tempo. La curva creativa di una persona raggiunge l’apice a 28 anni e può avere una durata più o meno lunga a seconda della cultura personale di quella persona. Ma noi non investiamo in giovani né tantomeno in cultura e così la mucca viola diventa una mucca Milka che ti invoglia a riempirti di cioccolata per evitare la depressione.

Il “made in italy” non esiste più. Non ha appeal, che piaccia o non piaccia. Non serve produrre prodotti di qualità, non è condizione necessaria e sufficiente per avere successo. Occorre stupire, occorre far sognare, occorre indurre le persone a parlare, conversare, comunicare, condividere. Per fare questo occorrono idee, occorrono contenuti, occorre avere la voglia, la forza e il coraggio di seguire i propri sogni.

Ma in un Paese così mortificato nello spirito e nell’anima è difficile trovare stimoli positivi e quei pochi che ci sono non sono capaci di innescare un processo benefico di crescita collettiva.

Buona comunicazione, tornando al mio settore, non se ne fa più. Anche gli spot pubblicitari sui grandi media sono sempre più “scarsi”. I broadcaster investono in quantità e non in qualità e il risultato è evidente. Tutto è raffazzonato, messo lì alla bene meglio, quel tanto che basta per tirare su l’audience o produrre consenso a fini politici per di più di scarso livello. In questo appiattimento alla mediocrità intellettuale e culturale, le agenzie di comunicazione si adeguano cercando di sopravvivere di rendita di posizione senza dare nulla in cambio se non aria fritta, perché diciamocelo, quello, hanno da dare, null’altro che quello.

La nostra cara vecchia mucca viola Carolina, quella che ha fatto dell’italian style un vero boom economico durato 20 anni, è passata a miglior vita lasciandoci un campo brullo che non sappiamo rinverdire dove a nessuno importa immaginare un nuovo futuro. Ahimè, caro Seth Godin, anche quella fantastica mucca Viola di nome Prada di cui parli nei tuoi libri ha sede in Olanda, ad Amsterdam , si chiama Prada B.V. ed è di proprietà di una holding francese del lusso, la LVHM Möet Hennessy Louis Vuitton SA; quella mucca viola ha cambiato prato.

 


1 2 3 4 20
Twitter Feed

Seguici anche su Twitter


Copyright 2012 Innovando GmbH. Design by Innovando.ch