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– di Gabriele Romanato

Il problema maggiore per un uomo politico che ad un certo punto è desideroso di condividere il suo messaggio sul Web, è la scarsità di informazioni a disposizione. Tutti sanno cos’è il Web, ma pochi sanno spiegare come si usa efficacemente un blog per diffondere la propria visione politica. In altre parole mancano le informazioni necessarie per poter realizzare questo progetto.


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Oggi si parla di rete, soprattutto dopo il successo del Movimento Cinque Stelle alle elezioni politiche italiane di qualche giorno fa. La rete dice, la rete fa, la rete è. Ciò che succede in rete è nuovo, è creativo, è socializzante.

La rete sembra antropomorfizzarsi come fosse un guru visionario del futuro. Ma è vero questo? Che Casaleggio & Co. abbiano individuato nella rete il luogo ideale per dare un nuovo significato alla politica e alla partecipazione, se non meglio compartecipazione della cittadinanza alla vita politica del Paese, non c’è alcun dubbio. Ma che la “rete” come espressione generica del concetto forse più corretto di “media sociale” sia davvero già ora il presente di cui abbiamo bisogno, mi lascia qualche perplessità.

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[ba-quote] È proprio vero che cambiano le parole ma la sostanza è sempre quella: da piccoli la mamma mi raccontava le favole, oggi me le racconta lo Stato.[/ba-quote]

C’è aria di positività tra le fila del Governo tecnico. Sistemati un po’ i conti, la Fornero & Co. Distribuiscono pillole di positività sull’onda delle agenzie di rating che ovviamente conti pubblici alla mano, fanno eco alla compagine do governo. “È ora che le imprese tornino ad investire” dice la Fornero. Frase quanto mai agghiacciante. Si ipotizzano grandi miglioramenti relativi alla crescita nel 2013 che conti pubblici alla mano dovrebbe avvicinarsi allo zero assoluto, come se questo fosse un successo. Beh a metà anno siamo a -2.5% adesso, forse è un miglioramento. Si toccheranno punte dell’1% nel 2014 si ipotizza. L’aria positiva quasi taumaturgica ormai coinvolge tutti, dall’informazione, spesso poco attenta, fino alle Istituzioni.

Ma è tutto vero? No! Sono balle!

Ho sempre apprezzato Polillo, il sottosegretario all’Economia di questo Governo. Uomo di apparato, sì ma con senso della misura e dello Stato. Parla sempre poco, si sbilancia ancor meno ma  , tra le righe le cose le dice. Stavolta, in una interessantissima intervista rilasciata al Resto del Carlino-La Nazione, pur sempre con il suo modo compassato e con senso della misura, ha fatto letteralmente outing. Ma nella gara a chi è più ottimista, l’outing di Polillo non ha fatto rumore.

[ba-button link="http://qn.quotidiano.net/primo_piano/2012/08/22/761238-polillo_rilancia_siamo_palo_serve.shtml" color="green" target="blank"]Leggi l’intervista [/ba-button]

Alla domanda del giornalista che riprende il concerto della Fornero che sentenzia che se le imprese italiane investissero di più, l’Italia uscirebbe dalla crisi, il sottosegretario risponde al fulmicotone: “Non mi faccia litigare con la Fornero”.

Ma dice ancora di più! Il margine operativo lordo delle imprese italiane è ridotto al lumicino. Se poi a questo si va a togliere l’altissimo prelievo fiscale e gli oneri finanziari, non  c’è spazio alcuno per investimenti in ricerca e sviluppo. Impossibile che allo stato attuale le imprese abbiano la forza finanziaria per investire. È, aggiungo io, un pio desiderio di chi vuole indorare una amara pillola.

Polillo nell’intervista dice quello che vado da tempo affermando. Il Governo ha lavorato sulla messa in sicurezza dei conti pubblici (non quelli degli Enti locali che a causa della riforma dell’art. V della Costituzione sono un tabù invalicabile per chiunque) ma si è dimenticato completamente dell’economia reale, o meglio, è stato costretto a dimenticarsene. Come ho sempre detto, siamo stati commissariati.

Il reddito degli italiani è drasticamente e pericolosamente calato mentre il fabbisogno dello Stato è aumentato ancora, nonostante i tagli, dell’1%. Dato piuttosto significativo, non credete? E se non fosse per la spending review e i 6 miliardi di delega fiscale, avremmo pure l’aumento dell’IVA al 23% nel 2013 che influirà pesantemente sulla spesa degli italiani.

E badate, non è nemmeno con la tanta decantata lotta all’evasione che l’economia reale italiana potrà tirare sospiri di sollievo. I numeri dicono che la raccolta dall lotta all’evasione sono numeri marginali che non spostano di molto i conti, men che meno influiranno positivamente sui conti delle imprese.

Di fatto, come dice Polillo, siamo al palo. E lo saremo per gli anni a venire di sicuro! Uno dei Punti nodali dell’intervista verte sulla domanda se è ipotizzabile una riduzione del prelievo fiscale e la risposta è stata eloquente: No! Forse nella prossima legislatura, ma sarà difficile e io aggiungo, impossibile.

Il resto potete leggerlo anche voi ed è un tentativo tipico di Polillo di non andare troppo oltre, ha già detto tantissimo.

Quindi, per il futuro? Emigrare. Altro non so che dire.

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Faccio seguito al mio articolo di ieri e sul perchè io dichiaro di tifare Germania. Non è un motivo banale dettato dal campanilismo o da sciocche posizioni intransigenti di nazionalismi malsopiti. Ci sono motivazioni profonde.

L’Italia ha un sistema di controllo del consenso basto sulle regalìe. Funzionava così anche in periodo feudale. Il Re o feudatario donava attraverso precisi atti politici e amministrativi vere e proprie rendite di posizione con concessioni di ogni forma e significato. Un esempio fu la concessione da parte dell’imperatore del Sacro Romano Impero Germanico alla famiglia Thurn und Taxis, antica famiglia di origine italiana (Della Torre e Tassi) della gestione di tutto il sistema postale dell’Impero a partire dal 1400. Questo contribuì a fornire agi e ricchezze alla famiglia nei secoli a venire permettendo a questa di acquistare addirittura il titolo di Principi. Ancora oggi è una delle famiglie più ricche d’Europa. In questo modo l’Imperatore si assicurò la fedeltà della famiglia e la partecipazione di essa al finanziamento e all’appoggio politico di tutte le campagne militari di quei secoli.

Da noi qui non è cambiato nulla. La storia insegna che il nuovo concetto luterano-calvinista della meritocrazia poco ha a che fare con quello più cattolico del clientelismo e del potere. Come diceva Andretti, il potere logora chi non ce l’ha.

E’ per questo che in Italia si moltiplicano le poltrone e fioccano stipendi da nababbi. Quale miglior modo può esserci, per un piccolo potentato politico, se non quello di garantirsi l’appoggio di un “fedele” attraverso la concessione di un posto privilegiato nella casta della nomenclatura partitica con lauti stipendi che persino Obama si sogna? Vedrete così che un Commissario a “qualcosa” qualsiasi, che pur di non molestare o infastidire “qualcuno”  sta al suo posto in piena omertà tacendo ogni truffa e ogni reato che si protrae sotto le sue vesti di controllore pubblico. Vi siete mai chiesti perchè un garante ad esempio della privacy o dell’informazione guadagni di più del Presidente degli Stati Uniti? Vi siete mai chiesti perché dirigenti di aziende partecipate, di commissioni, di partiti, di province, di regioni, di sindacati, di associazioni, di quassiasi cosa possa significare “poltrona” guadagni quanto un milionario giocatore di calcio senza avere nessuna qualifica, nessuna qualità, nessun motivo per stare lì dove sta?

Semplice, per assicurarsi la sua fedeltà imperitura. Se qualcuno viene da me dicendomi che mi fornisce un bel posticino in una qualche sezione o sottosezione di una qualche commissione di controllo e vigilanza di una provincia sperduta per 400 mila euro netti all’anno, vacillerei persino io.

Questo sistema malato, infestante come l’ebola, deturpa la società, la uccide dentro, la svuota e la avvilisce. Il messaggio che passa e diventa imprinting culturale è: “Fotti il prossimo tuo come lui fotterebbe te stesso”. Ed è quello che sta succedendo. Oggi è finita anche la vergogna. Alzato il velo moralista sul comportamento della classe dirigente italiana, sia politica che imprenditoriale, a questi nulla importa e continuano imperturbabili con i loro meschini comportamenti. Noi possiamo solo stare a guardare, tanto anche gli ordini preposti al controllo sono insozzati da questa orribile malattia sistemica. Non si può fare più nulla. Tutto è piegato alla ragione del potere. Potere centrale, potere laterale, potere di pochi, potere di partito, potere in ogni salsa, colore e dimensione. E’ così insito nel DNA della gente che persino le aziende private non sono fuori da questo sistema. Ancora oggi, se non conosci qualcuno, non troverai mai un posto di lavoro. Il CV? Serve per spazzarsi il c…o.

Volete che l’Italia cresca? E come? Nulla può crescere in questo deserto morale. Nemmeno i figli possono crescere e quelli che possono, se ne vanno. Sotto il tallone di un funzionario ricco e ignorante muoiono idee, imprese, occasioni e tanto lavoro. La cosa più devastante è la totale incomprensione verso il mondo reale che là fuori grida vendetta. Così un imbecille assessore di una cittadina provinciale come Carpi, pur di non spendere due Euro per comprarsi il giornale, se li fa stampare dalla segreteria infischiandosene del costo, tanto sono i cittadini a pagare. E se qualcuno protesta, peggio per lui, finirà a pulire cessi per il resto della sua esistenza. La propensione all’omertà è direttamente proporzionale alla forza del potere ricattatorio, è così ovvio …

Abbiamo alti dirigenti di banca pagati con stipendi milionari e buonuscite milionarie che in un Paese normale sarebbero da anni a indossare il pigiama a strisce. Non trovate oggi un alto funzionario di banca che non abbia almeno un capo di imputazione pendente o in giudicato sulla propria capoccia. Eppure sono lì … Gente che ha fatto i soldi con l’amabile famiglia Ligresti lasciando completamente prosciugate le casse della Fondazione Monte Paschi di Siena. E poi ci lamentiamo se le nostre banche sono al collasso. Se pensiamo che con la leva dfinanziaria e la leva del debito, potentati signori protetti dal feudatario di turno si sono comprati aziende pubbliche per poi svenderle agli stranieri per un tozzo di pane … Ricordiamo la Telecom ???? I cittadini quante volte l’han pagata con le bollette salate? Vogliamo parlare di Alitalia? Di Trenitalia? Di Fincantieri? Nulla delle aziende in mano pubblica è rimasto, se non i lauti stipendi pagati a questi veri boss malavitosi.

Questa è l’Italia che si presenta al tavolo delle trattative e cerca di estorcere alla Merkel la promessa degli Eurobond …. Nel frattempo la Regione Sicilia, in barba ad ogni ragione di bilancio, assume altri 600 dipendenti diventando di fatto l’azienda più grande d’Italia, oltre che la più indebitata. Per quale ragione un Paese normale dovrebbe accettare tutto questo?

Mi sapete indicare un motivo plausibile per cui un neo imprenditore edile che ha nuovi progetti e idee innovative debba pensare di girare con la scorta armata tenendo bassi profili e silenziando la comunicazione perchè altrimenti la “mafia” del mattone gli farebbe sparire il materiale da costruzione? Vi siete mai chiesti quali siano davvero i sistemi discriminanti nella valutazione dei partners da parte dei Comuni, delle Province, delle Regioni o di altro ente appaltante? Appalti taroccati, chiusi in subappalti che a loro volta fanno riferimenti a subappaltatori subappaltanti e ad ogni passaggio si lascia la regalìa. Vogliamo chiedere a chi sa davvero, cosa costa in verità alla Sanità Nazionale una siringa ?

Questo è il sistema che c’è. Il punto è che noi non abbiamo niente. Non possiamo più vendere nulla, il made in Italy è già ipersvalutato nel mondo. Sì ci sono eccellenze ma queste prima o poi se ne andranno tutte. Signori, mettetevi il cuore in pace: SE NE ANDRANNO TUTTI! Altro che Eurobond!

Poi vedremo chi li pagerà questi superstipendi. Chi pagherà persino gli stipendi normali, quelli degli imboscati, dei finti invalidi e purtroppo, di quelli, invero tanti, che ogni giorno tirano avanti la carretta dicendo sempre “sì padrone”. Almeno durante il feudalesimo, un certo senso morale e di eleganza comportamentale non mancava. Ora non c’è più nemmeno quello.

Che amarezza.

Lo so che dicendo questo divento impopolare, me ne rendo conto. In questo periodo di “crisi” i tedeschi, con la loro risolutezza e intransigenza non appaiono simpatici a molti. È evidente comunque che per chi mi conosce, questa  mia uscita è anche una provocazione, ma fino ad un certo punto.

La questione sul tavolo dell’Europa è semplice: a parte la Germania, gli altri Paesi tutti, Francia compresa, sono alla canna del gas. Cioè non hanno sotto controllo la spesa pubblica, le loro politiche economiche non sono funzionali alla crescita e per rifinanziare il proprio debito devono contrattare sul mercato e col mercato interessi più alti sui prestiti obbligazionari. In sostanza, i partners europei sono costretti a pagare di più i soldi che incassano dalla collocazione sul mercato delle obblicazioni di Stato. Questo comporta un aumento del debito aggregato, e in parole povere: no money, no party.

Per questo motivo si chiede sostanzialmente alla Germania di fare da garante ai debiti degli altri Paesi, affinchè i bond, in questo caso gli eurobond, scontino sul mercato interessi inferiori rispetto ai bond dei singoli  Paesi e mantenere stabili ( ma per quanto?)  gli indebitamenti pregressi dei partners europei non pesando così sulle giovani generazioni. Ma non solo, in questo modo si attenuerebbe l’effetto della speculazione che tende a far sì che ogni singolo bond rientri in quel circolo vizioso devastante che porta poi allo strangolamento totale delle singole economie.

Ma ripeto, siamo sicuri che sia vero questo? Io penso di no.
10 zoppi messi insieme non fanno 5 persone sane, rimangono 10 zoppi, che piaccia o non piaccia. La Germania non può accettare gli eurobonds senza un rigido controllo dele politiche economiche sulle singole economie disastrate. Ma il problema vero, di cui qui poco si parla, è che i singoli Paesi colpiti dalla crisi, un controllo reale sule proprie politiche economiche e sociali NON LO VOGLIONO. Qui sta il nocciolo della questione. Vi starete chiedendo il perchè …

I perchè sono tanti ma uno principale è che ciò comporterebbe una serie di sacrifici che i tedeschi hanno già fatto 15 anni fa sotto il governo Schroeder e poi con la Coabitazione Merkel-Schroeder ma che tutti gli altri in realtà devono ancora fare. Le riforme del Governo Monti, sono riforme strutturali sì ma prive di copertura economica reale e che avranno effetti positivi (forse) tra 10-15 anni, non certo subito. Ma la crisi è adesso!

Obbligare i tedeschi ad accettare gli Eruobond tout-court significa dire a loro che i sacrifici fatti per uscire dalla pesantissima crisi nella quale erano caduti 15 anni fa non sono serviti a nulla. Perchè come ho detto sopra, accettare per i tedeschi, significherebbe entrare nella stessa spirale nella quale siamo caduti tutti noi, quella della speculazione.

Nessuno degli economisti pro-eurobond è in grado di dire che la soluzione degli eurobond possa essere davvero una soluzione risolutiva. Si ipotizza, ma che sia certo, non è possibile.

La Merkel è stata chiarissima: senza unione politica, niente eurobond! Ed è corretto! Che senso avrebbe? 

Ma unione politica significa armonizzazione delle politiche fiscali, delle politiche sociali, delle infrastrutture, dei sistemi di governo e guarda caso, la sottomissione brutale e finale degli interessi di parte delle caste di ogni salsa e colore politico ad un fine superiore. E qui, le lobby contrarie si moltiplicano. I Francesi, alla loro grandeur non rinunciano, gli Italiani ai loro prvilegi e ai loro diritti acquisiti di casta e di corporazione, non ne parliamo.
Provate a pensare ad un governo unìco a Bruxelles che di punto in bianco decide che è ora di finirla con i finanziamenti pubblici all’editoria e ai partiti. Provate a pensare cosa succederebbe se d’un tratto si dicesse la parola fine ai notai e si armonizzasse il sistema giudiziario a quello anglosassone, più snello e veloce…. Provate a immaginare se Bruxelles dicesse: ora un solo corpo di polizia e non uno per Ministero … Possiamo fare milioni di esempi! Armonizzare ad esempio i contratti dei dipendenti pubblici a quelli tedeschi … Come minimo succede una rivoluzione!

Passare dal sistema meritocratico luterano-calvinista a quello cattolico clientelare diventa drammatico!

Ma non finisce qui: si scoperchierebbero altarini inimaginabili. Tutto il sistema su cui si regge oggi il sistema economico italiano andrebbe in crisi. Molti italiani direbber: MAGARI!!!! Certo! Pure io! Ma come tutti sappiamo, in Italia decide qualcun altro. Ed è questo che i tedeschi temono e hanno ragione.

Oscar Giannino, che non mi pare essere un deficiente, dice che allo stato attuale, l’Italia è uno Stato fascista, liberticida e oppressore. Non c’è nessuno spazio alla crescita, alla libera impresa, al concorrere meritatamente al benessere collettivo con il proprio lavoro e in questa situazione, nessuno al mondo, non solo i tedeschi si prenderebbero la briga di metterci la faccia.

Un esempio pratico di quello che dico lo stiamo vivendo in questo periodo in Emilia. Il Governo ha deciso giustamente di posticipare il pagamento delle rate dell’IMU nei territori colpiti dal terremoto (181 comuni). Per i Comuni è un disastro in quanto in questo modo viene a mancare la liquidità necessaria per pagare gli stipendi dei dipendenti comunali e le amministrazioni sono costrette a ricorrere alle banche. Sapete cosa significa? Che si vive alla giornata, che siamo alla canna del gas! Non abbiamo liquidità sufficiente nemmeno per le emergenze. Altro che Eurobond! Gli Eurobond ci permettero solo di fare debiti più facilmente ma non risolverebbero mai la questione primaria: siamo senza soldi.

Per fare soldi, occorre crescita, per crescita occorre impresa, per fare impresa occorre avere un sistema che la favorisca, la difenda e le trasferisca credibilità anche internazionale. Per fare impresa, occorre investire ma sia o senza soldi. E per trovare soldi, la leva del debito può funzionare solo con progetti ad ampio respiro e a medio-lungo termine ( vedi il New Deal americano degli anni ’30 ), quelli che danno fastidio ai poteri acquisiti, alle rendite di posizione e alle caste. Altrimenti la leva del debito sarà solo uno spostamento di un debito più grande sulle future generazioni e questo diventa un disastro di proporzioni bibliche.


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